INVESTIMENTI UNA QUESTIONE DI LOGICA

di Achille Colombo Clerici

L’ investimento in infrastrutture e in opere pubbliche, e’ un nodo strategico per lo sviluppo del Paese.

Non solo per la “massa economica” movimentata direttamente o con l’indotto, ma anche per il potenziale impulso  al dinamismo dell’economia in generale e per la capacita’ di “trascinamento” sul piano culturale fonte di indubbio progresso.

Cosi prevede almeno una legge del 1949 quasi dimenticata, la quale prescrive che una quota del costo di costruzione, oscillante da un 2 % ad uno 0,5 % a seconda dell’entita’ dello stesso, venga investita in opere d’ arte, a corredo dei nuovi edifici pubblici, ai fini dell’abbellimento dei luoghi.

Nel corso del Forum Ambrosetti di Cernobbio e’ stato presentato un documento teso a proporre linee di azione per l’efficientamento dell’intero sistema disciplinare delle opere pubbliche: e parallelamente si e’ espresso anche l’Osservatorio dei diritti immobiliari Assoedilizia/ Universita’ degli studi di Milano, con una nota di Sara Valaguzza in tema di “Codice degli appalti”. 

In una panoramica che comprende aspetti politici, normativi, operativi, rileviamo innanzitutto come sia necessario riconoscere in modo definitivo che, in tema di investimenti, sulle logiche politiche debba prevalere la logica istituzionale.

Secondo questo principio, si impone una revisione sistematica dell’impianto normativo in un’ottica collaborativa tra pubblico e privato. Occorre arrivare a stilare un Codice unico, chiaro, ben delineato, in collaborazione anche tra Parlamento, ANAC, associazioni di categoria.

Ridefinendo inoltre il principio dell’offerta economicamente piu’ vantaggiosa e abolendo la logica del massimo ribasso.  In tema di giustizia è necessario precisare meglio il reato di ‘ abuso d’ufficio’. Oggi si confonde spesso l’errore amministrativo con il dolo.  

Importante e’ definire l’area della rilevanza penale dell’abuso di potere legato alle corruzioni, ai peculati, alle concussioni.

E occorre disincentivare la giustizia temeraria, ponendo, ad esempio, un freno ai ricorsi al Tar.

La burocrazia continua a costituire uno degli ostacoli principali all’imprenditoria immobiliare.

Vanno quindi risolte  le inefficienze legate ai tempi morti, tra una fase di esecuzione e l’altra, dovute a carenze progettuali ( progetti qualitativamente insufficienti e troppo onerosi ); incertezza dei finanziamenti causata  dall’aumento dei costi a seguito di varianti, ed ai contenziosi in fase di aggiudicazione e di esecuzione dei lavori; sovrapposizione dei procedimenti amministrativi.

Infine va incentivato il dialogo con i territori.

 

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