Mafia: torna in cella il boss di Agrigento Sutera che fece incazzare la Principato per l’arresto del 2013

 Sutera torna in carcere dopo l’arresto del 2013 che fece incazzare  la Principato

La difesa del procuratore Teresi a Messineo che si schierò contro il gruppo della Procura guidato da Teresa Principato

Tutto accadeva mentre la Saguto gestiva con i suoi “fidati” amici ,il “business dei beni confiscati

 

Leo Sutera, nonostante la lunga detenzione, avrebbe continuato a reggere il mandamento.

Leo Sutera, considerato il capomafia di Agrigento, torna in carcere.

Il provvedimento, disposto dalla Procura di Palermo, è stato eseguito dai poliziotti dello Sco e delle squadre mobili di Palermo e Agrigento. Lo scorso luglio al settantenne Sutera è stata applicata la sorveglianza speciale con l’obbligo di dimora per cinque anni, ma il Tribunale ha respinto la richiesta di sequestro dei beni. La seconda condanna per mafia gli era stata applicata in continuazione con una precedente.

Sutera, nonostante il lungo periodo di detenzione, non ha smesso di essere il capomafia agrigentino, erede di Giuseppe Falsone. Gli affari, soprattutto quelli del settore edile, sono rimasti sotto il suo controllo.

Possiamo farci una domanda?  chi ha fatto uscire Sutera visto che, era tanto importante per la Procura di Palermo diretta da Messineo da mandre a gambe all’aria anni di indagine di Teresa Principato, proprio sulla pista di Sutera?. La Procura di Palermo sempre pù in confusione sulla cattura di Matteo Messina Denaro. Anni di indagini e di inchieste che hanno, purtroppo, rafforzato la latitanza del boss assassino .
Teresa Principato , sulla vicenda Sutera, si scagliò contro il Procuratore Messineo
Chi cerca la verità e vuole davvero la cattura di Messina Denaro e dei suoi veri sodali non comprende questa strane “sbandate” della Procura più importante dell’Isola. Errori che hanno aiutato la mafia a nascondersi meglio. Intendiamo la mafia dei soldi e non quella dei morti di fame
Pensare che, Matteo Messina Denaro, possa ritornare ad avere fiducia ad un boss “pizzicato” è da scuola elementare
Riproponiamo la polemica sull’arresto di Sutera nel 2013

 

Tutta la verità sulla cattura di Leo Sutera e sul mancato arresto di Matteo Messina Denaro”

Il procuratore aggiunto della Dda di Palermo, Vittorio Teresi nel 2013  intervenne sulla vicenda legata al procedimento aperto dal Csm contro il capo della Procura distrettuale antimafia, Francesco Messineo, accusato di non avere guidato “con la dovuta attenzione” la Dda e di avere fatto sfumare l’arresto di Matteo Messina Denaro. Teresi difese Messineo accusato dai magistrati coordinati da Teresa Principato

 

Accuse pesantissime

L’arresto del capomafia  sfumò per un mancato coordinamento

Vittorio Teresi, al  csm nei confronti del procuratore capo di Palermo, Francesco Messineo, accusato, tra le altre cose, di avere fatto fallire la cattura della Primula rossa di Cosa nostra fu un difensore.

Teresa Principato contro Messineo

 

A puntare il dito contro Messineo furono  alcuni dei magistrati della stessa Procura di Palermo, secondo cui nel giugno del 2012 il superlatitante poteva essere arrestato, ma un blitz della Polizia aveva decapitato il mandamento dell’Agrigentino, e in quell’occasione finì in carcere anche Leo Sutera, boss dell’agrigentino, che da due anni era monitorato dai Ros dei carabinieri”. Secondo il Ros, Sutera era la chiave per arrivare a Messina Denaro, ma l’arresto – questa è la loro versione – voluto da Messineo, avrebbe fermato la cattura del latitante. Sutera andava monitorato ancora e non arrestato, avevano detto. E il procuratore aggiunto Teresa Principato aveva dato loro ragione. Su Sutera stavano lavorando anche i servizi segreti dell’Aisi. Dopo l’arresto di Sutera la Principato aveva scritto una lettera di fuoco al procuratore Messineo protestando per quel blitz dell’Agrigentino, che avrebbe bruciato la pista del Ros. 

La primula rossa di Castelvetrano si incontrava spesso con Sutera, già dal 2009 . I carabinieri avevano già segnalato e confermato, durante una riunione in una masseria nei pressi di Agrigento i contatti. I militari avevano piazzato una microspia nella masseria e avrebbero captato chiaramente i riferimenti di Sutera al recente summit tenuto con Messina Denaro. Su Sutera stavano lavorando anche gli 007 dell’Aisi, l’agenzia che dal 2007 ha preso il posto Sisde. Per i militari del Ros insomma non bisognava arrestare subito Sutera, ma monitorarlo in attesa che guidasse gli investigatori direttamente dal padrino di Castelvetrano. Il procuratore Messineo però aveva deciso diversamente.il suo amico Teresi gli diede ragione

 

Dopo l’arresto di Sutera il procuratore aggiunto Teresa Principato, che con i sostituti Paolo Guido e Marzia Sabella coordinava le indagini su Trapani, aveva scritto una lettera di fuoco a Messineo, protestando per quel blitz che avrebbe bruciato la pista del Ros. Secondo il procuratore capo di Palermo però la pista indicata dal Ros era troppo generica. E i padrini dell’agrigentino si preparavano a darsi alla latitanza, avendo capito di essere pedinati. “Il blitz non era più procrastinabile perché a carico dei fermati c’era un pericolo di fuga attuale e per i gravi indizi criminosi che derivavano dal piano di creazione di un nuovo mandamento mafioso” ha spiegato il procuratore aggiunto Vittorio Teresi che coordina le indagini su Agrigento. Chi ha detto la verità forse, non lo sapremo mai. La principato parlò di questo episodio in diverse interviste. Stranamente, quando si parla dell’arresto di Messina Denaro alla Procura di Palermo tutto si ingarbuglia. Meglio non dire altro, nella speranza che qualcuno un giorno ci dica chi aveva torto tra la Principato e Messineo. Il risultato purtroppo, di tutti questi errori investiigativi lo stanno pagando solo i castelvetranesi. Infatti, dopo l’ennesimo flpo su Messina Denaro è scattata l’operazione di devastazione di Castelvetrano alla ricerca del latitante che, evidentemente era scappato con tutti i veri buoi. Meglio sparare sulla Croce Rossa che ammettere le proprie responsabilità sul fallimento investigativo di tanti anni di latitanza fatto pagare ad una intera comunità E i furbi  di Castelvetrano che si sono arricchiti con la famiglia del boss e che hanno parentele e relazioni con certi magistrati , così come scritto spesso, in relazioni investigative del passato, si fanno grasse risate e mandano un saluto a tutti

Fonte: Agrigento

Il Circolaccio

 

 

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