Quartiere Belvedere: la strana storia delle terre di “lu baruni”, delle discariche abusive e del comune di Castelvetrano

 
La zona del quartiere Belvedere di Castelvetrano è piena  di cave da dove, per molti anni,  si sono estratti i conci per edilizia.  Come accertato anche dai Vigili Urbani di Castelvetrano anni fa ,sotto la dirigenza di Marcello Caradonna, la  zona è stata usata per anni come discarica abusiva . In questo senso molto esaustivo  rimane un servizio realizzato anni fa dal blog “500firme”.
Nel video  messo in onda dal blog, si evince la presenza di vari tipi  di rifiuti alcuni dei quali difficilmente classificabili.  Di certo, vi è la  corposa presenza di rifiuti speciali pericolosi

Spesso  sono rimaste inascoltate le denunce del comitato di quartiere e di DON MELI. 

L’area del Belvedere di via Campobello, definita “terra di magaggiari” e poco utile per l’agricoltura , di proprietà del Barone Di Stefano  , conobbe diverse” destinazioni d’uso” durante il secolo scorso. 

A due passi fu realizzato l’aeroporto militare di Fontanelle.   Dal dopoguerra e fino agli anni 60, fu usata l’intera area come discarica comunale di Castelvetrano. Secondo alcune  testimonianze di gente anziana, in Via Campobello, andavano a finire tutti i rifiuti del paese. Allora, non c’erano le leggi attuali e quindi, nessuno controllava. Questa discarica  pare, non crescesse mai perché , oltre a realizzare con l’organico del concime, il sottosuolo era ricco di larghe caverne dove finiva molto materiale

Sfabbricidi contenenti amianto, batterie d’auto, eternit ed altro materiale inquinante. Alcuni rifiuti sono ricoperti di calce. 
La vicenda è vecchia e finisce anche in parlamento con l’interrogazione a firma Lannuti Giambrone”
Dunque, appare evidente che, a Castelvetrano, tutti  gli amministratori comunali sapessero  cosa ci fosse nel sottosuolo dei terreni del Barone. Nonostante l’evidente azione ambientale  devastante del territorio,con la presenza delle discariche, i “geni” del comune e dello Iacp di Trapani autorizzarono la costruzione delle case popolari e la nascita di un intero quartiere.
Già nel 1968 ,alcuni “amministratori furbi” fecero allocare in quell’area la barraccopoli che rimase attiva fino agli inizi degli anni 80. E proprio negli anni 80 comincia il bello della storia.
Si tolgono le baracche , ormai rovinate e si autorizzano costruzioni a iosa, con  licenze per case popolari  ed edilizia cooperativa e privata. Nel giro di oltre 10 anni nasce un nuovo quartiere:”Il Belvedere”. Da un lato le case popolari, dall’altro, le cooperative edili  e le case del ceto medio. Molti residenti erano forse ignari di cosa si potesse trovare sotto i loro piedi o a poche centinaia di metri. Ma la beffa non sta solo nel danno ambientale,  seppur evidentemente grave e ancora irrisolto. Qualcuno, si accorgerà , molti anni dopo e precisamente negli anni dell’amministrazione Errante che gli eredi di “lu baruni”, accampano pretese per danni nel corso dell’esproprio dei terreni da parte del comune di Castelvetrano.
L’Ente viene condannato a pagare oltre 3 milioni di Euro. 
Quindi,  riepilogando, il Barone Di Stefano che ha avuto come  curatore per anni, l’ex sindaco Beppe Bongiorno (almeno fino al 1993, quando viene eletto sindaco di Castelvetrano),  ha risolto il problema delle discariche abusive che si trovano nel sottosuolo trasferendo la questione al comune. Con varie strategie ha ceduto i terreni allo  stesso comune, per costruire le case popolari e non si sa di preciso con quale metodo  anche allo IACP. In più,  ottiene un ‘ampio risarcimento dalla stesso comune, per i terreni pieni di discariche del Belvedere.
Davvero geniale!
Alla faccia dei castelvetranesi che si ammalano di cancro e che pagano le tasse.
Ci pare evidente che diversi amministratori locali degli ultimi 20 anni dovrebbero spiegare all’opinione pubblica  e a qualche magistrato meno distratto cosa hanno fatto per evitare che tutto ciò accadesse.
Fonte: Blog Lannuti, 500 firme
Il Circolaccio
Salvo Serra

 

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