La morte di Borsellino e le oscure manovre per depistare. La pesante requisitoria di Caltanissetta

 

Borsellino, requisitoria Pm: “Il più grande depistaggio della storia nasce a Pianosa”

Depistaggio Borsellino, l’atto d’accusa dei pm: “Alcuni poliziotti hanno mentito in aula”

Quanto tempo perso. Chi ha lavorato per portare le indagini su falsi autori? E Matteo Messina Denaro, cosa sa sul caso Scarantino?  Quali manine hanno ancora interesse a buttare fumo sulla verità? Quali magistrati hanno chiuso gli occhi?

 

(ANSA)  – “Mi scuso in anticipo con le parti civili di questo processo perché la requisitoria che mi accingo a fare certamente non sarà adeguata a quella che sarebbe dovuta essere la conclusione di un processo di questa portata” Cosi ha iniziato il suo intervento il Pm Luciani al processo sulle vergognose attività di depistaggio sulla morte di Borsellino e degli uomini della sua scorta.”Non sto qui certamente a sottolineare, – ha affermato il PM -benché certamente parliamo di imputazioni precise nei confronti di soggetti ben determinati, le implicazioni ulteriori che ha questo processo. Certamente meritava una discussione diversa da parte del pubblico ministero”.

E’ iniziata così la requisitoria del pm Stefano Luciani nel processo che vede imputati tre poliziotti Mario Bo, Fabrizio Mattei e Michele Ribaudo per il depistaggio delle indagini sulla strage di via D’Amelio, in cui morirono il giudice Paolo Borsellino e cinque agenti della sua scorta. Secondo l’accusa i tre ex componenti del gruppo “Falcone Borsellino”, assistiti dagli avvocati Giuseppe Panepinto e Giuseppe Seminara, avrebbero indotto Vincenzo Scarantino a dichiarare il falso, mediante minacce, pressioni psicologiche e maltrattamenti. L’accusa – di cui sono chiamati a rispondere davanti al Tribunale collegiale presieduto da Francesco D’Arrigo – è di calunnia aggravata dall’aver favorito Cosa nostra.
    “Questo processo – ha continuato Luciani – viene a continuità di un lavoro che inizia alla Procura di Caltanissetta nel 2008 quando Gaspare Spatuzza inizia a raccontare una verità che da subito è apparsa dirompente. Ed era una verità che andava a sconvolgere ben due processi che si erano già celebrati per la strage di via D’Amelio e che andava a mettere in discussione condanne all’ergastolo. E’ facile dunque comprendere che tipo di impegno attendeva la procura di Caltanissetta e le altre procure interessate”.     E’ un processo che si è celebrato in 70 udienze, sono stati escussi oltre 112 soggetti, con oltre 4.900 pagine di trascrizioni.

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