Messina: Il pentito e il verminaio: “Qui la massoneria conta più della mafia”

L’imprenditore Biagio Grasso parla con i pm anche dopo l’ultimo blitz. Un filo porta a Palermo: “Lapis voleva far rientrare capitali dall’Est europeo”

MESSINA. «Quella maledetta città», la chiama. «La città gestita al cento per cento dalla massoneria». È impietoso l’ultimo racconto del verminaio Messina. L’imprenditore Biagio Grasso continua a parlare con i magistrati della procura. E continua ad accusare. Dopo i mafiosi e i loro complici, i professionisti. «Gli insospettabili di questa città — li definisce — quelli che neanche noi, neanche lei, nessuno può immaginare.” Il pentito parla di un intreccio di relazioni cosi bene organizzato che riesc pure ad avere legami all’interno dei palazzi che contano. Messina, considerata la provincia ” babba” dal punto di vista mafioso, si scopre con potentati affaristici molto complessi e poco osservati dalle forze dell’ordine che hanno concentrato maggiore azione su Catania, Palermo e Trapani. La provincia trapanese è stata più volte oggetto di inchieste sull’intreccio mafia- politica e massoneria. Ormai, nel trapanese , è evidente che certa massoneria ha esercitato un ruolo di manipolazione e non solo con mafia e politica. Ci sono strane parentele tra massoni , politici e parenti di amici di mafiosi e gente che lavora nella giustizia che spesso sono rimaste semplici lettere anonime o relazioni investigative finite nei cassetti persi. Forse un giorno ,si farà chiarezza anche sulle relazioni tra massoneria e palazzi di giustizia. Forse, ripetiamo, perchè accennare a questi rapporti perniciosi ma esistiti, può essere pericoloso. In terra di mafia, un magistrato non deve avere nessuna relazione diretta o indiretta con massoneria o obbedienze di altro tipo. Chi gestisce la Giustizia non dovrebbe appartenere a nessuno ma solo alla Costituzione. La massoneria è mondiale e non è facile da controllare. All’interno ci sono di certo molte persone che rispettano ogni legge ma le inchieste, purtroppo, dicono che c’è e c’stato altro. Un magistrato non può essere condizionato da nessuno e non può esercitare in un contesto dove ha parenti e amici stretti nella massoneria o in altre organizzazioni simili. Si chiede ai politici eletti di dichiarare pubblicamente se appartengono alla massoneria. Giusto e non solo per i politici. Si dovrebbe chiedere anche a tutti i dipendenti dello Stato che lavorano nei luoghi sensibili come gli uffici della Giustizia o delle forze di polizia. Si dovrebbe anche rendere pubblica l’appartenenza ad altre associazioni come l’Opus dei. Chi ha ruoli decisionali deve dire se fa parte di queste organizzazioni. In special modo i magistrati e chi lavora nei tribunali. Forse applicare questo metodo, darebbe fastidio a qualcuno e potrebbe farlo incazzare . Il Circolaccio, lo propone lo stesso, a garanzia del cittadino. Troppe le vicende rimaste oscure. La forza e il coraggio ci viene da Fiammetta Borsellino che ha parlato di simpatie tra magistrati e massoneria nella recente intervista da Fazio sulle stragi del 1992

Fonte: repubblica

Il Circolaccio

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