Il deputato Stefano Pellegrino rinviato a giudizio per corruzione elettorale

Corruzione elettorale, rinviato a giudizio il deputato azzurro Stefano Pellegrino

Si alleggerisce la posizione rispetto al presunto reato di scambio elettorale politico mafioso

“Accuse senza logica né coerenza”, Pellegrino si difende

“I due elettori, che secondo l’accusa mi avrebbero votato per aver ricevuto da me generi alimentari, peraltro in epoca successiva alla mia elezione, sono stati già assolti dal Tribunale di Marsala perché il fatto non sussiste”.


Il gup di Palermo ha rinviato a giudizio per il reato di corruzione elettorale il deputato regionale di Forza Italia Stefano Pellegrino. Il parlamentare, che è presidente della commissione Affari istituzionali dell’Ars, è stato indagato nell’ambito dell’inchiesta dei carabinieri di Trapani che portò al fermo di tre imprenditori accusati, tra l’altro, di aver finanziato la famiglia del boss latitante Matteo Messina Denaro.


Le intercettazioni che inchioderebbero il deputato
Il Giudice per l’udienza preliminare di Palermo, accogliendo le argomentazioni della pm della Dda Francesca Dessì, ha respinto l’istanza della difesa di Pellegrino che aveva chiesto che le intercettazioni a carico del parlamentare fossero dichiarate inutilizzabili. Secondo il legale, le registrazioni non potevano essere utilizzate in quanto disposte in un’indagine che inizialmente ipotizzava il reato di voto di scambio politico-mafioso poi invece riqualificato in corruzione elettorale, reato per cui per legge non si può intercettare.



Voti comprati secondo l’accusa
Secondo la Procura, gli imprenditori mafiosi Mario Giorgi e Calogero Luppino, re delle scommesse online nel trapanese, avrebbero comprato le preferenze elettorali per Stefano Pellegrino. La vicenda emerse nell’inchiesta per mafia a carico dei due. Il primo è già stato condannato in abbreviato, Luppino è sotto processo in ordinario davanti al tribunale di Marsala. La posizione di Pellegrino venne stralciata perché il deputato aveva gravi problemi di salute. Intercettato, Giorgi ammetteva che in cambio della promessa di voto per Pellegrino avrebbe consegnato pacchi di spesa a tutti gli abitanti delle case popolari: “A fine ottobre vero che gli portai la spesa pure a loro”, diceva, non sapendo di essere ascoltato dai carabinieri.

Pellegrino si sarebbe rivolto a Luppino e a Giorgi
Le indagini hanno accertato che sarebbe stato Pellegrino a rivolgersi a Luppino e a Giorgi, confidando nel largo consenso che questi avevano avuto in occasione delle precedenti elezioni comunali di Campobello di Mazara. “L’altro giorno avevo parlato con Mario Giorgi, c’era Stefano Pellegrino, diciamo che vi voleva incontrare so che tu sei fuori per ora”, diceva, non sapendo di essere intercettato, un amico di Pellegrino all’imprenditore Luppino. “Se c’è da dare una mano di aiuto a qualche amico, uno anche … meglio avere amici che avere nemici”, rispondeva Luppino. L’incontro avvenne il 3 ottobre del 2017. Luppino sarebbe anche riuscito a distrarre preferenze da un altro candidato, Toni Scilla, in favore di Pellegrino. Il 9 ottobre 2017 l’imprenditore contattò Benedetto Riti, un commerciante che lavora nel settore delle slot machines ed è vicino alla famiglia mafiosa di Mazara del Vallo. “Non fare più riunioni con Scilla, non fare più niente con nessuno e inizia … Perché ti porto i fac-simile e pure i manifesti” Quindi ti devi esporre in prima persona, non cominciare a fare la carta tre!”, diceva Luppino. Il processo a Pellegrino comincerà il 10 giugno davanti al tribunale di Marsala.

Fonte: Blog Sicilia

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