“Giovanissima e immensa” La Provincia Pavese del 4 aprile 2021

   Libro “Giovanissima e immensa “

di Achille Colombo Clerici

articolo di  Serena Simula

                                                                                      

Nobiltà lombarda tutt’altro che decaduta.

Armano: ha prevalso lo spirito illuminista

 

                     La PROVINCIA PAVESE del 4 aprile 2021

 

 

Il giornalista vogherese Antonio Armano ha curato molte interviste per il monumentale libro scritto da Achille Colombo Clerici. Una nobiltà capace di trasformarsi insieme alla sua Milano, e di mantenere decennio dopo decennio i propri ingenti possedimenti terrieri, che spesso si allargano oltre i confini del capoluogo lombardo per espandersi in provincia di Pavia. Ne traccia un monumentale ritratto collettivo in “Giovanissima e immensa” (Giampiero Casagrande Editore, 1128 pagine, 32 euro) il presidente di Assoedilizia Achille Colombo Clerici, che per le numerose interviste ai membri dell’aristocrazia meneghina si è avvalso della collaborazione del giornalista vogherese Antonio Armano. Infaticabile conversatore e appassionato di storie sui generis, il cronista ha collezionato in qualche anno di lavoro una serie di testimonianze rare o esclusive, raccolte personalmente di palazzo in palazzo, di villa in villa, nei salotti (ma anche a bordo piscina, o in prestigiose gallerie d’arte private) di quelli che un tempo erano solo nobili, ma che oggi sono capitani d’industria, imprenditori, professionisti titolari di piccoli imperi economici.

RISPETTOSO INIZIO

«Quando ho cominciato a intervistarli racconta Armano l’ho fatto senza un piano preciso, e anche con un certo imbarazzo. Provenendo da tutt’altra estrazione ero un po’ a disagio, ma ero curioso di incontrarli, ascoltare i loro aneddoti, farmi un’idea di come sia il mondo di questi personaggi. A mano a mano che andavo a trovarli, però, mi accorgevo di una cosa curiosa: li incontravo in palazzi, in vie, in piazze o addirittura in paesi che portano i loro cognomi. In Italia i titoli nobiliari non sono più riconosciuti dal 1948, ma loro vivono ancora nei palazzi costruiti dai loro avi, mantenendo lo stesso stile di vita. Cosa significa? Che i nobili milanesi non c’entrano niente (o quasi, perché le eccezioni ci sono) con quell’idea dell’aristocratico decadente, dandy e dissipatore a cui spesso pensiamo quando sentiamo la parola “nobiltà”». L’aristocrazia milanese, a un certo punto della sua storia, ha sfoderato lo spirito illuministico che l’ha sempre contraddistinta e si è rimboccata le maniche (metaforicamente, s’intende) per imparare a gestire i propri capitali. Facendo riferimento al Politecnico di Milano ma anche all’Università di Pavia, ha studiato ingegneria, legge ed economia, e ha investito non solo sulla città, ma anche sulle campagne. «A scorrere mentalmente l’elenco degli intervistati – dice Armano – è facile notare quanti abbiano ancora tenute, aziende e residenze di campagna principalmente in Lomellina, ma anche a Pavia e in Oltrepò. Penso alla famiglia dei conti Castelbarco, che ancora oggi sono proprietari della meravigliosa Sforzesca (all’interno della quale si trova una delle poche opere idrauliche realmente attribuibili a Leonardo Da Vinci), oppure a Marco Gastel, fratello del fotografo recentemente scomparso e nipote di Luchino Visconti, che ha deciso di trasferirsi nei possedimenti di famiglia in Lomellina dove gestisce una grande allevamento di bovini. O penso a Carlo Radice Fossati e a suo fratello Federico, nei cui terreni lomellini quasi tutto ancora appartiene a loro salvo il diritto di nominare l’arciprete, restituito per quieto vivere alla Chiesa ma in teoria ancora in capo alla famiglia».

CACCIA ALLA VOLPE

E poi ci sono gli Strada a Scaldasole, che spesso e volentieri ospitano gli altri nobili per una battuta di caccia alla volpe (anche se della volpe, oggi, rimane solo la traccia di pipì inseguita dai cani), oppure i Branca, quelli del Fernet, che conservano la spettacolare tenuta Bussolera-Branca di Casteggio, con tanto di collezione di carrozze. «Su Pavia, dice Armano, una menzione speciale la meritano i Borromeo, discendenti di San Carlo e del cardinale Federigo e soprattutto fondatori dell’omonimo collegio. Io ho intervistato la principessa Bona Borromeo Arese insieme al figlio Vitaliano: la signora si chiedeva come l’austero e misogino Carlo Borromeo avrebbe preso il fatto che nel collegio si ospitino oggi anche le donne. Fu proprio lui, infatti, nel Cinquecento, a intraprendere una crociata per imporre l’uso del velo alle donne nei luoghi sacri, pena 1′ esclusione dalle chiese e dai sacramenti».

 

“ Giovanissima e immensa”, IL LIBRO DI ACHILLE COLOMBO CLERICI (CASAGRANDE EDITORE, 1.128 PAGINE (32 EURO) «Sono principi, duchi e marchesi Vivono come un tempo anche se i titoli nobiliari sono soppressi»

 

CARTA D’IDENTITÀ Cronista e scrittore giramondo appassionato di Est. Antonio Armano, vogherese, ha iniziato a scrivere viaggiando in Est Europa e studiando le lingue slave (russo e ceco). Tra le sue pubblicazioni il libro-inchiesta “Maledizioni. Processi, sequestri e censure a scrittori e editori in Italia dal dopoguerra a oggi, anzi domani” (Biblioteca Aragno, ristampato dalla Bur nel 2014 e finalista al premio Viareggio), “Vip: Voghera important people” e “La signora col cagnolino e le nuove russe col pitbull” . Nel 2019 ho vinto il premio Parise per un reportage sul viaggio delle badanti da Leopoli all’Italia.

Serena Simula

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