L’ex giudice Carlo Palermo: “Non si può nascondere la verità con una colata d’asfalto”

Carlo Palermo il giudice miracolosamente scampato AD UN TERRIBILE AGGUATO DI MAFIA A PIZZOLUNGO(TP) NEL 1985 .

L’italia di Gladio , della mafia, dei servizi segreti deviati, della massoneria di potere e dei politici depistatori

HA SCRITTO UN LIBRO MOLTO INTERESSANTE

Con ‘La Bestia’ l’ex giudice rivela fonti e documenti inediti rileggendo la storia d’ Italia degli ultimi quaranta anni

PUBBLICHIAMO UN INTERESSANTE ARTICOLO DI MONICA MISTRETTA

Il titolo e la simbologia della copertina, che rimanda alla massoneria e ai suoi riti, sono volutamente provocatori, raccontano subito, senza mediazioni, la tesi sottostante. Con il suo libro, ‘La Bestia’ l’ex giudice Carlo Palermo torna a parlare dei grandi traffici di armi che dagli anni 80 hanno segnato la storia del nostro Paese, rimanendo impuniti fino ai nostri giorni.

Seguendo il filo di documenti inediti e basandosi sulle rivelazioni di alcune fonti interne a servizi segreti e a grandi e piccole banche internazionali coinvolte nei traffici illeciti, Palermo arriva a ricostruire a quaranta anni di distanza dalle sue prime indagini di giudice a Trento il ruolo delle organizzazioni occulte che governano il mondo delle armi, della finanza e del mondo. Un ruolo solo accennato per ipotesi perché i segreti di Stato che ne custodiscono l’esistenza stessa vanno oltre le carte processuali e le fonti sulle quali l’ex giudice ha potuto fare affidamento.

Nel 1984 le sue indagini giudiziarie si erano fermate: l’allora presidente del Consiglio Bettino Craxi aveva chiesto un procedimento disciplinare contro quel giudice che da Trento stava mettendo le mani su traffici che coinvolgevano banche e paesi del mondo occidentale connettendoli tutti, uno dopo l’altro, carta dopo carta, con terroristi e trafficanti mediorientali.

Nell’aprile del 1985 il giudice si era miracolosamente salvato dall’attentato a Pizzolungo, dove nel frattempo era stato trasferito. Nello scoppio della bomba che avrebbe dovuto ucciderlo, erano morti una mamma e i suoi due figli. Palermo poco dopo aveva lasciato la magistratura, ma non le indagini che continuerà a seguire negli anni in veste di avvocato nei casi più controversi del nostro Paese: Ustica, la scomparsa dei giornalisti Graziella De Palo e Italo Toni, la tragedia del Moby Prince.

L’INTERVISTA


La Bestia’ è il punto di arrivo di tutte le indagini seguitel’anello mancante delle ricerche e dei casi irrisolti che hanno tormentato l’ex giudice negli ultimi quaranta anni. A noi ha raccontato solo una piccola parte di quello che ha scoperto. Che è anche una minima parte di quello che, ci fa capire, ha potuto scrivere.


Nel corso delle ricerche, mentre inseguivi i traffici di armi protagonisti delle tue inchieste negli anni 80, ti sei imbattuto in un documento molto speciale, scritto a mano, con ogni probabilità dal colonnello Stefano Giovannone. Cosa hai trovato in quelle righe?

Non sono righe. Sono 11 pagine scritte fittamente. Il documento deve essere stato redatto tra l’ottobre 1983 e il gennaio del 1984. Colpisce il prospetto che occupa tutta la prima pagina, una sorta di organigramma nel quale figurano, collegati da frecce, i nomi di personaggi appartenenti alle oligarchie del petrolio e della finanza dell’epoca: inglesi, americani, italiani, arabi. C’è il colonnello del Sifar e del Sid Massimo Pugliese, da me arrestato nel corso delle indagini a Trento. Troviamo l’immancabile capo del Sismi Giuseppe Santovito, anche lui inquisito nella mia inchiesta.

Le frecce indicano i rapporti tra i personaggi e le varie oligarchie bancarie. Al vertice figurano arabi, come il libanese Mafud Fustok, attivo fino al 2010: a lui sembra risalire una misteriosa operazione internazionale di investimenti in metalli preziosi, soprattutto argento, che sarebbero stati letteralmente rastrellati dal mercato in quantità smisurate, per farne incetta. C’è il nome del presidente del Banco Ambrosiano, Roberto Calvi, sopra il quale, seguendo le frecce, troviamo curiosamente gli stessi nomi che figuravano sui biglietti da visita rinvenuti sul suo cadavere a Londra due anni prima, nel 1982. Pochi mesi dopo la redazione di questo organigramma, scritto a mano nel 1984, la corte di Appello di New York dichiarava che il Banco Ambrosiano aveva diritto alla restituzione di migliaia di dollari da parte di una società araba, la Artok Bank, mai toccata da alcuna indagine.

Questi soldi furono pagati, ma dove finirono? Dalle carte della corte d’Appello di New York veniamo a sapere che arrivarono in una filiale del Banco Ambrosiano in Perù. Sono gli anni della misteriosa Operazione Lima, condotta da Gladio e coperta ancora oggi da segreto di Stato. A questa operazione prese parte il maresciallo Vincenzo Li Causi, morto in circostanze controverse in Somalia nel 1993. Nessuno fino a oggi si è preso la briga di spiegarci quale fosse il senso della presenza della nostra Gladio in America Latina.

Il documento con l’organigramma, mai reso pubblico, venne consegnato alla Commissione di inchiesta sulla P2 dal comandante generale del IV reparto della Guardia di Finanza, quello, per intenderci, che si occupa dei rapporti con i servizi segreti. Parrebbe essere stato recapitato a mano anche alla Procura di Palermo. Nessuno ne ha mai parlato. Eppure, era importante perché dal Banco Ambrosiano partirono traffici di armi, forniture dirette in Medio Oriente e in Sud America. Perché nessuno ha mai indagato? Perché io, che in quegli anni indagavo sui traffici a Trento, non ho mai saputo niente di questo documento e del suo contenuto?

A proposito di armi e traffici, ci sono novità sulla scomparsa della giornalista italiana Graziella De Palo e del collega Italo Toni in Libano nel settembre del 1980?

Sì, ma la questione è molto delicata. Una fonte, un uomo che in quegli anni lavorava alle dirette dipendenze del colonnello Stefano Giovannone, allora capo centro del Sismi a Beirut, mi ha riferito che i due giornalisti vennero portati a conoscenza, anche visiva, della presenza nella capitale libanese di certi personaggi italiani. Una presenza che, se resa nota, avrebbe alterato i rapporti in corso con altri Paesi e che non doveva in nessun modo emergere: parliamo di rapporti tra Italia, Libano, Olp e Settembre Nero. Ma anche di Lodo Moro e di affari e traffici di carattere internazionale che ancora oggi sono sottoposti a segreto di Stato. Noi ci muovevamo sotto l’ombrello degli Stati Uniti e della Nato, ma le contraddizioni tra gli interessi erano molteplici.

Sappiamo ormai che, oltre agli armamenti tradizionali, all’epoca in Medio Oriente erano in circolazione diverse sostanze radioattive di provenienza occidentale, alcune da smaltire in loco. Ci siamo occupati del problema di smaltimento di queste sostanze a partire dalla fine degli anni 80, grazie alle grandi campagne di sensibilizzazione delle organizzazioni ambientaliste. Ma prima dove finivano gli scarti nucleari? Buio totale. Un problema che, dopo la scomparsa di Graziella e Italo, riemergerà sinistramente con la morte di Ilaria Alpi in Somalia. E che dire del fatto che da noi non è mai stata svolta un’inchiesta seria sulla Somalia, Paese chiave dei nostri rapporti con il Medio Oriente?

Perché la massoneria nei tuoi libri ha sempre un ruolo rilevante?

Perché ho continuato a imbattermi nelle sue organizzazioni: dalle carte della mia inchiesta giudiziaria a Trento fino a quel documento della fine del 1983 di cui ho parlato, continuano a emergere riferimenti precisi a una massoneria diversa da quella conosciuta fino a oggi. Un’organizzazione dedita a operazioni internazionali, traffici di armi e finanza sporca, i cui sodali escono dai processi di tutto il mondo sempre con lo stesso esito: l’assoluzione. Non sto parlando di Licio Gelli e della sua P2, ma di qualcosa di superiore. Gelli aveva accennato a una struttura a piramide rovesciata e aveva ragione. In questi ultimi quaranta anni un apparato superiore perfino agli Stati ha condizionato tutti i rapporti politici, governando finanza e petrolio, connessioni tra mafia e politica, mafia e terrorismo, reggendo le fila di strutture occulte come Gladio. I politici di turno ci raccontano di poter togliere il segreto di Stato, fare luce. In realtà, i politici sono solo i detentori temporanei di un potere che li sovrasta: i segreti appartengono a un livello superiore. Semplicemente, i nostri politici non hanno le chiavi per svelarli.


fonte :indo

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