Europa, un “Piano Marshall” su reti e infrastutture per rafforzare integrazione e sviluppo

L’Europa, per l’impresa italiana, è uno scenario di riferimento essenziale. Un’Europa che, al di là dei miti fondativi, ha bisogno di riflettere profondamente sulla sua crisi e su un funzionamento di strutture e burocrazie che incontrano crescenti critiche in larghi settori dell’opinione pubblica.

Per ragionare di riforme e rilancio vale la pena partire da un intervento del presidente della Repubblica Sergio Mattarella, davanti a una platea di ragazzi universitari di Lund, durante una visita in Svezia, il 15 novembre scorso: l’Europa “attraversa una fase complessa”, in cui “le sollecitazioni e le scosse che l’edificio comune deve assorbire sono intense” ma bisogna andare avanti. L’Europa non è una semplice unione doganale” né tantomeno “un comitato d’affari” ma molto di più: “Stabilità e sicurezza”. Come fare?

Segnali essenziali vengono dal mondo dell’economia: “Se l’Europa avesse uno scatto di dignità e culturale tornerebbe a ragionare sui fondamentali, lancerebbe un grande piano infrastrutturale e creerebbe valore per tutti. Un progetto di ampio respiro non avrebbe difficoltà a essere finanziato da tutte le grandi banche internazionali”, sostiene Marco Tronchetti Provera, Ceo di Pirelli, lanciando, in un’intervista a Il Sole24Ore del 16 novembre 2018, la proposta di un piano di investimenti su scala continentale e richiamando il Piano Marshall del secondo dopoguerra. Un intervento che avrebbe anche un’ambizione politica: “L’Europa non è mai stata unificata davvero e l’unione, come dimostra la storia, la fanno le infrastrutture”.

La proposta parte da una visione critica dell’attuale Ue, non mette naturalmente in dubbio la moneta unica ma suggerisce un cambiamento: “Dall’Europa del rigore all’Europa dello sviluppo”. Dopo Jacques Delors, secondo Tronchetti, in Europa s’è creato “un sistema di regole dove il rigore ha distrutto la crescita invece di promuovere lo sviluppo e l’integrazione. Con la follia di unire la moneta senza unire veramente l’economia. Si è proceduto a un allargamento prematuro a 27 paesi che ha bloccato il sistema, in assenza di un quadro infrastrutturale comune. Per non parlare della difesa, della politica estera, della politica energetica”. Serve insomma uno scatto d’orgoglio e di fantasia politica, un grande progetto di rilancio europeo. Le infrastrutture, materiali e immateriali, le strade, le ferrovie e i porti e la rete di connessioni digitali, hanno un ruolo essenziale: promuovono sviluppo, rinsaldano i legami, fanno comunità.

Fonte Huffingtonpost

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