L’arte riparte a Venezia con la mostra antologica “Dal silenzio alla Parola” dedicata a Lorenzo Marini in Piazza San Marco

 

“Dal Silenzio alla Parola ha un doppio significato. Parla sia della evoluzione della mia ricerca artistica, (dal bianco al colore e dal concetto al type), ma anche della città di Venezia, che passa da un Silenzio assordante e imposto, all’umanità della Parola. In entrambi i casi parliamo sempre di poesia”. Lorenzo Marini

 

In Piazza San Marco a Venezia gli spazi della prestigiosa Fondazione Bevilacqua La Masa ospitano dal 24 giugno al 30 agosto “Dal Silenzio alla Parola”, mostra antologica dedicata a Lorenzo Marini e curata da Sabino Maria Frassà.

 

Dopo la Los Angeles Art Fair, Venezia ospita una mostra che celebra il percorso artistico dell’artista che ha fondato la corrente artistica della “TypeArt”, liberando definitivamente le lettere. Come sottolinea il curatore “L’arte per Lorenzo Marini è un percorso di catarsi volto a trovare la “Parola”. L’arte per Lorenzo rappresenta quindi quel senso, quella parola, che ha riempito e riempie ogni giorno il “silenzio” della vita quotidiana”.

 

Lorenzo Marini commenta così l’importanza di questa mostra e racconta il suo legame

con la città: “Venezia è l’unica città in cui posso parlare del mio percorso artistico: nel 1980 lasciai l’Accademia di Belle Arti di Venezia e il mio amato Maestro Vedova per conseguire la laurea in architettura e intraprendere l’avventura professionale nel mondo della pubblicità. Negli anni sono riuscito a ricomporre questa dicotomia tra forma e contenuto affrontando il fumetto, gli slogan e il silenzio del bianco. Il punto d’arrivo l’ho ritrovato unendo l’amore per il futurismo, allo studio della calligrafia orientale. Per me le lettere sono nate libere e come gli uomini sono creature sociali ma anche individuali. È tempo di celebrare la bellezza della geometria che le compone e lasciare il gregge della tipologia alfabetica. Non sono necessarie solo per leggere o per scrivere, ma anche per alimentare la fantasia”.

 

Le 30 opere in mostra ripercorrono questo percorso cominciato 40 anni fa a Venezia: al fianco delle opere concettuali degli

 

anni ‘90, passando per il Manifesto per la Liberazione delle Lettere, la mostra si conclude con l’installazione di AlphaCube, in cui l’artista crea un’opera immersiva e interattiva.

LA VITA È UN PENDOLO TRA FORMA E CONTENUTO

SABINO MARIA FRASSÀ

L’arte per Lorenzo Marini è un modo per rispondere a tale quesito, è un percorso di catarsi volto a trovare la “Parola”. Questa mostra non celebra così soltanto 40 anni di arte, ma racconta 40 anni di riflessioni e di un percorso di crescita personale che va dal nichilismo iniziale alla consapevolezza in divenire degli ultimi anni. Del resto l’arte per Lorenzo rappresenta quel senso, quella parola, che ha riempito e riempie ogni giorno il “silenzio” della vita quotidiana. Tornare a Venezia per raccontare questo percorso è stato importante per l’artista perché in questa città mosse i primi passi: nello stesso anno, il 1980, lasciò l’Accademia di Belle Arti di Venezia e l’amato Maestro Vedova per conseguire la laurea in architettura e intraprendere un’avventura professionale di successo nel mondo della pubblicità.

 

Lorenzo Marini ha incentrato tutto il proprio percorso professionale e artistico sull’unione tra forma e contenuto, elementi intesi come estremi di un pendolo in continuo divenire. Questa dicotomia si palesa e viene ricomposta sin dagli anni ‘80 attraverso l’unione dell’immagine alla parola nei fumetti e negli slogan pubblicitari. Il successo pubblico arriva presto come art director nella pubblicità in cui la parola è arricchita ed esplicitata dal disegno.

 

L’arte in questi anni diventa per Lorenzo Marini un rifugio, vero strumento attraverso il quale pensare. A partire dagli anni ‘90 nel disegno e nell’arte l’artista (ri)trova così il silenzio perduto in tele bianche, nella pulizia di tutto ciò che viene percepito come inutile. La ricerca di purezza è trasversale e il bianco investe ogni aspetto privato della sua esistenza, dal cibo all’abbigliamento. Lorenzo Marini è del resto una persona forte, organizzata e determinata. Questo aspetto finisce per manifestarsi in un vero e proprio “esercizio di forza del bianco”: una (d)epurazione da ciò che non è necessario. Tutto diventa militarmente bianco

 

e controllato e contenuto in tele rigorosamente quadrate. Il quadrato stesso diventa il vero stilema di Lorenzo Marini, uno di quegli elementi che sintetizza la forma e il contenuto.

 

L’essere umano si crea spesso gabbie, ma in esse si nascondono spesso anche le chiavi per evadere. Complice l’approfondita conoscenza tanto per il dadaismo quanto per il futurismo, comprende che il bianco stava diventando una prigione, un’inutile autolimitazione: non è il colore l’elemento distonico, quello che sembra non funzionare più è l’unione tra forma e contenuto in tutte le forme di linguaggio e comunicazione. Ciò che non funziona più a ben vedere è

 

la “parola” intesa come unità fondante del linguaggio e della comunicazione. Contratta, stravolta dalla frenesia, dallo sviluppo socio-tecnologico la parola non spiega più l’immagine, ma ha bisogno dell’immagine per esser decodificata. Lorenzo Marini allora sintetizza e porta all’estremo l’impulso dadaista, scarnificando la parola alla ricerca dell’essenza della comunicazione, le lettere. Avvicinatosi alla cultura orientale e al culto della calligrafia, volge così la sua ricerca artistica alla semantica, alla relazione fra i segni e concetti a cui si riferiscono.

 

Con l’avvento dell’immagine tale relazione va ripensata e/o ricodificata: nascono alfabeti composti da loghi in cui forte è il rapporto semantico. Ma l’artista va oltre e porta all’estremo il tentativo intrapreso nel 1987 dal noto artista-calligrafo cinese Xu Bing di scardinare la “vecchia” scrittura: da prima supera l’ordine alfabetico e poi si spinge nelle ultime opere a privare le lettere di qualsiasi rapporto semantico, vedendo esse come puri simulacri di forma. Lorenzo Marini libera le lettere dal fardello millenario

 

di essere portatrici di senso: alla “L” rappresentata con i libri preferisce oggi una “L” rappresentata con un calzino: non vi è più alcuna relazione tra significante e significato, ma “solo” una vicinanza di forma, che determina un nuovo (impossibile?) alfabeto. Lorenzo Marini finisce per ritrovare così nell’arte la vera “Parola”, ovvero quella consapevolezza che la forma sia già il vero “nuovo” linguaggio. Ma la storia dell’essere umano è un pendolo e Lorenzo Marini siamo sicuri sia già pronto a riflettere sulla prossima oscillazione.

 

LORENZO MARINI

Lorenzo Marini è un artista italiano che vive e lavora fra Milano, Los Angeles e New York. Dopo aver lavorato per venti anni nel più totale silenzio e riservatezza, difendendo le sue opere dal clamore della pubblicità, ha deciso di condividere la sua ricerca artistica rendendola pubblica. Marini ha frequentato l’Accademia di Belle Arte di Venezia con Emilio Vedova, ma si è laureato in architettura e ha lavorato con successo nel mondo della pubblicità per trenta anni. In questo mondo usa la creatività, il colore, la provocazione e l’impatto mentre nell’arte usa il bianco, il silenzio e l’eleganza della riservatezza. Il concetto di spazio e la ricerca del visual ideale diventano infatti il paradigma della sua pittura. Una pittura che parte dalla volontà di desemantizzare l’oggetto consumistico e il suo messaggio pubblicitario, scarnificando un concetto a una mera griglia dove l’atto di mercificazione viene annullato dalla bellezza e composizione degli elementi.

 

In questo processo di delocalizzazione semantica Marini procede per strati suddividendo la tela in porzioni; sottraendo ad ognuna l’originario messaggio lasciandone affiorare la struttura, il reticolo. Anche il colore scompare lasciando come protagonista indiscusso il bianco, ovvero il silenzio su tela. Il risultato è di grande impatto: griglie pressochè monocromatiche con forti componenti materiche, in un sottile equilibrio fra astratto e razionalista.

 

Nel 2016 Marini ha un’intuizione artistica che lo porta a celebrare la bellezza delle lettere. Nel 2017, forte di questo successo, crea il manifesto per la liberazione del Type diventando, di fatto, il caposcuola di una nuova forma d’arte: quella di dedicare ad ogni singola lettera dell’alfabeto un’opera, liberando così le lettere dall’obbligo della funzione, per celebrarne la pura bellezza intrinseca.

 

Le opere pittoriche di Marini possono essere lette come la traduzione in contemporary art di campagne pubblicitarie, con una rigorosa logica degli spazi e degli equilibri, nella sua prima ricerca sui Visual. Così come possono essere lette come un pensiero rivoluzionario sulla bellezza pop dell’alfabeto contemporaneo, in questa seconda fase artistica.

 

ADVISUAL

TYPEVISUAL

ALPHATYPE

ARTABETH

FUTURTYPE

ALPHACUBE

 

Movimento per la liberazione delle lettere

  1. Le lettere sono nate libere e come gli uomini sono creature sociali ma anche individuali. È tempo di celebrare la bellezza della geometria che le compone e lasciare il gregge della tipologia alfabetica.
  2. Le lettere sono nate come segni architettonici per creare paesaggi nuovi ad ogni accostamento formale, ma la società occidentale le ha rese schiave della funzione. Non sono necessarie solo per leggere o per scrivere ma anche per diventare significanti puri, utili ad alimentare la fantasia.
  3. Le lettere possiedono una loro individualità, come i volti di ogni uomo, raggruppati per casta o razza, ma in realtà espressioni di una personalità che non si ripete mai. Come dei fiocchi di neve, ogni rappresentazione del type deve essere unica, non riproducibile, non catalogabile, non ripetibile. Come un tramonto d’amore.
  4. Le lettere possiedono una loro bellezza intrinseca, che va celebrata, evidenziata, resa manufatto artistico. Ogni lettera deve diventare un’opera d’arte, coniugando design e istinto, tecnica e ironia, cartoon e associazioni spontanee.
  5. Le lettere sono frammenti di un caleidoscopio bellissimo, immaginifico e rutilante. Il sempre eterno movimento, che solo gli occhi capaci di stupirsi possono cogliere. Esse sono la nostra rivincita sul grigio della malinconia, sul nero della logica, sulla nebbia delle percezioni.
  6. Al contrario di una collana di perle, dove il filo di seta crea un legame funzionale, liberiamo le singole bellezze dalla schiavitù, dal loro ruolo obbligatorio. Hanno pari dignità dei ritratti, dei paesaggi, delle nature morte e delle opere astratte.
  7. Come gli animali non sono il nostro cibo, le lettere non sono le nostre schiave. Facciamo evolvere la loro esistenza, al di là della mera scrittura. Che esisterà sempre, come esisterà la lettura. Ma guardando questi singoli manufatti grafici con occhi nuovi, oltre la loro umile quotidianità, per scoprire così la loro ricchezza mai esibita.
  8. Le lettere sono il nostro mondo regressivo, il nostro primo contatto col sapere codificato e il disegno associativo è il ponte che ci ha accompagnato nella costruzione della comunicazione. Benvenuti disegni di bimbi e rime baciate, filastrocche e associazioni improbabili. S di sogno ma anche di salame. D di dado ma anche di Dio.
  • Al pari delle lettere, anche i numeri e ogni altro segno alfabetico sparso nelle lingue del pianeta diventerà oggetto di attenzione e sarà celebrato come forma grafica prima ancora che come funzione verbale. Non saranno più segni di inchiostro su carta ma opere grafiche dipinte su tela, scolpite su marmo, acciaio, plastica, legno.
  1. Le lettere non sono più solo delle semplici api operaie ma diventano, con questa celebrazione artistica, delle api regine. Il miele della loro bellezza addolcirà i nostri sguardi, per aprire le porte di un mondo nuovo.

Lorenzo Marini

lorenzomariniarte.com

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