Castelvetrano , mafia. Grigoli al processo :”signor presidente vi spiego le regole imposte da Messina Denaro”

Grigoli nel corso del processo dichiarò :”Matteo Messina Denaro dettava la sua legge economica e mi dovevo adeguare. A Castelvetrano non pagavo il pizzo , fuori si. A Castelvetrano  la richiesta era che dovevo assumere un certo numero di persone raccomandate da Lui e far lavorare le ditte che diceva Lui.  Oltre ai parenti, ho dovuto assumere pure figli di famiglie incensurate e insospettibili di Castelvetrano”

La narrazione dei fatti accaduti a Giuseppe Grigoli prima del suo arresto del dicembre 2007, aprono scenari a dir poco inquietanti su come sia stato infettato il tessuto economico locale , dalla mafia e dalla malapolitica . Grigoli, ha ammesso ,durante il processo di Marsala  svoltosi nel 2010, di aver prestato il fianco ai voleri del pericoloso latitante

Le sue dichiarazioni, se valutate con attenzione, aprono  numerosi fronti su come avveniva la gestione economica del territorio da parte del capomafia.  L’ex potente della Despar , descrive il metodo di “pizzo  moderno” imposto dalla cosca, secondo i dettami del boss. 

Grigoli , nel corso del processo, sostiene di aver incontrato molti anni fa Matteo Messina Denaro e da Lui ricevuto  gli ordini “per stare tranquillo” con le sue attività. Oltre ai soldi che servivano alla latitanza del boss ,l’imprenditore doveva sottostare alle regole applicate per tutte le ditte locali.Insomma, Grigoli doveva stipulare una cera”assicurazione” per lavorare.

Sulle aperture dei supermercati fuori Castelvetrano , l’aziende di Grigoli, doveva pagare il pizzo alle famiglie del luogo. A Castelvetrano no. Secondo quanto raccontato dallo stesso imprenditore, Messina Denaro aveva generato  per Castelvetrano una specie di “Zona Franca” per il pizzo . Questa “esclusiva”era vigente solo per  le aziende di Castelvetrano Ovvero, le ditte dei paesani, non pagavano il pizzo come a Palermo, ma dovevano dare disponibilità al boss, a posti di lavoro , incarichi di vario tipo  e preferenze di mercato ai “protetti ” del tiranno Matteo.

Grigoli spiega alla sua maniera,  nel corso del processo che,  per rispettare questo “patto” con Messina Denaro, ha dovuto assumere una quarantina di dipendenti suggeriti dal boss, nelle sue aziende.  Alcuni di questi “raccomandati speciali”, non erano parenti dei mafiosi ma appartenenti a famiglie di insospettabili castelvetranesi. Grigoli obbediva, li assumeva, senza nessun colloquio selettivo. Erano quelli e basta. Stessa cosa per le ditte che facevano lavori edili. Per costruire Belicittà e altri siti, Grigoli nel corso del processo, ha affermato apertamente di prendere ordini dal boss latitante. Muratori, movimento terra e cemento dovevano provenire dalle ditte che indicava Matteo Nessina Denaro.  Probabilmente anche i tecnici che dovevano lavorare ai progetti .In sintesi,  il pizzo da pagare era questo. Posti di lavoro agli amici, lavoro  appaltato con gli amici  del boss ,  incarichi tecnici agli amici della cosca. Altrimenti ,il rischio era, secondo Grigoli ,di fare una brutta fine Lui e suoi cari. Da quello che traspare dalle dichiarazioni dell’imprenditore, il sistema “Messina Denaro” veniva applicato con tutte le ditte castelvetranesi che avessero un certo giro d’affari. Invece, le ditte che provenivano da fuori paese , erano obbligate al pizzo tradizionale. Chi riscuoteva e come si riscuoteva il pizzo  Grigoli non lo dice.  Dimentica anche, di spiegare se Messina Denaro dava ordini su chi votare per le elezioni. L’ex re dei supermercati  invece, fa intendere molto bene che,sui i  lavori realizzati a Castelvetrano e di una certa entità,  il sistema “Messina Denaro ” scattava subito e per tutti. Quindi, per logica conseguenza , anche per i lavori pubblici eseguiti per conto del comune o di altri enti. Grigoli parla di ciò che di sua conoscenza e fini al 2007, quando finisce per la seconda volta in carcere. E’ evidente che nel corso del suo processo ,parla delle circostanze che interessano direttamente la sua vicenda e trascura altri aspetti. Strano che i Pm, già da allora, non avessero chiesto e approfondito   le indagini su chi fossero questi dipendenti assunti su richiesta del boss . Sopratutto di quelle famiglie che Grigoli definisce incesusurate di Castelvetrano. Di questa vicenda rimangono molte cose da chiarire. Forse  i PM non hanno valutato bene tutti i messaggi che Grigoli ha mandato. Oltre al vile sistema di controllo dell’economia messo su da Matteo Messina Denaro, sarebbe necessario per tutti castelvetranesi  onesti, sapere chi si faceva raccomandare dalla mafia, per trovare lavoro da Grigoli.Probabilmente , tra questi insospettabili, ci potrebbe essere qualche attento moralista che disprezza tutti sui social.

continua

Fonte: Radio Radicale
Il Circolaccio

Pupo Difera

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