SI PUÒ EDUCARE ALLA BELLEZZA?

 

In questo duro periodo che la città di Castelvetrano sta attraversando, oltre a essere bravi tutti a criticare quello che gli amministratori succeduti negli anni hanno causato alla città, ricordandoci però che non sono saliti al, chiamiamolo potere, con un colpo di stato, ma sono stati votati da qualcuno e questo qualcuno a quanto pare ha vissuto con le patate sugli occhi. Non ultimi gli attacchi ai Commissari prefettizi che stanno tentando di governare la città, accusandoli di non aver saputo risolvere problemi, in questi pochi mesi, che affliggono la comunità da oltre vent’anni, e bisogna vedere se gli errori che vengono contestati ai Commissari sono dovuti alle loro mancanze o se qualche bontempone gli da una mano passandogli notizie fasulle o omettendo di passargli qualche carta.

Ma finiamola un pò, parliamo un pò di noi, che mi dite di tutte quelle costruzioni con prospetti fatiscenti, dei rifiuti speciali e non, abbandonati in ogni angolo, da eternit a lavatrici, materassi, frigoriferi e quant’altro, che mi dite dei cassonetti già pieni alle 10 di mattina, l’orario per poter riporre i rifiuti è dalle 18,30 in poi, non parliamo poi dei terreni privati incolti e con alberi e erbacce che invadono la strada, balconi spogli e arrugginiti, vasi rotti e senza fiori, strade che sembrano il vestito di arlecchino con prospetti viola , gialli , grezzi, infissi di tutti i colori e in tutti i materiali, ferro, alluminio, legno e plastica, di automezzi non più marcianti e da demolire conservati come reliquie in diverse vie, vi assicuro una goduria per gli occhi. Da qualunque parte si entra a Castelvetrano ti arriva un pugno allo stomaco, squallore e basta. Secondo voi è colpa della mafia? io penso sia solo una totale mancanza di rispetto della cosa comune, della cultura del bello, di educazione civica, di rispetto del prossimo e di amor proprio e non ditemi che mancano i soldi, tenere in ordine e pulito davanti casa propria è semplicemente questione di volontà, mettere due vasi con un pò di fiori nei balconi o davanti la porta costa pochissimo, è solo e soltanto mancanza di volontà. Che emozioni provate guardando la nostra città? a parte il voler addossare le colpe agli altri.

SI PUÒ EDUCARE ALLA BELLEZZA?

di Marco Dallari
Professore ordinario presso il Dipartimento di Psicologia e Scienze cognitive dell’Università di Trento.

Prima dell’era moderna l’idea della bellezza non era cosa da specialisti dell’arte o dell’estetica ma faceva parte della riflessione filosofica universale.

Nella Grecia antica la bellezza era la proporzione delle parti di un tutto, di un corpo umano, della natura, dell’universo. L’idea della bellezza era al contempo fisica e metafisica e poiché, secondo i filosofi del tempo, la legge regolatrice dell’universo erano la matematica e la simmetria, esse erano anche principi di bellezza. Nella concezione classica bello e buono coincidono e il “bello di natura” prevaleva su quello dell’arte e delle produzioni umane: l’ordine dell’essere rivelato dalla bellezza aveva a che vedere col divino, poiché gli dei pagani sono nella natura, non fuori di essa.

Il monoteismo giudaico-cristiano interrompe la coincidenza fra bello e buono, e Wolfhart Henckmann nota come nel cristianesimo l’esclusiva spiritualizzazione dell’idea di Dio abbia separato nettamente l’estetica dalla morale. La bellezza, per manifestarsi, ha bisogno della dimensione sensibile e l’impostazione dualistica monoteista, per la quale la materia (sensibile) rappresenta un livello inferiore rispetto alla perfezione della dimensione metafisica, assegna implicitamente al “bello” un’aura sospetta, quando non implicitamente peccaminosa, rispetto al “buono”, riconducibile alla dimensione della spiritualità.

Nel ‘700 Alexander Gottlieb Baumgarten fonda l’Estetica, da lui stesso definita “teoria della conoscenza sensibile”, dimostrando come accanto alla ragione e alle verità scientifiche e oggettive ci sia posto per verità storiche, poetiche, soggettive. L’irruzione dell’Estetica sulla scena del pensiero occidentale comporta però l’effetto collaterale per cui il tema del bello diventa una faccenda da specialisti, imprigionato nella sfera dell’arte. E quando nel Novecento DADA e le altre avanguardie artistiche si allontanano dai canoni del bello (accusato di essere uno stereotipo reazionario) e trasformano l’arte in concettuale mentre l’architettura e il design barattano la ricerca della bellezza con l’imperativo della funzionalità, l’idea stessa del bello sembra smarrirsi.

Ma dell’emozione e del giudizio di bellezza (e bruttezza) determinante nelle scelte più importanti della vita  l’essere umano non può fare a meno. Educare al sentimento della bellezza, aiutare i soggetti in formazione ad avere coscienza e controllo delle proprie emozioni estetiche, significa allora non (come si è fatto e ancora si tende a fare) pretendere di indicare ciò che è bello e ciò che è brutto, ma formare quella che Daniel Goleman chiama “competenza emotiva”, cioè l’insieme di abilità pratiche necessarie per l’autoefficacia dell’individuo nelle transazioni sociali che suscitano emozioni, con la consapevolezza di come l’elaborazione del sentimento della bellezza sia fondamentale per l’intelligenza emotiva.

Il riconoscimento delle qualità che succedono all’emozione dello stupore e ci fa pensare “bello!” o “brutto!” è dunque l’incontro di: condizioni culturali; sensibilità e gusto personali; qualità dell’esperienza percettiva e relazionale che stiamo vivendo; influenza del contesto culturale d’appartenenza.

Educare alla bellezza significa dunque non tanto proporre un elenco di cose belle secondo canoni che possono, soprattutto da bambini e giovanissimi, essere incomprensibili o non condivisi, ma saper organizzare esperienze dello stupore estetico. Stupore che ciascuno può trovare superando il confine narcisistico del corpo nel quale la contemporaneità ha confinato l’idea della bellezza, nella relazione col mondo mediata dal pensiero e dalla conoscenza.

Attenzione però: la presentazione inefficace, noiosa e “fredda” di qualunque cosa trasforma in noiosa e fredda la cosa presentata. Per questo la competenza relazionale e narrativa degli insegnanti è alla base di una possibile esperienza educativa della bellezza, sia che l’oggetto dell’insegnamento sia la matematica, le scienze applicate, le arti, l’avventura filosofica o i repertori di qualsivoglia ambito disciplinare.

David Hume diceva che una causa evidente per cui molti non avvertono il sentimento della Bellezza è la “mancanza di quella delicatezza dell’immaginazione necessaria per poter essere sensibili a quelle emozioni più sottili”.
Educazione alla bellezza è allenamento della competenza emotiva e della sensibilità, è formare quella “delicatezza dell’immaginazione” di cui parla Hume. Perché Il contrario della bellezza non è la bruttezza ma la rozzezza culturale e l’ignoranza emozionale.

Il Circolaccio

Maurizio Franchina

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