La politica e l’uso strategico del giustizialismo che copre difetti e demeriti

Giustizialismo, malattia infantile del populismo. Lo scriveva Alessandro Barbano nel suo libro.

Una frase che apre una profonda riflessione sull’attuale status della democrazia italiana. Si dica con chiarezza: “se non sei “vicino” alle procure rimane molto difficile amministrare. Perchè nascondere l’evidenza? Il treno alla “mani pulite” non si è mai fermato. Il metodo non è mai finito. Chi amministra può inciampare facilmente nella complessa legislazione italiana , molto conosciuta da Pm d’assalto. In ogni caso ,i favori e le clientele, non sono solo il vezzo di un colore politico.

Commettere reati? Non è sempre necessario. Basta solo il sospetto e qualche indizio e il processo mediatico ti distrugge. Su questo sistema una parte della politica populista e di sinistra ci ha letteralmente sguazzato. Gli esempi ci sono. Immaginate per un momento se Rosario Crocetta, ex governatore della Sicilia, imputato in diversi processi gravi , avesse avuto la tessera della Lega o di Forza Italia . Intanto . come prima cosa, lo avrebbero già arrestato e gettato la chiave. Poi, chissà quante puntate di trasmissioni televisive gli avrebbero dedicato. E invece, Crocetta amico del sistema Montante, se la spassa a Tunisi e suoi amici giornalisti cercano di far cadere tutto nella cenere parlando di altro. Per non parlare della sanità siciliana. Scandali su scandali ma Crocetta e qualche suo amico della Giunta, mai toccato con procedimenti. E’ evidente che l’uso ingiusto della magistratura ha una regia ben precisa. I reati dovrebbero essere provati davanti ad un giudice terzo: “terzo” in tutti sensi. Spesso anche questa “terzeità” non si trova o appare labile


E’ evidente che i leader populisti e quelli di sinistra, abbiano trovato forza anche nel giustizialismo. Il punto non sono le sentenze ma la demolizione dell’avversario tramite le inchieste supportate da una realtà aumentata in proporzione al valore del bersaglio da colpire. Le sentenze definitive arrivano dopo cinque , sei anni e anche 7 anni. Il danno si deve fare subito. L’obiettivo è molto strategico e trova forza nel far credere che, l’accusa, ha sempre ragione ed è perfetta. Guai a dubitarne. Il rischio di essere preso per mafioso o corrotto è alto. Insomma , in quest’era della politica giustizialista, i Pm sono divinità e non sbagliano mai. Anche quelli che sbagliano o depistano, guai a criticarli. Loro, possono tutto, tranne toccare gli amici del sistema vicino al populismo e a certa sinistra, soprattutto quella vicina alle coop miliardarie. Per gli altri la gogna o l’arresto è cosa semplice

Tutto questo, non solo allontana la gente dalla politica, ma fiacca il potere della stessa politica, rafforzando il potere delle lobby di potere che sono certamente dietro ad alcune realtà politiche. Vale per questi gruppi, un paradigma sostanzialista di matrice totalitaria, per cui il mezzo è sempre giustificato dal fine. Il mezzo è il diritto penale. Il fine è politico o morale. Una morale alla “comu ni cunveni”. Con il diritto penale si possono condizionare governi ed elezioni. Il sistema orma è molto chiaro. Non serve più neanche sbattere la faccia nel cretoso muro del diritto di replica o di precisazione. Non serve. Anzi, chi cerca questo diritto, non solo fa il gioco del sistema ma prende pure sputacchiate in faccia.

E’ evidente che il sistema si attiva con finalità precise. Anche a Castelvetrano, per esempio, un comune sciolto per mafia e fallito con oltre 30 milioni di debiti, si è messa sotto gogna una certa parte politica, trascurando altri politici che hanno pure governato per anni e con firme pesanti in lavori pubblici e affidamenti .Stranamente non si vanno a guardare le carte interne di gare e provvedimenti, non si va ad osservare l’esponenziale crescita di ditte che hanno fatto affari importanti con il comune, e si cerca il marcio solo in una presunta loggia che, nel rispetto dei Pm trapanesi, spetterà ai giudici terzi, stabilire se veramente è esistita come forma di potere occulto con capacità di governare indirettamente il comune. Poi, nel rispetto del diritto, individualmente, ogni imputato rispondere alle ipotesi di reato configurate. Basterebbe guardare i documenti ammnistrativi degli ultimi 15 anni e capire chi ha veramente ha avuto grosse responsabilità dentro il comune. Sono tante le cose non chiare e che non riguardano solo l’ultimo scorcio dell’amministrazione Errante. Tutti gli amministratori locali , Castelvetrano compreso, e di tutto l’arco costituzionale, hanno sempre dichiarato la loro appartenenza a consorterie esoteriche più o meno conosciute o di altra natura? Forse qualche ex amministratore importante si è nascosto, dalle sue segrete appartenenze, sapendo che nessun Pm o giornalista, lo avrebbe cercato per eventuali adesioni personali, in ragione della sua collocazione politica diversa? Certo è strano che a distanza di 4 anni , dall’arrivo degli ispettori al comune di Castelvetrano , nessuna Procura ci abbia fatto capire cosa è stato trovato nelle stanze di Palazzo Pignatelli. Chi controllava gli appalti e chi gestiva gli incarichi? Carte alla mano , si potrebbero ricostruire gli eventuali comitati d’affari. Questa impostazione dell’uso della Giustizia per questioni politiche è agli antipodi di uno spirito liberale. La Costituzione assegna al diritto penale il compito importante, di perseguire i reati tassativamente indicati dalla legge e non quello di diventare arma da guerra tra politicanti

Fonte: Il Foglio- Linkiesta- Il Mantice

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