Esiste una linea che conduce Montante a Castelvetrano? Il caso Patti e gli interessi dell’antimafia

Attilio Bolzoni giornalista serio e palluto pubblica da giorni articoli su “DOMANI” sul sistema Montante. Una vicenda grave e ancora piena di misteri e che non trova spazio su autorevoli quotidiani

Bolzoni scrive :”Pupo o puparo?
E intanto una traccia porta Calogero Montante, il misterioso siciliano dei dossier e degli spioni, dritto dritto a Castelvetrano

Il collegamento tra Montante e Castelvetrano è per il tramite di un esponente della famiglia Patti. Una vicenda che , secondo l’accusa avrebbe messo i Patti in affari con il paladino dell’antimafia. Tra i pochi giornalisti veramente liberi vi è anche Francesca Scoleri che gestisce un blog molto interessante :T&M

La Scoleri in articolo scrive:
Sorvegliate Montante e troverete Messina Denaro. Se l’intenzione è quella

A cadenza periodica, ci svegliamo con la notizia che getta in primo piano Matteo Messina Denaro ma puntualmente, si tratta di parenti o amici del latitante che finiscono agli arresti. Lui mai. Annunci a non finire, ma di catturarlo proprio non se ne parla.

Un titolo forte e un occhiello pungente. Nell’articolo si legge ancora

Il timore, è che a causa del tempo che passa e dello stallo di certe indagini, la maggior parte dei nostri connazionali non sappia chi sia e cosa abbia fatto per guadagnarsi il titolo di primo ricercato d’Italia e c’è anche una lista tracciata nel 2017 dall’FBI, che lo piazza fra i primi dieci ricercati in tutto il mondo.
A scanso di ipocrisia, bisogna dire che Matteo Messina Denaro è latitante solo per la cronaca, in realtà gode di libertà protetta come i boss di Cosa nostra che lo hanno preceduto.
Non si spiegherebbe altrimenti come possa attraversare l’Italia e addirittura il confine italiano – secondo numerose testimonianze – andare in vacanza con le sue amanti, mettere incinta la sua compagna e tutto, senza finire in manette. Ricordiamo che la fitta rete di favoreggiatori di Messina Denaro comprende politici, funzionari pubblici, imprenditori, banchieri, uomini della guardia di finanza e delle forze dell’ordine. Ipotizzare che la platea possa ampliarsi salendo a livelli sempre più alti e tutt’altro che ingenuo.

Nonostante l’azione repressiva sul patrimonio del boss trapanese abbia portato a sequestri di beni per oltre 4 miliardi di euro, la rivista Forbes, include Messina Denaro fra gli uomini più ricchi del mondo. Difficile mettere insieme cosi tante fortune senza il sostegno del famigerato 4° livello composto da poteri forti nazionali e sovranazionali.

I governatori, Lombardo prima e Crocetta poi – lasciando tutto invariato – hanno concentrato in un mega assessorato regionale, la gestione dell’energia e dei servizi di pubblica utilità.

Affari milionari sotto la gestione determinante dell’allora presidente di Confindustria Sicilia, Antonello Montante e di cui si riscontra pochissima documentazione riguardo concessioni e autorizzazioni a società private.

Per capire di cosa stiamo parlando, nel 2013 è stato presentato un piano che prevedeva la costruzione di 3000 torri alte cento metri su tutta la Sicilia con investimenti stimati sui 9 miliardi di euro e incentivi statali per oltre 20 miliardi.

“L’apostolo dell’antimafia” godeva di una sorta di venerazione dalla destra quanto dalla sinistra eppure non era un insospettabile, basti pensare che il suo testimone di nozze, è stato un affiliato di Piddu Madonia.

Sono valutazioni giornalistiche che portano ad un ragionamento che com blog condividiamo e che era l’insegnamento di Falcone e Borsellino: “seguire i soldi”. Sono i soldi che riescono a mettere insieme gli interessi di gente perversa come i mafiosi e gente non punciuta assetata di potere e picciuli. E il filo conduttore tra Montante e Castelvetrano potrebbe aver trovato la sua ragion d’essere proprio nei grandi interessi economici. Chi fa giornalismo etico si muove con attenzione e cerca riscontri prima di emettere sentenze. Le indagini sul collegamento tra Montante e il suo sistema sono ancora agli albori e forse qualcuno li vorrebbe fermare.

Montante – come scrive la Scoleri- gestiva la Cosa Pubblica con metodi mafiosi al pari degli uomini di Cosa nostra tant’è che stando alle testimonianze del collaboratore di giustizia Pietro Riggio, il finto paladino dell’antimafia aveva chiesto la morte di Alfonso Cicero, ex capo delle aree industriali siciliane, in quanto “incorruttibile” e “fastidioso” quindi di intralcio per gli affari di tutti i componenti del sistema Montante.

Montante e Messina Denaro, secondo un rapporto della DIA, entrano in relazione nei primissimi anni in cui il leader degli industriali siciliani, iniziava la sua carriera di professionista dell’antimafia, unendosi in società con la figlia di Carmelo Patti, all’epoca dei fatti titolare della Valtur, il gruppo nato per la valorizzazione del turismo che poi ha cambiato gestione essendo stata rilevata del Gruppo Nicolaus attuale proprietaria del marchio che è estranea ai fatti , eppure le indagini che collegavano la ex società di Patti a Messina Denaro, hanno avuto inizio nel 1999 fino a portarne al sequestro e confisca in quanto, ritenuta strumento di riciclaggio per il patrimonio del boss di Castelvetrano, suo concittadino.

Come poteva non sapere Montante delle vicende della famiglia Patti visto che era in grado di manovrare gente della Dia in tutta la Sicilia? Una domanda a cui gli inquirenti dovrebbero cominciare a dare risposta. Sarebbe molto interessante chiederlo a Montante e farlo collaborare



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