{"id":36580,"date":"2021-03-17T18:17:45","date_gmt":"2021-03-17T17:17:45","guid":{"rendered":"http:\/\/ilcircolaccio.it\/?p=36580"},"modified":"2021-03-17T18:17:45","modified_gmt":"2021-03-17T17:17:45","slug":"omicidio-piazza-e-i-pezzi-mancanti-lennesimo-mistero-di-stato","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/ilcircolaccio.it\/?p=36580","title":{"rendered":"Omicidio Piazza e i &#8220;pezzi mancanti&#8221;. L&#8217;ennesimo mistero di Stato"},"content":{"rendered":"\n<p>\u00a0<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<blockquote>\n<p><strong>L&#8217;omicidio dopo 31 anni rimane un mistero<\/strong><\/p>\n<\/blockquote>\n<p><strong>Questa storia \u00e8 ambientata nella torbida Palermo di inizio anni \u201890. Racconta la vicenda di un giovane ex poliziotto, collaboratore del Sisde, coinvolto in uno dei grandi misteri italiani e barbaramente ucciso da Cosa nostra. Il suo nome \u00e8 Emanuele Piazza.<\/strong><br \/><strong>Per provare a far luce sulla sua morte \u00e8 necessario percorrere un labirinto fatto di depistaggi, reticenze e collusioni perch\u00e9 Emanuele non \u00e8 un poliziotto come tanti altri.<\/strong><br \/>La sua vita ha uno sliding doors il 21 giugno 1989, quando il giudice Giovanni Falcone scampa miracolosamente ad un attentato all\u2019Addaura. 58 candelotti di esplosivo avrebbero dovuto anticipare di tre anni il macabro destino che si compir\u00e0 il 23 maggio 1992 a Capaci. Ma per Cosa nostra qualcosa va storto.<br \/>Sul fallito attentato, sin da subito, si rincorrono voci e indiscrezioni e i giornali iniziano a pubblicare le prime ricostruzioni. La pi\u00f9 accreditata rivela che Emanuele Piazza, insieme a un collega poliziotto, Nino Agostino, avrebbe salvato il giudice Falcone individuando il borsone pieno di tritolo e facendo scattare l\u2019allarme. In realt\u00e0 le certezze su quanto \u00e8 realmente accaduto nel borgo a 30 chilometri da Palermo sono poche. Pochissime. Si iniziano a intrecciare depistaggi e silenzi. Notizie vere e verosimili. Dubbi, che col passare dei giorni, anzich\u00e9 diminuire, aumentano.<br \/>Il mistero dell\u2019Addaura si infittisce ancor pi\u00f9 il 5 agosto, quando Agostino viene ucciso insieme alla moglie Ida Castelluccio, incinta, davanti agli occhi del padre in circostanze ancora oggi misteriose.<br \/>Emanuele, nonostante il clima di terrore, \u00e8 ancor pi\u00f9 determinato nel voler far luce sul fallito attentato al giudice Falcone e sull\u2019omicidio del collega. In qualit\u00e0 di collaboratore del Sisde, nome in codice Topo, intensifica la sua attivit\u00e0 di intelligence sul territorio, in particolare nella borgata di San Lorenzo, uno dei quartieri di Palermo a pi\u00f9 alta concentrazione di latitanti. Cerca una pista, una traccia. Tra i componenti della sua rete c\u2019\u00e8 un coetaneo e amico, si chiama Gaetano Genova. E\u2019 un vigile del fuoco e parente alla lontana di Tommaso Buscetta. I due si vedono spesso.<br \/>Tra le strade di San Lorenzo Emanuele incontra anche una vecchia conoscenza, Francesco Onorato, conosciuto in palestra anni prima. Onorato si presenta come un imprenditore in carriera, in realt\u00e0 \u00e8 un mafioso di rango, reggente del mandamento di Partanna Mondello. Emanuele sa chi \u00e8 ma lo frequenta, spera possa fornirgli informazioni sui latitanti della zona. Piazza e Onorato si incontrano spesso all\u2019interno della polleria di Simone Scalici, a Sferracavallo, borgo marinaro alle porte di Palermo. Un pomeriggio ad un loro appuntamento assiste da lontano un personaggio che da quelle parti si vede spesso ma che ama restare nell&#8217;ombra. Fuma e osserva con attenzione i due ragazzi. Si chiama Salvatore Biondino, \u00e8 uno che in Cosa nostra ha fatto carriera fino a diventare l\u2019autista del Capo dei Capi, Tot\u00f2 Riina, oltre ad essere il capomandamento di San Lorenzo. A Biondino non piace quel dialogo e nemmeno il legame tra Onorato e Piazza. E\u2019 insofferente, rabbioso. Non accetta di osservare uno dei suoi uomini parlare agente. Lui sa bene chi \u00e8 Piazza e non ci mette molto a manifestare il suo disappunto a Onorato: \u201cMa sei diventato amico di uno sbirro? Fonti istituzionali mi hanno detto che quello \u00e8 uno dei servizi, d\u00e0 la caccia ai latitanti. E\u2019 pericoloso. Adesso che sai, provvedi\u201d. Non si sa se Onorato sia gi\u00e0 un informatore o meno e comunque non ha pi\u00f9 importanza. Le parole di Biondino suonano come una sentenza per lui e per l&#8217;amico Emanuele. Onorato sa che per risolvere la questione e salvarsi la pelle c\u2019\u00e8 una sola soluzione. Cos\u00ec la sera del 15 marzo 1990 si presenta a casa di Piazza e, con la scusa di dover cambiare un assegno in un negozio di mobili poco distante, gli chiede di accompagnarlo. L\u2019auto esce da Sferracavallo, dove abita Emanuele, e imbocca la statale 113 che sale fino a Capaci. Ad attenderli nello scantinato del mobilificio ci sono sei uomini: Salvatore Biondino, Giovanni Battaglia, Antonino Troia, Salvatore Biondo, Simone Scalici e Giovan Battista Ferrante. Piazza viene strangolato da Scalici e portato nel terreno di Giovanni Battaglia, dove il suo corpo \u00e8 sciolto nell\u2019acido (ndr nel terreno di Giovanni Battaglia sar\u00e0 rinvenuto anche parte dell\u2019esplosivo utilizzato per la strage di Capaci).<br \/>Pochi giorni dopo la stessa sorte tocca a Gaetano Genova. In Cosa nostra gira voce sia un informatore e nel dubbio \u00e8 meglio eliminare anche lui.<br \/>La sera del 17 marzo i familiari di Emanuele iniziano a preoccuparsi. Il ragazzo non si \u00e8 fatto vedere alla festa di compleanno del padre Giustino e non \u00e8 da lui. Cos\u00ec il padre, insieme al figlio Andrea, si reca a casa sua. Emanuele \u00e8 appassionato di animali, ha una scimmia e un rottweiler di nome Ciad. E\u2019 proprio Ciad che li accoglie all\u2019ingresso dell\u2019appartamento, ma di Emanuele nessuna traccia. C\u2019\u00e8 il pasto per il cane pronto per essere servito, la pasta da scolare, i suoi effetti personali, la sua pistola e anche documenti e denaro. Ma lui no. Le ore trascorrono e di Emanuele nessuna notizia. Il giorno dopo i familiari denunciano la scomparsa alla Questura di Palermo. Ad ascoltare il loro racconto \u00e8 il capo della Squadra Mobile Arnaldo La Barbera, che li invita a mantenere il massimo riserbo sulla vicenda. Nel frattempo iniziano a circolare voci su una possibile pista passionale dietro la scomparsa di Emanuele, ma bastano pochi giorni per far perdere consistenza alla tesi.<br \/>I mesi passano, tutto tace e le indagini non danno esiti. Si torna a parlare di Emanuele l\u201911 settembre del 1990, grazie a un articolo di Francesco Viviano su Repubblica. \u201cAspirante 007 rapito dai clan\u201d. S\u00ec, aspirante, perch\u00e9 Emanuele non era neanche assunto, era in prova. Nel pezzo si legge \u201cE&#8217; un giallo sul quale indaga il giudice Giovanni Falcone. E&#8217; avvenuto il 15 marzo scorso, ma sino a ieri, questo segreto, i servizi se lo sono tenuto ben stretto\u201d.<\/p>\n<p>E\u2019 stata chiara sin da subito la volont\u00e0 di depistare, di non fare indagini serie e anche ai giornali la notizia venne data mesi dopo\u201d, ci racconta Andrea Piazza, fratello di Emanuele, avvocato, che dopo 30 anni continua a cercare la verit\u00e0 sulla morte del fratello. E\u2019 lo stesso Andrea ad aiutarci a ricostruire quanto accaduto in quei mesi, partendo dalle prime fasi delle indagini: \u201cA Francesco Onorato si sarebbe potuti arrivare subito &#8211; racconta &#8211; gli uomini della Mobile erano in possesso di documentazione che portava a lui. I suoi rapporti con Emanuele erano noti, cos\u00ec come i suoi precedenti penali, ma quella pista non fu mai battuta. Cos\u00ec come non venne mai messo in relazione l\u2019omicidio di Emanuele con quello di Gaetano Genova, avvenuto solo 15 giorni dopo. Perch\u00e9? Era noto alle forze dell\u2019ordine che entrambi erano impegnati nel fornire informazioni sui latitanti e che era stato lo stesso Genova a dare indicazioni fondamentali ad Emanuele per la cattura di Giovanni Sammarco, mafioso e latitante, come racconter\u00e0 Brusca nel 1996\u201d. Andrea prende fiato e continua il suo racconto. \u201cLe indagini investigative sin dall\u2019inizio furono condizionate negativamente da Arnaldo La Barbera, che disattese anche una specifica direttiva delegata dal giudice Giovanni Falcone. Falcone infatti il 23 marzo dispose di \u2018sentire accuratamente tutti i funzionari che ebbero rapporti con Emanuele Piazza\u2019, mentre La Barbera, disattendendo quanto richiesto, il 27 marzo trasmise semplici relazioni di servizio redatte dai singoli funzionari e questo condizion\u00f2 negativamente le indagini. Peraltro in dibattimento una teste dichiar\u00f2, con conoscenza diretta dei fatti, che il contenuto delle relazioni di servizio furono concordate tra gli interessati\u201d.<br \/>Insomma, di Emanuele nessuno sa nulla o chi sa tace.<br \/>Silenzio, omert\u00e0, false piste e indagini che imboccano un vicolo cieco lungo dieci anni, fino al 2000, quando sono le dichiarazioni di due pentiti a far emergere i primi spiragli di verit\u00e0 sulla vicenda. Uno dei due \u00e8 proprio Francesco Onorato, che racconta della minaccia di Biondino, della scusa del mobilificio, dell\u2019uccisione nello scantinato e del macabro rituale mafioso nelle campagne di Capaci.<br \/>A livello giudiziario la parola fine sull\u2019omicidio di Emanuele viene messa nel 2001 quando la Corte d\u2019assise di Palermo conferma le richieste dei PM Di Matteo e Ingroia condannando all\u2019ergastolo Salvatore Biondino, Antonino Troia e Giovanni Battaglia. Trent\u2019anni per Salvatore Biondo (il corto), Salvatore Biondo (il lungo) e Simone Scalici. Destino diverso per i due collaboratori di giustizia Francesco Onorato e Giovan Battista Ferrante, che hanno beneficiato dello sconto di pena e sono stati condannati a 12 anni. Erasmo Troia, invece, viene assolto per un vizio di forma procedurale.<br \/>Al mosaico mancano per\u00f2 ancora due tasselli: perch\u00e9 le indagini vennero depistate? E Piazza fu davvero coinvolto nell\u2019attentato dell\u2019Addaura?<br \/>A portare nuovi elementi sul ruolo di Emanuele quel mattino del 21 giugno 1989 arrivano, nel 1996, le parole del collaboratore di giustizia Francesco Elmo, personaggio molto ben introdotto nella massoneria siciliana e appartenente a Gladio dalla met\u00e0 degli anni &#8217;80. Nel corso di un interrogatorio Elmo sostiene che Emanuele Piazza sia stato un reclutatore di agenti per Gladio. &#8220;Gladio si sarebbe resa responsabile, o comunque compartecipe nel corso degli anni ottanta, di una serie di clamorosi episodi delittuosi avvenuti nella Sicilia occidentale &#8211; spiega Elmo &#8211; fallito attentato a Giovanni Falcone all\u2019Addaura, uccisione dell\u2019agente Agostino, omicidio Piersanti Mattarella, omicidio La Torre, omicidio Chinnici, strage di Pizzolungo&#8221;. Queste dichiarazioni di Elmo, riportate nella sentenza di primo grado sul delitto di Mauro Rostagno, riaccendono un luce opaca sul coinvolgimento dei gladiatori nel fallito attentato dell&#8217;Addaura, sulla figura di Emanuele Piazza e sul rapporto che lo legava a doppio filo ad Agostino e, forse, all&#8217;organizzazione paramilitare.<br \/>Ma c\u2019\u00e8 chi sostiene il contrario.<br \/>E\u2019 il collaboratore di giustizia Vito Lo Forte, che 2009 dichiara che Piazza e Agostino salvarono il giudice Falcone fingendosi sommozzatori e lanciando l\u2019allarme. La sua versione regge due anni, fino al 2011, quando i periti nominati dal gip di Caltanissetta, Lirio Conti, stabiliscono che il Dna delle cellule epiteliali estratte dalla muta subacquea e dal borsone ritrovati sul luogo del fallito attentato non sono compatibili con quelle di Piazza e Agostino, smentendo cos\u00ec Lo Forte. Quel Dna appartiene ad Angelo Galatolo, boss della famiglia palermitana dell&#8217;Acquasanta, gi\u00e0 condannato nel primo processo per i fatti dell&#8217;Addaura, che secondo la testimonianza del collaboratore di giustizia Angelo Fontana: \u201caveva il telecomando in mano, era dietro uno scoglio, a circa 50 metri, in un incavo tracciato dal mare&#8221;.<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p>Fonte :Repubblica\u00a0 <em>Matteo Zilocchi\u00a0 (con la collaborazione di Andrea Piazza)<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"","protected":false},"author":2,"featured_media":36581,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[5],"tags":[],"class_list":["post-36580","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-generale"],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v27.8 - https:\/\/yoast.com\/product\/yoast-seo-wordpress\/ -->\n<title>Omicidio Piazza e i &quot;pezzi mancanti&quot;. 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