{"id":35395,"date":"2021-01-12T23:47:53","date_gmt":"2021-01-12T22:47:53","guid":{"rendered":"http:\/\/ilcircolaccio.it\/?p=35395"},"modified":"2021-01-12T23:47:53","modified_gmt":"2021-01-12T22:47:53","slug":"libia-fine-della-politica-estera-nazionale","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/ilcircolaccio.it\/?p=35395","title":{"rendered":"&#8220;LIBIA, FINE DELLA POLITICA ESTERA NAZIONALE?&#8221;"},"content":{"rendered":"\n<p>\u00a0<\/p>\n<p>intervista a on. Agostino Spataro<\/p>\n<p><strong>\u201cOggi i nuovi padroni del mondo non vogliono pi\u00f9 le politiche estere nazionali, perch\u00e9 si ritengono ostative, limitative dei progetti dei mercati globali. Tutto si accentra nelle grandi entit\u00e0 sovranazionali e, in definitiva, nei centri internazionali (anche privati) di potere politico e finanziario. Perci\u00f2, non \u00e8 necessario mettere alla testa dei governi, dei dicasteri personalit\u00e0 politiche di rilievo. Meglio optare per personaggi poco dotati, sono pi\u00f9 funzionali al dispiegamento delle nuove strategie.\u201d<\/strong><\/p>\n<p><strong>di Margherita Peracchino, direttore di \u201cL\u2019Indro\u201d<\/strong><\/p>\n<p><strong>( in https:\/\/www.lindro.it\/libia-fine-della-politica-estera-nazionale\/)<\/strong><\/p>\n<p>Quello appena iniziato, per la Libia dovrebbe essere l\u2019anno delle elezioni, legislative e presidenziali, previste per dicembre. Venerd\u00ec, il capo del Governo di accordo nazionale libico (Gna),\u00a0<strong>Fayez Al-Sarraj<\/strong>,\u00a0<strong>\u00e8 giunto a Roma per una serie di incontri con il premier Giuseppe Conte e alti funzionari italiani e con il rappresentante speciale ad interim del Segretario generale delle Nazioni Unite<\/strong>,\u00a0<strong>Stephanie Williams<\/strong>.<\/p>\n<p><strong>Al centro dei colloqui\u00a0con Conte:<\/strong>\u00a0il\u00a0<strong>processo politico che dovrebbe condurre alle elezioni<\/strong>, la questione dei\u00a0<strong>flussi migratori illegali<\/strong>, e, secondo quanto dichiarato da al-Serraj, anche il\u00a0<strong>ritorno delle aziende italiane in Libia\u00a0<\/strong>per riprendere le loro attivit\u00e0 nel Paese. In fatto di cooperazione Italia-Libia, i media locali confermano che si \u00e8 convenuto di attivare\u00a0<strong>accordi di amicizia e partenariato<\/strong>\u00a0e di continuare a tenere le riunioni del Comitato economico misto.<\/p>\n<p>Con Williams, al-Sarraj ha affrontato le questioni legate alle elezioni e al processo politico che le dovr\u00e0 approntare, ovvero, come recita la nota ufficiale, le modalit\u00e0 per portare avanti il dialogo politico libico, in vista della riunione del comitato consultivo del Forum del dialogo politico libico in programma questa settimana a Ginevra.<\/p>\n<p>Altro importante incontro di al-Sarraj, a Roma, \u00e8 stato quello con l\u2019ambasciatore degli Stati Uniti in Libia, Richard Norland, con il quale ha discusso degli sviluppi della situazione in Libia e dei progressi compiuti sulle modalit\u00e0 di soluzione della crisi libica, dal punto di vista militare, di sicurezza, politica ed economica. L\u2019incontro, secondo quanto riferisce il governo di Tripoli, \u00e8 stato anche l\u2019occasione per affermare la \u00abnecessit\u00e0 di fermare l\u2019interferenza esterna negativa negli affari libici in modo che le modalit\u00e0 di soluzione della crisi possano raggiungere i loro obiettivi di stabilire sicurezza e raggiungere stabilit\u00e0 e ripresa economica\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Una visita che farebbe sembrare l\u2019Italia ancora al centro della politica libica<\/strong>.\u00a0<strong>Secondo molti osservatori<\/strong>, invece,\u00a0<strong>non \u00e8 cos\u00ec<\/strong>, anzi,\u00a0<strong>tra questi l\u2019Onorevole Agostino Spataro<\/strong>, giornalista, scrittore, gi\u00e0 membro delle Commissioni Affari Esteri e Difesa della Camera dei Deputati, grande esperto di politica estera italiana, in particolare sul versante Mediterraneo, che qualche settimana fa, in una nota ha tra l\u2019altro scritto: \u00abPrima che scoppiasse il tragico conflitto, scrissi che \u2018la Nato poteva vincere la guerra ma perdere il dopoguerra\u2019. Oggi, di fronte allo sconquasso e alla guerra fratricida in Libia, si pu\u00f2 affermare che\u00a0<strong>l\u2019Italia\u00a0<\/strong>in quell\u2019avventura perse la guerra e il dopoguerra, poich\u00e9\u00a0<strong>nel nuovo<\/strong>,\u00a0<strong>inquietante scenario libico e e mediterraneo<\/strong>,\u00a0<strong>non conta quasi nulla<\/strong>. Nell\u2019ultimo decennio (2010-20) i governi italiani hanno bruciato un patrimonio importante di relazioni economiche e politiche con la Libia. Con la conseguenza che<strong>\u00a0il ruolo assai importante dell\u2019Italia oggi risulta logorato<\/strong>.\u00a0<strong>marginale<\/strong>,\u00a0<strong>banalizzato<\/strong>\u00bb. Spataro affermava ci\u00f2 in relazione al fermo dei 18 pescatori di Mazzara, affermando inoltre \u00abper ottenere la liberazione dei 18 nostri pescatori di Mazara non si sa dove andare a bussare: a Parigi, a Mosca, a Washington, a Il Cairo, negli Emirati, ecc.\u00bb. Pochi giorni dopo, la liberazione dei pescatori,\u00a0previo \u2018omaggio\u2019\u00a0del Presidente del Consiglio Giuseppe Conte e del Ministro degli Esteri Luigi Di Maio -ovvero dei vertici dello Stato- al generale Khalifa Haftar, l\u2019oppositore di al-Sarraj, premier di un governo che Roma ha dichiarato alleato.<\/p>\n<p>Con Agostino Spataro abbiamo dunque provato a capire come e perch\u00e9 l\u2019Italia sarebbe ridotta al \u2018nulla\u2019 in termini di influenza in Libia e nel resto del Mediterraneo, ricostruendo quel \u2018patrimonio di relazioni\u2019 sprecato.<\/p>\n<p><strong><em>Onorevole Spataro, nelle scorse settimane, lei \u00e8 intervenuto sulla questione dei pescatori di Mazara del Vallo, sostenendo che nell\u2019ultimo decennio \u2018i governi italiani hanno bruciato un patrimonio importante di relazioni economiche e politiche con la Libia\u2019. Come sono andate le cose?<\/em><\/strong><\/p>\n<p>La vicenda del fermo dei 18 pescatori di Mazara del Vallo, per fortuna o grazie a una commistione di interventi internazionali conclusasi positivamente, s\u2019inserisce in un vecchio contenzioso relativo alla autoproclamata pertinenza libica del golfo della Sirte. Ovviamente, il problema delle cos\u00ec dette \u2018baie storiche\u2019 non riguarda soltanto quella libica, ma altre presenti in varie parti del mondo (fra cui quella del golfo di Taranto) che non sono state comprese nella\u00a0Convenzione Onu sul diritto del mare di Montego Bay.\u00a0Un paio di settimane prima della loro liberazione scrissi, in contrasto con l\u2019ipotesi dell\u2019intervento militare richiesto dal vescovo di Mazara, che bisognava continuare a dialogare, a trattare, invitando i nostri governanti ad \u2018alzare\u2019 i loro \u2018culetti d\u2019oro\u2019 e andare a parlare con le persone giuste a Bengasi e a Tripoli<\/p>\n<p>Finalmente, alla vigilia di Natale, Conte e Di Maio volarono a Bengasi e ottennero dal generale Haftar il rilascio dei due pescherecci e dei loro equipaggi. In cambio di cosa? Non \u00e8 dato saperlo.<\/p>\n<p><strong><em>C\u2019\u00e8 chi sostiene che il viaggio di Conte e Di Maio abbia di fatto legittimato Haftar, facendo saltare quel che restava della nostra politica estera in Libia. Cosa ne pensa?<\/em><\/strong><\/p>\n<p>Evidentemente,il viaggio del solo di Di Maio non bastava allo scopo di Haftar cui interessava soprattutto quello del Presidente del Consiglio dei Ministri Conte, che ha \u2018legittimato\u2019 il generale di Bengasi, che, per altro, gode di ben altre e pi\u00f9 pesanti legittimazioni internazionali. Tutto questo e altro si potr\u00e0, forse, constatare negli imminenti colloqui inter-libici a Ginevra.<\/p>\n<p><strong><em>Sulla controversa questione del golfo della Sirte ci sono state contestazioni\u00a0 durissime\u00a0 a livello politico e diplomatico e addirittura un pesante intervento militare degli Usa contro Gheddafi\u2026\u00a0<\/em><\/strong><\/p>\n<p>Si verific\u00f2 il 15 aprile del 1986. Quando Ronald Reagan lanci\u00f2, con l\u2019operazione \u2018El dorado Canyon\u2019, un micidiale avvertimento a Gheddafi che aveva proclamato il golfo della Sirte come pertinenza nazionale della Libia.\u00a0Ricordo che nel febbraio del 1986, fummo ricevuti in delegazione al Pentagono dal Segretario alla Difesa, Caspar Weinberger, e dall\u2019ammira\u00adglio William Crowe, presidente del comitato dei capi di stato mag\u00adgiore delle forze armate statunitensi.\u00a0Da notare -come scrissero diversi quotidiani nazionali italiani (\u2018Corriere della Sera\u2019, \u2018La Repubblica\u2019, \u2018La Stampa\u2019, \u2018l\u2019Unit\u00e0\u2019, ecc) che, per la prima volta, dei deputati comunisti (del Pci) avevano varcato, ufficialmente, la soglia del Pentagono.\u00a0I temi principali dei colloqui erano la questione degli euro missili nucleari intermedi (di Nato e Patto di Varsavia), con particolare riferimento a quelli basati a Comiso, e le crescenti tensioni nel Mediterraneo centrale, dove gli Usa avevano aperto un preoccupante contenzioso con la Libia di Gheddafi.\u00a0<\/p>\n<p>Nonostante il parere contrario del nostro capodelegazione on. Attilio Ruffini, posi agli interlocutori Usa alcune domande circa le voci, circolanti in taluni ambienti, di un imminente attacco Usa alla Libia.\u00a0Era prevedibile che le avrebbero eluse o ignorate, tuttavia le posi. Anche per far sapere loro che gi\u00e0 la \u2018cosa\u2019 si sapeva in giro. Infatti, Crowe neg\u00f2 tale possibilit\u00e0 senza tentennamenti, mentre Weimberger, semplicemente, non rispose alla domanda. Salvo, 40 giorni dopo, scatenare il micidiale attacco contro la Libia.\u00a0Su tali incontri esiste un\u2019ampia documentazione parlamentare.<\/p>\n<p><strong><em>Tornando all\u2019oggi, appare chiaro che la vicenda dei pescatori \u00e8 solo l\u2019ennesima prova che l\u2019Italia in Libia conta poca o nulla. In Libia ma probabilmente anche nell\u2019intero mondo arabo. Le chiedo: cosa e perch\u00e9 in questi 10 anni abbiamo sbagliato nella nostra politica estera nei confronti della Libia e del resto del mondo arabo?<\/em><\/strong><\/p>\n<p>Innanzitutto, desidero precisare che quel \u2018abbiamo sbagliato\u2019 contenuto nella sua domanda, va modificato e attribuito ai governanti italiani, soprattutto dell\u2019ultimo decennio. Poich\u00e9 le responsabilit\u00e0 sono distinte, secondo il ruolo: c\u2019\u00e8 chi governa e chi \u00e8 governato.\u00a0Negli anni \u201970 e \u201980, le relazioni italo-libiche ebbero uno sviluppo davvero esemplare, basato sul principio della reciprocit\u00e0, vantaggioso per entrambi i Paesi. Certo, l\u2019inizio non fu beneaugurante. Nel 1970 uno dei\u00a0 primi atti del nuovo regime libico fu la cacciata dei circa 20.000 coloni italiani. I soliti tromboni di destra invocarono la guerra.<\/p>\n<p>I governanti italiani reagirono con saggezza e lungimiranza.\u00a0 Pochi sanno che all\u2019indomani di quel drammatico evento, il Ministro degli Esteri italiano, Aldo Moro, incontr\u00f2 il ventisettenne Gheddafi, leader della \u2018rivoluzione\u2019 libica, per tracciare insieme le linee della futura collaborazione economica, commerciale e anche militare. Da qui l\u2019inizio di tutto.<\/p>\n<p><strong><em>Da questo suo accenno si pu\u00f2 dedurre che fu Aldo Moro e non Andreotti a elaborare, avviare il rapporto con la Libia di Gheddafi e in generale con il mondo arabo. Corretto?<\/em><\/strong><\/p>\n<p>Contrariamente a quanto si pensa, non fu Giulio Andreotti a concordare e promuovere la nuova politica estera italiana verso la Libia e, in generale, verso il mondo arabo. Fin da subito, Moro, intu\u00ec le potenzialit\u00e0 del nuovo regime, nato con la \u2018rivoluzione di Al Fatah\u2019 del 1\u00b0 settembre 1969, e le grandi opportunit\u00e0 economiche che si delineavano per l\u2019Italia in diversi settori.\u00a0Grazie a questa politica, si super\u00f2 il risentimento derivato dall\u2019espulsione dei 20.000 connazionali (ben accolti in Italia) anche perch\u00e9, in qualche modo, controbilanciata con l\u2019invio in Libia di 20.000 fra tecnici e operai specializzati italiani, al seguito di grandi e medie aziende italiane. Fra queste, di grandissimo rilievo, \u00e8 la presenza dell\u2019Eni e delle consociate.\u00a0Taluni, polemicamente, definirono questa apertura \u2018lodo Moro\u2019. Lodo o altro, quelle intese funzionarono a lungo, con esiti reciprocamente vantaggiosi per i due Paesi e per il consolidamento della pace nel Mediterraneo.\u00a0Inizi\u00f2 cos\u00ec un rapporto laborioso, talvolta difficile, ma sostanzialmente leale, onorevole. La nostra lealt\u00e0 fu tale che quando, nel 1971, i nostri servizi scoprirono nel porto di Trieste una nave di congiurati libici, armati e assistiti dai servizi di sua Maest\u00e0 britannica, in partenza per Tripoli con l\u2019obiettivo di rovesciare il regime di Gheddafi, l\u2019Onorevole Moro diede ordine al generale Vito Miceli, capo dei servizi italiani, di bloccarla per far fallire il complotto. Cos\u00ec avvenne, con grave disappunto degli inglesi che \u2013 sappiamo- non dimenticano facilmente gli affronti subiti.<\/p>\n<p>Il senso di quella iniziativa me lo chiar\u00ec il generale Miceli (mio collega in commissione Difesa)\u00a0 \u201cBisognava salvare Gheddafi per salvare gli interessi italiani in Libia\u201d.\u00a0L\u2019on. Andreotti, soprattutto dopo il 1978, assicur\u00f2, nei suoi diversi ruoli di governo, una certa continuit\u00e0 alla politica estera italiana nel solco tracciato da Aldo Moro e con il concorso evidente e influente del Pci.<\/p>\n<p><strong><em>Questo fu l\u2019esordio con la Libia di Gheddafi. E con il mondo arabo?<\/em><\/strong><\/p>\n<p>Moro ampli\u00f2 lo spettro della politica estera italiana verso l\u2019area mediterranea e araba e ne enuncer\u00e0 le linee nella Conferenza interna\u00adzionale di Helsinki (1975) sulla pace e la sicurezza nel Mediterra\u00adneo. La strate\u00adgia italiana mirava a sviluppare il dialogo e la cooperazione pacifica con i Paesi arabi e rivieraschi del Mediterraneo, alla ricerca di un ruolo dell\u2019Italia, rela\u00adtivamente autonomo, nel rispetto delle alleanze con gli Usa nel quadro della Nato.\u00a0In quello stesso anno, al vertice europeo di Venezia, l\u2019Italia si adoper\u00f2 per l\u2019approvazione di un documento che, per la prima volta, riconosceva l\u2019Olp di Yasser Arafat come forza rilevante nella lotta del popolo palestinese contro l\u2019occupazione israeliana dei Territori e per la creazione di uno Stato sovrano.\u00a0Insomma, quelli furono anni di svolta per la politica estera italiana. Svolta che a Washington sar\u00e0 stata notata e annotata. Con irritazione.<\/p>\n<p><strong><em>Perch\u00e9 l\u2019intervento militare in Libia?<\/em><\/strong><\/p>\n<p>A mio parere, la causa principale sta ne valore intrinseco, geo-economico e strategico, della Libia. Quanto vale la Libia? Tanto, anzi, tantissimo. Per le sue importanti risorse di idrocarburi (in Libia vi sono enormi risorse accertate di ottimo petrolio) e anche per le sue riserve auree che, all\u2019inizio dell\u2019aggressione (del 2011), erano valutate in 140 miliardi di dollari. Oggi non si sa che fine abbia\u00a0 fatto tale tesoro.\u00a0Perci\u00f2, questo Paese costituisce un boccone troppo ghiotto per le superpotenze mondiali, le quali non intendono lasciare all\u2019Italia il primato nelle relazioni preferenziali, economiche e anche politiche, conseguito durante la lunga gestione di Gheddafi. Questo mi sembra il punto politico dirimente.\u00a0Oggi, la Libia vive una condizione tragica di guerra civile, di divisione territoriale. Vedremo, nei prossimi giorni, a Ginevra cosa accadr\u00e0. Tuttavia, le incognite, i rischi incombono sempre di pi\u00f9. In assenza di un serio accordo nazionale (e internazionale) di garanzia, si potrebbe avere un ritorno alla situazione antecedente all\u2019occupazione italiana, quando la Libia non era uno Stato nazionale unificato, ma un\u2019entit\u00e0 geografica tripartita (Tripolitania, Cirenaica e Fezzan) che sar\u00e0 unificata, al termine della lunga e sanguinosa guerra coloniale italiana (1911-1931).<\/p>\n<p><strong><em>Insomma, la politica estera della prima Repubblica nei confronti del mondo arabo, cosa aveva di meglio e di diverso? E quanto conta il diverso peso specifico degli uomini di allora rispetto a quelli di adesso?<\/em><\/strong><\/p>\n<p>La nostra politica estera basata sul dialogo e la cooperazione pacifica assicur\u00f2 al Paese una posizione di rilievo nell\u2019area arabo-mediterranea, anche in campo economico.\u00a0Negli anni \u201980, l\u2019Italia, quinta nella graduatoria economica mondiale, riusc\u00ec a ritagliarsi un ruolo di media potenza verso il mondo arabo e verso altre realt\u00e0 mondiali.\u00a0Oggi, i nuovi padroni del mondo non vogliono pi\u00f9 le politiche estere nazionali, perch\u00e9 le ritengono ostative, limitative delle strategie, dei progetti dei mercati globali. La lotta dichiarata al \u2018sovranismo\u2019 \u00e8 mirata a un colossale trasferimento dei poteri dalle entit\u00e0 statali nazionali alle grandi entit\u00e0 sovranazionali e, in definitiva, ai centri internazionali (anche privati) di potere politico e finanziario: U.E., Nato, Omc, G8, sistema bancario,\u00a0 ecc.\u00a0In sostanza, bisogna prendere atto che- di fatto- la politica estera nazionale non esiste pi\u00f9. Tranne che per la gestione (clientelare e commerciale) della struttura amministrativa (ministeri, ambasciate, ecc) e dei cospicui fondi per la cooperazione internazionale che alimentano un sistema di potere assai discutibile, anche sul piano morale.\u00a0Perci\u00f2, a capo dei dicasteri si preferiscono personalit\u00e0 poco dotate, pi\u00f9 funzionali al dispiegamento delle nuove strategie. I\u00a0confronti sono sgradevoli, tuttavia bisogna ricordare che durante la cos\u00ec detta \u2018prima Repubblica\u2019 al Ministero degli Esteri, solitamente, andava un alto esponente dei partiti al governo, un ex capo del governo, ecc.\u00a0Negli ultimi anni, invece, abbiamo visto alternarsi alla Farnesina personaggi a dir poco \u2018inattesi\u2019, che continuano a infoltire una degradante graduatoria che accelera la decadenza del ruolo e del peso politico di questo importante Ministero. E quindi della politica estera italiana.<\/p>\n<p><strong><em>Questa \u2018scomparsa\u2019 dell\u2019Italia dalla Libia \u00e8 da imputare esclusivamente agli errori italiani oppure molto \u00e8 frutto del cambiamento degli equilibri mondiali a partire dalle politiche USA?<\/em><\/strong><\/p>\n<p>Ovviamente, influiscono sulla situazione italiana il peso di grandi e medie potenze mondiali. Non solo gli Usa, ma anche la Cina, la Russia, i Paesi del Golfo, ecc.\u00a0La situazione si \u00e8 aggravata durante le cos\u00ec dette \u2018seconda e\u00a0 terza Repubblica\u2019, in cui si \u00e8 verificata una sorta d\u2019infiacchimento, di esautoramento del ruolo, della capacit\u00e0 decisionale della politica estera nazionale.\u00a0Per orientarsi, anche i governi, i ministri degli esteri \u2018vanno a messa\u2019 presso i meeting di organismi informali, privati ma assai influenti quali i vari Forum del gruppo Bildenberg, del World Economic Forum di Davos (CH), di Aspen Institute, ecc.\u00a0<\/p>\n<p>La tanto biasimata \u2018prima Repubblica\u2019 per tenere la barra dritta verso la cooperazione pacifica produsse una politica estera equilibrata, lungimirante e ampiamente condivisa in Parlamento. Uno sforzo originale, proficuo, dagli esiti brillanti, di cui va dato merito ai tre grandi partiti popolari (Dc, Pci e Psi) e ai loro pi\u00f9 prestigiosi dirigenti: Aldo Moro, Giulio Andreotti, Enrico Berlinguer, Giancarlo Pajetta, Bettino Craxi, Riccardo Lombardi, ecc\u00a0<\/p>\n<p>Ovviamente, con ci\u00f2 non si vuol mitizzare nessuno, n\u00e9 sottovalutare le difficolt\u00e0 derivate da alcuni gravi\u00a0 problemi del tempo: dall\u2019attacco ai diritti sociali dei lavoratori alla sicurezza e all\u2019ordine pubblici, dalla crescita eccessiva della spesa e del debito pubblici al clientelismo, alla corruzione, ecc.<\/p>\n<p><strong><em>Eredit\u00e0 del \u2018compromesso storico\u2019?\u00a0<\/em><\/strong><\/p>\n<p>L\u2019esperienza della politica di solidariet\u00e0 nazionale (brutalmente osteggiata e fermata con il sequestro e l\u2019assassinio dell\u2019on. Aldo Moro) consenti alle tre principali forze politiche di maggioranza e d\u2019opposizione di affrontare, con spirito unitario, alcune scelte politiche strategiche riguardanti in particolare la sicurezza democratica, la riconversione industriale e la politica estera. In\u00a0quel contesto il Pci (anche dall\u2019opposizione) gioc\u00f2 un ruolo di convergenza critica, propositiva sviluppato con senso di responsabilit\u00e0 nazionale ed europeista.\u00a0Seguendo la linea della giustizia e della legalit\u00e0 internazionali, contribuimmo a rafforzare il ruolo di pace e di cooperazione dell\u2019Italia nello scacchiere arabo-mediterraneo, a difendere la nostra sovranit\u00e0 nazionale e, cosa di non poco conto, a preservare il nostro Paese da rischi micidiali che potevano provenire dall\u2019esterno, da settori contrapposti del terrorismo mediorientale e internazionale.\u00a0All\u2019interno del nuovo scenario si lavor\u00f2 per individuare una prospettiva di proiezione euro-mediterranea\u00a0 per il nostro Mezzogiorno, oggi ricacciato ai margini dello sviluppo, assillato dalla criminalit\u00e0 e ridotto a mero deposito di risorse energetiche al servizio del centro-nord iper sviluppato.\u00a0Queste e altre cose, scritte nel mio \u201cNella Libia di Gheddafi\u201d, le ho seguite da membro, per conto del Pci, della presidenza dell\u2019Associazione nazionale di amicizia italo-araba (composta da DC, PCI e PSI ), pi\u00f9 volte diretta dall\u2019on. Virginio Rognoni, e della Commissione esteri della Camera presieduta dall\u2019on. Giulio Andreotti.<\/p>\n<p><strong><em>Russia e Turchia e non solo ci stanno soppiantando in Libia. Dobbiamo semplicemente prenderne atto, magari pensando che questa \u00e8 una fase, un ciclo storico, e che poi per i ben conosciuti corsi e ricorsi storici, torner\u00e0 il nostro tempo, oppure c\u2019\u00e8 qualcosa (cosa?) che possiamo fare per provare a recuperare terreno ora e subito?<\/em><\/strong><\/p>\n<p>Pi\u00f9 che ai corsi e ai ricorsi storici, bisogna, semmai, considerare l\u2019importanza dei cicli economici, politici che, svolgendosi in un tempo storico mutato, non obbediscono a meccanismi deterministici, ma che vanno perseguiti secondo l\u2019evoluzione politica e i rapporti di forza in campo.\u00a0La Russia (anche se relegata nel mar Nero) e la Turchia, pur nella loro diversit\u00e0 politica e culturale, sono\u00a0 due nuove potenze mediterranee che vanno ad aggiungersi alle altre preesistenti (Usa, Francia, Italia, G.B, ecc.).\u00a0Di vitale importanza appare l\u2019iniziativa per il controllo di nuove aree marine, di nuovi approdi per i traffici marittimi (commerciali e militari) e, sempre di pi\u00f9, delle risorse energetiche sottomarine, alle quali comincia a interessarsi anche Israele. Russia e Turchia devono farsi spazio a danno di altri, senza per\u00f2 disturbare la presenza Usa che qui mantiene una poderosa flotta militare (la VI)\u00a0 e numerose basi navali e terrestri (dotate anche di armamenti nucleari) e una rete di alleanze che copre, praticamente, l\u2019intera area mediterranea e dei Paesi rivieraschi.\u00a0Oggi, gran parte di queste potenze convergono e si confrontano in Libia; ognuna cercando un proprio spazio d\u2019influenza a tutela degli interessi acquisiti o da acquisire.\u00a0In tale contesto, la Turchia di Erdogan, leader del partito islamista che sta azzerando l\u2019eredit\u00e0 laica di Kemal Ataturk, \u00e8 uno dei pi\u00f9 importanti protagonisti della regione mediterranea e, per altri versi, delle regioni caucasiche turcomanne, con l\u2019occhio rivolto a quanto accade in Siria, in Iraq e perfino nei Territori palestinesi.\u00a0Non a caso \u00e8 stata formulata una nuova dottrina quella della \u2018patria blu\u2019 mirata a favorire l\u2019espansione dell\u2019influenza marittima turca in tutta l\u2019area centro-orientale del Mediterraneo (Grecia, Cipro, Israele) dove, per altro, insistono enormi giacimenti di idrocarburi.\u00a0Cos\u00ec dicasi per la Russia di Putin, che nel Mediterraneo mantiene la sua V Eskadra, che dispone di due basi fisse in Siria (con quale ha un accordo di cooperazione militare) e approdi agevolati in diversi porti di Egitto, Libia (orientale), Algeria.\u00a0Una presenza in crescita quella della Russia che, per\u00f2, deve ricercare, coltivare l\u2019intesa con la Turchia, se non altro per garantirsi l\u2019attraversamento, per i russi vitale, degli stretti (Bosforo e Dardanelli) previsto dagli accordi del 1938.<\/p>\n<p><strong><em>C\u2019\u00e8 un altro Paese dell\u2019area con il quale in questo momento abbiamo problemi, l\u2019Egitto, con la vicenda Regeni. Da una parte l\u2019Italia mostra il viso duro in nome della verit\u00e0 sulla morte del nostro giovane, dall\u2019altra fa affari miliardari con lo stesso governo che quella verit\u00e0 \u00e8 ben intenzionato a non darcela. Il tutto con grande scandalo dell\u2019opinione pubblica e dei media. Ha senso questo scandalo? Non \u00e8 che, per brutta che possa essere, e lo \u00e8, ma questa \u00e8 semplicemente politica? Non \u00e8 che a sbagliare sulla vicenda Regeni sia stata l\u2019Italia? che il caso sia stato gestito malissimo? E come sarebbe stato gestito negli anni \u201980, quando in Farnesina e a Chigi sedevano uomini \u2018calibro 90\u2019?<\/em><\/strong><\/p>\n<p>L\u2019orrenda morte del giovane ricercatore Giulio Regeni ripropone il \u2018problema\u2019 dei rapporti con l\u2019Egitto, ossia con un grande Paese, erede di una fra le pi\u00f9 grandi civilt\u00e0, oggi governato da un potere autoritario, luogo nevralgico di confluenza di tre importanti entit\u00e0 geopolitiche e culturali: Islam, Mediterraneo e Africa. I\u00a0governi e, soprattutto, gli organi giudiziari preposti devono impegnarsi a fondo per fare emergere la verit\u00e0 dei fatti, le responsabilit\u00e0 connesse e quindi punire, a norma di legge, gli autori materiali del delitto e gli eventuali\u00a0 complici.\u00a0<\/p>\n<p>Per altro, non \u00e8 facile assumere una posizione di rottura verso l\u2019Egitto quando- di fronte a tanti altri casi di orrendi omicidi imputabili ad altri governi mediorientali (non solo arabi), nessuno, in Italia e altrove, ha chiesto la rottura delle relazioni diplomatiche con gli Stati responsabili, diretti o indiretti, delle gravissime violazioni dei diritti umani, della soppressione della vita di persone politicamente sgradite.\u00a0<\/p>\n<p>Nella vicenda pesa anche la questione delle relazioni economiche e commerciali con l\u2019Egitto, il fiorente mercato delle armi, i nuovi giacimenti petroliferi e gasieri, ecc. in un contesto mediorientale in cui \u00e9 cambiato il quadro dei referenti internazionali, mentre si affacciano nuove alleanze e strategie basate su sorprendenti convergenze. Come quella fra petromonarchie del Golfo, Israele e USA e dall\u2019altro versante intese poco chiare e circoscritte fra Russia e Turchia.<\/p>\n<p>Senza dimenticare che il governo egiziano controlla il Canale di Suez, attraverso cui passa un enorme flusso di merci, in gran parte, provenienti da Nord verso Sud ed Est, ossia dall\u2019Europa verso i grandi mercati in espansione arabi, cinese, indiano, giapponese, ecc.\u00a0L\u2019eventuale chiusura del Canale (dal 2015 raddoppiato) o la limitazione dei passaggi sarebbero un disastro economico per l\u2019Europa e, in senso inverso, per le potenze petrolifere del Golfo, per la Cina e per l\u2019India, ecc, ecc.<\/p>\n<p><strong><em>In conclusione, quale ruolo avr\u00e0 il mondo arabo nell\u2019Italia post-Covid-19? in quella che dovrebbe essere la \u2018ricostruzione\u2019?<\/em><\/strong><\/p>\n<p>Purtroppo, allo stato degli atti,\u00a0 per i conflitti in Libia e nel mondo arabo non s\u2019intravvedono soluzioni politiche a breve. Forse, un domani, con l\u2019avvio della nuova Amministrazione Usa, si potr\u00e0\u00a0 pensare a una conferenza internazionale di pace, inclusiva di tutti gli attori in campo, non per una nuova spartizione dei permessi di ricerca e di sfruttamento degli idrocarburi, ma per restituire al mite popolo libico il livello di benessere conosciuto nel recente passato e la speranza di una democrazia pi\u00f9 evoluta.\u00a0Se vuole riacquistare il prestigio e il ruolo perduti, l\u2019Italia dovrebbe riuscire ad esprimere un forte e motivato impegno in questa direzione. E\u2019 nel nostro interesse.<\/p>\n<p>Poich\u00e9 -come gi\u00e0 detto- se in Libia c\u2019\u00e8 un Paese europeo che sta rischiando qualcosa di grosso questo \u00e8 proprio l\u2019Italia.\u00a0Purtroppo, gli ultimi nostri governi hanno agito con dilettantismo e in posizione subordinata agli interessi strategici di Paesi nostri concorrenti e hanno declassato l\u2019Italia da principale partner europeo della Libia a Paese marginale, praticamente fuori dal gioco.\u00a0Persistere nell\u2019errore sarebbe un atto assurdo di autolesionismo.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"","protected":false},"author":2,"featured_media":35396,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[5],"tags":[],"class_list":["post-35395","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-generale"],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v27.8 - 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