La Corte dei Conti “richiama” la Regione Siciliana per la spesa sanitaria

 

 

La nuova spesa per la rete ospedaliera voluta da Gucciardi preoccupa i giudici della Corte

Ancora troppo alto il costo sanitario in Sicilia

 

Luci, ombre e qualche dubbio. Anche la Sanità siciliana è finita, come ogni anno, dentro il giudizio di parifica della Corte dei conti. E se, da un lato, sia la Procura che la Sezione di controllo evidenziano i risultati della lotta agli sprechi della Regione in questo settore, dall’altro sono assai più preoccupati per il futuro: la nuova rete ospedaliera, con la distribuzione di ospedali di primo e secondo livello e le preventivate assunzioni, rischia di non essere economicamente sostenibile.

Lo dice a chiare lettere il Procuratore generale d’appello Pino Zingale: “Emerge con estrema evidenza – un passaggio della sua requisitoria – la circostanza che la rete ospedaliera approvata, se dovesse trovare piena e compiuta attuazione determinerebbe non un risparmio ma un’impennata fortemente espansiva dei costi della sanità”. Costi che, secondo Zingale, “non sembrano aver formato oggetto di specifica ponderazione da parte dell’Assessorato che, in prima battuta – prosegue – non è stato neppure in grado di fornire a questa Procura i dati di riferimento per il calcolo della relativa spesa, sia attuali che futura, le cui fonti di finanziamento – aggiunge – non è dato al momento di potere individuare e la cui realizzazione potrebbe avere un notevole impatto negativo sui futuri esercizi”.

Insomma, non sono chiare le fonti di finanziamento. E l’impatto sul bilancio regionale potrebbe essere negativo. Parole molto dure, che seguono invece al plauso della Corte su altre scelte dell’assessorato. In particolare sulla lotta agli sprechi: “Merita approvazione – le parole di Zingale – l’attività svolta dall’assessorato alla Salute, volta a ridurre gli sprechi pur mantenendo inalterata la qualità della prestazione: mi riferisco – prosegue – ai controlli sulle cartelle cliniche, al monitoraggio sull’appropriatezza dei ricoveri, all’attenzione dedicata agli eventi cardiologici che, da soli, costituiscono una parte ingente della spesa regionale”.

Il “caso” del Giglio

Ma altre ombre si allungano su un altro pezzo di sistema sanitario regionale. Una lunga fetta di requisitoria del Procuratore, infatti, è dedicata all’ospedale “Giglio” di Cefalù e alla Fondazione che ne rappresenta il cuore, e “la cui gestione e condizione giuridica – afferma il Procuratore – per espressa ammissione dello stesso assessore alla Salute in sede di audizioni, resta parecchio nebulosa alla stessa Amministrazione regionale”. Nemmeno la Regione, insomma, conoscerebbe a fondo la natura di questa struttura divenuta, però, interamente pubblica in anni recenti, dopo l’uscita di scena dell’istituto milanese “San Raffaele”.

E il procuratore ripercorre proprio le tappe che hanno portato all’ospedale di oggi, fin dalla nascita della Fondazione, nel 2003, formata da soggetti pubblici appunti e dalla Fondazione San Raffaele, e “costituita – annota Zingale – con l’obiettivo di trasformare l’ospedale Giuseppe Giglio in centro di eccellenza, di ricerca, di alta specializzazione a prevalenza oncologica ma non esclusiva, attraverso il trasferimento del know-how dal San Raffaele di Milano”. Una sperimentazione che si è conclusa col governo Crocetta, nel 2013: per due anni è stato poi commissariato il Consiglio di amministrazione e nel frattempo è stato anche variato lo Statuto. Infine nel maggio del 2015 ecco il nuovo Consiglio di amministrazione: il presidente è il consigliere designato dal presidente della Regione: si tratta per l’esattezza di Giovanni Albano. I soci oggi sono tutti soggetti pubblici: la Regione, il Comune di Cefalù, l’Asp di Palermo, l’Arnas Civico e l’ospedale Villa Sofia-Cervello sempre del capoluogo.

Dove stanno i dubbi? Semplice: l’ospedale, stando alla requisitoria del Procuratore, ha smesso nel 2013 di fare sperimentazione, ossia il motivo stesso per cui è nata la Fondazione. Le norme prevedono, in questo caso, per i soggetti del Sistema sanitario nazionale il divieto di costituire società di capitali “aventi per oggetto sociale lo svolgimento di compiti diretti di tutela della salute”, una disposizione che, aggiunge Zingale, “ha valore anche per le forme giuridiche alternative eventualmente prescelte”. Ossia le Fondazioni, appunto.

E invece, annota Zingale, nonostante tutti i soci siano pubblici, e nonostante gli stessi locali utilizzati siano di proprietà dell’Asp di Palermo, il “Giglio” ha “una struttura che genera costi aggiuntivi in funzione del previsto consiglio di amministrazione e del collegio dei revisori; ha un proprio Direttore generale nominato dal Consiglio di amministrazione; i trattamenti economici ivi applicati – prosegue Zingale – non è chiaro a quali parametri siano ancorati”. Inoltre, aggiunge il Procuratore, “né l’Asp di Palermo né l’Assessorato alla salute esercitano una effettiva vigilanza e controllo sulla gestione della struttura”. In sintesi, per il Procuratore generale d’appello, il “Giglio” è “un centro di costo, fuori dal perimetro normativo e privo di effettivi controlli”. E non si esclude, a questo punto, una inchiesta della Procura contabile proprio sui costi del Giglio.

Fonte Live sicilia

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