Dal 1954 Novaresio soggiorna ripetutamente in Somalia che diviene una seconda patria e che gli ispira le sue opere più caratteristiche. In questa occasione paesaggi, giovani somale, pastori, guerrieri non sono opere pittoriche, ma fotografie: sarà infatti visibile una serie di scatti mai esposti prima e per la maggioranza inediti, stampati da negativi originali ritrovati in un deposito. Non si tratta di soggetti “da cartolina”; le fotografie di Novaresio sono infatti basate su di una solida concretezza formale, senza facile esotismo.
Completano la mostra, curata da Claudia Andreotta e Giovanna Novaresio, realizzata in collaborazione con l’Adac, Archivio di Arte Contemporanea dell’Università degli Studi di Genova, Art Nomade Milan, Fondazione Garaventa e Progetto Per Questo Mi Chiamo Giovanni, i lavori di due fotografi genovesi, Luigi Fogliati e Giusi Lorelli, che hanno reinterpretato l’opera di Giovanni Novaresio.
Il titolo dell’esposizione ruota attorno a due significati, quello tecnico del “focus” dell’obiettivo fotografico e quello letterale di “concentrarsi”, “focalizzare l’attenzione”: gli scatti di Novaresio, infatti, sono il mezzo per conoscere e riflettere sulla Somalia, paese da decenni coinvolto in una serie di cruenti conflitti.
Le opere esposte permettono di conoscere un aspetto poco noto dell’attività dell’artista e di comprendere come nella sua produzione pittura e fotografia siano unite da un profondo legame. I suoi scatti tuttavia sono da considerare come opere autonome e risolte, tanto da essere divenuti protagonisti della mostra, accompagnati da tre tele.
Le fotografie sono stati strumenti insostituibili per realizzare dipinti anche molto tempo dopo i soggiorni in Somalia.
Oltre a questo ruolo di rimando mnemonico sono spesso le uniche testimoni di opere andate distrutte, come il monumentale affresco del Parlamento Somalo a Mogadiscio.
Giovanni Novaresio nasce a Napoli nel 1919. Si trasferisce nel 1934 a Genova dove frequenta l’Accademia Ligustica di Belle Arti. Partecipa attivamente alla Resistenza e nel 1945 fonda con lo scultore Sandro Cherchi la galleria Genova e l’Isola, punto di riferimento, nel dopoguerra, per gli artisti di avanguardia nel capoluogo ligure, come Giannetto Fieschi, che ha sempre ricordato Novaresio come maestro.
L’improvvisa decisione di partire per la Somalia segna nel suo percorso artistico una svolta decisiva, rendendo la produzione dell’artista unica, tanto che diventa per tutti Giovanni l’Africano.
Dal 1939 al 1997, anno della scomparsa, espone in numerose personali e collettive in Italia e all’estero. Nel 2013 la mostra Old&New A Zimbabwean Italian Tale presso il Museo Nazionale Preistorico ed Etnografico “Lugi Pigorini” di Roma ha portato per la prima in Italia i disegni con i quali Novaresio ha documentato la costruzione della diga di Kariba, esposti nel 1960 a Salisbury (Rhodesia del Sud). La personale allestita nel 2014 al Museo dell’Accademia Ligustica di Belle Arti di Genova ha ricondotto la figura di Giovanni Novaresio ad una precisa identità e contestualizzazione storico-artistica.
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