Di Battista asfalta il gruppo Benetton e difende Toninelli:” I Benetton controllano giornali e giornalisti che lo hanno attaccato”

Alessandro Di Battista , sulla sua pagina Facebook pubblica questo duro commento condiviso da quasi 5 mila profili. Un attacco duro al nuovo Ministro PD, De Micheli che sembra essere nelle grazie dei Benetton per le autostrade date in concessione da anni. 

I Benetton protetti dal PD e da Bersani

 

La libertà di stampa e i Piccioli. Quando certa stampa mente sapendo di mentire

Dalla PaginaFacebook

Questo l’ho scritto tre mesi fa. Consiglio di farlo leggere a tutti coloro che negli ultimi mesi si sono scagliati contro Danilo. Buona serata.

“Il sistema mediatico prova a uccidere – mediaticamente si intende – coloro che non si piegano a esso o agli interessi che dettano legge al suo interno. Ci hanno provato con la Raggi, soprattutto dopo il no alle olimpiadi. Ci hanno provato con Luigi, con me. Da quando Toninelli si è scagliato contro la famiglia Benetton ci hanno provato anche con lui. È vero, ha fatto qualche gaffe, ma possibile che aver pubblicato una foto in un momento sbagliato su Instagram o aver fatto qualche altro errore sia più importante che aver regalato le autostrade ai privati?

 

Possibile che un verbo errato sia più importante delle mazzette? Danilo ha bloccato gli aumenti dei pedaggi per la gran parte delle tratte autostradali. Grazie a questa azione milioni di italiani hanno risparmiato un bel po’ di soldi. Danilo, dimostrando un coraggio da leone, ha tolto, in due ore, le deleghe al sottosegretario Siri coinvolto in una pesantissima inchiesta di corruzione. Danilo non si è piegato e per questo giornali, Tv e politici da quattro soldi, provano da mesi a spezzarlo. L’hanno massacrato con decine di articoli. Hanno vivisezionato ogni suo intervento alla ricerca dell’errore dimostrando interesse zero per le sue scelte politiche. Perché l’hanno fatto? Per me, per fare anche un favore ai Benetton. La famiglia Benetton ha lega- mi indissolubili con la carta stampata. Il gruppo Benetton un tempo possedeva quote azionarie dei principali quotidiani nazionali. Possedeva quote de «il Sole 24 Ore», il 2,24 per cento della Cal-tagirone Editore che edita «Il Messaggero», «Il Mattino di Napoli», «Il Gazzettino di Venezia» e il «Corriere Adriatico». I Benetton erano azionisti anche di rcs, l’impero mediatico nazionale per eccellenza che controlla, tra gli altri, il «Corriere della Sera», «La Gazzetta dello Sport», oltre a numerose riviste settimanali. Insomma, i Benetton, da sempre, quando parlano vengono ascoltati nelle redazioni dei giornali.

I Benetton sono furbi, questo gli va riconosciuto. L’hanno capito che possedere pacchetti azionari dei quotidiani sarebbe stato oggetto di attacco e così li hanno ceduti. Ma il controllo lo continuano a esercitare. Non più direttamente, lo fanno tacitamente.

I Benetton possiedono il 2,1 per cento di Mediobanca che, a sua volta, detiene il 6,6 per cento del gruppo RCS, dal 2016 di proprietà del Gruppo Urbano Cairo. Ma soprattutto influiscono sulle scelte editoriali dei quotidiani nel modo più antico del mondo: mettendo mano al loro portafogli. Quasi 10 miliardi di euro di utili ha fatto la società autostradale in mano ai Benetton dal 1999 a oggi. Un’enormità che gli garantisce un potere economico immenso. Con tutti questi denari quanti spazi pubblicitari sui giornali possono comprare? Infiniti! E infatti Autostrade per l’Italia ha sponsorizzato nel 2018 il Giro D’Italia, manifestazione organizzata RCS Sport, l’azienda specializzata nella organizzazione di eventi proprietà del gruppo RCS. Inoltre Atlantia ha finanziato la penultima edizione de “La Repubblica delle idee”, il festival annuale del quotidiano. Per non parlare poi della quantità di spazi pubblicitari sui giornali acquistati dalla United Colors of Benetton. Parliamo di milioni di euro all’anno.
Le aziende dei Benetton collaborano attivamente anche con le televisioni. Un esempio? “Sei in un paese meraviglioso” è un programma televisivo coprodotto da Sky e da Autostrade per l’Italia. Verrò accusato di complottismi per tutto questo, si dirà che attacco la libertà di stampa o che le redazioni sono del tutto autonome dai finanziatori o dagli sponsor. Ma sono tutte stronzate.

Danilo Toninelli è diventato il bersaglio numero uno del sistema mainstream perché è il primo Ministro dei Trasporti da molti anni a questa parte che non ha alcun legame, diretto o indiretto, con le concessionarie autostradali private. A Che Tempo che fa, lo scorso 20 gennaio, ho difeso Danilo. L’ho definito il nostro miglior ministro assieme a Di Maio. In quei giorni Danilo era sbeffeggiato a destra e a manca. Era il classico obiettivo facile, difficilmente difendibile a livello mediatico. Io ci sono passato nel tritacarne del media, so cosa significhi essere dipinto per ciò che non si è. So che le bugie raccontate mille volte possono trasformarsi in verità anche agli occhi di chi ti conosce da una vita. «Se non state attenti, i media vi faranno odiare le persone che vengono oppresse e amare quelle che op- primono» disse Malcolm X. Sapevo perfettamente che difendere Danilo, in quel momento, avrebbe attratto, stavolta verso di me, un bel po’ di critiche. Ma andava fatto perché era giusto. Perché Danilo è davvero un ragazzo coraggioso e soprattutto allora era in difficoltà e chi è in difficoltà lo si sostiene. Punto.

Ho sempre creduto che il Movimento fosse nato per fare ciò che è giusto, non quel che conviene. State tranquilli che se Danilo, all’indomani della tragedia di Genova, non avesse tirato in ballo Autostrade per l’Italia e si fosse limitato solo a osservare ipocriti minuti di raccoglimento o a pronunciare parole di circostanza, be’ oggi vivrebbe molto più tranquillo. Nessuno lo avrebbe attaccato e avrebbe il fegato di dimensioni regolari ma non sarebbe un ministro del Movimento 5 Stelle”.

(Politicamente Scorretto)

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