Chi ha paura della Saguto? Il silenzio cala sulla vicenda dei beni confiscati

Microspie, incarichi e Csm
La paura sull’inchiesta che  ha generato imbarazzo al Palazzo di Giustizia di Palermo

L’Italia è stato il primo paese ad applicare la confisca dei beni ai mafiosi come metodo ordinario di lotta alla criminalità organizzata. Patrimoni di milioni euro che potrebbero essere riconsegnati alla comunità per usi sociali che invece finiscono negli elenchi dei curatori fallimentari. 

Alla base di questa macchina c’è la legge Alfano del 2010 che va ad aggiornare quella che negli anni 80 fu una normativa rivoluzionaria. Se con la legge Pio La Torre si introduce per la prima volta la misura di prevenzione di tipo patrimoniale, con la legge Alfano sopravviene il tentativo di regolamentare la fase più critica del procedimento di confisca. Il nodo cruciale è infatti la fase iniziale, cosiddetta “del sequestro”, la cui figura chiave è quella dell’amministratore giudiziario.

Nel 2007, con il sequestro del patrimonio di Giuseppe Grigoli, anche l’impresa di Giuseppe Provenzano finisce in amministrazione giudiziaria. La sezione misure di prevenzione del tribunale di Palermo nomina Nicola Ribolla, che a sua volta si avvale della competenza dei coordinatori Dott. Glorioso e Nicitra, ex consulente del Banco di Sicilia.Le aziende dopo qualche anno chiuderanno

Il giudice Tona e il prof Provenzano
“Silvana è incazzatissima”

Tutti temevano la Saguto perchè girava favori e posti di lavoro anche a parenti dei magistrati

 

Il processo è iniziato ma tanti sono i misteri irrisolti. Un sistema che ha gestito beni per miliardi applicando la regola della “clientela”. Un sistema nato dentro Il Tribunale, non allo Zen o a Castelvetrano

Un sistema che è stato protetto da certa stampa e che ha cercato di distruggere chi osava mettere le mani in questi giganteschi imbrogli che hanno distrutto aziende e migliaia di posti di lavoro

 

La stampa allineata tende a far finire tutto nel dimenticatoio

 

Lo strano caso dell’imprenditore Virga e del commercialista Rizzo

“Gli daranno un incarico di quelli giganteschi”, diceva un commercialista all’avvocato Walter Virga.  La voce correva nei corridoi del Tribunale di Palermo ed era arrivata alle orecchie di molti. Anche del commercialista. Un patrimonio sterminato sarebbe finito sotto la scure della sezione Misure di prevenzione e comprendeva “di tutto e di più, dalle case di cura, alle immobiliari alle cave”.

La settimana successiva,agli imprenditori Virga di Marineo furono sequestrati beni per un miliardo e 600 milioni, tra cui 33 imprese di calcestruzzo, 700 tra case, ville e immobili, 80 rapporti bancari, 40 assicurativi e oltre 40 mezzi. Il collegio delle misure di prevenzione, presieduto da Silvana Saguto, scelse come amministratore giudiziario il commercialista Giuseppe Rizzo. Virga era rammaricato. Riteneva che un suo collaboratore, Alessio Cordova, fosse pronto per l’incarico: “… senti, ma secondo te questa qua non è andata, non tanto a me, ad Alessio, alla luce delle pressioni di quello la”, oppure poteva essere una conseguenza “di quello che è successo”. Lo sponsor di Rizzo, secondo i finanzieri, sarebbe stato l’ufficiale della Dia, Rosolino Nasca, mentre Virga non escludeva che la mancata scelta di Cordova fosse dovuta allo scontro aperto con la Saguto dopo che il giovane amministratore aveva allontanato dal suo studio Mariangela Pantò, fidanzata di uno dei figli del magistrato.

Successivamente  era la stessa Saguto a mostrarsi timorosa per la nomina di Rizzo.Aveva scelto “un ragazzetto che non so come farà, adesso io devo nominare un coadiutore giusto perché sennò”. La scelta sarebbe ricaduta su Carmelo Provenzano perché “è un docente e non può dire niente nessuno”. Le cose sarebbero andate in maniera diversa. Oggi Provenzano, professore alla Kore di Enna, è finito sotto inchiesta. Sarebbe stato l’organizzatore di quella che gli stessi indagati definiscono la “laurea farsa” di Emanuele Caramma, altro figlio della Saguto.

Quante cose sa ancora Silvana Saguto sulla gestione dei beni confiscati e che è disposta a dimenticare se verrà salvata dai suoi colleghi?

Il vero imbarazzo adesso è di tutti i cittadini che vorrebbero tanto sapere cosa è successo a Palermo in tutti questi anni. La verità e solo la verità

I potenti giudici e i loro consulenti hanno difeso in ogni modo un “castello” dalle porte d’oro, usando la giustizia per zittire gli eventuali “spioni” o ” cacaminchia” che avevano il coraggio di denunciare le vergogne dell’Ufficio della Saguto?Ci piacerebbe molto saperlo.

 

Fonte: Repubblica ; Live sicilia

Il Circolaccio

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