Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani esprime preoccupazione per ilclima di crescente tensione che attraversa numerosi istituti scolastici italiani, da Torino a Roma, daNapoli a Bologna, dove le occupazioni studentesche, alimentate anche dall’eco delle proteste francesi,riportano alla luce criticità strutturali e organizzative che il sistema dell’istruzione non può continuaread affrontare soltanto in condizioni di emergenza. La diffusione delle contestazioni impone unariflessione sulla capacità delle istituzioni di garantire ambienti adeguati all’apprendimento emantenere un rapporto credibile con le nuove generazioni. Le difficoltà denunciate meritano verifichee risposte concrete, ma non possono giustificare iniziative che compromettono la continuità didattica.Il CNDDU ritiene necessario distinguere la legittimità del dissenso dalle modalità attraverso le qualiviene manifestato. Le occupazioni, soprattutto quando impediscono il regolare svolgimento dellelezioni, incidono sul percorso formativo dell’intera comunità scolastica, compresi gli studenti che noncondividono le iniziative intraprese. La partecipazione assume un autentico significato educativoquando si accompagna alla consapevolezza delle conseguenze delle proprie decisioni, alladisponibilità al confronto e al rispetto delle regole che disciplinano la vita scolastica.Al tempo stesso, sarebbe riduttivo interpretare le proteste come una semplice manifestazione diinsofferenza verso l’autorità. Le segnalazioni riguardanti infiltrazioni, impianti inefficienti, spaziinutilizzabili e interventi di manutenzione incompleti richiamano responsabilità amministrative chedevono essere esercitate indipendentemente dalla pressione esercitata dagli studenti. La sicurezza e lafunzionalità degli edifici costituiscono condizioni essenziali per la qualità dell’insegnamento. Quandoproblematiche conosciute si protraggono senza una programmazione trasparente degli interventi,viene compromessa anche la fiducia nell’efficacia dell’azione pubblica.La ricorrenza di mobilitazioni su questioni già emerse in passato evidenzia inoltre i limiti deglistrumenti di interlocuzione presenti nelle scuole. Gli organismi di rappresentanza studentesca previstidall’ordinamento devono costituire sedi effettive di confronto, nelle quali le richieste possano essereesaminate attraverso elementi verificabili e ricevere risposte motivate. Sul piano pedagogico, ciòsignifica accompagnare gli studenti nella comprensione delle competenze amministrative, dei vincolidecisionali e della sostenibilità delle proposte, evitando che il dissenso si esaurisca nella ricerca divisibilità.Le rivendicazioni relative alla destinazione delle risorse pubbliche, con particolare riferimento alrapporto tra investimenti nell’istruzione e spesa militare, richiedono un’analisi che superi lacontrapposizione degli slogan. Le scelte finanziarie rispondono a competenze, procedure e obblighidifferenti e devono essere valutate attraverso informazioni attendibili. La scuola ha il compito disviluppare negli studenti gli strumenti necessari per comprendere tali processi, distinguendo levalutazioni politiche dalle possibilità effettive di intervento. La formazione del pensiero critico noncoincide con l’adesione a una rivendicazione, ma con la capacità di sostenerla medianteargomentazioni fondate.Anche le contestazioni riguardanti l’organizzazione delle classi e la presenza degli alunni concittadinanza non italiana richiedono valutazioni rigorose, riferite alle condizioni effettive degli istituti.Le esigenze connesse all’inserimento scolastico, alla distribuzione degli studenti e alla disponibilità dirisorse professionali devono essere affrontate attraverso soluzioni didattiche e organizzativeadeguate, evitando semplificazioni ideologiche che non contribuiscono a migliorare la qualitàdell’apprendimento.Il richiamo alle mobilitazioni francesi evidenzia inoltre la rapidità con cui linguaggi e modalità dicontestazione si diffondono tra giovani appartenenti a contesti nazionali differenti. Tale fenomeno
2richiama una precisa responsabilità educativa: favorire la comprensione delle specificità dei sistemiscolastici e delle condizioni che determinano le proteste, affinché la circolazione delle esperienze nonsi traduca nella riproduzione acritica di iniziative sviluppatesi in realtà istituzionali diverse.In questo scenario, la funzione docente assume particolare rilevanza. La gestione del dissenso non puòessere affidata esclusivamente a provvedimenti disciplinari, né risolversi in una disponibilitàindiscriminata ad assecondare le richieste degli studenti. L’azione educativa richiede autorevolezza,equilibrio e capacità di orientare il confronto verso contenuti documentati, chiarendo il rapporto tralibertà di espressione, responsabilità individuale e rispetto delle attività formative. La scuola devesaper affrontare il conflitto senza rinunciare alla propria funzione regolativa.Alla luce di tali considerazioni, il Coordinamento rivolge un invito al Ministro dell’Istruzione e delMerito, Giuseppe Valditara, affinché promuova un’interlocuzione istituzionale con le rappresentanzestudentesche e con le comunità scolastiche coinvolte, finalizzata a verificare le criticità segnalate e aindividuare interventi coerenti con le competenze delle amministrazioni interessate. Il Ministerodovrebbe inoltre valutare il rafforzamento dei canali ordinari di partecipazione, affinché gli studentipossano ottenere riscontri puntuali senza ricorrere a iniziative che interrompono le attività didattiche.Un simile percorso non rappresenterebbe una concessione alle occupazioni, ma l’esercizio di unaresponsabilità istituzionale che deve trovare continuità anche al di fuori delle situazioni di conflitto.Le mobilitazioni di questi giorni non dovrebbero concludersi con il semplice ripristino della regolaritàdelle lezioni, lasciando irrisolte le problematiche che le hanno alimentate. Sarebbe tuttaviapedagogicamente discutibile considerare l’interruzione delle attività scolastiche una modalitàordinaria di partecipazione, poiché ciò indebolirebbe il valore degli strumenti rappresentativi e ilprincipio di responsabilità che deve accompagnare ogni iniziativa collettiva.Il CNDDU ritiene che la questione centrale riguardi la capacità del sistema educativo di affrontare leproprie difficoltà prima che queste si trasformino in occasioni di conflitto. Una scuola nella quale sianecessario interrompere le lezioni per richiamare l’attenzione su problemi già conosciuti manifestauna difficoltà di interlocuzione; una scuola che rinunci a tutelare la continuità didattica per evitare ilconfronto con il dissenso evidenzia un’altrettanto significativa debolezza educativa.Occorrono pertanto responsabilità amministrativa, chiarezza nelle decisioni e una concezione dellapartecipazione che non confonda l’ascolto con l’accondiscendenza. Il Ministero, le istituzioniscolastiche e le rappresentanze studentesche sono chiamati a contribuire al miglioramento del sistemaeducativo attraverso comportamenti coerenti e impegni verificabili. L’autorevolezza della scuola sicostruisce sulla capacità di affrontare i problemi con tempestività, garantire la regolaritàdell’insegnamento e attribuire al confronto una funzione realmente formativa.Prof. Romano PesaventoPresidente CNDDU

