Un processo per diffamazione e i misteri sulla strage di via D’Amelio

“Troppi misteri – afferma Giuseppe Ciminnisi, coordinatore nazionale dei Familiari di vittime innocenti di mafia, dell’associazione “I Cittadini contro le mafie e la corruzione” – dalla presunta “Trattativa Stato-mafia” al dossier “mafia-appalti”, dal depistaggio di Scarantino al coinvolgimento di pezzi delle istituzioni, ai processi con i tanti “non ricordo” e chi, come il boss Giuseppe Graviano, dice e non dice, alimentando sospetti e gettando ulteriori ombre su collusioni da parte di apparati dello Stato.

 

Cosa hanno in comune un processo per diffamazione  e le stragi degli anni ’90? Ad Agrigento, è in corso il processo che vede parte civile l’ex pentito Vincenzo Calcara, il quale ha sempre dichiarato di essere stato il primo a parlare del progetto dell’attentato al Giudice Borsellino, e nella veste di imputato Gian Joseph Morici, editore de “La valle dei templi”, querelato da Calcara per averlo descritto “soggetto omertoso e reticente”.

 

All’inizio di questa settimana – continua Ciminnisi – dinanzi la Giudice Micaela Raimondo del Tribunale di Agrigento, si è tenuta la prima udienza del processo. Presente Morici, assistito dall’Avv. Santino Russo, del Foro di Agrigento, mentre per Calcara, assente dall’aula, era presente il suo difensore, Avv. Antonio Consentino, del Foro di Marsala, il quale ha chiesto che non venisse accolta la lista dei testi presentata dall’imputato, ad eccezione del figlio del Giudice, Manfredi Borsellino. A chiederne invece l’accoglimento, l’Avv. Santino Russo che ne ha illustrato le motivazioni.

 

Al termine dell’udienza, il Giudice ha deciso di accogliere la lista dei testi di Morici, ad eccezione che per il Procuratore Capo di Catania, Dott. Carmelo Zuccaro, e per il Giudice Angelo Pellino, le cui testimonianze possono essere sostituite con il deposito delle sentenze emesse, riservandosi inoltre se decidere di accogliere la richiesta per la Presidente del Tribunale di Marsala, Dott.ssa Alessandra Camassa, e per l’ex Questore Rino Germanà,  in quanto meglio da motivare.

 

Chiamati a testimoniare al processo – oltre ai due testi per i quali è stata espressa la riserva – saranno il Dottor Massimo Russo (Giudice presso il Tribunale di sorveglianza a Napoli, che in passato aveva già rinviato a giudizio Calcara con l’accusa di autocalunnia) i collaboratori di giustizia Brusca Giovanni, Sinacori Vincenzo, Francesco Geraci, Fabio Savona, Milazzo Francesco, Ferro Giuseppe, Patti Antonio, Bono Pietro, e lo stesso Vincenzo Calcara, citato quale teste sia da Morici che dalla Procura.

 


Calcara ha sempre lamentato il mancato confronto con tutti i collaboratori di giustizia che Morici ha citato e che lo avevano definito una nullità che non aveva mai fatto parte di “cosa nostra”. Incomprensibile dunque la richiesta del suo difensore che, proprio grazie a questo processo, avrebbe l’occasione di poter interrogare questi collaboratori di giustizia. Il processo apparentemente non ha nulla a che vedere con la strage di via D’Amelio, se non fosse per il ruolo e le dichiarazioni a suo tempo rilasciate da Calcara, e che proprio di recente la Procura Generale di Catania, nell’ambito di un procedimento di revisione di altro processo per il quale ne ha chiesto l’accoglimento, ha definito “falsità”, ipotizzando un depistaggio.

Fatti – conclude Ciminnisi – che essendo avvenuti ancor prima della strage di via D’Amelio, potrebbero dunque  rappresentare un depistaggio ancor più grave di quello messo in atto da Scarantino, e che nella qualità di coordinatore nazionale dei Familiari di vittime innocenti di mafia, mi spingono ad interessarmi con particolare attenzione di questo processo, nella speranza che possano emergere particolari inediti su quei primi anni ’90, quando Matteo Messina Denaro organizzava le stragi per le quali è oggi imputato a Caltanissetta.

 

La prossima udienza è stata fissata per giorno 11 del mese di maggio.”

 

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