Quelle strane “dimenticanze” delle Procure sul “sacco” di Belice Ambiente e gli” amici ” politici responsabili di un buco da 60 milioni di Euro mai indagati

Quelle vergogne della “Belice Ambiente” e le denunce di Sonia Alfano e Girolamo Pipitone rimaste nei cassetti e messi sotto due metri di “sabbia”

L’ex assessore provinciale , Girolamo Pipitone, per mesi, su Facebook, ha informato i suoi amici ,sulle presunte irregolarità avvenute nella gestione della ex società d’ambito, Belice Ambiente. Ha pubblicato notizie di reato , con nomi e cognomi. Niente, anche in questo caso( come per lo scioglimento per mafia di Castelvetrano) non ci sono politici, tecnici e funzionari indagati, Se scartiamo il caso dell’avvocato Truglio, finito sotto inchiesta per false fatturazione e reati legati al bilancio, oltre 60 milioni di Euro di buco , una gestione clientelare e affaristica, una serie infinita di disservizi e di danni recati all’ambiente, ad oggi non conoscono colpevoli. E’ calato il silenzio. Nessuno vuole che se ne parli. Neanche i giornali antimafia. Già , perché la mafia, di Belice Ambiente , per certi Pm , sembra che non si è accorta nemmeno che esistesse. Forse, abbiamo capito di chi è la colpa: dei sorci, dei cumuli di monnezza lasciati per settimane nelle strade o dei super sorci delle discariche spesso neanche a norma. I mafiosi non si potevano interessare alla montagna di soldi smossa dalla società d’ambito. Non interessava ai boss gestire i mezzi, il carburante, i trasferimenti a Catania o Siculiana . Strano, per un certo periodo i boss mafiosi trapanesi, sono diventati scemi e si occupavano delle briciole quando da Belice Ambiente usciva lardo di colonnata. Per dieci anni la Belice Ambiente ha fatto girare soldi per oltre 150 milioni di Euro. A quanto pare, questo giro di soldi non ha conosciuto reati. I topi ancora ridono

In passato anche Sonia Alfano fece pubbliche denunce sul malaffare di Belice Ambiente. Eppure, sembra che, l’enorme buco di svariati milioni di Euro e tutta la gestione dell’ex azienda che gestiva i rifiuti nel territorio tra Petrosino e Castelvetrano, non abbia colpevoli.

Strano. Strano anche che non ci sia stata ,in questi anni, una vera inchiesta su tutte le denunce fatte. La Giustizia in Italia funziona così. E guarda caso, visto che la DDA, fin ora, non ha mai indagato nessuno di Belice Ambiente e del suo giro milionario , viene fisiologico pensare che, davanti ad un giro di decine di milioni di Euro, i mafiosi , si siano disinteressati a Belice Ambiente, cercando di far soldi con le briciole di altri settori. I cittadini di Marte , se esistono, forse ci crederanno. Noi siamo poveri cittadini ignoranti e spesso, non riusciamo a capire come funziona la macchina giudiziaria. Nel caso della Belice Ambiente , nonostante varie denunce fatte , tutto continua a dormire. Forse , scaliannu scaliannu, si sono accorti di qualche amico politico da proteggere da inchieste? I pm fanno anche questo? Sapiddu

Da anni si parla del fallimento di Belice Ambiente, dei tanti debiti e delle vergogne commesse da chi ha amministrato questa società e nessuno è sotto inchiesta. Solo l’avvocato Truglio e un suo collaboratore.



Sonia Alfano, donna coraggiosa, appartenente a quell’antimafia fuori dal sistema e donna davvero libera , denunciò alla Procura di competenza tutte le ruberie e le clientele che trovò all’interno della società d’ambito gestita per molti anni dalla politica, durante il periodo in cui fu commissario.
Prima del suo commissariamento avvenuto nel 2014 , l’ATO è stato gestito da Nicola Lisma amico fidato di Nicola Cristaldi e di Massimo Grillo. Prima di Lui ci fu l’avvocato Truglio ed Emanuele Cristaldi
Eppure, da quelle forti denunce fatte per iscritto da Sonia Alfano nessun fascicolo è stato aperto. Strano, la vicenda puzza d’insabbiamento. Eppure in un consiglio comunale tenutosi a Castelvetrano nel maggio 2015, Sonia Alfano come da verbale del consiglio n.50, fa delle affermazioni molto gravi sulla gestione di Belice Ambiente ,denunciando violazioni di legge anche sulla gestione dei rifiuti.

Pubblichiamo parte di quel verbale
ON. SONIA ALFANO: Ringrazia il Presidente per averla invitata e la sua presenza in
Consiglio Comunale è una occasione unica per spiegare la situazione che ha trovato
all’ATO TP 2. Dichiara che l’unico Comune con cui lei ha avuto problemi è quello di
Mazara del Vallo che detiene il 33% all’interno dell’ATO TP 2 e chiaramente se lo stessonon paga il dovuto , tutto comincia a scricchiolare. Afferma che la gestione liquidatoria ha
provocato danni erariali enormi, ultimo in ordine di tempo l’invio di bollettini di pagamento illegittimi ai cittadini per importi spesso irrisori affidandosi ad un a ditta privata per la notifica degli stessi e non a Poste Italiane, situazione per la quale ha già notiziato le autorità competenti. Dichiara di aver visionato un verbale dell’assemblea dei soci, redatto dal liquidatore Nicolò Lisma, il quale recita che la maggioranza dei Comuni presenti in
quella sede, avevano rifiutato una partecipazione a quello che era il progetto per l’acquisto
di automezzi e nella fattispecie nel 2009 si era pensato di predisporre un progetto
riguardante l’acquisto di automezzi ed attrezzature diviso in due lotti, uno che riguardava
Castelvetrano e l’altro Salemi, però c’era un accordo che sanciva l’utilizzo dei mezzi e
delle attrezzature in tutti i Comuni facenti Parte dell’ATO TP 2, ma nel marzo del 2013 i
Comuni soci, a maggioranza dei presenti, hanno deliberato negativamente in merito alla
compartecipazione ed al co-finanziamento del 10% dell’importo totale (circa €
570.000,00), rinunciando ad una importantissima e vitale occasione per rinnovare il parco automezzi. Afferma che quando sente dire che è necessario andare in 191, applicando e subendo un aggravio dei costi maggiori a parità di servizio reso dall’ATO TP 2, si rende conto che trattasi di un disegno scientemente previsto per andare nella direzione del fallimento della società, che paga oggi circa € 900.000,00 per la riparazione degli automezzi vetusti ed è costretta a ricorrere al nolo a caldo e probabilmente lei non sarebbe stata accusata di indebitare la società per aver acquistato tre auto compattatori usati in ottimo stato per un totale di € 59.000,00, acquisto che, a dire del liquidatore, non
poteva effettuare in quanto la società è in liquidazione, ma non si spiega perché essendo
in liquidazione vengono presentati i bilanci in regime ordinario, il bilancio del 2013 è stato
bocciato e nessuno, alla luce di ciò, chiede le dimissioni del liquidatore Lisma. Dichiara di
aver chiesto al liquidatore di sottoscrivere l’acquisto di questi tre mezzi, con i quali nei
primi due mesi sono stati risparmiati di officine e noli circa € 240.000,00: Dichiara, inoltre, di aver dimostrato in questi sette mesi di gestione commissariale, con carte alla mano, le cose abbiano cominciato a funzionare, nonostante lei abbia preso in eredità una società piena di debiti, con i mezzi non iscritti all’albo dei gestori da circa un anno e mezzo,sprovvisti di revisione, con parecchie mensilità arretrate dei dipendenti, i loro contributi non pagati, sprovvisti di indumenti e materiale da lavoro, con la discarica da quattro anni operante senza polizza fideiussoria, cosa che ha portato alla chiusura della stessa.
Dichiara che la vicenda della T.I.A. è stata da lei ampiamente
segnalata alla Procura della Repubblica di Trapani, perché trattasi di danno erariale e la responsabilità è della gestione liquidatoria.
Conferma che nella discarica di Campobello di Mazara sono stati
conferiti in maniera oscura 15.000 tonnellate di rifiuti provenienti da Napoli, cosa della quale ha notiziato le Procure competenti.
Per i reati ipotizzati da Sonia Alfano molti imprenditori sono andati in carcere. I rifiuti, ad esempio, non si possono trasportare con mezzi non iscritti all’albo gestori e non in regola con le revisioni. Come circolavano? Quati reati sono stati commessi? Non lo sapremo mai

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