Palermo: la Guardia di finanza ferma 13 persone per sbarchi illegali tra la Tunisia e la Sicilia

I PM  di Palermo fermano 13 persone. Sbarchi di clandestini e traffici di tabacchi. Paura per le intercettazioni.

Inquietanti le ipotesi investigative, Da queste rotte scoperte dagli inquirenti potrebbe passare ogni cosa

Con 4 ore di navigazione,  i potenti motoscafi facevano la spola tra le coste trapanesi e la Tunisia

“Speriamo che Dio sia con noi e ce la faccio”, diceva uno degli indagati. Una frase intercettata dalle microspie che ha messo in allarme la Procura di Palermo e i finanzieri del Nucleo di polizia economico-finanziaria. Di cosa parlava: del suo trasferimento in Francia oppure invocava l’aiuto del suo Dio per l’organizzazione di attentati terroristici?

Si tratta di uno dei passaggi più inquietanti del fermo di tredici persone eseguito dai pubblici ministeri, coordinati dal procuratore Francesco Lo Voi. Tunisini e marocchini che vivono fra Marsala, Mazara del Vallo e Palermo. Avrebbero organizzato i cosiddetti “sbarchi fantasma”. Gommoni velocissimi fanno la spola fra la Tunisia e le coste siciliane sfuggendo ai pattugliamenti. A bordo salgono solo coloro che possono permettersi di pagare cifre molto più elevate rispetto alle tradizionali tariffe. Si rischia meno, si paga di più. Una tratta sfruttata anche per importare illegalmente tabacchi nel’Isola, venduti da una rete di commercianti palermitani. Una donna è finita in manette.

L’indagine coordinata dal procuratore aggiunto Marzia Sabella e dai sostituti Federica La Chioma, Claudia Ferrari e Calogero Ferrara è la prosecuzione di una analoga attività investigativa che, a giugno scorso, coinvolse 19 persone per cui è stato già chiesto il rinvio a giudizio.

Per il viaggio si sborsano fino a cinque mila euro a persona. Una cifra che non si raccoglie facilmente. Ecco perché non si esclude che alcuni migranti abbiano dietro delle organizzazioni più complesse. Gli “sbarchi fantasma” assicurerebbero l’anonimato soprattutto chi arriverebbe in Europa con finalità terroristiche. Alcuni avrebbero cercato di sottrarsi alle ricerche delle autorità tunisine per precedenti penali o sospetti di connessioni con formazioni di natura terroristica di matrice jihadista.​

E si torna alla frase iniziale, ascoltata a bordo di un pullman con destinazione Palermo. “In una conversazione intercettata tra il promotore dell’organizzazione e uno dei sodali – scrivono i finanzieri – si è apprezzata l’intenzione di quest’ultimo di recarsi in Francia ove avrebbe compiuto azioni pericolose a seguito delle quali avrebbe potuto non fare ritorno, invitando pertanto l’interlocutore a pregare per lui”. Nel gruppo c’erano anche dei soggetti “con orientamenti tipici dell’islamismo radicale di natura jihadista, i quali palesavano atteggiamenti ostili alla cultura occidentale anche mediante propaganda attuata attraverso falsi profili attivati su piattaforme social”.

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