{"id":34427,"date":"2020-11-30T14:47:12","date_gmt":"2020-11-30T13:47:12","guid":{"rendered":"http:\/\/ilcircolaccio.it\/?p=34427"},"modified":"2020-11-30T14:47:12","modified_gmt":"2020-11-30T13:47:12","slug":"50-anni-fa-la-legge-sul-divorzio-una-rivoluzione-italiana-firmata-partito-liberale-italiano","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/ilcircolaccio.it\/?p=34427","title":{"rendered":"50 anni fa la legge sul divorzio, una rivoluzione italiana firmata Partito Liberale Italiano."},"content":{"rendered":"\n<div class=\"mailer_mailcontent layout-wrap msg-attachment-other layout-row\">\n<div class=\"md-flex sg-mail-part\" tabindex=\"-1\" role=\"button\">\n<div class=\"mailer_plaincontent\">Cinquanta anni fa (esattamente l&#8217; 1\/12\/1970) veniva approvata in Italia la<br \/>Legge sul divorzio che porta la firma del deputato liberale Antonio<br \/>Baslini, insieme al socialista Loris Fortuna, l\u2019altro firmatario.<br \/><br \/>Una battaglia di civilt\u00e0 dell\u2019Italia laica e liberale, gi\u00e0 proposta dai<br \/>liberali a inizio novecento, ma rimasta in sospeso per la durissima<br \/>opposizione della Chiesa, che ne aveva fatto condizione dirimente in<br \/>occasione del patto Giolitti &#8211; Gentiloni.<br \/><br \/>Il 7 ottobre 1968 il liberale Antonio Baslini presenta un progetto di Legge<br \/>sul divorzio, che in Commissione parlamentare verr\u00e0 unificata al progetto<br \/>del socialista Loris Fortuna. La Legge Baslini-Fortuna ottiene alla Camera,<br \/>nella prima votazione del novembre 1969 a scrutinio segreto, 325 voti<br \/>favorevoli e 283 contrari (DC e MSI).<br \/><br \/>La discussione passa al Senato che vota il 9 ottobre 1970 un testo emendato<br \/>con l\u2019obbligo del tentativo di conciliazione e l\u2019innalzamento da cinque a<br \/>sette anni del periodo di separazione, approvandolo con 164 voti favorevoli<br \/>e 150 contrari.<br \/><br \/>Il testo emendato ritorna alla Camera che, nella seduta pi\u00f9 lunga del<br \/>parlamento \u2013 dal 24 novembre al 1 dicembre 1970 \u2013 approva in via definitiva<br \/>la legge Baslini-Fortuna (319 s\u00ec e 286 no) a cinque anni dalla sua prima<br \/>proposizione e dopo un iter parlamentare lungo, difficile e conflittuale.<br \/><br \/>*IL DIBATTITO PUBBLICO: LA STAMPA, I PARTITI, IL MOVIMENTO DELLE DONNE*<br \/><br \/>Fin dall\u2019inizio dell\u2019iter parlamentare del Progetto di Legge si accende nel<br \/>paese uno scontro incandescente fra il fronte clericale antidivorzista e<br \/>quello laico divorzista, un dibattito cos\u00ec aspro che si protrarr\u00e0 per dieci<br \/>anni, senza esclusione di colpi, di mezzi e forze in campo.<br \/><br \/>Per il divorzio parte subito la mobilitazione della stampa laica: il<br \/>popolare settimanale milanese \u201cABC\u201d inizia una campagna di sostegno al<br \/>progetto di Legge Baslini-Fortuna.<br \/><br \/>Sul giornale la rubrica dedicata ai comportamenti sessuali degli italiani,<br \/>curata da Renata Pisu, che si firma con lo pseudonimo di Cristina Leed, \u00e8<br \/>molto seguita e prontamente lancia una raccolta di apposite cartoline<br \/>prestampate e allegate al giornale, da compilare e spedire alla Camera dei<br \/>Deputati. In poche settimane ne arrivano 30.000<br \/><br \/>Anche il Partito Liberale e il Partito Radicale si mobilitano e organizzano<br \/>a Roma un dibattito pubblico al quale partecipano, fra gli altri, la<br \/>comunista Luciana Castellina, il democristiano Giovanni Migliori e i<br \/>proponenti Antonio Baslini e Loris Fortuna.<br \/><br \/>Si determina un confronto duro e serrato, in cui emergono nettamente le<br \/>posizioni dei maggiori partiti: l\u2019intransigenza della DC (Migliori), il<br \/>favore dei laici PLI, PSDI e PSI, il tatticismo del PCI (Castellina) che<br \/>non assume ancora una posizione a favore del divorzio, ma sostiene una<br \/>posizione pi\u00f9 sfumata per una generica riforma del Diritto di Famiglia (che<br \/>poi invece potr\u00e0 essere approvata proprio sull&#8217;onda del successo del<br \/>referendum).<br \/><br \/>Solo molto dopo l\u2019approvazione della Legge, e gi\u00e0 in piena campagna<br \/>referendaria, quando alcuni sondaggi daranno vincenti i laici, il PCI<br \/>cesser\u00e0 di considerare il divorzio un inutile tema borghese, e obtorto<br \/>collo aderir\u00e0. In questa fase \u00e8 solo il settimanale \u201cNoi Donne\u201d dell\u2019UDI a<br \/>sostenere la battaglia per il divorzio, prendendo le distanze dalla<br \/>dirigenza del PCI, titubante.<br \/><br \/>\u00c8 proprio la vasta eco che questo dibattito ha sulla stampa nazionale a<br \/>dare il via alla battaglia culturale e politica pro o contro il divorzio,<br \/>una battaglia virulenta che coinvolger\u00e0 la sfera privata di milioni di<br \/>persone, irrompendo sulla scena politica e pubblica e assumendo per alcuni<br \/>protagonisti i toni di una \u201ccrociata\u201d.<br \/><br \/>*VERSO IL REFERENDUM*<br \/><br \/>Il 31 agosto 1968 il governo Leone si era fatto promotore di un disegno di<br \/>Legge che, sulla base dell\u2019art. 75 della Costituzione, consentiva di indire<br \/>referendum abrogativi totali o parziali rispetto ad una Legge dello Stato.<br \/>Proposta che diventer\u00e0 legge dello stato il 25 maggio del 1970.<br \/><br \/>Subito dopo l\u2019approvazione della Legge Baslini-Fortuna, si mette in moto<br \/>contro il divorzio la macchina clericale per il referendum abrogativo,<br \/>infatti il quotidiano della CEI e della Curia milanese \u201cAvvenire\u201d pubblica<br \/>gi\u00e0 il 2 dicembre un appello per indire immediatamente quel referendum che<br \/>deve spazzare via la legge sul divorzio. L\u2019obiettivo immediato \u00e8 la<br \/>raccolta delle 500.00 firme necessarie alla promozione del referendum<br \/>abrogativo sul divorzio.<br \/><br \/>Raccolsero attraverso le parrocchie quasi un milione e mezzo di firme; una<br \/>quantit\u00e0 enorme che li convinse che la cultura cattolica fosse cos\u00ec<br \/>radicata e diffusa da respingere quella che, nei comizi e nei pubblici<br \/>dibattiti, presentavano come una catastrofe assoluta della famiglia: il<br \/>divorzio e la possibilit\u00e0 di cessazione degli effetti civili del<br \/>matrimonio, considerato indissolubile nonch\u00e9 unico pilastro della societ\u00e0.<br \/><br \/>*LA CAMPAGNA REFERENDARIA: GLI SCHIERAMENTI POLITICI PRO E CONTRO IL<br \/>DIVORZIO*<br \/><br \/>La campagna referendaria \u00e8 scandita da anni di durissima battaglia politica<br \/>e culturale \u2013 contro o a favore del divorzio \u2013 col coinvolgimento di tutti<br \/>i partiti di allora, di tutte le componenti della societ\u00e0 civile e di quasi<br \/>tutti gli organi di stampa, i principali quotidiani nazionali e locali e<br \/>anche i periodici pi\u00f9 differenti fra loro (dalle testate emblema del<br \/>laicismo come \u201cl\u2019Espresso\u201d a quelle pi\u00f9 inusuali a simili battaglie come<br \/>\u201cABC\u201d) sino alle riviste femminili pi\u00f9 diffuse come \u201cAmica\u201d, \u201cAnnabella\u201d e<br \/>persino \u201cGrand Hotel\u201d, il pi\u00f9 famoso dei fotoromanzi.<br \/><br \/>La crociata antidivorzista \u00e8 lo specchio di un sistema sociale e politico<br \/>stretto fra due fuochi: il fiume in piena della societ\u00e0 moderna che avanza<br \/>e il tentativo di sbarrargli la strada. \u00abNon furono certo senza conseguenze<br \/>i decisi pronunciamenti del pontefice e di vari settori del cattolicesimo<br \/>tradizionale ma non era pi\u00f9 prevalente l\u2019Italia cui si era appellato il<br \/>Comitato fondato da Gabrio Lombardi, per il quale il divorzio era \u00abuna<br \/>variante dell\u2019harem diluita negli anni\u00bb. A quell\u2019Italia cercarono di<br \/>appellarsi i due partiti schierati per l\u2019abrogazione, il MSI di Almirante e<br \/>la Dc guidata da Amintore Fanfani.<br \/><br \/>*VOCI DI DISSENSO NEI DUE SCHIERAMENTI*<br \/><br \/>Tuttavia il mondo cattolico non era tutto compatto e appiattito sul fronte<br \/>del SI, cio\u00e8 contro il divorzio: c\u2019era l\u2019impegno dei \u201cCattolici per il NO\u201d<br \/>con interventi di figure di rilievo e, nell\u2019imminenza del referendum,<br \/>compare persino un documento del Consiglio Nazionale dell\u2019Azione Cattolica<br \/>favorevole al divorzio, immediatamente censurato e ritirato a seguito di<br \/>un\u2019azione decisa dalla Conferenza Episcopale.<br \/><br \/>Nemmeno il fronte a sostegno del NO, cio\u00e8 per il mantenimento della legge<br \/>sul divorzio, era per\u00f2 monolitico e compatto. Il problema principale del<br \/>PCI era evitare il referendum; ancora nel 1964 Togliatti esprimeva<br \/>contrariet\u00e0 all\u2019assunzione del tema del divorzio come \u201cbattaglia politica\u201d<br \/>perch\u00e9 troppo avanzato per l\u2019Italia. Il PCI, pur avendo votato la legge,<br \/>tentennava e tent\u00f2, fino all\u2019ultimo, di evitare il referendum, anche a<br \/>rischio di modifiche, in senso restrittivo e dunque peggiorativo, della<br \/>Legge approvata.<br \/><br \/>La dirigenza del PCI fu costretta a prendere posizione per il No proprio<br \/>dalle donne, dopo anni di discussioni e divisioni.<br \/><br \/>Si potrebbe spiegare questa iniziale reticenza del PCI con l\u2019ideologia del<br \/>partito, intrinsecamente diffidente verso i diritti indi\nviduali e di<br \/>libert\u00e0, ma gran parte della dirigenza era convinta di dover scendere ad un<br \/>compromesso con la Dc per poter scongiurare il referendum.<br \/><br \/>Cos\u00ec negli schieramenti a favore dell\u2019abrogazione restavano alleati la DC e<br \/>il MSI; mentre sul fronte opposto quasi tutti i partiti laici, socialisti,<br \/>radicali e repubblicani, liberali e socialdemocratici, che sostenevano la<br \/>necessit\u00e0 di fondare il matrimonio non sulla costrizione o la fedelt\u00e0, ma<br \/>sulla libert\u00e0 reciproca dei coniugi e sulla possibilit\u00e0 di scelta e di<br \/>(eventuale) scissione. Fondamentale per\u00f2 risult\u00f2 l\u2019apporto dei movimenti<br \/>femministi con molte donne comuniste le quali, nel corso di quella<br \/>battaglia, conquistarono anche un\u2019autonomia culturale e politica dalle<br \/>dirigenze e dagli apparati di partiti, acquisendo forza ed indipendenza.<br \/><br \/>*12 MAGGIO 1974, IL REFERENDUM HA UN ESITO SORPRENDENTE*<br \/><br \/>\u00c8 la notte del 12 maggio 1974 e si fa festa in tutta Italia.<br \/><br \/>\u00c8 un fatto tutto italiano, un fatto interno, di costume, ma che per il<br \/>Paese ha significato una vera svolta.<br \/><br \/>\u00c8 una data storica per l\u2019Italia perch\u00e9 \u00e8 la vittoria dei diritti civili<br \/>ottenuta col diretto contributo dei cittadini e delle cittadine che hanno<br \/>detto No col 59,26 per cento alla proposta di abrogare la Legge approvata<br \/>dal Parlamento italiano (in vigore dal 3 dicembre 1970) che regola \u201ci casi<br \/>di scioglimento\u201d del matrimonio, ribattezzata la Legge sul Divorzio.<br \/><br \/>Perch\u00e9 una data storica?<br \/><br \/>Perch\u00e9 quel risultato nettamente a favore del mantenimento del divorzio<br \/>(19.383.0000 voti, pari appunto al 59,26 per cento dei votanti) fu una<br \/>vittoria clamorosa che rivel\u00f2 un\u2019Italia divisa, anche se in maniera meno<br \/>traumatica rispetto al referendum fra monarchia e repubblica del 2 giugno<br \/>1946: con il NO in vantaggio al Nord (ad eccezione del Veneto) e alle<br \/>isole, Sicilia e Sardegna, e il SI vincente al Sud (le posizioni contrarie<br \/>al divorzio prevalgono di poco in Campania, Puglia e Calabria) e la<br \/>spaccatura dell\u2019unit\u00e0 politica del mondo cattolico.<br \/><br \/>La vittoria del no al referendum sul divorzio nel 1974 fu segno di grande<br \/>coraggio perch\u00e9 non avvenne che i \u201cNo\u201d degli uomini fossero bilanciati dai<br \/>\u201cS\u00ec\u201c delle donne.<br \/><br \/>Anche se non si potevano distinguere i voti fra maschi e femmine, tuttavia<br \/>dove i No toccarono punte elevate, era evidente che la maggioranza delle<br \/>donne avesse votato \u201cNo.\u201d<br \/><br \/>Le donne dunque scelsero di poter esercitare quel diritto, di rompere il<br \/>legame coniugale, a prescindere dalle conseguenze sociali che potevano<br \/>essere ipotizzate o temute.<br \/><br \/>Al contrario, riaffermarono il diritto di scelta che nobilitava la<br \/>sincerit\u00e0 della coscienza e dei sentimenti dimostrando l\u2019immoralit\u00e0 della<br \/>doppiezza e dell\u2019ipocrisia familiare.<br \/><br \/>*LA MOBILITAZIONE DELLA SOCIET\u00c0 CIVILE E DELLE DONNE*<br \/><br \/>La mobilitazione della cosiddetta societ\u00e0 civile, proprio grazie al forte<br \/>contributo delle donne, aveva di gran lunga superato e travalicato<br \/>reticenze, steccati, riserve sia di mentalit\u00e0 che di appartenenza politica,<br \/>e dunque trasversali, facendo alla fine prevalere principi e valori<br \/>sostanziali, come il valore dei sentimenti contro l\u2019ambiguit\u00e0 e il quieto<br \/>vivere, ma soprattutto facendo registrare una vittoria della coscienza<br \/>civile e dell\u2019emancipazione femminile, anche a costo degli alti prezzi che<br \/>le donne poi saranno costrette a pagare in termini di precariet\u00e0 economica,<br \/>sociale e lavorativa e in termini di disagio, difficolt\u00e0 esistenziale e<br \/>parentale, di pregiudizi e discriminazioni sociali quando affronteranno il<br \/>divorzio da sole o insieme ai figli.<br \/><br \/>Il diritto di sciogliere il matrimonio mostrava poi un cambiamento profondo<br \/>di mentalit\u00e0 e costumi che avrebbe determinato un forte impatto anche su<br \/>tutte le forme di unione e associazione.<br \/><br \/>Metteva in luce anche l\u2019enorme divario esistente nella societ\u00e0 italiana fra<br \/>i diritti fondamentali dichiarati e le troppe leggi risalenti al periodo e<br \/>fascista ancora in vigore. Infatti, nel nostro paese ancora nel 1970,<br \/>nonostante la possibilit\u00e0 di divorziare, era legittimato il delitto d\u2019onore<br \/>per la cui abrogazione si dovr\u00e0 attendere il 1981.<br \/><br \/>Una norma arcaica, tipica di una societ\u00e0 retriva e maschilista che<br \/>proponeva pene attenuate per l\u2019uomo che uccideva in flagrante adulterio la<br \/>moglie o l\u2019amante o entrambi, in quanto colpevoli di aver \u201cdisonorato\u201d la<br \/>famiglia e l\u2019uomo stesso, legittimo consorte e tutore dell\u2019onore.<br \/><br \/>*ANALISI DEI RISULTATI: IL SIGNIFICATO DEL REFERENDUM*<br \/><br \/>A distanza di anni nella battaglia per il divorzio si pu\u00f2 vedere una svolta<br \/>epocale per tante ragioni, fra cui quella di essere stata l\u2019incubazione e<br \/>la prima forte manifestazione di cambiamenti profondi nelle culture, nelle<br \/>mobilitazioni delle masse, nei comportamenti degli italiani.<br \/><br \/>Cambiamenti e processi in atto, anche sotterranei, che sarebbero di l\u00ec a<br \/>poco, soprattutto negli anni Ottanta e Novanta, diventati pi\u00f9 evidenti e<br \/>manifesti.<br \/><br \/>Ad esempio, il fatto che sull\u2019esito del referendum avevano influito<br \/>maggiormente, nella scelta delle persone, delle forti ragioni etiche e<br \/>civili piuttosto che quelle ideologiche o le indicazioni dei partiti.<br \/><br \/>Un dato poi era evidente: le trasformazioni del paese reale erano pi\u00f9<br \/>avanzate e moderne, nelle pratiche quotidiane e nei quadri mentali, della<br \/>capacit\u00e0 di lettura e di analisi della realt\u00e0 espresse dai partiti<br \/>tradizionali, dai loro apparati, dall\u2019immaginario asfittico, bigotto e<br \/>anodino che molti esponenti politici cullavano ancora come solide certezze<br \/>di fronte ai rapidi e tumultuosi cambiamenti sociali impressi<br \/>dall\u2019industrializzazione e dalla modernit\u00e0.<br \/><br \/>Per la prima volta nell\u2019Italia repubblicana i partiti avevano stretto<br \/>alleanze non in funzione di una lotta politica, ma sulla base dei principi<br \/>che orientavano le scelte individuali sul piano dei diritti civili ed era<br \/>evidente che molti cattolici avevano votato come i partiti laici.<br \/><br \/>Tutto questo significava una trasformazione profonda della societ\u00e0 italiana<br \/>con una vistosa laicizzazione dei costumi e dei comportamenti, sia per<br \/>l\u2019evidente indebolirsi dell\u2019influenza della Chiesa sui costumi degli<br \/>italiani che per l\u2019attenuarsi nelle loro scelte politiche dello scontro<br \/>ideologico della guerra fredda e del bipolarismo post-bellico.<br \/><br \/>L\u2019indomani del referendum, possiamo affermare con Crainz: \u00abDifferenti<br \/>processi vengono dunque alla luce, contribuendo ad erodere la credibilit\u00e0<br \/>della classe politica sin l\u00ec al governo: in questo quadro il referendum sul<br \/>divorzio del 1974 \u2013 con la sconfitta di una vecchissima Dc, puntellata dal<br \/>Msi di Almirante \u2013 sembr\u00f2 aprire una stagione nuova.<br \/><br \/>Non solo sul terreno che le era proprio: e su esso venne l\u2019approvazione di<br \/>un diritto di famiglia finalmente civile e poi la regolamentazione<br \/>dell\u2019aborto (che pose termine alla vergogna dell\u2019aborto clandestino).<br \/><br \/>Si innest\u00f2 qui, anche, l\u2019affermarsi e il dilagare del movimento femminista,<br \/>la novit\u00e0 pi\u00f9 feconda degli anni Settanta\u00bb<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<div class=\"mailer_mailcontent layout-wrap msg-attachment-other layout-row\">\n<div class=\"md-flex sg-mail-part\" tabindex=\"-1\" role=\"button\">\n<div class=\"SOGoHTMLMail-CSS-Delimiter mailer_htmlcontent\">\n<div dir=\"ltr\">\n<p>Cinquanta anni fa (esattamente l&#8217; 1\/12\/1970) veniva approvata in Italia la Legge sul divorzio che porta la firma del deputato liberale Antonio Baslini, insieme al socialista Loris Fortuna, l\u2019altro firmatario.<\/p>\n<p>Una battaglia di civilt\u00e0 dell\u2019Italia laica e liberale, gi\u00e0 proposta dai liberali a inizio novecento, ma rimasta in sospeso per la durissima opposizione della Chiesa, che ne aveva fatto condizione dirimente in occasione del patto Giolitti &#8211; Gentiloni.<\/p>\n<p>Il 7 ottobre 1968 il liberale Antonio Baslini presenta un progetto di Legge sul divorzio, che in Commissione parlamentare verr\u00e0 unificata al progetto del socialista Loris Fortuna. La Legge Baslini-Fortuna ottiene alla Camera, nella prima votazione del novembre 1969 a scrutinio segreto, 325 voti favorevoli e 283 contrari (DC e MSI).<\/p>\n<p>La discussione passa al Senato che vota il 9 ottobre 1970 un testo emendato con l\u2019obbligo del tentativo di conciliazione e l\u2019innalzamento da cinque a sette anni del periodo di separazione, approvandolo con 164 voti favorevoli e 150 contrari.<\/p>\n<p>Il testo emendato ritorna alla Camera che, nella seduta pi\u00f9 lunga del parlamento \u2013 dal 24 novembre al 1 dicembre 1970 \u2013 approva in via definitiva la legge Baslini-Fortuna (319 s\u00ec e 286 no) a cinque anni dalla sua prima proposizione e dopo un iter parlamentare lungo, difficile e conflittuale.<\/p>\n<p><strong>IL DIBATTITO PUBBLICO: LA STAMPA, I PARTITI, IL MOVIMENTO DELLE DONNE<\/strong><\/p>\n<p>Fin dall\u2019inizio dell\u2019iter parlamentare del Progetto di Legge si accende nel paese uno scontro incandescente fra il fronte clericale antidivorzista e quello laico divorzista, un dibattito cos\u00ec aspro che si protrarr\u00e0 per dieci anni, senza esclusione di colpi, di mezzi e forze in campo.<\/p>\n<p>Per il divorzio parte subito la mobilitazione della stampa laica: il popolare settimanale milanese \u201cABC\u201d inizia una campagna di sostegno al progetto di Legge Baslini-Fortuna.<\/p>\n<p>Sul giornale la rubrica dedicata ai comportamenti sessuali degli italiani, curata da Renata Pisu, che si firma con lo pseudonimo di Cristina Leed, \u00e8 molto seguita e prontamente lancia una raccolta di apposite cartoline prestampate e allegate al giornale, da compilare e spedire alla Camera dei Deputati. In poche settimane ne arrivano 30.000<\/p>\n<p>Anche il Partito Liberale e il Partito Radicale si mobilitano e organizzano a Roma un dibattito pubblico al quale partecipano, fra gli altri, la comunista Luciana Castellina, il democristiano Giovanni Migliori e i proponenti Antonio Baslini e Loris Fortuna.<\/p>\n<p>Si determina un confronto duro e serrato, in cui emergono nettamente le posizioni dei maggiori partiti: l\u2019intransigenza della DC (Migliori), il favore dei laici PLI, PSDI e PSI, il tatticismo del PCI (Castellina) che non assume ancora una posizione a favore del divorzio, ma sostiene una posizione pi\u00f9 sfumata per una generica riforma del Diritto di Famiglia (che poi invece potr\u00e0 essere approvata proprio sull&#8217;onda del successo del referendum).<\/p>\n<p>Solo molto dopo l\u2019approvazione della Legge, e gi\u00e0 in piena campagna referendaria, quando alcuni sondaggi daranno vincenti i laici, il PCI cesser\u00e0 di considerare il divorzio un inutile tema borghese, e obtorto collo aderir\u00e0. In questa fase \u00e8 solo il settimanale \u201cNoi Donne\u201d dell\u2019UDI a sostenere la battaglia per il divorzio, prendendo le distanze dalla dirigenza del PCI, titubante.<\/p>\n<p>\u00c8 proprio la vasta eco che questo dibattito ha sulla stampa nazionale a dare il via alla battaglia culturale e politica pro o contro il divorzio, una battaglia virulenta che coinvolger\u00e0 la sfera privata di milioni di persone, irrompendo sulla scena politica e pubblica e assumendo per alcuni protagonisti i toni di una \u201ccrociata\u201d.<\/p>\n<p><strong>VERSO IL REFERENDUM<\/strong><\/p>\n<p>Il 31 agosto 1968 il governo Leone si era fatto promotore di un disegno di Legge che, sulla base dell\u2019art. 75 della Costituzione, consentiva di indire referendum abrogativi totali o parziali rispetto ad una Legge dello Stato. Proposta che diventer\u00e0 legge dello stato il 25 maggio del 1970.<\/p>\n<p>Subito dopo l\u2019approvazione della Legge Baslini-Fortuna, si mette in moto contro il divorzio la macchina clericale per il referendum abrogativo, infatti il quotidiano della CEI e della Curia milanese \u201cAvvenire\u201d pubblica gi\u00e0 il 2 dicembre un appello per indire immediatamente quel referendum che deve spazzare via la legge sul divorzio. L\u2019obiettivo immediato \u00e8 la raccolta delle 500.00 firme necessarie alla promozione del referendum abrogativo sul divorzio.<\/p>\n<p>Raccolsero attraverso le parrocchie quasi un milione e mezzo di firme; una quantit\u00e0 enorme che li convinse che la cultura cattolica fosse cos\u00ec radicata e diffusa da respingere quella che, nei comizi e nei pubblici dibattiti, presentavano come una catastrofe assoluta della famiglia: il divorzio e la possibilit\u00e0 di cessazione degli effetti civili del matrimonio, considerato indissolubile nonch\u00e9 unico pilastro della societ\u00e0.<\/p>\n<p><strong>LA CAMPAGNA REFERENDARIA: GLI SCHIERAMENTI POLITICI PRO E CONTRO IL DIVORZIO<\/strong><\/p>\n<p>La campagna referendaria \u00e8 scandita da anni di durissima battaglia politica e culturale \u2013 contro o a favore del divorzio \u2013 col coinvolgimento di tutti i partiti di allora, di tutte le componenti della societ\u00e0 civile e di quasi tutti gli organi di stampa, i principali quotidiani nazionali e locali e anche i periodici pi\u00f9 differenti fra loro (dalle testate emblema del laicismo come \u201cl\u2019Espresso\u201d a quelle pi\u00f9 inusuali a simili battaglie come \u201cABC\u201d) sino alle riviste femminili pi\u00f9 diffuse come \u201cAmica\u201d, \u201cAnnabella\u201d e persino \u201cGrand Hotel\u201d, il pi\u00f9 famoso dei fotoromanzi.<\/p>\n<p>La crociata antidivorzista \u00e8 lo specchio di un sistema sociale e politico stretto fra due fuochi: il fiume in piena della societ\u00e0 moderna che avanza e il tentativo di sbarrargli la strada. \u00abNon furono certo senza conseguenze i decisi pronunciamenti del pontefice e di vari settori del cattolicesimo tradizionale ma non era pi\u00f9 prevalente l\u2019Italia cui si era appellato il Comitato fondato da Gabrio Lombardi, per il quale il divorzio era \u00abuna variante dell\u2019harem diluita negli anni\u00bb. A quell\u2019Italia cercarono di appellarsi i due partiti schierati per l\u2019abrogazione, il MSI di Almirante e la Dc guidata da Amintore Fanfani.<\/p>\n<p><strong>VOCI DI DISSENSO NEI DUE SCHIERAMENTI<\/strong><\/p>\n<p>Tuttavia il mondo cattolico non era tutto compatto e appiattito sul fronte del SI, cio\u00e8 contro il divorzio: c\u2019era l\u2019impegno dei \u201cCattolici per il NO\u201d con interventi di figure di rilievo e, nell\u2019imminenza del referendum, compare persino un documento del Consiglio Nazionale dell\u2019Azione Cattolica favorevole al divorzio, immediatamente censurato e ritirato a seguito di un\u2019azione decisa dalla Conferenza Episcopale.<\/p>\n<p>Nemmeno il fronte a sostegno del NO, cio\u00e8 per il mantenimento della legge sul divorzio, era per\u00f2 monolitico e compatto. Il problema principale del PCI era evitare il referendum; ancora nel 1964 Togliatti esprimeva contrariet\u00e0 all\u2019assunzione del tema del divorzio come \u201cbattaglia politica\u201d perch\u00e9 troppo avanzato per l\u2019Italia. Il PCI, pur avendo votato la legge, tentennava e tent\u00f2, fino all\u2019ultimo, di evitare il referendum, anche a rischio di modifiche, in senso restrittivo e dunque peggiorativo, della Legge approvata.<\/p>\n<p>La dirigenza del PCI fu costretta a prendere posizione per il No proprio dalle donne, dopo anni di discussioni e divisioni.<\/p>\n<p>Si potrebbe spiegare questa iniziale reticenza del PCI con l\u2019ideologia del partito, intrinsecamente diffidente verso i diritti individuali e di libert\u00e0, ma gran parte della dirigenza era convinta di dover scendere ad un compromesso con la Dc per poter scongiurare il referendum.<\/p>\n<p>Cos\u00ec negli schieramenti a favore dell\u2019abrogazione restavano alleati la DC e il MSI; mentre sul fronte opposto quasi tutti i partiti laici, socialisti, radicali e repubblicani, liberali e socialdemocratici, che sostenevano la necessit\u00e0 di fondare il matrimonio non sulla costrizione o la fedelt\u00e0, ma sulla libert\u00e0 reciproca dei coniugi e sulla possibilit\u00e0 di scelta e di (eventuale) scissione. Fondamentale per\u00f2 risult\u00f2 l\u2019apporto dei movimenti femministi con molte donne comuniste le quali, nel corso di quella battaglia, conquistarono anche un\u2019autonomia culturale e politica dalle dirigenze e dagli apparati di partiti, acquisendo forza ed indipendenza.<\/p>\n<p><strong>12 MAGGIO 1974, IL REFERENDUM HA UN ESITO SORPRENDENTE<\/strong><\/p>\n<p>\u00c8 la notte del 12 maggio 1974 e si fa festa in tutta Italia.<\/p>\n<p>\u00c8 un fatto tutto italiano, un fatto interno, di costume, ma che per il Paese ha significato una vera svolta.<\/p>\n<p>\u00c8 una data storica per l\u2019Italia perch\u00e9 \u00e8 la vittoria dei diritti civili ottenuta col diretto contributo dei cittadini e delle cittadine che hanno detto No col 59,26 per cento alla proposta di abrogare la Legge approvata dal Parlamento italiano (in vigore dal 3 dicembre 1970) che regola \u201ci casi di scioglimento\u201d del matrimonio, ribattezzata la Legge sul Divorzio.<\/p>\n<p>Perch\u00e9 una data storica?<\/p>\n<p>Perch\u00e9 quel risultato nettamente a favore del mantenimento del divorzio (19.383.0000 voti, pari appunto al 59,26 per cento dei votanti) fu una vittoria clamorosa che rivel\u00f2 un\u2019Italia divisa, anche se in maniera meno traumatica rispetto al referendum fra monarchia e repubblica del 2 giugno 1946: con il NO in vantaggio al Nord (ad eccezione del Veneto) e alle isole, Sicilia e Sardegna, e il SI vincente al Sud (le posizioni contrarie al divorzio prevalgono di poco in Campania, Puglia e Calabria) e la spaccatura dell\u2019unit\u00e0 politica del mondo cattolico.<\/p>\n<p>La vittoria del no al referendum sul divorzio nel 1974 fu segno di grande coraggio perch\u00e9 non avvenne che i \u201cNo\u201d degli uomini fossero bilanciati dai \u201cS\u00ec\u201c delle donne.<\/p>\n<p>Anche se non si potevano distinguere i voti fra maschi e femmine, tuttavia dove i No toccarono punte elevate, era evidente che la maggioranza delle donne avesse votato \u201cNo.\u201d<\/p>\n<p>Le donne dunque scelsero di poter esercitare quel diritto, di rompere il legame coniugale, a prescindere dalle conseguenze sociali che potevano essere ipotizzate o temute.<\/p>\n<p>Al contrario, riaffermarono il diritto di scelta che nobilitava la sincerit\u00e0 della coscienza e dei sentimenti dimostrando l\u2019immoralit\u00e0 della doppiezza e dell\u2019ipocrisia familiare.<\/p>\n<p><strong>LA MOBILITAZIONE DELLA SOCIET\u00c0 CIVILE E DELLE DONNE<\/strong><\/p>\n<p>La mobilitazione della cosiddetta societ\u00e0 civile, proprio grazie al forte contributo delle donne, aveva di gran lunga superato e travalicato reticenze, steccati, riserve sia di mentalit\u00e0 che di appartenenza politica, e dunque trasversali, facendo alla fine prevalere principi e valori sostanziali, come il valore dei sentimenti contro l\u2019ambiguit\u00e0 e il quieto vivere, ma soprattutto facendo registrare una vittoria della coscienza civile e dell\u2019emancipazione femminile, anche a costo degli alti prezzi che le donne poi saranno costrette a pagare in termini di precariet\u00e0 economica, sociale e lavorativa e in termini di disagio, difficolt\u00e0 esistenziale e parentale, di pregiudizi e discriminazioni sociali quando affronteranno il divorzio da sole o insieme ai figli.<\/p>\n<p>Il diritto di sciogliere il matrimonio mostrava poi un cambiamento profondo di mentalit\u00e0 e costumi che avrebbe determinato un forte impatto anche su tutte le forme di unione e associazione.<\/p>\n<p>Metteva in luce anche l\u2019enorme divario esistente nella societ\u00e0 italiana fra i diritti fondamentali dichiarati e le troppe leggi risalenti al periodo e fascista ancora in vigore. Infatti, nel nostro paese ancora nel 1970, nonostante la possibilit\u00e0 di divorziare, era legittimato il delitto d\u2019onore per la cui abrogazione si dovr\u00e0 attendere il 1981.<\/p>\n<p>Una norma arcaica, tipica di una societ\u00e0 retriva e maschilista che proponeva pene attenuate per l\u2019uomo che uccideva in flagrante adulterio la moglie o l\u2019amante o entrambi, in quanto colpevoli di aver \u201cdisonorato\u201d la famiglia e l\u2019uomo stesso, legittimo consorte e tutore dell\u2019onore.<\/p>\n<p><strong>ANALISI DEI RISULTATI: IL SIGNIFICATO DEL REFERENDUM<\/strong><\/p>\n<p>A distanza di anni nella battaglia per il divorzio si pu\u00f2 vedere una svolta epocale per tante ragioni, fra cui quella di essere stata l\u2019incubazione e la prima forte manifestazione di cambiamenti profondi nelle culture, nelle mobilitazioni delle masse, nei comportamenti degli italiani.<\/p>\n<p>Cambiamenti e processi in atto, anche sotterranei, che sarebbero di l\u00ec a poco, soprattutto negli anni Ottanta e Novanta, diventati pi\u00f9 evidenti e manifesti.<\/p>\n<p>Ad esempio, il fatto che sull\u2019esito del referendum avevano influito maggiormente, nella scelta delle persone, delle forti ragioni etiche e civili piuttosto che quelle ideologiche o le indicazioni dei partiti.<\/p>\n<p>Un dato poi era evidente: le trasformazioni del paese reale erano pi\u00f9 avanzate e moderne, nelle pratiche quotidiane e nei quadri mentali, della capacit\u00e0 di lettura e di analisi della realt\u00e0 espresse dai partiti tradizionali, dai loro apparati, dall\u2019immaginario asfittico, bigotto e anodino che molti esponenti politici cullavano ancora come solide certezze di fronte ai rapidi e tumultuosi cambiamenti sociali impressi dall\u2019industrializzazione e dalla modernit\u00e0.<\/p>\n<p>Per la prima volta nell\u2019Italia repubblicana i partiti avevano stretto alleanze non in funzione di una lotta politica, ma sulla base dei principi che orientavano le scelte individuali sul piano dei diritti civili ed era evidente che molti cattolici avevano votato come i partiti laici.<\/p>\n<p>Tutto questo significava una trasformazione profonda della societ\u00e0 italiana con una vistosa laicizzazione dei costumi e dei comportamenti, sia per l\u2019evidente indebolirsi dell\u2019influenza della Chiesa sui costumi degli italiani che per l\u2019attenuarsi nelle loro scelte politiche dello scontro ideologico della guerra fredda e del bipolarismo post-bellico.<\/p>\n<p>L\u2019indomani del referendum, possiamo affermare con Crainz: \u00abDifferenti processi vengono dunque alla luce, contribuendo ad erodere la credibilit\u00e0 della classe politica sin l\u00ec al governo: in questo quadro il referendum sul divorzio del 1974 \u2013 con la sconfitta di una vecchissima Dc, puntellata dal Msi di Almirante \u2013 sembr\u00f2 aprire una stagione nuova.<\/p>\n<p>Non solo sul terreno che le era proprio: e su esso venne l\u2019approvazione di un diritto di famiglia finalmente civile e poi la regolamentazione dell\u2019aborto (che pose termine alla vergogna dell\u2019aborto clandestino).<\/p>\n<p>Si innest\u00f2 qui, anche, l\u2019affermarsi e il dilagare del movimento femminista, la novit\u00e0 pi\u00f9 feconda degli anni Settanta\u00bb<\/p>\n<\/div>\n<\/div>\n<p>\u00a0<\/p>\n<\/div>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"","protected":false},"author":2,"featured_media":34429,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[5],"tags":[],"class_list":["post-34427","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-generale"],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v27.8 - 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