Minniti, Bindi e la commissione antimafia: tra politica e ricerca della verità

Può una commissione fatta da politici avere poteri d’inchiesta  giudiziaria?

Esiste un    possibile rischio di conflitto d’interessi?
In un intervista rilasciata all’Espresso tempo fa, Rosy Bindi  in un incontro elettorale , l’attuale presidente della Commissione Antimafia ammetteva di “non conoscere il problema della criminalità organizzata. Ma il Pd ha comunque deciso di darle la poltrona

Quella dell’Antimafia è stata l’ultima commissione parlamentare ad essere stata formata in questa legislatura, dopo tanti litigi e divisioni di poltrone fra senatori e deputati. E proprio in questa bicamerale che ha poteri d’inchiesta, che ha importanza vitale per la democrazia del Paese, perché deve analizzare la politica al suo interno e sviscerarne le collusioni con le mafie, è arrivato il segnale più sgradevole che la stessa politica poteva dare.

Un segnale non solo per tutti gli italiani – ormai pochi – che credono ancora nella bontà di chi fa politica, ma soprattutto per i collusi e per i mafiosi che si infiltrano nei consigli comunali, in quelli regionali e pure in Parlamento. Il segnale di quanto ai partiti interessi poco il vero ruolo e le importanti funzioni di questa Commissione.

Rosy Bindi annuncia che al termine dell’attuale legislatura lascerà la politica dopo 28  anni

Nel 1989 Rosy Bindi inizia la sua carriera politica iscrivendosi alla Democrazia Cristiana: in quell’anno si candida alle elezioni europee con lo Scudo Crociato nella circoscrizione Nord-Est ottenendo 211.000 preferenze e venendo eletta. A Strasburgo ricopre l’incarico di vicepresidente della Commissione cooperazione e sviluppo e, successivamente, di presidente della Commissione petizioni e diritti dei cittadini

Dopo la fine della DC, aderisce al Partito Popolare Italiano del quale è segretario di partito nel Veneto con cui diviene deputato nazionale nel 1994 ed è favorevole alla nascita della coalizione di centro-sinistra, denominata L’Ulivo, che ha come leader Romano Prodi.

E’ sempre stata vicina a Romano Prodi, senza mai aderire, però, alla corrente di minoranza di Arturo Parisi. In occasione dell’assemblea nazionale del partito in cui si doveva decidere l’adesione alla lista unitaria de L’Ulivo per le politiche 2006, Bindi aderì al gruppo di Pierluigi Castagnetti . Nel PD è sempre stata vicina a Bersani ma non ha lasciato il partito 

. L’annuncio è avvenuto nel corso di un’intervista rilasciata a Il Fatto Quotidiano e in cui l’esponente del Partito Democratico ha affermato: “Ho lavorato in questo Palazzo per ventitré anni, e prima ancora altri cinque a Strasburgo. La passione mi ha tenuta viva e integra. Fare politica non è un mestiere, ed è impossibile servirla senza quel fuoco che arde. Finita questa legislatura lascerò il campo“.

Oltre ad aver annunciato il suo ritiro dalla politica, la Bindi ha fatto anche alcune interessanti dichiarazioni sul Pd. Proprio sul Partito Democratico Rosy Bindi ha dichiarato: “Ho lasciato una casa incompiuta e ora la ritrovo un po’ diroccata. Il Pd come si è visto non funziona se si trasforma in un carro al seguito dell’uomo solo al comando. Non era nato per stare tutto il tempo ad applaudire il leader ma per essere la sintesi di diverse culture: socialista, cattolica, ambientalista, liberale. Se riprende quella strada, forse avrà vita“.

 

Minniti inizia con il PCI

Politicamente molto vicino a Massimo D’Alema, Minniti matura in Calabria la maggior parte della sua formazione politica dove nel 1992 diventa segretario del PDS

  Dal 1986 al 1988 fece parte della Commissione problemi del lavoro e dell’economia nella direzione del PCI, che lasciò per diventare segretario di federazione di Reggio Calabria.

l 1º dicembre 2009 diede vita a Roma alla fondazione ICSA (Intelligence Culture and Strategic Analysis), un centro di analisi ed elaborazione culturale che intende trattare in modo innovativo i temi della sicurezza, della difesa e dell’intelligence[3]. Minniti ne era il presidente mentre il senatore Francesco Cossiga era il presidente onorario.

Il 4 agosto 2012 venne nominato, dal segretario nazionale del PD Pier Luigi Bersani responsabile del partito per la verifica dell’attuazione del programma del Governo Monti[4].

 

Fonte : L’Espresso e Leonardo e Wikipedia

Il Circolaccio

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