QUANDO UN ATEO FAVORISCE LA COSTRUZIONE DI UNA MOSCHEA di agostino Spataro

di Agostino Spataro

Un giorno fui invitato per un colloquio dal principe Abdelghassem Amini, aristocratico afghano e persona di fiducia dei sauditi e, in quanto tale, presidente del Centro culturale islamico d’Italia intestatario del progetto di costruzione della moschea di Roma, la più grande d’Europa.

A un certo punto, l’iter del progetto fu bloccato a causa di proteste degli abitanti del rione e anche degli interventi del Vaticano per l’altezza (progettata) del minareto che s’innalzava a livello della cupola di san Pietro. Questione delicatissima che fu risolta con una opportuna modifica del progetto.

Unitamente a parlamentari di altri partiti (Dc e Psi), mi adoperai per far superare queste e altre difficoltà, politiche e urbanistiche, presso il comune di Roma di cui era sindaco il nostro, stimato compagno Ugo Vetere.

Andai a trovare il principe nel suo ufficio. Dopo il caffè e un po’ di convenevoli, mi rivolse alcune domande a bruciapelo.

“Lei è un deputato del Pci? ”

“Certamente”, risposi.

“Perciò è un marxista?”

“Sicuro”.

“Voglio dire ateo?”

“Si, sono ateo”.

Domande pleonastiche le sue (sapeva benissimo chi fossi), propedeutiche a quella più impegnativa: “Allora mi spieghi perché un ateo, com’è lei si dichiara, si è tanto adoperato per favorire, consentire la realizzazione della moschea? “

Il principe non si capacitava di tanta (mia) “incoerenza” o forse immaginava i comunisti come orde di barbari dediti alla distruzione dei luoghi di culto. Lo assicurai che, in generale sono una persona rispettosa dei sentimenti religiosi autentici, e che nel caso della moschea di Roma, mi ero semplicemente adoperato, da deputato comunista, per garantire ai lavoratori, ai credenti di religione islamica il diritto ad avere un luogo di raccoglimento e d’incontro. Esattamente come postula la nostra Costituzione per tutte le religioni, purché non s’ingeriscano nella politica e negli affari di Stato.

Il principe mi strinse entrambe le mani e mi volle insignire di una medaglia e regalare un bellissimo esemplare del Corano, che conservo gelosamente, con una sua dedica riconoscente: “All’on. Agostino Spataro… per tutto l’aiuto che ha dato all’Islam”.

Aggiunse: “Lo consideri un passaporto sempre valido…” Insomma, c’eravamo capiti. Purtroppo, col tempo, ho dovuto costatare che da parte di certi settori islamici radicali non ci sono né tolleranza né reciprocità di comportamento nei confronti dei diritti fondamentali delle persone di altre religioni e, ancor meno, verso i non credenti. E tutto ciò mi amareggia assai.

 

 

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