Mafia: scatta il sequestro dei beni per l’imprenditore di Castelvetrano, Nicolò Clemente

Mafia, sequestro milionario a imprenditore ritenuto vicino a Messina Denaro

Considerato l’uomo del cemento   da alcuni collaboratori di giustizia

La DIA di Trapani ha sequestrato beni per oltre 6 milioni di euro all’imprenditore di Castelvetrano (Trapani) Nicolò Clemente, arrestato nel luglio 2018 per partecipazione in associazione mafiosa e sotto processo al Tribunale di Marsala.

Clemente è implicato in varie indagini della Dia di Trapani, coordinate dalla Dda di Palermo, volte a disarticolare la rete dei consociati più “vicini” al latitante Matteo Messina Denaro, attraverso l’individuazione e l’eliminazione dal mercato delle “imprese mafiose” che costituiscono le principali fonti di approvvigionamento finanziario del boss ancora introvabile di Cosa nostra.

Il suo arresto e il sequestro prendono le mosse dalle dichiarazioni del collaboratore di giustizia di Castelvetrano Lorenzo Cimarosa(deceduto per  malattia) e da quelle di Giuseppe Grigoli(ha già scontato la pena a 12 anni l’ ex re dei supermercati Despar), entrambi condannati in via definitiva come appartenenti alla famiglia mafiosa di Castelvetrano, che lo indicavano come una delle più attive espressioni imprenditoriali della mafia locale, capace di infiltrare e condizionare il tessuto economico locale nei settori dell’edilizia pubblica e privata, nel commercio del cemento e  del conglomerato bituminoso, per assicurare a Cosa nostra significative risorse finanziarie.

Quando  l’ imprenditore Grigoli parlò del sistema economico castelvetranese dettato da Messina Denaro al processo di Marsala, fu poco ascoltato. Grigoli in quella occasione spiegò bene il ruolo imprenditoriale di Nicolò Clemente 

Le dichiarazioni del sistema Clemente sono  regolarmente ascoltabile nelle registrazioni processuali su Grigoli. L’ex re dei supermercati già nel 2009 parlo del ruolo di Clemente nell’imprenditoria locale tra lavori con il comune e i lavori privati.Quelle dichiarazioni, ripetute anche nel 2010 in fase processuale non fermarono Clemente che continuò imperterrito a lavorare. Come è possibile che le ditte di Clemente potessero lavorare con il comune e con altri enti pubblici?La Prefettura non sapeva? Appare strano, anzi stranissimo  questo fatto , peraltro ampiamente documentato e legato alle attività delle aziende riconducibili a Clemente riconosciuto da Grigoli vicino alla cosca di Castelvetrano. Una di queste, la Clemente costruzioni , nonostante la parentela stretta con condannato all’ergastolo per mafia, lavorasse indisturbata con il comune di Castelvetrano e altri enti pubblici. Filippo Guttadauro e Matteo Messina Denaro, secondo quanto raccontato da Grigoli, imposero , per il movimento terra e il cemento le ditte di Clemente. Grigoli non fù messo nelle condizioni di  scegliere. Lui ,per i suoi lavori di Belicittà fece accordi con Clemente nonostante .Dalle dichiarazioni , si appalesa che  Clemente aveva buone relazioni anche con dentro il comune e a partire dagli anni 90.

 Quella delibera dell’area PIP
Delibera n° 25 del 24/01/2008: Concessione area residuale nel Pip nel lotto di terreno . La giunta comunale, ha deliberato di concedere alla ditta Clemente Costruzioni srl di Castelvetrano, il diritto di superficie dell’area residuale di mq. 550 circa, confinante con il lotto di proprietà della ditta stessa. Vista l’istanza presentata dall’amministratore della ditta, tendente ad acquisire l’area residuale limitrofa al proprio lotto, al fine di realizzare piccoli manufatti in cemento e fungere da deposito di materiali edili sull’area, al fine di meglio ridefinire la progettazione e la fruibilità interna dell’impianto produttivo, e per una successiva maggiore potenzialità dell’azienda, la Giunta , dopo aver esaminato i pareri tecnici, ha esitato favorevolmente la pratica.
 
 
 
Fine della conversazione in chat
 

Oltre ad aggiudicarsi diversi lavori ,come si evince dai documenti comunali(anche lavori al porticciolo di Selinunte) il comune gli assegna pure un’area PIP allo Strasatto

Il nucleo familiare di Nicolò Clemente è stato, da sempre, parte dello zoccolo duro della mafia a Castelvetrano. Il fratello Giuseppe, associato di primissimo rango e parte della cerchia più ristretta e fidata degli amici di Matteo Messina Denaro, è stato condannato per associazione mafiosa e per alcuni omicidi, commessi, in concorso, proprio con il latitante. Pericoloso killer di Cosa nostra trapanese, Giuseppe Clemente esercitava l’attività imprenditoriale insieme al fratello Nicolò. Dopo la condanna all’ergastolo, sempre Giuseppe, afflitto da crisi depressive, si è suicidato in carcere nel 2008, nel giorno del compleanno dell’amico Messina Denaro, scongiurando definitivamente il pericolo di poter cedere alla tentazione di collaborare con la giustizia, circostanza vissuta con grande timore dall’associazione mafiosa e dalla sua stessa famiglia.

I fratelli Clemente, Giuseppe e Nicolò, sono figli di Domenico Clemente, cugino dello storico capo mafia Giuseppe Clemente, condannato per essere stato capo decina della famiglia mafiosa di Castelvetrano all’epoca in cui il clan e l’intero mandamento di Castelvetrano, erano diretti da Francesco Messina Denaro, padre del latitante Matteo.

Il legame storico tra queste due famiglie, all’interno del sodalizio mafioso, risulta anche di tipo imprenditoriale nella società Enologica Castelseggio, attività costituita negli anni -Ottanta (oggi definitivamente confiscata), in quanto diretta espressione delle famiglie mafiose di Castelvetrano e strumento per riciclare il denaro di provenienza delittuosa. L’elenco dei soci era del tutto sovrapponibile a quello dei più importanti rappresentanti delle famiglie mafiose di Castelvetrano.

Le indagini condotte hanno dimostrato come Nicolò Clemente, forte del suo rapporto diretto e privilegiato con Matteo Messina Denaro, abbia nel tempo sistematicamente partecipato, attraverso le proprie aziende, alla spartizione delle commesse nel settore delle costruzioni edili e del calcestruzzo, che avveniva all’interno di un circuito mafioso-imprenditoriale del quale facevano parte, oltre a lui, gli imprenditori Giovanni Filardo, Giovanni Risalvato, lo stesso Lorenzo Cimarosa, tutti condannati definitivamente per associazione mafiosa.

Nicolò Clemente è risultato, dunque, pienamente inserito nel contesto mafioso-imprenditoriale castelvetranese, attraverso una logica spartitoria ispirata dai vertici della famiglia mafiosa ed attuata mediante il sistematico ricorso alla violenza e alla minaccia nei confronti dei committenti riottosi a piegarsi di fronte alla sua caratura mafiosa. Infatti, è emerso come controllasse e delineasse il territorio “…come quannu lu attu va pisciannu dunni va camminannu…” (come fa il gatto che urina per delimitare il proprio territorio), manifesto programmatico della volontà di esercitare la forza intimidatrice mafiosa, confessato dallo stesso Clemente nel corso di un dialogo di rara chiarezza e forza probante.

Per Clemente è stata proposta anche la sorveglianza speciale di P.S., con obbligo di soggiorno. Il sequestro, disposto dal Tribunale di Trapani, riguarda l’intero compendio aziendale della Società Clemente Costruzioni s.r.l., Calcestruzzi Castelvetrano s.r.l. e Selinos s.r.l., numerosi terreni, fabbricati e depositi bancari.

Fonte: Il Sicilia

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