C.S.M.; CANDIDATI, C’E’ DI PEGGIO DI PALAMARA

Si vota (votano i Magistrati) ad ottobre per l’elezione dei membri del C.S.M. in sostituzione dei dimissionari a seguito dei noti scandali della scorsa primavera. Il cosiddetto “caso Palamara”.

      Io non conosco Palamara e poco ne so anche del molto che di lui si è detto non solo dopo lo scoppio dello scandalo dei maneggi e della corruzione per le nomine di alte cariche della Magistratura.

      Quello che dico ora ripetendo quanto ho spiattellato da tempo ad orecchie pressochè tutte ermeticamente chiuse è che nella mia vita di Avvocato, di Deputato e (sia pure per breve tempo) di Componente del C.S.M., di maneggi, “do ut des”, favoritismi per la nomina a certe cariche di particolare rilevanza ma non solo strettamente relativi alle funzioni istituzionali del Consiglio, se ne sono sempre avuti. Non classificabili, magari, per “corruzioni” in senso tecnico e forse meno in “abuso in atti d’ufficio” (reato dilatato a fungere da arma letale nelle mani proprio dei magistrati più spregiudicati) ma certo scorretti. Non vi saranno state cene “ad hoc”, non vi saranno state (lo voglio credere) mazzette e “regalie” di spese di vacanze, ma i maneggi tra magistrati, correnti dell’A.N.M. (io ti do un presidente a te, tu mi da un procuratore a me) ci sono state non da oggi e neppure da ieri. Maneggi con i partiti, con determinati uomini politici, con giornali e giornaletti e con i “grandi interessi” che ne dispongono.

      Se ne è sempre inteso l’odore nell’aria non solo di Roma e del Palazzo dei Marescialli.

      Non so se Palamara abbia “maneggiato” più degli altri o, magari, meno prudentemente degli altri. Non so se, accanto ai maneggi per conferire posti chiave, ve ne sono stati altri e quanti per assicurare benefici ad amici “che tenevano famiglia”. Non riesco certo ad escluderlo.

      Il fatto è che il modo per fottersene della correttezza in questa materia è assai più complesso di quanto non possa immaginarsi e, accanto alla volontà di “favorire” c’è quella di rovinare la carriera di qualcuno, di sputtanarlo e metterlo all’angolo.

      Ve ne fu una vera gara dopo “Mani Pulite”.

      Basterebbe ricordare la delittuosa iniziativa contro il Presidente della Corte d’Appello di Milano, Paiardi, uno dei migliori Magistrati. Per non parlare dei delitti per “distruggere” Carnevale.

      Ora, finalmente, per lo meno, si parla di queste nefandezze e degli scandali che rappresenta.

      Ma credo che parlare solo del caso Palamara non sia altro che il tentativo di minimizzare le sciaguratezze di un sistema e di una casta che ne è espressione.

      Ora ci sono le elezioni “suppletive” per la sostituzione dei due componenti del C.S.M. che si sono dimessi per quello “scandalo”.

      Non conosco i componenti dimissionari. Non conosco i candidati a sostituirli. Se non uno. Del quale conosco abbastanza per sentire il dovere di affermare che il peggio (rischia) sempre di venire dopo.

      Parlo di Antonino Di Matteo. E mi sento di poter affermare che è peggio non solo dei suoi concorrenti, ma certo anche dei componenti da sostituire e, magari, dello stesso Palamara.

      C’è modo e modo di fare “maneggi” per favorire la carriera di qualcuno. Di Matteo ha scelto, per favorire la propria il più vistoso. Invece di “maneggiare” con Deputati, Senatori e capicorrente della ineffabile Associazione Magistrati, Di Matteo ha scelto la strada della demagogia, dei maneggi, certo presumibili, con i Cinquestelle che in città e villaggi d’Italia hanno fatto votare a consiglieri comunali, per lo più ignari, il conferimento di una valanga di cittadinanze onorarie da conferire a lui stesso: al magistrato più scortato d’Italia (e più costoso) creando un vero e proprio  movimento per il P.M. “condannato a morte dalla mafia” (una “bufala” da quattro soldi!!). Il tutto per ottenere di prepotenza benefici di carriera e di collocamenti inimmaginabili anche per magistrati di provato ed autentico valore. E per aver titolo (!!!) per fare prima o poi, la scalata al C.S.M.

      Se questi non sono “maneggi” io sono un frate cappuccino. Maneggi per posti e, magari, per posti a Roma e distacco a casa propria, maneggi per benefici di carriera a lungo termine di cui oggi, con la candidatura al C.S.M. inizia la fase culminante.

      Di Matteo dispone di una claque organizzata che minaccia il finimondo se non vengono soddisfatte le sue pretese e minaccia poco meno che di rivolta di fronte ad ogni situazione che comporti insoddisfazione per l’eroico “condannato a morte”. Benefici di carriera: come la famosa ultima sigaretta (che nel caso non è affatto l’ultima) al condannato (fantasiosamente) a morte.

      Questo signore osa oggi candidarsi nientemeno che per far cessare i maneggi degli altri, per condannare le correnti dell’A.N.M. cui egli preferisce le squadre di fans e le manifestazioni per la sua carriera, la sua sede, la sua scorta, le sue mansioni” e le lagne del periodico del Guru Bongiovanni.

      Altro, troppo, potrei e, magari, dovrei aggiungere.

      Da ultimo, dato che non è questo un caso personale, voglio concludere che per avere una buona giustizia, una buona magistratura che la realizzi non basta che sia assicurato il mito dell’”autogoverno” dei magistrati o, magari, affermare per legge che la giustizia deve essere giusta ed assicurata in tempi certi. Bisogna cambiare i magistrati. Eliminare i fannulloni, i mestatori, i fautori di “uso alternativo della giustizia”, aspiranti al salto in politica, ignoranti, presuntuosi, prepotenti.

      E finchè questo mito sgangherato dell’autogoverno avremo (ed avranno) pure tra i piedi, certe repressioni del “correntismo”, che equivale ad una magistratura di parte, se non di partito. Ma meglio la magistratura delle “correnti” dell’A.N.M. che quella delle bande piazzaiole, organizzate magari dai “guru” o dai fratelli di professione di qualche martire della categoria.

      E per parlar chiaro: Amici Magistrati, (che certo ve ne saranno, capaci di obbedire al vostro dovere e nutriti di un autentico senso di giustizia): “Se ci siete battete un colpo”. E   mandate a quel paese i demagoghi “anticorrente”, piazzaioli e fanfaroni condannati a morte per far scena, e per coprire, magari i loro errori, che si beano del plauso delle squadracce di fanatici urlatori.

      Non dico altro. Non ripeto quello che ho scritto già molto tempo fa.

                                                              Mauro Mellini

           

30.09.2019

 

P.S.

Siamo disponibili a fornire, gratuitamente, a chi ne faccia richiesta all’indirizzo di posta elettronica: avv.mauromellini@gmail.com, una copia dell’opuscolo on line di Mauro Mellini, uscito lo scorso anno su Antonino Di Matteo “Cittadino di Cento Città”. Dovrà solo indicare il proprio indirizzo di posta elettronica cui inviare la copia richiesta.

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