“Il “COLAPSO PACTADO” DELL’URSS DI GORBACIOV?

Testo italiano:

… Ideologicamente, il neo-liberismo ha vinto ed è dilagato anche nei territori ex socialisti. A cominciare dalla Cina che si ostina a proclamarsi socialista seppure la sua economia sia perfettamente inserita nel sistema globale di produzione capitalista.

Sul campo non restano più forze antagoniste organizzate, potenze rivali capaci di contrastare il disegno del vincitore.

A seguito di una guerra così lunga e snervante (anche se “fredda”), finita senza spargimento di sangue e con la resa incondizionata del “campo socialista”, (per la prima volta nella storia un “impero” si arrende al nemico senza colpo ferire!), era lecito attendersi che “scoppiasse” la pace, che seguisse un periodo di grande fervore costruttivo, di crescita compatibile con l’integrità degli eco-sistemi e ri – equilibratrice degli storici divari fra Nord e Sud, di benessere condiviso, ecc.       

Invece, sta accadendo, esattamente, il contrario. Dopo la “vittoria” del campo neoliberista, probabilmente  truccata[1], sono scoppiate le guerre regionali, religiose, tribali che insieme fanno una guerra più grande, micidiale, una “ guerra infinita” che per Papa Francesco è la “terza guerra mondiale”, non dichiarata.

Venti di guerra soffiano in ogni direzione e alimentano conflitti che sembrano divenuti insanabili, specie in alcune regioni del mondo meno sviluppato (Medio Oriente, Africa, ecc), disegnano scenari terrificanti che generano e alimentano paure e smarrimenti nei popoli.

La globalizzazione neoliberista procede decisa e spietata, senza tener conto delle gravissime conseguenze sociali e ambientali, degli squilibri politici e territoriali prodotti.

Impropriamente, la chiamano “crisi”, in realtà si tratta di una colossale sistemazione degli assetti produttivi e di poteri che mira al dominio globale,

La “crisi”, infatti, evolve provocando emarginazioni sociali e povertà e nuove concentrazioni di ricchezza, intolleranze razzistiche, politiche di rapina supportate da vili commerci di uomini e di armi, omologazioni culturali e pensiero unico, egoismi e militarismi, ecc. 

[1] Prendono sempre più corpo le voci di un crollo “concordato” dell’Urss e dei regimi dei Paesi socialisti dell’Est europeo. Da una trasmissione della TV ungherese “Hatoscsatorna” dell’agosto 2014, si è appreso che durante il summit di Malta (del 7 dicembre 1987) fra Ronald Reagan, presidente degli Usa e Mihail Gorbaciov, presidente dell’Urss e segretario del Pcus, oltre agli accordi per il ritiro e la distruzione dei missili nucleari intermedi delle due parti schierati sul teatro europeo (SS20 sovietici e Pershing e Cruise Usa/Nato), sia stato concordato, segretamente e dietro una forte dazione in denaro da parte Usa, il ritiro delle truppe sovietiche di stanza nella RDT (Germania Est) e in altri Paesi del Patto di Varsavia. Insomma, un “via libera” allo smantellamento dei regimi statalisti dell’Est europeo che, infatti, due anni dopo, nel 1989, caddero uno dopo l’altro senza colpo ferire. Per altro, gli Usa non mantennero la promessa degli aiuti finanziari (si parla di circa 40 miliardi di dollari), la qualcosa fece esplodere la crisi politica e istituzionale al Cremino e provocò l’umiliante cacciata di Gorbaciov.

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