Ha tirato fuori 200 mila euro”
I politici e le ombre sul Cga il Consiglio di giustizia amministrativa
Non solo Roma, anche i pm di Palermo indagano sui giudici amministrativi. Intercettate le frasi di due onorevoli.

PALERMO – Il suo nome salta fuori nell’inchiesta per corruzione in atti giudiziari della Procura di Roma. L’avvocato Piero Amara, siracusano di nascita ma iscritto all’ordine di Catania, avrebbe fatto da intermediario tra due imprenditori e il magistrato del Consiglio di Stato, Nicola Russo. Sarebbe stata pagata una tangente da 200 mila euro affinché Russo, agganciato tramite il padre Orazio, che fa l’avvocato, si attivasse per pilotare un arbitrato. Il Consiglio di presidenza della giustizia amministrativa ha deciso la sospensione cautelare di Russo, in servizio al Cga per la Sicilia .

Non solo a Roma, anche a Palermo esiste un’inchiesta che addensa ombre sulla gestione della giustizia amministrativa. E ancora una volta si fa il nome dell’avvocato Amara. A fine maggio il giudice per le indagini preliminari Roberto Riggio ha respinto la richiesta di archiviazione e imposto nuove indagini sul caso delle elezioni regionali suppletive nel Siracusano. Ed è proprio sul Consiglio di giustizia amministrativa che il gip ha indirizzato le indagini. In particolare, su Raffaele De Lipsis, ex presidente del Cga, oggi in pensione, già finito sotto accusa nello scandalo Ustica Lines perché avrebbe cercato di convincere il suo successore, Claudio Zucchelli, ad accogliere un ricorso dell’armatore Ettore Morace.

De Lipsis presiedeva il collegio del Cga che nel 2014 accolse il ricorso dell’onorevole Giuseppe Gennuso. Fu invalidato il voto nelle sezioni elettorali di Rosolini e Pachino dove erano scomparse alcune schede. Si tornò alle urne e furono eletti Bruno Marzano (Pd), Vincenzo Vinciullo (Pdl), Stefano Zito (Movimento cinque stelle), Pippo Sorbello (Udc) e Gianbattista Coltraro (Megafono). Cadde invece lo scranno per Pippo Gianni (Misto) a cui subentrò Gennuso di Cantiere popolare.

Così scriveva il gip nell’ordinanza del 30 maggio: “Emergono condotte e situazioni dalle quali si evince ictu oculi un’attività dell’onorevole Giuseppe Gennuso diretta a influenzare l’esito del giudizio presso il Consiglio di giustizia amministrativa”. Una conclusione opposta a quella del pubblico ministero che aveva chiesto l’archiviazione per Gennuso e per altri quattordici indagati. Secondo la Procura, infatti, Gennuso si era solo ed esclusivamente interessato degli aspetti tecnico-giuridici e politici della vicenda. Insomma, nessuna pressione o interferenza illecita.

Il giudice ha dato un peso diverso alle intercettazioni telefoniche in cui si parlava di soldi pagati ai giudici e faceva capolino il nome dell’avvocato Amara. Innanzitutto l’onorevole Vincenzo Vinciullo, presidente della Commissione bilancio dell’Ars, diceva di avere saputo da una persona vicina a Gennuso che “gli hanno fottuto i soldi, i giudici…. questo scherzetto gli è costato 200 mila euro… ha già tirato fuori duecento mila euro”. Nel fascicolo ci sono anche i messaggi e le telefonate con cui diverse persone, prima ancora che la sentenza venisse pubblicata, fecero sapere a Gennuso che era “tutto a posto”. Anche il deputato Saverio Romano chiamò l’onorevole per dirgli che aveva saputo dall’avvocato Piero Amara l’esito positivo della causa.

Amara veniva citato pure dall’onorevole Sorbello, il quale, a giudicare dalle parole intercettate, era al corrente delle “capacità di Amara di influire sulle decisioni del Cga”. Le microspie lo hanno captato mentre spiegava a Gennuso che “lo sono ammanigghiati per cui vedi di attrezzarti perché Amara, Toscano hai visto con Sai8 il Cga che ha detto?… al Cga loro sono ammanigghiati, devi vedere qual è il collegio, se il collegio è questo lì dove hanno il presidente”.

Parole che richiamerebbero il filone dell’indagine su Consip, quella che coinvolge anche il padre dell’ex presidente del Consiglio, Matteo Renzi. Nel corso dell’inchiesta sono emersi i rapporti gli avvocati Piero Amara e Giuseppe Calafiore, e l’ex presidente del Consiglio di Stato, Riccardo Virgilio. Virgilio per anni è stato alla guida del Consiglio di giustizia amministrativo della Sicilia. La Sai8 a cui faceva riferimento Sorbello era la società che gestiva l’Ato idrico di Siracusa. Una decisione del Cga diede ragione ai privati contro l’amministrazione comunale che chiedeva la revoca del contratto. Presidente del collegio era Virgilio, avvocato della Sai8 era Amara. Incroci su cui nelle scorse settimane ha deciso di avviare un’istruttoria il Consiglio di presidenza della giustizia amministrativa. Lo stesso che ha sospeso in via cautelare il giudice Russo.

Fonte :LIVE SICILIA
Il Circolaccio

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