Economia: il vergognoso silenzio sul crac delle banche salvate con i soldi dei cittadini

Il silenzio degli insolventi: l’ultima inchiesta di Report sulle banche e i 200 miliardi di crediti “malati”

Per anni le nostre banche hanno prestato soldi in modo facile, spesso agli amici degli amici. Non ci sono responsabili?

Ora hanno in tasca circa 200 miliardi di crediti “malati”: ricuperarli sarà difficile. La Bce chiede di disfarsene al più presto, ma così si rischia di svenderli ai fondi d’investimento stranieri invece che limitare i danni gestendoli in casa, come raccomanda Banca d’Italia. È a rischio l’intero sistema Italia: ci siamo messi nei guai da soli, ma con l’accusa che siamo spendaccioni l’Europa ci impone l’austerity. Un quadro drammatico destinato a farsi più cupo perché quest’anno il fiscal compact diventerà legge interna e, se ci presentiamo al tavolo da ultimi della classe, sarà impossibile allentare le catene del rigore tedesco. All’orizzonte: un possibile aumento dell’Iva e misure draconiane.

Che cosa ne emerge? Se non riesci a pagare un mutuo da trentamila euro ti portano via la casa; ma se ti sei fatto prestare 300 milioni da un amico diventi un investimento.

Il Governo Gentiloni salva le banche con i soldi pubblici e i responsabili dei crac dove sono?

Banche popolari venete, un finto cavaliere bianco per mascherare il salvataggio con soldi pubblici

Facciamo come la Spagna, ma con i soldi dei contribuenti”. Si potrebbe sintetizzare così, con una battuta, l’ultima uscita sulle banche venete per le quali non si parla ormai più né di ricapitalizzazione preventiva, né di “soluzione di sistema”, ma solo di un semplice tentativo di salvare la faccia facendo finta che un cavaliere bianco ci sia davvero – Intesa Sanpaolo – mentre a mettere i soldi per coprire i buchi saranno i cittadini. La tragedia di Popolare Vicenza e Veneto Banca rischia dunque di trasformarsi in farsa, anzi in una mascherata carnevalesca in cui Ca’ de Sass veste i panni del Santander, e i contribuenti quelli di Pantalone mentre il governo incrocia le dita e spera che lassù a Bruxelles qualcuno si muova a pietà e faccia passare un “bail out” (cioè un salvataggio con denaro pubblico) travestito da qualcos’altro. Del resto, dopo settimane di pressing sul sistema bancario raccogliendo solo “no” a volte neanche troppo cortesi, e dopo l’apertura di una sorta di “data room” nel tentativo estremo di trovare qualche compratore, al Tesoro non restava poi molto altro

Fonte: Fatto Quotidiano

 

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