{"id":2741,"date":"2017-10-17T19:56:24","date_gmt":"2017-10-17T18:56:24","guid":{"rendered":"http:\/\/localhost\/oldcirc\/?p=2741"},"modified":"2017-10-17T19:56:24","modified_gmt":"2017-10-17T18:56:24","slug":"lantimafia-si-offende-per-gli-attacchi-ricevuti-sul-caso-merendino","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/ilcircolaccio.it\/?p=2741","title":{"rendered":"L&#8217;Antimafia si &#8220;offende&#8221; per gli attacchi ricevuti sul caso Miserendino"},"content":{"rendered":"<h2><strong>Pubblichiamo un articolo pubblicato da LIBERAINFORMAZIONE a firma<\/strong><br \/>\n<strong> di Lorenzo Frigerio che critica la dura reazione avuta da alcuni media sulle associazioni trapanesi antimafia e su certa stampa pronta ad attaccare sempre anche senza attendere le sentenze, sul caso Miserendino.<\/strong><br \/>\n<strong> Riteniamo corretto pubblicare l&#8217;articolo perch\u00e8 evidenzia quanto pu\u00f2 far male essere attaccati mediaticamente senza spesso, una prova schiacciante di colpevolezza. E&#8217; notorio quanto pungente sia stato il modus operandi di certe associazioni nel gettare fango spesso senza attendere le sentenze. E&#8217; importante ricordare che il giustizialismo generico non aiuta a combattere la mafia. Prezioso il lavoro invece, di chi cerca di combattere la mafia e la mala politica ogni giorno, senza chiedere nulla in cambio<\/strong><\/h2>\n<p><strong>Nell\u2019ultima settimana, la notizia degli arresti domiciliari per il commercialista Luigi Miserendino, disposti dal giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Palermo, Walter Turturici, \u00e8 rimbalzata all\u2019improvviso dalla Sicilia alla ribalta nazionale.<\/strong><br \/>\n<strong> Antimafia e beni confiscati in Sicilia, ovvero il bambino e l\u2019acqua sporca<\/strong><br \/>\n<strong> Se \u00e8 passata per lo pi\u00f9 inosservata all\u2019attenzione della pubblica opinione, il caso giudiziario sta scuotendo il mondo dell\u2019antimafia istituzionale e sociale non solo dell\u2019isola, visto che Miserendino era conosciuto in tutta Italia come professionista integerrimo e stimato, tanto da essere invitato a raccontare in contesti universitari e associativi la sua lunga esperienza di amministratore giudiziario di beni confiscati alla criminalit\u00e0 organizzata.<\/strong><\/p>\n<p><strong>Una complessa indagine della Procura di Palermo, guidata dal procuratore aggiunto Salvatore De Luca e dai sostituti Roberto Tartaglia e Annamaria Picozzi, ha portato gli uomini del GICO e del Gruppo Tutela spesa pubblica del nucleo di polizia tributaria della Guardia di Finanza a svelare come, nonostante la fase dell\u2019amministrazione giudiziaria disposta dal Tribunale di Palermo, l\u2019imprenditore Giuseppe Ferdico continuasse ad essere il vero dominus dei suoi beni, tra cui diversi supermercati, a partire dal grande centro commerciale di Carini, alle porte del capoluogo siciliano.<\/strong><\/p>\n<p><strong>Nel recente passato, Ferdico era stato imputato di concorso esterno in associazione mafiosa: nell\u2019ipotesi accusatoria la velocissima ascesa dell\u2019imprenditore, soprannominato il \u201cre dei detersivi\u201d, era stata attribuita all\u2019appoggio dei boss di Cosa nostra Lo Piccolo e Pipitone, cio\u00e8 i ras dell\u2019aristocrazia mafiosa del quartiere palermitano Tommaso Natale e di Carini. Il Gico della Finanza aveva indagato a lungo su questo imprenditore che, nell\u2019arco di dieci anni, aveva moltiplicato esponenzialmente le sue entrate, passando dalle bancarelle dei mercati di paese alla propriet\u00e0 di centri commerciali. Eppure da quel processo Ferdico era uscito assolto, ribadendo a gran voce la sua fiducia nella giustizia ma soprattutto il suo ruolo di vittima di estorsione.<\/strong><\/p>\n<p><strong>Nonostante l\u2019assoluzione, i guai per lui erano continuati in fase di misure di prevenzione. Era tornato sotto i riflettori della cronaca, nel marzo di quest\u2019anno, quando nei suoi confronti era stata disposta la misura della sorveglianza speciale, con obbligo di soggiorno a Palermo, in quanto soggetto \u201csocialmente pericoloso\u201d. Segno questo che sicuramente qualcosa ancora non quadrava.<\/strong><\/p>\n<p><strong>In questi ultimi mesi, \u00e8 infatti emerso con evidenza il fatto che, sebbene ufficialmente il gestore del centro commerciale di Carini fosse Francesco Montes, finito anche lui agli arresti, Ferdico era di fatto l\u2019unico padrone indisturbato dei suoi beni, nel silenzio incomprensibile dell\u2019amministratore giudiziario, Miserendino appunto. Mentre Ferdico deve rispondere delle imputazioni di intestazione fittizia di beni ed estorsione aggravata dal metodo mafioso, al commercialista \u00e8 stata contestata la pesante accusa di favoreggiamento, personale e reale, per aver ridotto l\u2019amministrazione giudiziaria ad un \u201cmero simulacro\u201d.<\/strong><\/p>\n<p><strong>La Guardia di Finanza ha intercettato il professionista, accusato di non aver adempiuto all\u2019obbligo collegato al suo incarico di segnalare le gravi anomalie nella gestione dei beni a lui affidati a chi avrebbe potuto prendere provvedimenti, in primis il Tribunale di Palermo ma anche l\u2019Agenzia Nazionale dei Beni Sequestrati e confiscati.<\/strong><\/p>\n<p><strong>Quale \u00e8 stata la causa di quest\u2019imperdonabile omissione di doveri d\u2019ufficio? Connivenza colpevole oppure pi\u00f9 semplicemente paura? Difficile davvero dirlo, anche perch\u00e9 le intercettazioni andrebbero ascoltate e non solo lette, per cogliere anche le sfumature di quanto \u00e8 stato captato dalle microspie della Finanza.<\/strong><\/p>\n<p><strong>Certo sembra davvero strano che un professionista, che in passato aveva dato prova di reggere in altri contesti a ben altre pressioni, sfuggendo tanto alle lusinghe quanto respingendo le minacce, sia ora accusato di essere succube del \u201cre dei detersivi\u201d.<\/strong><\/p>\n<p><strong>Ricordiamo che Miserendino nella sua veste di amministratore giudiziario, proprio in ragione delle conoscenze maturate durante l\u2019esercizio del suo ruolo di gestore di beni confiscati alla mafia, era stato chiamato a testimoniare nei processi riguardanti influenti boss del trapanese come Virga e Mazzara, ma anche politici di primo piano, come l\u2019ex senatore Antonio D\u2019Al\u00ec.<\/strong><\/p>\n<p><strong>Per ora fermiamoci qui e rimaniamo in attesa dei prossimi step nella indagine della Guardia di Finanza e dei probabili risvolti processuali ad essa collegata. Per rispetto del lavoro della magistratura, e anche di quanti sono stati fatti oggetto di provvedimenti di custodia cautelare, \u00e8 preferibile infatti non aggiungere altro, anche perch\u00e9 il quadro che \u00e8 emerso fino ad oggi \u00e8 intricato e, ad accertamenti ancora in corso, il rischio sarebbe di pontificare a vuoto.<\/strong><\/p>\n<p><strong>Il bambino e l\u2019acqua sporca<\/strong><\/p>\n<p><strong>A questo rischio \u2013 cio\u00e8 quello dell\u2019invettiva a buon mercato \u2013 non si sono invece voluti sottrarre \u201ci soliti noti\u201d e, a sentir loro, sempre \u201cdentro a le segrete cose\u201d, che hanno colto al volo la notizia degli arresti disposti per Miserendino per sferrare un improbabile attacco all\u2019antimafia istituzionale e sociale di quell\u2019angolo di Sicilia.<\/strong><\/p>\n<p><strong>Nel giro di pochi giorni \u2013 anzi di pochissime ore \u2013 su alcuni blog e sui social network sono apparsi i primi commenti alla vicenda degli arresti domiciliari di Miserendino: post inizialmente timidi e fugaci, poi via via sempre pi\u00f9 circostanziati e pepati, tanto da trasformarsi in breve tempo in veementi accuse al lavoro svolto sui beni confiscati, in particolare in quel di Trapani, dove Miserendino si \u00e8 sempre speso professionalmente nell\u2019amministrazione giudiziaria di alcuni complessi aziendali sottratti ai boss.<\/strong><\/p>\n<p><strong>Ad alcuni \u2013 \u201ci soliti noti\u201d e sempre \u201cdentro a le segrete cose\u201d, cui facevamo cenno prima \u2013 non \u00e8 parso vero di sfruttare questa brutta storia, per tirare fuori dall\u2019armadio espressioni come \u201cpaladino dell\u2019antimafia\u201d, \u201cstampa amica\u201d, \u201cgiornalista icona\u201d e attaccare in un solo colpo non solo Miserendino, ma anche il referente trapanese di Libera, Salvatore Ingu\u00ec, il collega Rino Giacalone, il pm Andrea Tarondo, alludendo a \u201ccompagnie di giro\u201d responsabili di chiss\u00e0 quali danni o complotti.<\/strong><\/p>\n<p><strong>Insomma, il solito e indigesto fritto misto, gi\u00e0 servito in tavola a quelle latitudini in altre circostanze e peraltro gi\u00e0 rimasto sullo stomaco agli stessi che lo avevano cucinato..<\/strong><\/p>\n<p><strong>Sui social inoltre hanno fatto nuovamente capolino altri fustigatori dei peccati dell\u2019antimafia sociale, in particolare di Libera. Anche questo uno sport nazionale abbastanza praticato negli ultimi anni..<\/strong><\/p>\n<p><strong>Sembra quindi tornare di qualche utilit\u00e0 il vecchio adagio che parla del bambino e dell\u2019acqua sporca.<\/strong><\/p>\n<p><strong>Se dell\u2019acqua sporca vi abbiamo fin qui offerto qualche assaggio, preferiamo soffermarci pi\u00f9 volentieri nel raccontare qualcosa del bambino.<\/strong><\/p>\n<p><strong>Il bambino in questa storia \u00e8 tutto quanto di positivo \u00e8 stato realizzato nel trapanese in tema di beni confiscati, anche con l\u2019apporto determinante di un amministratore giudiziario come Miserendino e che invece, OGGI, viene fatto oggetto di contumelie e polemiche.<\/strong><\/p>\n<p><strong>Basta forse uno slogan, perch\u00e9 racconta una storia che vale per tutte le altre: \u201cInsieme si pu\u00f2!\u201d.<\/strong><\/p>\n<p><strong>\u00c8 questo, infatti, il grido di vittoria che ha accompagnato la rinascita della \u201cCalcestruzzi Ericina Libera\u201d, il complesso aziendale del boss Vincenzo Virga, confiscato definitivamente nel giugno 2000 e per la cui sopravvivenza si \u00e8 battuto come un leone il compianto prefetto Fulvio Sodano. Un\u2019azienda destinata a scomparire per volere della propriet\u00e0 di un tempo e di soggetti ad essa collegati e che, invece, soprattutto grazie al lavoro della cooperativa formata dai suoi dipendenti, oggi continua ad esistere e produrre in condizioni ancora davvero difficili, visto che il libero mercato in quel territorio \u00e8 spesso falsato da altri attori e strani intrecci.<\/strong><\/p>\n<p><strong>Non dimentichiamo che Miserendino, come amministratore giudiziario, \u00e8 stato parte attiva nel fare uscire dall\u2019emergenza il percorso di riattivazione della Calcestruzzi Ericina, altrimenti destinata al fallimento. E la sua presenza nell\u2019organigramma della societ\u00e0 \u00e8 stato un ulteriore segnale di condivisione con i lavoratori, anche se oggi viene interpretato come una presenza ingombrante, alla luce degli ultimi fatti.<\/strong><\/p>\n<p><strong>Accanto alla Calcestruzzi Ericina, vi sono poi tanti altri progetti, altri beni restituiti alla collettivit\u00e0, grazie alla collaborazione tra istituzioni e associazioni.<\/strong><\/p>\n<p><strong>Oggi a finire sul banco degli accusati non \u00e8 tanto l\u2019amministratore finito agli arresti domiciliari, ma piuttosto la cooperazione tra soggetti diversi, accomunati dal medesimo scopo di restituire alla collettivit\u00e0 i beni sottratti ai clan mafiosi.<\/strong><\/p>\n<p><strong>Si inizia cio\u00e8 con l\u2019accusare Miserendino, per poi passare a criticare aspramente giornalisti, magistrati e, per finire, Libera. A dare pi\u00f9 che mai fastidio \u00e8 ancora quello slogan: \u201cInsieme si pu\u00f2!\u201d. Questo \u201cinsieme\u201d \u00e8 finito, non da oggi, nel mirino non solo di inconsapevoli blogger ma anche di raffinati censori dell\u2019antimafia.<\/strong><\/p>\n<p><strong>La battaglia che si combatte tra Trapani e Palermo in tema di beni confiscati \u00e8 quanto mai centrale per il futuro dell\u2019antimafia sociale a livello nazionale: gli interessi in campo sono davvero tanti, lo si \u00e8 visto recentemente in occasione delle polemiche successive all\u2019approvazione del Codice antimafia. Ecco perch\u00e9 si utilizza ogni mezzo per delegittimare, per alludere, per sbeffeggiare quanti \u2013 singoli, giornalisti, associazioni, magistratura \u2013 ogni giorno si battono per un vero utilizzo dei beni tolti alle mafie. Molti sono strumento a loro insaputa, altri sono coscientemente schierati.<\/strong><\/p>\n<p><strong>La vicenda degli arresti domiciliari di un amministratore giudiziario, il cui operato fino a pochi giorni fa era sinonimo di garanzia e trasparenza, non solo per la societ\u00e0 ma anche per le istituzioni, \u00e8 pertanto assolutamente funzionale allo scopo.<\/strong><\/p>\n<p><strong>Se il groviglio di interessi economici, prima ancora che criminali, tra Trapani e Palermo \u00e8 ancora oggi il mefitico brodo di cultura che alimenta Cosa nostra, mai doma del tutto, \u00e8 impensabile che ci si lasci scappare la ghiotta occasione di buttare il bambino con l\u2019acqua sporca.<\/strong><\/p>\n<p><strong>A tutti noi, ciascuno secondo la propria responsabilit\u00e0, il compito di impedire che ci\u00f2 accada, ricordando il passato e facendo luce sul presente, senza sconti per nessuno.<\/strong><br \/>\n<strong> Fonte Libera Informazione<\/strong><br \/>\nIl Circolaccio<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Pubblichiamo un articolo pubblicato da LIBERAINFORMAZIONE a firma di Lorenzo Frigerio che critica la dura reazione avuta da<\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":2468,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[18],"tags":[],"class_list":["post-2741","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-uncategorized"],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v27.8 - https:\/\/yoast.com\/product\/yoast-seo-wordpress\/ -->\n<title>L&#039;Antimafia si &quot;offende&quot; 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