Povera Sicilia: cronaca di un disastro economico annunciato dove il lavoro è solo pubblico

Povertà e disoccupazione
La Sicilia in ginocchio e i politici pensano alle loro poltrone con qualsiasi metodo anche quello del giustizialismo inutile

La disoccupazione giovanile è al 57%

e la disoccupazione complessiva sfiora il 30 % dei lavoratori attivi. 

Il Ministro Minniti cerca lavoro per gli extracomunitari e si dimentica dei siciliani.

Anzi, probabilmente, ritiene che siamo quasi tutti mafiosi escluso i suoi amici e non meritiamo nulla

Oltre il 70 % dei laureati siciliani  lascia  L’Isola per mancanza di occupazione o per sfuggire al lavoro nero

Ma tutto questo non interessa a nessuno….

I dati dell’ultima indagine di Eurispes dipingono il quadro di una realtà dalle tinte fosche.

I DATI STATISTICI DIMOSTRANO LO SFASCIO CHE SI E’ ACCENTUATO ANCHE CON IL GOVERNO DI SINISTRA DEL POTENTE  CROCETTA

I dati parlano chiaro. In termini di Prodotto interno lordo pro capite la Sicilia si colloca in quartultima posizione nella graduatoria nazionale, con un valore pari a 17mila euro per abitante, in linea con il dato della macro-area del Mezzogiorno (17,6mila), ma ben distante dalla prima regione del Sud Italia, l’Abruzzo, che registra un valore di oltre 23mila euro, nonché dalla media nazionale di 26,5mila euro.

Gli indicatori di povertà, in particolare, disegnano un Paese in cui sono ancora presenti delle profonde sacche di criticità, di cui il Meridione vanta il triste primato: nel 2015, infatti, su un milione e 470mila famiglie in stato di povertà assoluta nel Paese, ben il 47,9%, ovvero 704mila famiglie, appartengono al Sud Italia, per un totale di quasi 2 milioni di individui, laddove al Nord e al Centro le percentuali si fermano al 35% e al 17,1%.

Una conferma proviene dagli ultimi due bilanci di Inps Sicilia: l’Isola ha il più alto indice di povertà del Paese, pari al 48% nel 2015, e quasi al 52% nel 2016, e, dunque, una persona su due vive sotto la soglia di povertà assoluta, è in forte deprivazione o a grave rischio di esclusione sociale.

Poco incoraggiante appare anche la situazione generale delle Università siciliane. Stando ai dati del rapporto Res 2015, sono quasi un terzo gli studenti e cinquantamila i laureati che abbandonano le Università siciliane in favore degli atenei del Centro e del Nord Italia: un vero e proprio esodo. Le ragioni sono le poche borse di studio, i servizi scarsi, la burocrazia lenta. In tre anni (2012-2015) le immatricolazioni sono calate del 20%. Anche chi rimane in Sicilia per i primi tre anni di Università spesso va poi a specializzarsi altrove. Cresce anche il numero dei laureati specializzati che emigrano, raggiungendo la percentuale del 26%.

Il Circolaccio

Cecco Angiolieri

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