Il caso Montante e la “strategia della tensione” dell’antimafia di potere: in primis colpire l’avversario

Il caso Montante tra antimafia di potere, servizi segreti “molto segreti” e poco servizi, il mondo bancario e la politica. Un sistema che trovava forza nel buio delle stanze segrete del potere dello Stato e che si è alimentato dalla vitalità della mafia. Se la mafia veramente muore, il sistema crolla. La finta lotta alla mafia ,per nascondere gli affari d’oro di Zonin e altri figuri della finanza.

Ci torna in mente un film di spionaggio. La miglior arma per combattere la mafia , sparare ai passerotti che mangiano molliche, per far scappare le aquile con la torta ?

Un sistema furbo per proteggere i grandi riciclatori di soldi anche mafiosi?

Pecunia non olet

Il caso Montante non è un semplice caso giudiziario di un narcisista preso dagli impulsi di protagonismo acuto. E’ molto di più. Nelle sue recenti dichiarazioni processuali ha fatto intendere a chiari lettere che non intende pagare il conto per tutti. Si sta difendendo. E’ un suo diritto.

Non ha risparmiato messaggi chiari a chi lo ha protetto dentro le istituzioni e fin ora non è stato coinvolto nell’inchiesta. Un giornalista serio, anzi serissimo, Paolo Mondani , che non fa il ventriloquo dei Pm ma agisce con etica professionale spiega molto bene il sistema dell’antimafia alla Montante. Un sistema usato come arma politica e per colpire chi , con strategie precise, rompeva i coglioni. Il sistema Montante è stato sempre difeso da gente del PD. In Sicilia Crocetta , Lumia, erano riferimenti di Montante. Anche l’ex ministro Alfano lo proteggeva: Per dar forza a questo spietato sistema occorreva per forza una protezione politica forte e capace di sostenere leggi antimafia molto facili da interpretare e che consentissero alle cordate delle toghe rosse di avere forza d’agire. E in questa direzione ci aiuta la differente valutazione giudiziaria tra politici di sinistra e di centro destra. E’ evidente che gente come Orlando, Crocetta e altri ex assessori e potenti, sono sempre stati trattati con guanti di seta dai Pm. Addirittura Crocetta , aiutato a far le valigie in Tunisia per arrestarlo. Lo scandalo “sorella sanità” che vede alla sbarra importanti dirigenti regionali, tutti di nomina politica, non ha visto minimamente sfiorare i politici del Governo Crocetta, dalle indagini. Eppure erano tutti amici “loro”. Con Cuffaro al Governo, lo avrebbero già arrestato

A spiegare bene il potere di Montante e di chi lo sosteneva ,come dicevamo è Paolo Mondani. L’affaire Montante, l’ex numero due di Confindustria finito in un colossale scandalo di depistaggi e collusioni ad alto livello. Già in sede Report ,il giornalista descrisse un filo rosso che collegava lo scenario nel quale si sarebbe mosso Antonello Montante alle vicende di Banca nuova, l’istituto di credito creato e controllato dalla Banca popolare di Vicenza, fino a delineare una serie di collegamenti di altissimo livello con il gotha della politica e dei servizi segreti.

Vicenzatoday.it peraltro ha dedicato all’argomento numerosi servizi: tra questi uno pubblicato il 15 dicembre 2018 ) e uno pubblicato il 7 dicembre 2018. Ad ogni modo l’inchiesta di Report prosegue nel solco tracciato alla fine dell’anno scorso e aggiunge nuovi e importanti tasselli ad una vicenda che secondo il giornalista della Rai meriterebbe ben altro seguito da parte dei media italiani.

In questi mesi noi abbiamo sentito fonti interne a Banca nuova. Nella inchiesta che va in onda questa sera c’è un testimone che si dichiara de visu che è una persona che ha ricoperto un ruolo apicale nella banca. Poi ci sono i rapporti con i servizi segreti. Sia nella preparazione della precedente puntata sia nella preparazione di quest’ultima da più fonti anonime ci è venuta la testimonianza che la decisione di aprire i conti della presidenza del consiglio e in particolare dei nostri servizi di sicurezza presso Banca nuova è stata una decisione presa di comune accordo fra i dirigenti della stessa banca nonché dall’ex presidente di BpVi Gianni Zonin in primo luogo e i responsabili dei nostri servizi di sicurezza innanzitutto perché i nostri servizi di sicurezza avevano bisogno di un luogo a ciò deputato come è ovvio peraltro. Ma la nostra fonte ci ha detto qualche cosa in più».

Ovvero?

«Banca nuova sarebbe stata usata anche come centrale informativa».

La stampa in Italia ha parlato a sufficienza del caso Montante?

«No. Nel nostro Paese di questo caso si parla assai poco anche perché mi pare una delle più interessanti inchieste giudiziarie degli ultimi quindici anni».

Perché?

«Perché al di là dell’aspetto penale e sottolineo al di là dell’aspetto penale, questa vicenda fa emergere una serie di profili in ambito mediatico, bancario, politico e degli apparati di cui sulla stampa non dico che si dovrebbe parlare ogni giorno ma quasi».

E la politica ha parlato di questo caso?

«La politica non ne parla per niente».

C’è qualche eccezione?

«Sì. Al riguardo a preso posizione il presidente della commissione parlamentare antimafia Nicola Morra e qualche altro. Più in generale non vedo la politica interessata a sviluppare una analisi rispetto a quanto emerge da quella inchiesta della magistratura siciliana. Faccio solo un cenno. Confindustria non è una associazione imprenditoriale marginale. Confindustria è l’associazione più importante in assoluto. Emergono fatti e profili attorno alla Confindustria che sono enormi».

In qualche modo questa inchiesta è un’inchiesta sul potere o su un pezzo del potere in Italia?

«Io penso proprio di sì. Ed è il motivo per cui noi di Report abbiamo insistito dedicando a questo argomento ben due puntate. La vicenda Montante di permette di ragionare su che cosa sia diventato il potere. Su cosa sia diventata la politica. Su che cosa sia diventata l’imprenditoria. Su che cosa sia diventata l’antimafia e su che cosa è diventata la mafia. Ovviamente quando parlo di antimafia mi riferisco a certi pezzi dello Stato. Non a tutta l’antimafia. C’è anche una buona antimafia, è ovvio».

Perché gli italiani e specie i vicentini dovrebbero guardare Report stasera?

«Io parto da una delle testimonianze che abbiamo raccolto, quella di Adriano Caoduro, ex direttore generale di Banca nuova ed ex vicedirettore generale di BpVi. L’ex presidente di BpVi Zonin ebbe tanto potere perché l’istituto berico arrivò ad essere una delle più importanti tra le banche popolari in Europa. Ma Caoduro ci dice di più. Ci racconta che una volta che Zonin ha deciso di sbarcare in Sicilia è divenuto inviolabile. E forse tale inviolabilità deriva dal fatto che gli apparati avessero i loro conti lì e che una parte del sistema politico-imprenditoriale avesse i suoi conti lì?».

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