
Ci sono persone, opinionisti di professione, accecate dall’idea che “io ho sempre ragione e tu hai torto, zitto e muto”.
Il giustizialismo e il limite dell’arroganza che soffoca gli altri
Sono profili caratterizzati da un ego smisurato e una scarsa empatia, specializzati nel sollevare continuamente discussioni e nel destabilizzare l’armonia in qualsiasi contesto.Capaci di distorcere ogni forma di verità pur di dimostrare le loro ragioni. Non vogliono il confronto e se lo accettano, ci deve essere una solo condizione:”avere ragione”
Voler avere ragione e dimostrare di averla è qualcosa che a tutti dà soddisfazione, non si può negare. È un modo per rafforzare l’autostima e per riequilibrare le dissonanze cognitive. Ora, la maggior parte di noi sa che ci sono dei limiti, che è importante adottare un approccio costruttivo, una visione umile e un cuore empatico in grado di apprezzare e rispettare anche il punto di vista altrui. Tutto questo fa a pugni con l’equilibrio nel valutare e giudicare
Una convinzione è qualcosa a cui ci si aggrappa credendo che sia la verità.
Deepak Chopra
Tuttavia, uno dei grandi mali dell’umanità moderna continua ad essere l’insopportabile bisogno di avere sempre ragione. “La mia verità è l’unica possibile, la tua non è valida” è la frase su cui si regge il palazzo mentale di tante persone e anche di certi organismi, gruppi politici , testate giornalistiche e associazioni . Ci sono persone che vendono i loro ideali come volantini moralizzanti.Il Vangelo si può discutere, le loro frasi no.
Invece di vedere questi fatti come qualcosa di isolato o aneddotico, dovremmo considerarli una cosa seria. Perché chi è ossessionato dall’avere sempre ragione finisce per risentire di effetti secondari implacabili. Con il tempo , il danno che fanno in giro , finisce per ripercuotesi anche su di loro. Chi punta ad avere sempre ragione non è in pace con se stesso ed esterna molte frustrazioni . Questi soggetti non cercano la verità. Cercano solo di annichilire gli altri, riducendoli a vittime. Alcuni di questi soggetti, tendono a “bullizzare” le loro prede. Ci godono a far male.
Dobbiamo imparare a entrare in connessione con gli altri, ad essere sensibili, rispettosi e abili nel momento in cui creiamo ambienti più armoniosi.
Due uomini in barca: la storia della cecità, della paura e dell’orgoglio
Thich Nhat Hanh, conosciuto anche come “Thay” (“maestro” in vietnamita) è un maestro zen, poeta e attivista pacifista. Ha pubblicato più di 100 libri ed è stato candidato al Nobel per la Pace da Martin Luther King.
Tra le tante storie del maestro Thay, ce n’è una che è un ottimo esempio di come l’uomo abbia sempre bisogno di avere ragione. Il racconto comincia una mattina qualsiasi in una regione del Vietnam. Siamo negli anni ’60 e la guerra interessa tutte quelle terre un tempo tranquille, serene e scandite dalla routine degli abitanti.
Due vecchi pescatori stanno risalendo il fiume, quando, all’improvviso, avvistano un’imbarcazione diretta in senso opposto al loro. Uno dei due anziani vuole avvicinarsi alla riva, convinto che nella barca ci sia il nemico. L’altro, invece, comincia a urlare sollevando i remi, convinto che sull’altra barca ci sia un pescatore incauto e poco abile.
I due pescatori iniziano a discutere tra loro come due bambini nel cortile della scuola, fino a che l’altra imbarcazione colpisce la loro, scaraventandoli in acqua. I due anziani si aggrappano ai resti della barca e si accorgono che l’altra barca, in realtà, è vuota. Nessuno dei due aveva ragione. Il vero nemico era nelle loro menti, troppo accecate, e nei loro occhi, che ormai hanno perso l’acuità visiva di un tempo.