{"id":3381,"date":"2017-11-09T18:48:48","date_gmt":"2017-11-09T17:48:48","guid":{"rendered":"http:\/\/localhost\/oldcirc\/?p=3381"},"modified":"2017-11-09T18:48:48","modified_gmt":"2017-11-09T17:48:48","slug":"e-venne-lera-del-mascariamento-come-mezzo-di-battaglia-politica","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/ilcircolaccio.it\/?p=3381","title":{"rendered":"E venne l&#8217;era del &#8220;mascariamento&#8221; come mezzo di battaglia politica"},"content":{"rendered":"<h2><strong>Morta l&#8217;antimafia se ne fa un&#8217;altra<\/strong><br \/>\n<strong> Arrivano i santissimi sputtanatori<\/strong><br \/>\n<strong> Il mascariamento non finisce mai. Lo dimostra la campagna d&#8217;odio sugli &#8216;impresentabili&#8217;, targata M5S.<\/strong><\/h2>\n<h2><strong>Ormai \u00e8 di moda gettare fango per averne un torna conto<\/strong><\/h2>\n<h2><strong>Diciamolo pure con un certo sconforto, ma diciamolo: l&#8217;antimafia, quella che un tempo spaccava le ossa e garantiva trionfi e carriere, non tira pi\u00f9. E per averne conferma basta guardare tra le pieghe delle elezioni siciliane. Rosario Crocetta, che cinque anni fa era diventato governatore grazie alle sue furbesche intemerate contro gli invisibili spettri di criminalit\u00e0 e malaffare, \u00e8 finito nella polvere con tutto l&#8217;armamentario delle imposture spacciate come verit\u00e0 nel teatrino di Massimo Giletti. Leoluca Orlando, altro campione dell&#8217;antimafia chiodata, ha tentano il salto dal comune di Palermo alla Regione, ma le sue liste non hanno superato la soglia di sbarramento e sono miseramente naufragate, come quelle di Angelino Alfano, nel grande mare dell&#8217;irrilevanza. Stesso destino per Claudio Fava, che pure \u00e8 testimone di un impegno serio e rispettabile: la sua fatica con quel che resta della sinistra non \u00e8 andata oltre il 6 per cento dei voti e ha conquistato appena un seggio a Sala d&#8217;Ercole.<\/strong><\/h2>\n<p>La disfatta, com&#8217;era prevedibile, ha travolto anche le comparse del vecchio cinema antimafia, con tutti i loro attrezzi di scena. Valeria Grasso \u2013 un&#8217;improbabile eroina del cerchio magico di Crocetta, elevata dal ministero dell&#8217;Interno al ruolo di testimone di giustizia \u2013 ha creduto che fosse finalmente arrivato il momento di salire sul palcoscenico elettorale per riscuotere gli applausi. E per meglio commuovere gli spettatori ha raccontato la storiellina, ovviamente \u201cmisteriosa e inquietante\u201d, di un furto in casa. Un furto \u201cstrano\u201d, va da s\u00e9. Un&#8217;esperienza \u201ctraumatica e brutale\u201d, naturalmente, proprio perch\u00e8 i ladri si sarebbero limitati, guarda un po&#8217;, a rubare la foto di Valeria ritratta con i figli. E nulla pi\u00f9.<\/p>\n<p>La storiellina, finita sui giornali a pochi giorni dal voto, avrebbe dovuto quantomeno suscitare consensi e solidariet\u00e0, trepidi abbracci e infiocchettati attestati di stima. Ma le masse, chiamiamole ancora cos\u00ec, non hanno risposto all&#8217;appello e Valeria Grasso ha raccolto nelle urne appena 501 voti. Gli elettori hanno mostrato verso la sua antimafia la pi\u00f9 assoluta e sincera indifferenza.<\/p>\n<p>Si \u00e8 schiantato contro un muro di gomma anche la sublime architettura messa in piedi per condizionare il voto dalla cosiddetta Confraternita della Trattativa, una sorta di setta conventicolare secondo la quale nessun magistrato, tranne Nino Di Matteo, riuscir\u00e0 mai a scoprire le trame oscure e i mandanti occulti che lo Stato-mafia (col trattino piccolo piccolo) puntualmente nasconde tra le pieghe di ogni processo.<\/p>\n<p>La Confraternita, alla quale aderiscono santoni e tromboni con tutte le stimmate delle loro immacolate esistenze, ha tentato il colpo grosso. Da cinque mesi vagavano \u2013 tra le procure di Palermo, Firenze e Caltanissetta \u2013 i mille e mille discorsi fatti durante l&#8217;ora d&#8217;aria da Giuseppe Graviano, un boss stragista rinchiuso da 23 anni nel carcere duro di Ascoli Piceno.<\/p>\n<p>Graviano, che pure aveva sgamato di avere tutto intorno le cimici sistemate dagli agenti lungo il cortile per intercettare le sue parole, parla a ruota libera e, con la tecnica mafiosissima del dire e del non dire, lascia andare alcune frasi smozzicate che comunque tirano in ballo il bersaglio di sempre: Silvio Berlusconi.<\/p>\n<p>Una manna dal cielo per la Confraternita della Trattativa, e per i pochi cronisti che ancora si ostinano a seguire il processo in Corte d&#8217;Assise che si celebra nell&#8217;aula bunker dell&#8217;Ucciardone. E anche se il boss, chiamato dalla Corte a testimoniare, spegne subito gli entusiasmi, avvalendosi della facolt\u00e0 di non rispondere, la Confraternita che affianca dall&#8217;esterno Di Matteo (candidato da Grillo a diventare il ministro di legge e ordine in un futuro governo a cinque stelle) non si arrende e spara il colpo di riserva: l&#8217;annuncio che Berlusconi, con Graviano, \u00e8 stato iscritto a Firenze nel registro degli indagati. La notizia, anche se vecchia e usurata, doveva restare segreta. Ma la Confraternita ha i suoi incappucciati sparsi un po&#8217; in tutti i sottoscala delle procure. E la notizia \u00e8 stata opportunamente veicolata, si dice cos\u00ec, sui due principali quotidiani: Repubblica e Corriere della Sera.<\/p>\n<p>Teoricamente, avrebbe dovuto fare sfracelli. Ma le elezioni siciliane hanno ratificato anche il fallimento di quella particolare specie di antimafia che, giocando di sponda con i magistrati politicamente pi\u00f9 sensibili e pi\u00f9 disponibili, si \u00e8 trasformata da tempo in una autonoma forza sbirresca. L&#8217;elettorato, messo di fronte all&#8217;ennesima scempiaggine, non ha abboccato. La criminalizzazione di Berlusconi non ha funzionato. Anzi, a giudicare di come sono andate le cose, c&#8217;\u00e8 da pensare che la manovra degli incappucciati abbia portato al centrodestra pi\u00f9 consensi che dissensi, pi\u00f9 simpatie che antipatie.<\/p>\n<p>Ci\u00f2 non significa tuttavia che il tracollo dei professionisti dell&#8217;antimafia abbia restituito alla politica, soprattutto a quella siciliana, la cultura della libert\u00e0 e dello stato di diritto. No. Perch\u00e9 morta un&#8217;antimafia se ne fa un&#8217;altra. E per rendersene conto basta guardare alla scomposta \u2013 forsennata, si stava per dire \u2013 campagna condotta dal Movimento cinque stelle contro i cosiddetti \u201cimpresentabili\u201d: una categoria molto vaga di impuri sui quali si sono scatenati in quest&#8217;ultimo mese i puri e duri di Beppe Grillo. Giancarlo Cancelleri, che nella corsa alla presidenza della Regione ha raccolto oltre il 34 per cento dei voti, non ha accettato la vittoria di Nello Musumeci e ha platealmente respinto l&#8217;invito a stringergli la mano: \u201cLa sua elezione si deve agli impresentabili di cui erano piene le liste di centrodestra\u201d, ha sentenziato.<\/p>\n<p>E mascariando e sputtanando, ha cominciato a criminalizzare non solo il figlio di Francantonio Genovese, che fu ras a Messina prima del Pd e poi di Forza Italia e che ha sulle spalle un condanna in primo grado a 11 anni di carcere per avere abbondantemente lucrato sui corsi di formazione della Regione; ma anche i candidati che malauguratamente si ritrovano un indagato tra gli ascendenti o i discendenti, tra i nonni o gli zii, tra i parenti vicini o i parenti lontani. Certo, uno scheletro negli armadi pu\u00f2 capitare a chiunque: ieri, a ventiquattr&#8217;ore dall&#8217;elezione, \u00e8 finito agli arresti domiciliari per evasione fiscale Cateno De Luca, un guitto della politica reclutato dall&#8217;Udc di Lorenzo Cesa ma la scuola grillina pretende che l&#8217;impresentabile appartenga sempre e comunque alla sponda opposta. Perch\u00e9 se finisce sotto indagine un esponente del Movimento, come \u00e8 successo al sindaco di Bagheria o ai deputati rinviati a giudizio per le firme false, la macchia giudiziaria diventa un semplice incidente di percorso al quale ovviare, se proprio se ne avverte il bisogno, con una semplice autosospensione.<\/p>\n<p>La questione degli impresentabili \u00e8 diventata dunque non solo la nuova bandiera di moralisti e moralizzatori. Ma anche e soprattutto il nuovo strumento di lotta politica che il M5s impugna o per delegittimare l&#8217;avversario, esattamente come avveniva con l&#8217;antimafia, o per sfuggire al dibattito in particolar modo quando il dibattito pone la necessit\u00e0 di approntare risposte concrete a domande che non si possono pi\u00f9 eludere o rinviare.<\/p>\n<p>Sar\u00e0 pure un caso, ma la scatola con dentro il giochino dell&#8217;impresentabilit\u00e0 \u00e8 stata regalata ai grillini proprio dalla Commissione parlamentare antimafia che, non avendo pi\u00f9 alte indagini da fare per mantenersi a galla, promette a ogni vigilia elettorale di rivelare urbi et orbi chi sono gli impresentabili veri o presunti nascosti dentro le liste. Poi puntualmente non ci riesce e l&#8217;operetta immorale diventa automaticamente patrimonio esclusivo di chiunque voglia fare politica con gli insulti, di chiunque pensi di annientare il nemico con uno sfregio e con una diffamazione, di chiunque voglia tenere ancora viva in questo paese la devastante cultura del sospetto.<\/p>\n<p>\u201cIl sospetto \u00e8 l&#8217;anticamera della verit\u00e0\u201d, teorizzava trenta e passa anni fa Leoluca Orlando, ancora sindaco di Palermo, quando spadroneggiava tra i circoli antimafia con una arroganza che lo spingeva a insultare un giudice come Giovanni Falcone o uno scrittore come Leonardo Sciascia. Oggi la sua stella si \u00e8 appannata e la sua antimafia non brilla pi\u00f9. S&#8217;avanzano i nuovi odiatori: da Cancelleri a Gigino Di Maio, da Alessandro Di Battista al poco conosciuto Angelo Parisi che, appena designato da Cancelleri tra gli assessori dell&#8217;immaginario governo grillino, si \u00e8 guadagnato gli onori, si fa per dire, della cronaca lanciando la nobile proposta di mandare al rogo Ettore Rosato, il capogruppo del Pd colpevole di avere proposto la legge elettorale poi approvata dai due rami del Parlamento.<\/p>\n<p>Ebbene, diciamolo pure con un pizzico di cinismo, ma diciamolo: meglio che la Sicilia sia finita nelle mani dell&#8217;onesto Nello Musumeci, anche se eletto con i voti di Cateno De Luca e di altri tre o quattro candidati impresentabili, che non in quelle di Cancelleri e dei suoi professionisti del rancore. Abbiamo visto i guai e le nefandezze dell&#8217;antimafia forcaiola, che Dio ci liberi dai guai e dalle nefandezze dei santissimi sputtanatori.<br \/>\nFonte : Live Sicilia<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Morta l&#8217;antimafia se ne fa un&#8217;altra Arrivano i santissimi sputtanatori Il mascariamento non finisce mai. 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