Castelvetrano: la relazione del prefetto Priolo, lo scioglimento del comune, le relazioni dei commissari, le accuse alla città, la massoneria e gli articoli di mafia e quelle inchieste che tutti si attendevano sui nomi scritti nelle relazioni e mai arrivate
Dal Fatto: Mafia, sciolto il comune di Castelvetrano paese del superlatitante Matteo Messina Denaro
“È una scelta positiva, di affermazione della legalità che aiuta a fronteggiare una situazione gravemente compromessa”, disse il presidente della Commissione Antimafia, Rosy Bindi. “Da tempo la nostra Commissione aveva acceso un faro sulla situazione nella cittadina trapanese, terra di Matteo Messina Denaro, e sui rapporti tra mafia e massoneria“, aggiunse Bindi. “
Castelvetrano, fu definito dalla grande stampa “Comune Dom”: a Denominazione di origine massonica. A questo si aggiungeva il notevole sospetto delle infiltrazioni mafiose. Nel 2019 l’operazione Artemisia mise in evidenza addirittura la presenza di una super loggia segreta. Negli atti delle indagini esce poco, anzi pochissimo relativamente al comune. Anche perche, l’ex deputato Lo Sciuto con i suoi, arriva in maggioranza a Palazzo Pignatelli solo nel 2015. In un anno cosa avrà combinato? Fino a quella data era stato messo ai margini da chi gridava, ottenendo consenso: “giù le mani dal comune” ,frase storica ripetuta da una parte vincente,nel 2001, 2007 e poi nel 2012. Gli ambiti più piccanti delle accuse rivolte al gruppo vicino a Lo Sciuto, sono nel settore sanitario, delle invalidità e delle raccomandazioni in enti o istituti similari. Poi la vicenda dello loggia segreta. Nelle carte si parla di qualche contatto con parenti del boss , ma non di complicità o collegamenti comunali. I giudici dovranno dare sentenza ma non per reati di mafia. Non si parla nelle carte dei magistrati di associazione mafiosa o concorso esterno e neanche di danni economici verso il comune. E allora chi ha aiutato la mafia di Messina Denaro dentro il comune? Chi ha approvato dal 2007 in poi , i bilanci del comune, generando un debito fino al 2016 di oltre 30 milioni di euro? Nessuno ha commesso reati? In considerazione del silenzio calato dal punto di vista giudiziario sembra che non ci siano stati colpevoli. Tutto fila liscio? Anche verso chi ha gestito l’acquedotto comunale per anni portandosi pure l’archivio generando problemi indescrivibili ai cittadini. O capire magari chi prendeva appalti senza gara perchè era amico di qualche sindaco? O capire chi rilasciava licenze a Grigoli e altri imprenditori finiti sotto condanna? Tutto nella norma? Eppure quei giorni del 2017 non si possono dimenticare. Castelvetrano è stata considerata la peggiore città d’Italia. La città degli abusivi di Triscina, di quelli che non pagano le tasse e tanto altro ancora. Sembra quasi che ci sia voglia di insabbiare tutto. SArebbe un grave erroreRicordiamo alcune parti giornalistiche
La relazione del prefetto di Trapani sullo scioglimento per mafia, la massoneria , gli articoli
Da alcune fonti
Trapani, 24 maggio 2017.
Il prefetto Giuseppe Priolo scrive al ministro dell’Interno ,una relazione di ben 31 pagine (protocollo n.141/u/Oes/2017) sulla situazione del Comune di Castelvetrano che il 6 giugno verrà sciolto dalla presidenza del consiglio dei ministri per infiltrazioni mafiose.
Orbene, nella seconda pagina delle 31, si legge l’analisi svolta dalle Forze di polizia dopo le dimissioni nel marzo 2016 di 28 consiglieri su 30 e il conseguente commissariamento del consiglio comunale con la nomina, il 24 marzo, da parte della Regione Sicilia, di Francesco Messineo, ex capo della Procura di Palermo. L’analisi diventa parte integrante della relazione prefettizia in relazione al rapporto che passa tra la politica di Castelvetrano – paese natale del boss Matteo Messina Denaro, che regna in lungo e in largo nella provincia e ben oltre – e la massoneria.
Scorriamo cosa scrisse il prefetto Priolo a seguito degli accertamenti delle Forze di Polizia.
«…venne in luce la elevata presenza di iscritti alla massoneria tra gli assessori (quattro su cinque), tra i consiglieri comunali (sette su trenta) e tra i dirigenti e i dipendenti comunali – si legge nella relazione – in un ambito territoriale, quello di Castelvetrano, nel quale veniva segnalata la presenza di ben sei logge massoniche sulle sedici operanti nell’intera provincia».
Potremmo definirlo Comune Dom, a Denominazione di origine massonica.
Ma vediamo come proseguiva la relazione prefettizia.
«…L’intreccio di interessi tra mafia e massoneria in Sicilia è stato oggetto di numerose inchieste giudiziarie sin dagli anni Ottanta – si legge nella relazione – e di altrettanto vasta storiografia e inchieste giornalistiche; in questa sede non è sicuramente valutabile, se non in termini di supposizioni, ovvero di ragionevoli “presunzioni”, la possibile comunanza di interessi tra organizzazioni (quella massonica e quella mafiosa) che fanno, o facevano, della segretezza, una regola rigida ed inderogabile.
Dunque, il Prefetto, fa riferimento a degli articoli ma quali articoli?
Significative appaiono, al riguardo, le dichiarazioni rese nell’occasione. Dal Gran Maestro Venerabile (qualifica, quest’ultima, aggiunta motu proprio dal prefetto, ndr) Stefano Bisi sul sito ufficiale del Goi in replica al clamore suscitato dalla pubblicazione degli elenchi degli iscritti (cosa in vero mai avvenuta né mai minimamente pensata da alcuno, ndr) il quale, nel rappresentare che essere massoni non costituisce reato ma è consentito dalla Costituzione italiana, “che il Grande Oriente d’Italia è sempre stato contrario, per idealità e valori, alla mafia, che anzi ha sempre combattuto e avversato”.
All’epoca gli elenchi vennero acquisiti dalla locale questura (in vero fu una raccolta parziale come ho documentato nei mesi scorsi su questo umile e umido blog e dunque rimando ai link di riferimento a fondo pagina, ndr) tramite le stesse logge di cui si aveva notizia ma proprio il Grande oriente d’Italia (Goi), ovvero l’organizzazione di maggior rilievo , della quale è maestro venerabile il predetto, ritenne di non fornire gli elenchi degli iscritti, riscontrando negativamente anche l’espressa richiesta formulata dalla commissione nazionale antimafia, che si occupò attentamente della questione relativa alla presenza della massoneria nell’apparato politico e burocratico del Comune di Castelvetrano, nel corso delle audizioni, in data 19 e 20 luglio, presso questa prefettura.
A conclusione dell’attività dedicata alle vicende di Castelvetrano, il presidente Bindi manifestò forte preoccupazione per il contesto territoriale, evidenziando che “Trapani è una realtà fondamentale per Cosa nostra, non solo per la presenza del latitante, ma per il sistema che lo protegge e ne viene condizionato” e che “la mafia è parte costitutiva della provincia, capace di infiltrarsi nei settori economici importanti e di fare affari”».
Rino Giacalone scrisse così, su Libera Informazione e nessuno lo contestò. Era il 19 giugno del 2017
In questo clima è stato presentato agli occhi della cittadinanza come un delatore chi invece a rischio della incolumità, sua e della famiglia, ha deciso di sfidare mafia e mafiosi, come è toccato al consigliere Pasquale Calamia. Politica, mafia e massoneria. Intreccio criminale, Castelvetrano per gli ispettori è stata anche questo, 4 su 5 assessori sono massoni, anche sette su 30 consiglieri. A scorrere le pagine della relazione che ha portato allo scioglimento antimafia, si ha l’impressione di leggere le cronache che nel tempo sono state altresì raccontate ai lettori anche da Libera Informazione. L’antimafia recitata che certi politici individuavano, di proposito, per criticare scelte e posizioni, si trova invece proprio nei comporta menti di costoro, che una vera presa di distanza dal fenomeno mafioso “non l’hanno mai assunta” pure dinanzi a fatti clamorosi come quello che ha coinvolto l’ex consigliere comunale Giambalvo, a sua volta imparentato con mafiosi. Eclatante fu nel giorno della sua assoluzione la dichiarazione del vice sindaco Giuseppe Rizzo, lesto ad attaccare frontalmente l’azione giudiziaria senza mai essere smentito dal sindaco Errante, incappato però in una indagine antimafia, scoperto ad avere chiesto sostegno elettorale, attraverso Lorenzo Cimarosa, cugino di Messina Denaro, poi pentito e scomparso pochi mesi addietro, a persone parecchio chiacchierate, in odor di mafia e con altri gradi ricoperti nella massoneria. Come l’imprenditore Adamo.La relazione degli ispettori è finita sul tavolo del ministro dell’Interno Marco Minniti che ha ottenuto il consenso del Governo per sciogliere il comune. Ma si trova anche sui tavoli di un paio di pubblici ministeri, inviata alle Procure di Palermo e di Marsala.
La relazione è molto lunga a questo punto si dovrebbe pubblicare e farla conoscere a tutti