Mafia e Appalti e il grande giro d’affari dei lavori pubblici tra gli anni 70 e i primi anni 90. Quella “cupola “mafiosa tollerata e anche “sostenuta” da politici, uomini delle istituzioni , logge deviate e con servizi segreti da decifrare. Falcone ci aveva messo le mani. Aveva toccato un tana piena di vipere e forse senza saperlo. In Sicilia questa “cupola” per decenni aveva gestito affari per migliaia di miliardi di Lire. Aveva una forte coesione . Il mix” soldi e potere” il collante
Solo per ricordare l’importanza economica di qualche lavoretto ne segnaliamo alcuni:la costruzione dell’Autostrada A29, La diga Garcia, la ricostruzione del Belice dopo il terremoto. Attorno a questi grandi lavori si annoverano grandi sprechi, ruberie senza limiti e diversi morti ammazzati.
E giusto alla fine degli anni 80, arriva un altra grande occasione per la “cupola” degli affari: la costruzione delle aree attrezzate nell’intera regione siciliana. Una manna dal cielo. Tangentopoli scoppierà dopo . Il sistema era ancora attivo. La “cupola” ci mi se la mani. Fu un vero miracolo per mafia e appalti. Si dovevano espropriare migliaia di ettari di terreno . Si dovevano appaltare lavori infrastrutturali per centinaia di miliardi. Grasso che cola per attività di calcestruzzi, catrame ed edilizia. Per intenderci le cosiddette aree artigianali e industriali. Aree a cui si AGGIUNGERANNO QUELLE COMMERCIALI. I grandi affari in Sicilia non li potevano gestire solo i boss. E’ troppo evidente. Falcone aveva acceso i riflettori su questo sporco apparato che funzionava da decenni. L’obiettivo delle aree doveva essere anche quello di attrarre imprenditori da altre regioni o nazioni. In molti casi si sono rivelate aree inutili
A Castelvetrano l’esempio è quello di Contrada Strasatto. Un investimento pubblico quello delle aree dell’intera Sicilia di 1000 miliardi di lire. Una cifra da far venire la vista pure alle talpe. Quelle vere s’intende. Quelle che riescono a nascondersi molto bene fottendo gli altri ,non sono talpe semmai vigliacchi. Le grandi aree attrezzate dovevano passare dai consigli comunali. In certi comuni ci fu la rivoluzione. tanti cani sull’osso. Le aree dovevano servire per sostenere lo sviluppo economico e le imprese. I risultati si commentano da soli. Il business delle aree attrezzate fu una vera manna dal cielo. Ci potevano speculare tutti. La prima grande “bocca” si apre con gli espropri de terreni, molti dei quali da fondi agricoli vennero pagati per aree di sviluppo economico, con guadagni stratosferici. La scelta del territorio e dei terreni è sempre il primo grande accordo spartitorio Guarda caso, su questi episodi, nessuna inchiesta e nessun condannato. Sono passati più di 30 anni
In un articolo di Repubblica di molti anni fa si parla delle “allegre” telefonate di Angelo Siino . Il pezzo parla dell’inchiesta suo carico e delle tante utenze telefoniche:
” i cavi telefonici e le antenne dei cellulari. La Procura di Palermo ha deciso di giocare una carta che ritiene decisiva per molti processi su mafia, politica e appalti: il mega rapporto sui tabulati delle telefonate fatte da Angelo Siino, il ministro dei lavori pubblici di Cosa nostra, fra la fine degli anni Ottanta e l’inizio degli anni Novanta. Ben 67.116 conversazioni che sono destinate a mettere molti in imbarazzo, altri sotto accusa. Erano sedici i telefoni che Angelo Siino utilizzava per gli affari e la bella vita: due “veicolari”, istallati in auto; quattro cellulari e dieci utenze fisse. Un numero per ogni occasione. Un numero per gli appalti, uno per le amicizie mafiose. Altri, per i politici: questi erano quelli più riservati ed erano intestati a congiunti dell’amico di sempre e soprattutto fido navigatore di tante corse, Eros Di Prima. Da qualche settimana, i pubblici ministeri di Palermo hanno iniziato a chiedere alle varie sezioni del tribunale di acquisire questa indagine, che porta la firma del vice questore Gioacchino Genchi, direttore del centro elettronico interregionale della polizia. Come ogni “ministro” che si rispetti, Siino non mancava di telefonare direttamente agli imprenditori e ai loro portaborse. Questi contatti sono così destinati ad offrire uno straordinario spaccato della vita politica ed economica della Sicilia della prima repubblica. Scorrendo i tabulati della consulenza affiorano innanzitutto le utenze della Regione Siciliana, del Comune e della Pro vincia di Palermo. Ogni ora era quella giusta per aggiustare un appalto. L’elenco delle società si perde: dalla Rizzani De Eccher, alla Sailem, dalla Impresem alla Reale Costruzioni. In provincia di Trapani, Agrigento, Siino si muoveva come un falco in azione. Diverse telefonate a politici e comuni dei territori.
Telefonate a quintali . Siino si interessò anche della Saiseb e di altro ancora. Imprese in odor di mafia e imprese al di sopra di ogni sospetto. Con disinvoltura, Siino stava prima a telefono con Giovanni Brusca, poi con gli emissari di Bernardo Provenzano, un momento dopo, con uno stimato professionista. Lui stesso, lo fu, stimato imprenditore, per molti anni. Che fine hanno fatto questi tabulati? Il pm Gaspare Sturzo in un processo ,ha depositato il rapporto agli atti del dibattimento di un processo che cercò di far luce sull’appalto pilotato di una pretura. In tutti questi anni, di questi tabulati non si è più parlato. Eppure, Siino, di cose nello stomaco ne tiene. Solo l’ex ministro della mafia, oggi potrebbe dire veramente come ha funzionato la cupola degli appalti e dare una spiegazione all’indagine che Falcone e Borsellino avevano tanto a cuore
Fonte : Repubblica

