{"id":3710,"date":"2017-11-18T08:54:42","date_gmt":"2017-11-18T07:54:42","guid":{"rendered":"http:\/\/localhost\/oldcirc\/?p=3710"},"modified":"2017-11-18T08:54:42","modified_gmt":"2017-11-18T07:54:42","slug":"mafiamorto-un-capo-mafia-se-ne-fa-un-altro-dopo-riina-messina-denaro-prendera-il-suo-posto","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/ilcircolaccio.it\/?p=3710","title":{"rendered":"Mafia:morto un capo mafia se ne fa un&#8217; altro.  Dopo Riina ,Messina Denaro prender\u00e0 il suo posto?"},"content":{"rendered":"<h2><\/h2>\n<h2><strong>Ecco i mondi di sotto e di sopra<\/strong><br \/>\n<strong> che Riina si porta nella tomba<\/strong><br \/>\n<strong> Con la sua morte scompare la Cosa nostra stragista. Perde forza anche l&#8217;antimafia dei teoremi.<\/strong><\/h2>\n<h2><strong>Adesso ci sar\u00e0 la lotta alla successione<\/strong><\/h2>\n<h2><strong>I giornalisti coraggiosi che giorno dopo giorno vi descrivono una mafia potente e invincibile vorrebbero che non lo dicessimo. Vorrebbero ridurci al silenzio, con le buone e con le cattive, anche quelle confraternite conventicolari che giorno dopo giorno vi raccontano il romanzo nero dei mandanti occulti, dei servizi deviati, delle trame oscure; e che fantasticando di uno Stato complice dietro le stragi del \u201992 vorrebbero farvi credere che solo il giudice Nino Di Matteo, candidato dai grillini a un incarico di governo, potr\u00e0 svelare un giorno, grazie al suo zelo e al suo incontaminato candore, le immonde verit\u00e0 nascoste sotto il sangue versato da Giovanni Falcone, da Paolo Borsellino e dai loro uomini di scorta. Invece le cose da dire vanno subito dette. A cominciare dal fatto che ieri notte, alle 3:37, quando in un carcere di massima sicurezza \u00e8 spirato Tot\u00f2 Riina, sanguinario boss dei corleonesi, \u00e8 morta non solo la mafia stragista \u2013 quella che con il tritolo voleva condizionare la vita della repubblica e la libert\u00e0 di tutti noi; ma \u00e8 morta anche l\u2019antimafia delle imposture \u2013 quella che ha costruito la boiata pazzesca della Trattativa e che, su quel teorema, ha affilato ogni arma per mettere alla gogna i propri avversari politici e acquisire meriti per future carriere, per future investiture.<\/strong><\/h2>\n<p><strong>L\u2019ultimo rigurgito, come ricorderete, risale a poche settimane fa. Si era alla vigilia delle elezioni in Sicilia e la confraternita degli incappucciati \u2013 di quelli cio\u00e8 che grufolano nei sottoscala delle procure, sperando sempre di trovare una cartuzza buona per sputtanare qualcuno \u2013 gi\u00e0 pregustavano nuovi giorni di gloria perch\u00e9, sbobinate le intercettazioni del boss Giuseppe Graviano, detenuto nel carcere duro di Ascoli Piceno, era riapparso nei cieli alti del mascariamento il nome brillante e seducente di Silvio Berlusconi, da oltre vent\u2019anni bersaglio immobile di quella filiera giudiziaria per la quale l\u2019unica soluzione possibile per i problemi dell\u2019Italia \u00e8 un governo dei giudici. Ma l\u2019assalto all\u2019ex premier si \u00e8 rivelato nient\u2019altro che una Caporetto: chiamato a testimoniare nel processo che si celebra nell\u2019aula bunker dell\u2019Ucciardone, il boss che nel cortile del carcere aveva smozzicato il nome di Berlusconi si \u00e8 avvalso della facolt\u00e0 di non rispondere; e quando dalla procura di Firenze \u00e8 trapelata, con cronometrico tempismo, la notizia dell\u2019avviso di garanzia notificato al leader di Forza Italia \u2013 bollato, va da s\u00e9, come mandante occulto delle stragi \u2013 i titoli dei giornali, per la verit\u00e0 molto modesti, non hanno sortito l\u2019effetto devastante che lo scoop avrebbe meritato, almeno nelle intenzioni di chi lo aveva architettato. Le elezioni siciliane, per Berlusconi, sono andate benissimo. Stavolta la macchina del mascariamento non ha funzionato. Segno che all\u2019antimafia delle confraternite e dei giudici onnipotenti ormai non crede pi\u00f9 nessuno.<\/strong><\/p>\n<p><strong>La morte di Riina non potr\u00e0 che accelerare la disfatta. Con il fallimento dell\u2019ultimo assalto al fortino dell\u2019odiatissimo Cavaliere eravamo al crepuscolo. Con la scomparsa del capo dei capi il tramonto del giustizialismo, condotto in nome di una titanica lotta a Cosa nostra, sar\u00e0 pressoch\u00e9 inesorabile.<\/strong><\/p>\n<p><strong>A Riina, che pure dal 1993 era seppellito con tutti i suoi gregari dietro le doppie sbarre di un carcere di massima sicurezza, impietoso e invalicabile, l\u2019antimafia delle trame infinite continuava ad attribuire ogni nefandezza. Se un magistrato di Palermo voleva ad esempio guadagnarsi le prime pagine dei giornali come un venerato eroe della legalit\u00e0 e dell\u2019intransigenza, si inventava la revisione di un qualunque processo nel quale, puntualmente, Riina diventava il principale imputato. Giorni e giorni di udienze, giorni di tribune mediatiche, giorni di interviste e di talk-show. Poi arrivava la sentenza d\u2019assoluzione e si ricominciava da capo, altro giro altra corsa.<\/strong><\/p>\n<p><strong>Chiusa la stagione spettacolare dei processi inutili (e anche costosi, ma guai a parlarne) l\u2019antimafia degli intrepidi, sempre alla ricerca delle verit\u00e0 indicibili e sommerse, ha dato il via a una nuova tecnica investigativa: l\u2019intercettazione ambientale dei boss detenuti, sorpresi dagli astuti investigatori a discutere nel cortile del carcere durante l\u2019ora d\u2019aria. La scena \u00e8 questa: il mafioso chiacchiera con un altro malacarne, suo compagno di detenzione, ben addestrato nell\u2019arte provocatoria, ma non sa che tutto intorno centinaia di cimici stanno registrando ogni sua confidenza, ogni suo sussurro, ogni suo inconfessabile proposito di vendetta.<\/strong><\/p>\n<p><strong>La serie, manco a dirlo, si \u00e8 aperta proprio con Tot\u00f2 Riina, il regista di tutte le stragi, il boss che voleva piegare i giudici alla sua legge, che voleva cancellare le sentenze della Cassazione, che voleva intimidire lo Stato. Era murato vivo nel carcere di Opera, a Milano. Ed \u00e8 l\u00ec che i magistrati antimafia hanno catturato per quasi un anno tutti i suoi discorsi, tutte le sue parole, comprese le farneticazioni e le inevitabili minchiate.<\/strong><\/p>\n<p><strong>Ne \u00e8 venuto fuori un brogliaccio clamoroso di cose dette e non dette, di allusioni e insinuazioni, di minacce e intimidazioni. Parole e parolacce per tutti e contro tutti: per i picciottazzi che si pentirono e lo tradirono, come Giovanni Brusca o Salvatore Cancemi; e per i magistrati, come Di Matteo, che \u201csi mette l\u00e0 davanti, mi guarda con gli occhi puntati ma a me non mi intimorisce: e allora organizziamola questa cosa, facciamola grossa e non ne parliamo pi\u00f9\u201d.<\/strong><\/p>\n<p><strong>Ma, al di la di queste sparate lugubri e invereconde, \u00e8 venuto fuori soprattutto il ritratto di un Riina rancoroso e irruento, con gli occhi e la testa rivolti sempre all\u2019indietro, agli anni nefasti dell\u2019ultima guerra di mafia quando i \u201cviddani\u201d di Corleone, con i loro piedi incretati e i kalashnikov nascosti sotto lo scapolare, cominciarono a sterminare i boss che regnavano incontrastati su Palermo \u2013 da Giovanni Bontade, detto \u201cil principino\u201d, a Peppe Di Cristina, da Totuccio Inzerillo alla stirpe dei Galatolo \u2013 e lentamente si impadronirono di tutte le leve di comando; di quelle leve che macinavano potere e miliardi, dagli appalti alla droga.<\/strong><\/p>\n<p><strong>E\u2019 stata una confessione lunga, anche se a trattati confusa o incomprensibile, quella che le spie piazzate nel carcere di Opera strapparono a Tot\u00f2 Riina, detto \u2019u curtu. Una confessione che, nonostante l\u2019impegno di un gruppo di investigatori particolarmente attenti al linguaggio limaccioso dei mafiosi, non rivel\u00f2 nessun\u2019altra verit\u00e0 se non quella gi\u00e0 acclarata dai processi e scolpita nelle diciotto sentenze che hanno condannato all\u2019ergastolo non solo Riina ma anche i suoi colonnelli, primo fra tutti quel Leoluca Bagarella che rimane ormai uno dei pochi sopravvissuti alla catastrofe. Perch\u00e9 \u2013 piaccia o no alle confraternite dell\u2019antimafia chiodata \u2013 \u00e8 venuto il momento di dire e di ribadire che, dopo tante lotte e tanto sangue sparso sulle angustiate terre di Sicilia, lo Stato ha vinto e la mafia ha perso. E che il mito di una Cosa nostra potente e invincibile serve ormai, quasi esclusivamente, a mantenere in vita quegli apparati, a cominciare dalla pomposa e inutile Commissione parlamentare presieduta da Rosy Bindi, messi in piedi negli anni della mattanza quando l\u2019unico obbiettivo di Falcone e Borsellino, ma anche di tanti altri onesti investigatori e magistrati, era quello di trovare comunque una via di uscita, un modo spiccio e immediato per agguantare i boss e spezzare finalmente la catena dei delitti.<\/strong><\/p>\n<p><strong>Questo non significa, sia chiaro, che con la scomparsa di Riina si possa considerare morta anche la mafia, quella gramigna malefica che da sempre opprime e dissangua la Sicilia. Ma bisogna anche considerare il fatto che gli ultimi arresti di Palermo e le analisi condotte dalle procure pi\u00f9 attente e responsabili ci dicono una sola cosa: che la mafia c\u2019\u00e8 ed \u00e8 ancora viva e vegeta; ma \u00e8 un\u2019altra mafia.<\/strong><\/p>\n<p><strong>Diciamolo, piaccia o no a quelli che ancora ne coltivano il mito: non c\u2019\u00e8 pi\u00f9 la mafia organizzata in maniera piramidale, con i membri della commissione che eleggevano la cupola e con un patriarca, come Michele Greco re di Ciaculli, che diventava l\u2019onnipotente Papa del malaffare e di tutte le criminalit\u00e0 riunite. Non c\u2019\u00e8 pi\u00f9 la ripartizione protocollare delle competenze e delle influenze come c\u2019era ai tempi di Angelo Siino che prima di saltare il fosso e pentirsi era stato addirittura \u201cministro\u201d dei Lavori pubblici in nome e per conto di Tot\u00f2 Riina. Non c\u2019\u00e8 pi\u00f9 il \u201cmandamento\u201d secondo lo schema territoriale descritto da Tommaso Buscetta, il pentito che con le sue rivelazioni, ruppe la diga dell\u2019omert\u00e0 e port\u00f2 oltre quattrocento boss nell\u2019aula del maxi processo. Non c\u2019\u00e8 pi\u00f9 insomma la mafia dei centonovanta omicidi all\u2019anno nella sola Palermo: quelle bande e quei clan sono stati rasi al suolo dallo Stato, a quel tempo personificato da Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, i due giudici che hanno pagato con la vita il loro impegno nella societ\u00e0 e nelle istituzioni.<\/strong><\/p>\n<p><strong>La mafia che Riina, morendo, lascia invece in eredit\u00e0 \u00e8 un\u2019organizzazione sfilacciata, che si muove soprattutto nelle periferie e che trova persino difficolt\u00e0 a controllare i vecchi mandamenti perch\u00e9 c\u2019\u00e8 sempre un vecchio boss che, da un momento all\u2019altro, potrebbe uscire da galera e riprendere i fili del racket. E\u2019 una mafia spicciola ma tentacolare, con gerarchie mutabili e spesso indistinte, che raccoglie tutto quello che pu\u00f2 raccogliere, dalla guardian\u00eca alla estorsione. Anche il pizzo di duecento euro al mese. Ed \u00e8 per questo forse che i pi\u00f9 disincantati cominciano a chiamarla \u201cla mafia dei muzzunara\u201d, alludendo cos\u00ec al rito miserabile dei poveracci che un tempo, non avendo la possibilit\u00e0 di acquistare le sigarette, raccoglievano da terra i \u201cmuzzuna\u201d, cio\u00e8 le cicche.<\/strong><\/p>\n<p><strong>Una sottovalutazione certamente eccessiva, ammettiamolo. Contro la quale, ed \u00e8 persino ovvio, cominciano a mobilitarsi i puri e duri dell\u2019antimafia militante per quali non si pu\u00f2 nemmeno ipotizzare un adeguamento degli apparati investigativi alle nuove dimensioni e alla nuova stratificazione che il fenomeno presenta. \u201cGuai ad abbassare la tensione\u201d, sermoneggiano nei rari cortei che si vedono in giro. E cos\u00ec sermoneggiando avviano inchieste e contro inchieste per dimostrare che, dopo la morte di Riina e la scarcerazione dei tanti boss che hanno gi\u00e0 scontato la pena, si aprir\u00e0 l\u2019immancabile guerra di successione; e che dopo la guerra \u2013 contati i morti e i feriti, i caduti e i risuscitati \u2013 si ricostituiranno cupole e mandamenti.<\/strong><\/p>\n<p><strong>Un modo come un altro per perpetuare l\u2019emergenza, per rinominare dopo le elezioni una nuova Commissione antimafia e per affermare il principio in base al quale ci salveremo solo se la politica si far\u00e0 da parte consegnando il potere nelle mani di magistrati indomiti e indomabili. Come Piercamillo Davigo, come Nino Di Matteo.<\/strong><br \/>\nFonte : live Sicilia<\/p>\n<p>Il Circolaccio<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Ecco i mondi di sotto e di sopra che Riina si porta nella tomba Con la sua morte<\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":3727,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[7,10,11,12],"tags":[49,69],"class_list":["post-3710","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-in-primo-piano","category-news","category-piu-recente","category-politica","tag-matteo-messina-denaro","tag-stragi"],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v27.8 - https:\/\/yoast.com\/product\/yoast-seo-wordpress\/ -->\n<title>Mafia:morto un capo mafia se ne fa un&#039; altro. 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