Il SIN Sulcis Iglesiente Guspinese protagonista della terza tappa
della II edizione della campagna nazionale promossa da ACLI, AGESCI, ARCI, Azione Cattolica Italiana, Legambiente e Libera per chiedere giustizia ambientale e sociale
della II edizione della campagna nazionale promossa da ACLI, AGESCI, ARCI, Azione Cattolica Italiana, Legambiente e Libera per chiedere giustizia ambientale e sociale
A Cagliari, al grido “Ecogiustizia subito”, le associazioni hanno organizzato un flashmob nei pressi della sede del Consiglio regionale
In programma, alle ore 13:00, una visita a Campo Pisano e valle del Rio San Giorgio, a seguire, alle 17:00, il Centro giovanile Santa Barbara di piazza Gorizia accoglierà le associazioni che in quella sede terranno un’assemblea pubblica con l’obiettivo di discutere e sottoscrivere le proposte contenute nel “Patto di Comunità”
“Nel SIN Sulcis Iglesiente Guspinese le bonifiche devono diventare il motore della rinascita economica e sociale del territorio: applicando con rigore il principio ‘chi inquina paga’, utilizzando integralmente le risorse disponibili e
accelerando gli interventi nei siti più critici. Servono trasparenza, controllo continuo su ambiente e salute, protagonismo delle comunità e valorizzazione del patrimonio storico e minerario. Solo così la transizione ecologica si tradurrà in sviluppo sostenibile, lavoro e giustizia ambientale”
Oltre 500 chilometri quadrati di miniere dismesse, agglomerati e impianti industriali dei settori metallurgico e petrolchimico compongono il SIN Sulcis Iglesiente Guspinese, un’area che, a distanza di oltre 30 anni dal riconoscimento come area contaminata e 24 dall’identificazione del SIN, continua a essere segnata da inquinamento, ritardi e promesse disattese. Dalla perimetrazione del 2003, meno dell’1% della falda e delle aree a terra è stato effettivamente bonificato; inoltre, meno del 5% delle superfici terrestri e meno del 7% della falda dispongono di un progetto di bonifica approvato. Nel frattempo, il territorio – che comprende quattro comuni dell’area metropolitana di Cagliari e 21 del Sud Sardegna – continua a pagare il prezzo della deindustrializzazione, con pesanti ricadute sull’occupazione, sul futuro delle giovani generazioni e anche sull’equilibrio demografico del territorio, segnato da un progressivo calo della popolazione.
In questo contesto di evidente ingiustizia ambientale e sociale si inserisce l’iniziativa promossa da ACLI, AGESCI, ARCI, Azione Cattolica Italiana, Legambiente e Libera, organizzata nell’ambito della terza tappa della seconda edizione della campagna “Ecogiustizia Subito – In nome del popolo inquinato”, che attraversa i luoghi simbolo di un’Italia segnata da inquinamento e disuguaglianze ambientali e sociali.
L’iniziativa: Questa mattina, a Cagliari, davanti alla sede del Consiglio regionale, le associazioni promotrici hanno chiesto a gran voce “Ecogiustizia Subito” per i territori ricadenti nel SIN sardo, organizzando un flashmob ideato intorno ai temi dell’attesa e del tempo – entrambi simboli del lunghissimo percorso di bonifica del SIN. I partecipanti si sono disposti in una lunga fila per evocare i troppi anni trascorsi con pochi risultati concreti, mentre uno striscione recante la scritta “Qui in attesa di Ecogiustizia” ha reso ancora più visibile lo stato di stallo.
All’azione simbolica seguirà, alle ore 13, una visita a Campo Pisano e alla valle del Rio San Giorgio, per sostenere il progetto del comune di Iglesias finalizzato al risanamento dell’area con le risorse del Just Transition Fund, che saranno destinate alla rimozione di circa un milione di metri cubi di rifiuti dell’attività estrattiva. La giornata proseguirà con l’assemblea pubblica delle ore 17, organizzata presso il Centro Giovanile Santa Barbara di Iglesias. L’incontro si concluderà con la firma del “Patto di Comunità”, attraverso il quale le associazioni promotrici propongono interventi immediati lungo tre direttrici – sollecitare, monitorare e promuovere – con l’intento di garantire un futuro concreto e sostenibile all’area.
Le proposte delle associazioni: 1) Partire dalle bonifiche per il rilancio economico, sociale e occupazionale del territorio, applicando in modo rigoroso il principio “chi inquina paga” e utilizzando integralmente le risorse stanziate. Le bonifiche devono diventare il motore di una reale riconversione dell’area, orientata alla sostenibilità e all’innovazione, prevedendo la destinazione delle aree risanate ad attività sociali, culturali, formative e imprenditoriali ad alto valore ambientale. In questo percorso è fondamentale la collaborazione con il Terzo Settore, affinché il risanamento ambientale si traduca in opportunità concrete di inclusione, coesione sociale e sviluppo sostenibile; 2) Accelerare le bonifiche e la messa in sicurezza di suoli e falde nei siti più critici, quali l’area industriale di Portovesme, l’area di Macchiareddu e la discarica nell’ex miniera di Genna Luas; nonché avviare i progetti di bonifica già approvati nei territori di Iglesias, Domusnovas e Montevecchio Ponente, e procedere con la rapida approvazione dei progetti relativi ai siti di San Giovanni Suergiu e Villamassargia; 3) Garantire un controllo continuo e integrato su ambiente e salute, assicurando la piena trasparenza nell’utilizzo delle risorse pubbliche, anche attraverso l’attivazione di una campagna di comunicazione che renda tangibile il percorso di riqualificazione ambientale e sostenga il protagonismo delle comunità nell’affermazione del diritto all’ecogiustizia. Vanno inoltre rafforzati gli strumenti di monitoraggio civico, rendendo pubblici e accessibili i dati ambientali e sanitari, e dando continuità ai progetti di coinvolgimento dei cittadini nella raccolta e interpretazione dei dati, nella condivisione delle conoscenze e nella valutazione del rischio; 4) Recuperare e valorizzare il patrimonio storico, minerario e ambientale del territorio, rafforzando il ruolo del Parco Geominerario Storico Ambientale della Sardegna come infrastruttura culturale e strategica per lo sviluppo sostenibile, e inoltre, sostenere processi di rigenerazione territoriale fondati su memoria, identità e coesione sociale, affinché la transizione ecologica non sia solo un cambiamento produttivo, ma un progetto condiviso di futuro. 5) Un Green industrial Deal per politiche industriali ispirate a una visione complessiva di sviluppo sostenibile del territorio. Bisogna cambiare paradigma guardando alla sostenibilità come motore imprescindibile di sviluppo, promuovere la realizzazione di impianti di produzione energetica rinnovabile e lo sviluppo delle filiere ad esse collegate, attraverso processi tecnologici e innovativi, per il rilancio dell’occupazione nell’ottica della giusta transizione ecologica.
“Le bonifiche – dichiarano le associazioni – non sono semplici interventi tecnici, ma processi di ricostruzione democratica dei territori. L’ecogiustizia si realizza solo quando le comunità coinvolte diventano protagoniste nelle scelte, nel controllo degli interventi e nella definizione del futuro dei siti risanati. Partecipazione informata, trasparenza e responsabilità sono condizioni essenziali. Sia questa la modalità, a partire dall’attuazione del Piano di bonifica, messa in sicurezza e mitigazione del rischio ambientale dell’area mineraria dismessa di Montevecchio Ponente, annunciato da poco dalla Regione Sardegna. Non basta riparare i danni del passato né limitarsi a interventi parziali: per dare concretezza alla giusta transizione occorre una visione di sviluppo sostenibile che unisca risanamento ambientale e innovazione tecnologica. Serve un vero cambio di paradigma, che faccia della sostenibilità il motore dello sviluppo, promuova energia rinnovabile accessibile e processi produttivi moderni e compatibili con l’ambiente. Solo così potremo garantire crescita, lavoro e tutela della salute, senza chiedere ancora al territorio e alle comunità il prezzo già pagato in passato”.
La storia del SIN Sulcis Iglesiente Guspinese tra inquinamento, attesa e promesse mancate: L’inquinamento, eredità delle attività estrattive e industriali passate ma anche conseguenza di criticità ancora presenti, interessa le aree minerarie dismesse, l’agglomerato metallurgico di Portovesme, le aree industriali di Macchiareddu il polo petrolchimico di Sarroch e le aree industriali di San Gavino Monreale e Villacidro. Della contaminazione da metalli pesanti, idrocarburi e composti organici clorurati di suoli e acque non ne risente solo l’ambiente ma anche la salute delle persone che vivono quei territori. Secondo il Rapporto SENTIERI dell’ISS, infatti, il principale impatto riguarda l’apparato respiratorio, coerente con le pressioni ambientali presenti. L’attesa riguarda le bonifiche, ferme da anni. Dal 2012 le competenze sono passate dal Commissario Delegato al ministero dell’Ambiente. L’accordo di programma del 2013 e il protocollo d’intesa di ottobre 2025 hanno stanziato ciascuno decine di milioni di euro. A queste risorse si aggiungono quelle del Just Transition Fund, che destina al Sulcis centinaia di milioni di euro. Le opere necessarie sono imponenti e richiedono tempi autorizzativi lunghi, mentre la tempistica è stringente: per la maggior parte dei progetti del Just Transition Fund, almeno il 70% delle risorse stanziate deve essere impegnato o speso entro fine 2026, altrimenti i fondi rischiano di essere disimpegnati.
Le promesse mancate si riflettono nei fatti concreti. Il processo ai vertici di Eurallumina si è concluso nel 2023 con l’assoluzione e il dissequestro del bacino dei fanghi rossi. Resta irrisolta la contaminazione causata da 30 milioni di tonnellate di residui industriali, con valori nelle falde di cadmio, manganese e mercurio a livelli migliaia di volte superiori ai limiti di legge. A Portoscuso, altra area inquinata, nel 2014 è stato necessario vietare la vendita di prodotti ortofrutticoli coltivati localmente. Anche a Macchiareddu, dopo la sentenza di patteggiamento dei dirigenti della Fluorsid, le bonifiche di diverse aree contaminate non sono ancora iniziate. L’azienda sostiene di aver fatto gli interventi previsti in quelle di sua competenza e su tutta la vicenda la procura di Cagliari ha avviato, nel 2025, una nuova indagine.
Prossime tappe: Dopo le prime tre tappe a Piombino (Toscana) il 26 novembre, il 21 gennaio in Basilicata e quella odierna in Sardegna, la II edizione di “Ecogiustizia subito, in nome del popolo inquinato” prosegue il suo viaggio per affermare la giustizia ambientale nei SIN, chiedendo bonifiche con tempi certi, l’applicazione del principio di “chi inquina paga”, il diritto alla salute e una transizione ecologica a tutela dello sviluppo dei territori. Le prossime tappe: in Umbria (Terni-Papignano) l’11 marzo, nel Lazio (bacino del fiume Sacco) il 15 aprile e in Friuli-Venezia Giulia (Caffaro di Torviscosa) il 14 maggio.
Legambiente Sardegna


