Il magistrato Teresi parla ai giovani della trattativa “stato-mafia”

Vittorio Teresi a Cuneo per raccontare il processo sulla “trattativa Stato-mafia”: “La storia di quegli anni è in 5000 pagine di sentenza, che vorrei donare a tutte le città d’Italia”

Ospite di Emmaus in occasione delle celebrazioni dei suoi primi 25 anni, Teresi ha guidato il pool dell’accusa in un processo durato 5 anni. A Cuneo ha incontrato la cittadinanza e gli studenti delle superiori. A loro ha detto: “La cultura serve a scegliere la strada giusta, quella della legalità”

Un appuntamento speciale, a Cuneo, per le celebrazioni dei 25 anni di Emmaus. Per la prima volta dopo la pronuncia della storica sentenza sul processo Stato-mafia, lo scorso 18 aprile 2018, il pm che ha guidato l’accusa, Vittorio Teresi, ha raccontato le motivazioni che hanno portato alla condanna di politici e alti funzionari dello Stato, con l’accusa di aver trattato con la mafia.

Ieri sera in sala San Giovanni e stamattina al Cinema Monviso, dove ha incontrato gli studenti delle superiori, raccontando di alcune delle vicende più buie della nostra storia recente.

Il processo è durato 5 anni: 200 udienze, 300 testimoni, tra cui alcuni dei più importanti esponenti delle istituzioni. Una sentenza di oltre 5000 pagine. E un assordante silenzio da parte dei media su un processo che ha portato alla luce fatti di enorme portata per la storia della Repubblica. “Ormai il mio secondo lavoro è diventato girare per raccontare quel processo. Vorrei donare ad ogni città la sentenza, perché chiunque possa leggerla. La trattativa non è un reato, ma è comunque una porcata. Che ha portato al ricatto delle istituzioni da parte della mafia. E la sentenza di primo grado ha stabilito che ci sono stati sia la trattativa che il ricatto”.

“Non è sentenza definitiva – ha spiegato Teresi. In appello e in Cassazione potrebbe venire stravolta. Ma i fatti, quelli non si possono stravolgere”.

E poi la narrazione del processo, i documenti trovati nelle sedi dei servizi segreti o nell’archivio generale dell’Arma, le stragi dei primi anni ’90, dall’omicidio di Lima a Capaci a via D’Amelio, con la morte di Falcone e Borsellino. Ancora, Milano, Firenze, la mancata strage di Roma, dove la mafia puntava ad ammazzare oltre 100 carabinieri.

“La trattativa rientra nella discrezionalità dell’esecutivo se il fine è la cessazione delle stragi? Ma voi ritenete lecita una cosa del genere in uno stato democratico? La sentenza dice di no, non è così: il potere discrezionale può arrivare al punto di riconoscere al singolo mafioso singoli benefici in caso di collaborazione, ma mai rivolgersi all’organizzazione con vantaggi che vadano a beneficio dell’intera organizzazione stessa. Il tema era stato dibattuto durante il sequestro Moro. Dilemma tra la fermezza e la trattativa con le BR. Lo stato scelse la via della fermezza, poi diventata legge durante la stagione dei sequestri di persona. Si vietava di pagare e si imponeva il blocco dei beni. E allora di che discrezionalità stiamo parlando?”, ha detto infiammandosi Teresi.

Un fiume in piena, un racconto che riporta il pubblico indietro di 25 anni, in un ritmo serrato di aneddoti, testimonianze, da parte di chi ha vissuto in prima linea un processo difficile e doloroso. “Spero di aver suscitato in voi la curiosità, che è la molla del progresso e della cultura”, ha detto Teresi al pubblico in Sala San Giovanni.

Agli studenti delle superiori: “Siete ad un bivio nella vostra vita. Potete scegliere, ma non avete l’alibi dell’ignoranza in questo periodo storico. Informatevi: la cultura serve a scegliere la strada giusta, che per me è solo quella della legalità”.

 

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