Crocetta nella parte del maldestro giocatore di tressette. Dove la “sulità è santità”

 Crocetta , Renzi, il Pd siciliano…

Il tressette, il gioco più siciliano di tutti, e forse anche uno dei migliori a carte. Il tressette possiede un mirabile equilibrio fra la sorte, l’imprevedibilità, l’abilità, l’audacia e la saggezza. E’ più interessante della canasta, burraco e ramino messi insieme, meno stressante del poker, più leale delle “tre carte”.

Pretende concentrazione, ma lasciando ai giocatori la libertà di decidere il proprio destino. Diverte ed appassiona, abitua alla lealtà, e non realizza mai fronti stabilmente avversi, perché ogni partita fa storia a sé, e il compagno diventa avversario volta per volta.

Il culmine del tressette è la decisione, da parte di uno dei giocatori, di fare da solo (è preferibile giocarlo con tre giocatori). Prima di assumerla il giocatore deve fare un rapido calcolo e valutare la probabilità di competere con le carte che ha in mano. Sa di potere contare sull’aiuto che gli può e arrivare dal cosiddetto “monte”, le quattro carte che spettano a chi sceglie, appunto, la solitudine.

Chi “ci va solo” può sostituire altrettante carte con quelle che arrivano, ma la sostituzione deve avvenire prima di conoscere “il monte”.

Bene, a quel punto, la partita comincia, fra gli avversari del solista si dialoga con lo scarto, e si comunicano punti deboli e punti di forza. Lo scarto giusto mira a far sapere al “socio” le sue potenzialità.

Sembra facile, ma non lo è affatto.

Per questa ragione, ma anche per darsi un po’ di arie – il tressette non ammette smargiassate, contrariamente ad altri giochi con carte siciliane – il solista pronuncia la fatidica espressione: “sulità è santità”.

Il Presidente della Regione Rosario Crocetta, di origine gelese, una delle patrie del tressette, ha recentemente raccontato che la sua scelta di andarci da solo alle regionali sarebbe stata in qualche modo ispirata dalla madre, che era solita ricordargli quel “sulità è santità”.

E’ una dolce bugia, le mamme non giocano a tressette. Non ho mai visto una donna dedicarsi a questo gioco. Mai. Ma questo è l’aspetto meno rilevante dell’esternazione del governatore.

La politica evoca impropriamente gli scacchi, d invece se c’è una partita che essa gioca in continuazione è il tressette, dove appunto la buona sorte, l’astuzia, il pragmatismo, il bluf, tutto quanto insomma, stanno in equilibrio. Precario, ma equilibrio.

Crocetta non sembra un giocatore promettente di tressette. Non lo fa, ma dovrebbe chiedersi se andandoci solo può aspettarsi buone carte dal “monte”, cioè dall’esterno, da quell’elettorato che nel 2012, in libera uscita, divise i suoi voti di protesta fra grillini e Megafono, il suo Movimento, facendo un regalo insperato al centrosinistra.

Ci sta anche il bluff, ci sta l’invocazione della “santità”, attribuita alla saggia mamma, ma la realtà è un’altra cosa. Il governatore sa bene di non poter vincere la partita. Se fosse il tressette la sua partita, non oserebbe nemmeno pensare di scegliere la “sulità” A meno che non punti, naturalmente, alla santità. Assai improbabile da raggiungere per chiunque, figuriamoci per chi…
Fonte Sicilia Informazioni

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