{"id":26545,"date":"2020-04-20T17:59:19","date_gmt":"2020-04-20T16:59:19","guid":{"rendered":"http:\/\/ilcircolaccio.it\/?p=26545"},"modified":"2020-04-20T17:59:19","modified_gmt":"2020-04-20T16:59:19","slug":"il-generale-mori-e-quellintervista-del-2011-sulla-mancata-cattura-di-messina-denaro-e-dopo-le-lettere-di-svetonio-conosciute-da-grasso","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/ilcircolaccio.it\/?p=26545","title":{"rendered":"Il generale Mori e quell&#8217;intervista del 2011 sulla mancata cattura di Messina Denaro  e dopo le lettere di Svetonio conosciute  da Grasso"},"content":{"rendered":"\n<div class=\"mh-excerpt\">\n<p><strong>Ha arrestato Tot\u00f2 Riina ed \u00e8 stato a un passo dal boss mafioso Messina Denaro. Il generale Mario Mori racconta\u00a0 molte cose gi\u00e0 nel 2011 .\u00a0 Quelle frasi rimangono nel vuoto. Non viene considerato\u00a0 quanto afferma.Dalla guerra tra i carabinieri del Ros e la procura di Palermo a quella cultura del sospetto tutta italiana che rende impraticabile ogni operazione segreta, in una interessante intervista del 2011, Mori\u00a0 dice molte cose. Dopo le dichiarazioni al processo di Marsala del 16 scorso qualche dubbio rimane anche sui tempi di queste importanti rivelazioni su cui nessuno ha messo il naso<\/strong><\/p>\n<p><strong>Le dichiarazioni rilasciate al Processo su Vaccarino in corso a Marsala, sulla ormai famosa attivit\u00e0 investigativa di Vaccarino del 2006, non sono un inedito. Gi\u00e0 nel\u00a0 settembre del 2011, il Generale Mori , in una lunga intervista ripresa da\u00a0 Chiara Rizzo della testata &#8220;Tempi&#8221; disse , apertis verbis che, l&#8217;ex procuratore Grasso era informato dell&#8217;operazione. Sono passati 9 anni. Quella dichiarazione, evidentemente,\u00a0 rimase nel vuoto<\/strong><\/p>\n<h4><strong>Mori nel 2011<\/strong>: <strong style=\"font-size: inherit;\"><em>Individuammo un personaggio che\u00a0poteva essere la pista giusta per giungere\u00a0al latitante. Antonio Vaccarino era ex sindaco\u00a0di Castelvetrano, il paese di Messina\u00a0Denaro, e suo ex insegnante. Il boss si\u00a0sarebbe potuto fidare. Vaccarino inizi\u00f2 una\u00a0corrispondenza col boss, attraverso pizzini.\u00a0Di fatto glieli dettavamo noi, d\u2019accordo\u00a0con il procuratore palermitano Pietro\u00a0Grasso<\/em><\/strong><\/h4>\n<\/div>\n<p><strong>Grasso, tirato in ballo gi\u00e0 nel 2011,\u00a0 fece qualcosa per smentire Mori? Adesso la vicenda approda in un aula di Tribunale<\/strong><\/p>\n<div class=\"mh-excerpt\">\n<p><strong>Nel rispetto di chi ha fatto quella intervista e con quelle dichiarazioni probabilmente disattese da chi doveva indagare, vi proponiamo il testo integrale pubblicato nel 2011.<\/strong><\/p>\n<p><strong> La verit\u00e0 non sappiamo se verr\u00e0 fuori. Di certo possiamo dire che,\u00a0 il boss Matteo Messina Denaro, oltre a distruggere la vita a molte persone\u00a0 uccidendo e devastando\u00a0 indirettamente , l&#8217;ha distrutta anche a tante altre persone a causa delle &#8221; particolari&#8221; indagini sulla sua latitanza.\u00a0 Ci viene in mente anche l&#8217;episodio raccontato da Teresa Principato sull&#8217;operazione ordinata dal Procuratore\u00a0 Messineo nel 2012 e che fece saltare anni di attivit\u00e0 investigativa. Disse allora la Principato : \u00ab<em>\u00c8 stata stoppata un&#8217; indagine su Matteo Messina Denaro che proseguiva da circa due anni\u00bb.<\/em> Leo Sutera detto &#8220;il professore&#8221;, che i carabinieri del Ros seguivano da tempo dopo la sua scarcerazione, convinti che avrebbe portato presto a Messina Denaro venne arrestato dalla Procura di Palermo e tutto and\u00f2 in fumo. La stessa Principato finir\u00e0 sotto processo. Verr\u00e0 assolta.\u00a0 Gli innocenti non si sbattano in carcere. Uno Stato che gioca sul sospetto e sul depistaggio non si pu\u00f2 definire democratico.<\/strong><\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p><strong><em>Di seguito riproponiamo l&#8217;intervista a Mori, apparsa su Tempi n. 51 del 28 dicembre 2011 ripresa da Chiara Rizzo nel settembre 2012<\/em><\/strong><\/p>\n<p><strong>Mario Mori, il generale dei carabinieri\u00a0che ha fondato e diretto il Ros,\u00a0quindi guidato il Sisde, il servizio\u00a0segreto civile, tra il 2001 e il 2006, \u00e8 nato a\u00a0Postumia, nella Venezia Giulia allora italiana.\u00a0Lo scrive nell\u2019incipit della sua biografia\u00a0(<em>Ad alto rischio<\/em>, Mondadori) e non a caso.\u00a0Come per tutti i giuliani, l\u2019abbandono forzato\u00a0della casa natale ha forgiato il suo carattere,\u00a0dandogli l\u2019ostinazione con cui ha condotto\u00a0le indagini pi\u00f9 difficili: da quelle contro\u00a0le Brigate Rosse, nel Nucleo antiterrorismo\u00a0del generale Dalla Chiesa, fino a quelle\u00a0contro la mafia, con Giovanni Falcone.<\/strong><\/p>\n<p><strong>Le\u00a0origini giuliane hanno dato a Mori tanto\u00a0una sobria tenacia, quanto un amore inossidabile\u00a0per il proprio paese. Un amore che\u00a0per il generale si \u00e8 sempre tradotto in rispetto\u00a0delle istituzioni, malgrado le ferite.<\/strong><br \/><strong>Mori\u00a0\u00e8 infatti oggi imputato a Palermo per la\u00a0mancata cattura di Bernardo Provenzano.\u00a0E mentre si sfilacciava questa prima accusa,\u00a0se ne addensavano di nuove. Come quella\u00a0infamante di essere stato l\u2019anello di una\u00a0presunta trattativa tra Stato e Cosa Nostra,\u00a0in base alle dichiarazioni di Massimo Ciancimino,\u00a0figlio dell\u2019ex sindaco mafioso di\u00a0Palermo. Sul controverso accusatore si sono\u00a0scritti libri e celebrati fior di talk show. Ma\u00a0se si chiede al generale un commento, la risposta \u00e8 sempre: \u00abNo. Ho fiducia nelle istituzioni\u00a0e rispetto nella giustizia. Combatter\u00f2 in aula. Cos\u00ec mi tengo vivo\u00bb. Come i compatrioti,\u00a0rivela una vitalit\u00e0, riservata alle persone intime, che fa capolino nella battuta,\u00a0nella curiosit\u00e0 verso l\u2019interlocutore,\u00a0nella squisita conversazione. In quest\u2019intervista\u00a0a Tempi (\u00abma nessuna domanda sul\u00a0processo a Palermo\u00bb) la simpatia giuliana\u00a0si rivela in un sorriso sotto i baffi, di fronte\u00a0alle domande sui misteri italiani a cui ha\u00a0assistito in prima persona.<\/strong><\/p>\n<div id=\"gptneltesto-1587399307826\" class=\"gptslot\" data-adunitid=\"2\">\n<div id=\"gpt-slot-5\" class=\"optiload\" data-google-query-id=\"CJDHnJ-z9-gCFVqiewodgMQJdw\">\n<div id=\"google_ads_iframe_\/5966054\/Tempi\/Tempi_intext_0__container__\">\u00a0<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<p><strong>Matteo Messina Denaro, il boss considerato\u00a0al vertice di Cosa nostra,\u00a0oggi \u00e8 tra i latitanti pi\u00f9\u00a0ricercati al mondo. Nel 2006,\u00a0quando lei dirigeva il Sisde, \u00e8\u00a0stato vicino alla sua cattura.\u00a0Com\u2019\u00e8 andata?<\/strong><\/p>\n<p><br \/>I<strong><em>ndividuammo un personaggio che\u00a0poteva essere la pista giusta per giungere\u00a0al latitante. Antonio Vaccarino era ex sindaco\u00a0di Castelvetrano, il paese di Messina\u00a0Denaro, e suo ex insegnante. Il boss si\u00a0sarebbe potuto fidare. Vaccarino inizi\u00f2 una\u00a0corrispondenza col boss, attraverso pizzini.\u00a0Di fatto glieli dettavamo noi, d\u2019accordo\u00a0con il procuratore palermitano Pietro\u00a0Grasso (oggi procuratore nazionale antimafia,\u00a0ndr.), con cui avevamo deciso le tappe\u00a0dell\u2019inchiesta, perch\u00e9 i servizi non possono\u00a0svolgere attivit\u00e0 di polizia. <\/em><\/strong><\/p>\n<p><strong><em>Presto il boss\u00a0rispose, firmandosi Alessio, e chiamando il\u00a0professore Svetonio: un particolare che rivela\u00a0come Messina Denaro sia un uomo colto.\u00a0Man mano conoscemmo, direttamente da\u00a0\u201cAlessio\u201d, i fiancheggiatori che tutelavano\u00a0la sua latitanza, e ci avvicinammo anche ai\u00a0suoi principali interessi economici. La sua\u00a0cultura e questa rete di rapporti sono tra i\u00a0motivi per cui \u00e8 imprendibile da 18 anni.\u00a0Nel 2006, dopo la cattura del boss Bernardo\u00a0Provenzano, vennero ritrovati vari pizzini,\u00a0tra cui anche uno di Messina Denaro\u00a0in cui si faceva proprio riferimento, sebbene\u00a0non con il nome e cognome, a Vaccarino.\u00a0Avremmo potuto usare questo elemento\u00a0a nostro vantaggio. Invece successe qualcosa\u00a0che non mi sono mai saputo spiegare.<\/em><\/strong><\/p>\n<div id=\"gptneltesto-1587399307827\" class=\"gptslot\" data-adunitid=\"2\">\n<div id=\"gpt-slot-6\" class=\"optiload\" data-google-query-id=\"CNv-rrWz9-gCFRaA3godWLoAug\">\n<div id=\"google_ads_iframe_\/5966054\/Tempi\/Tempi_intext_1__container__\">\u00a0<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<p><strong>Cosa?<\/strong><br \/><em><strong>Prima inizi\u00f2 la fuga di notizie. Il nome di Vaccarino fu pubblicato dalla stampa,\u00a0cosa che lo mise in pericolo e bruci\u00f2 l\u2019indagine.\u00a0Messina Denaro scrisse un\u2019ultima lettera,\u00a0raggelante, a Vaccarino in cui assicur\u00f2\u00a0che \u00abla Sua illustre persona fa gi\u00e0 parte\u00a0del mio testamento\u00bb. Manc\u00f2 poi la fiducia\u00a0della Procura di Palermo, che avvi\u00f2 un\u2019inchiesta\u00a0su Vaccarino. Manc\u00f2 la loro fiducia\u00a0in un\u2019operazione del Sisde, perch\u00e9 condotta da uomini che erano appartenuti al Ros.<\/strong><\/em><\/p>\n<p><strong>Ritorniamo allora alle origini delle contrapposizioni\u00a0tra la procura di Palermo e\u00a0il Ros. Lei \u00e8 anche l\u2019uomo che ha arrestato Tot\u00f2 Riina, dopo 30 anni di latitanza.\u00a0Un\u2019operazione di successo, ma in seguito,\u00a0per la mancata perquisizione della casa\u00a0in cui si nascondeva il boss, \u00e8 nato un\u00a0processo a lei e al capitano Ultimo, che\u00a0arrest\u00f2 materialmente il Capo dei Capi.\u00a0Blindare la \u201cscena del crimine\u201d \u00e8 la regola di qualsiasi giallo. Perch\u00e9 non accadde?<\/strong><\/p>\n<p><br \/><strong><em>Eravamo giunti all\u2019arresto scoprendo che Riina era protetto anche da due imprenditori palermitani, Gaetano e Giuseppe\u00a0Sansone, a cui era intestata l\u2019utenza telefonica della casa del boss, in via Bernini.\u00a0Avevamo scelto di arrestare Riina lontano dalla casa, per non far capire ai suoi sodali\u00a0che conoscevamo il nascondiglio: a quel punto eravamo in una posizione di superiorit\u00e0\u00a0su Cosa Nostra e volevamo sfruttarla. Ricordo che il giorno dell\u2019arresto la caserma\u00a0era piena di gente, molti anche senza\u00a0alcun titolo per star l\u00ec. Ultimo, con il mio\u00a0pieno sostegno, tent\u00f2 di convincere i magistrati\u00a0a rinviare le perquisizioni a via Bernini, per riprendere le fila di un\u2019indagine pi\u00f9\u00a0ampia sulla rete di fiancheggiatori del boss. Se ne avessimo parlato con pi\u00f9 calma con\u00a0il procuratore di Palermo, Giancarlo Caselli, sono convinto\u00a0che lui avrebbe capito e ci avrebbe sostenuti di\u00a0pi\u00f9. Invece si tenne una sorta di veloce riunione plenaria davanti a tutti i magistrati. Dunque\u00a0tutti sapevano che non avremmo perquisito via Bernini: ma in quella confusione scaturirono\u00a0incomprensioni. E io e il capitano Ultimo siamo stati processati per favoreggiamento\u00a0alla mafia. Vede, non potevamo tenere nemmeno sotto osservazione l\u2019abitazione,\u00a0perch\u00e9 era all\u2019interno di un complesso di villette, recintato e in una via solitaria.\u00a0Ci avrebbero notati. Al processo \u00e8 stato\u00a0provato che abbiamo agito in accordo\u00a0con la magistratura, che alla cattura siamo\u00a0arrivati non per una soffiata, ma esclusivamente\u00a0per l\u2019intuito investigativo del capitano Ultimo. E sulla perquisizione nella sentenza\u00a0si legge che \u00abfu una scelta d\u2019eccezione . \u00c8 cos\u00ec. Sul covo di Riina in via Bernini\u00a0sono nate tante leggende. Ad esempio,\u00a0si disse che nella cassaforte Riina custodisse\u00a0documenti importanti. Un fatto impossibile,\u00a0perch\u00e9 quella era l\u2019abitazione della\u00a0famiglia, e Riina non avrebbe mai nascosto\u00a0l\u00ec documenti scottanti, mettendo in pericolo\u00a0la vita dei figli. Si \u00e8 detto che la cassaforte\u00a0era stata asportata dai sodali del boss dopo\u00a0l\u2019arresto, e invece il mio avvocato prov\u00f2 che\u00a0era rimasta sempre al suo posto. Eppure,\u00a0malgrado l\u2019assoluzione, lo stesso magistrato\u00a0che sosteneva l\u2019accusa (Antonio Ingroia,\u00a0ndr), oggi continua la polemica con noi su quegli stessi fatti.<\/em><\/strong><\/p>\n<div id=\"gptneltesto-1587399307828\" class=\"gptslot\" data-adunitid=\"2\">\n<div id=\"gpt-slot-7\" class=\"optiload\" data-google-query-id=\"CLW_1Lez9-gCFQ0n4Aod0pIDxw\">\n<div id=\"google_ads_iframe_\/5966054\/Tempi\/Tempi_intext_2__container__\">\u00a0<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<p><strong>E perch\u00e9 tra procura di Palermo e Ros\u00a0continua la \u201cguerra\u201d a suon di processi?<\/strong><\/p>\n<p><br \/><em><strong>\u00c8 quello che mi chiedo, ma non ho una risposta sul perch\u00e9, vivaddio, in anni e anni\u00a0di carriera, non ho mai avuto alcun problema con la magistratura.<\/strong><\/em><\/p>\n<p><strong>Lei \u00e8 arrivato a Palermo nel 1986, alla\u00a0vigilia dello storico maxiprocesso contro\u00a0Cosa Nostra. Cosa ricorda?<\/strong><\/p>\n<p><br \/><em><strong>Il comando dell\u2019Arma decise di inviare in Sicilia solo ufficiali \u201ccontinentali\u201d,\u00a0per evitare condizionamenti ambientali, e il primo ricordo \u00e8 lo sconforto perch\u00e9 non\u00a0capivamo nulla del dialetto. Ma non eravamo i soli. Al maxiprocesso i giudici nominarono\u00a0addirittura un esperto per le traduzioni! C\u2019\u00e8 un aneddoto che pi\u00f9 di altri mi ha\u00a0fatto capire la cultura siciliana, che ammiro,\u00a0perch\u00e9 plurisecolare e ricca di sfumature. Durante una perquisizione in un paesino,\u00a0mi imbattei in un contadino. Io ero in uniforme, lui mi fissava e io rispondevo\u00a0allo sguardo. Finch\u00e9 lui, guardandomi con\u00a0disprezzo, mi chiese: \u00abChe vuoi, piemontese?\u00bb. Ho molto riflettuto su quell\u2019episodio. Non sono piemontese, ma per quel contadino\u00a0rimanevo un \u201ccontinentale\u201d, uno dei\u00a0tanti estranei che nel corso dei secoli avevano\u00a0invaso la sua isola. \u00c8 solo partendo dalla comprensione di questa cultura, dove il\u00a0bene e il male non si distinguono mai in modo netto, che si pu\u00f2 comprendere come\u00a0attecchisce il fenomeno mafioso.<\/strong><\/em><\/p>\n<div id=\"gptneltesto-1587399307829\" class=\"gptslot\" data-adunitid=\"2\">\n<div id=\"gpt-slot-8\" class=\"optiload\" data-google-query-id=\"CKjx_7iz9-gCFeKAgwcdo2cPcw\">\n<div id=\"google_ads_iframe_\/5966054\/Tempi\/Tempi_intext_3__container__\">\u00a0<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<p><strong>Tra le sue prime indagini in Sicilia ci fu\u00a0\u201cMafia e appalti\u201d. Di che si trattava?<\/strong><\/p>\n<p><br \/><em><strong>Ho sempre pensato che bisognasse indagare\u00a0sulle attivit\u00e0 economiche della mafia,\u00a0per toccarla nel vivo. Mafia e appalti tra l\u201989 e il \u201991 ha disegnato il sistema della divisione\u00a0illecita degli appalti gestito da Cosa Nostra, e che vedeva imprenditori e politici\u00a0non vittime ma parti in causa. Falcone ci diede tutto il suo appoggio e la stimol\u00f2.\u00a0Giovanni Brusca (autore della strage di Capaci e oggi pentito, ndr) ha raccontato al\u00a0mio processo a Palermo che Falcone \u00e8 stato ucciso proprio per quest\u2019indagine. Quando\u00a0Falcone fu trasferito a Roma nel \u201991, la Procura di Palermo si mostr\u00f2 meno entusiasta.\u00a0Indag\u00f2 su cinque persone tra le 44 posizioni che avevamo indicato nel dettagliato rapporto,\u00a0e ai difensori di questi cinque consegn\u00f2 non le prove a loro riguardo, come giustamente\u00a0doveva essere, ma l\u2019intero rapporto da 890 pagine. Tutte le nostre conoscenze\u00a0erano svelate e l\u2019indagine fu bruciata. La procura di Palermo ha poi chiesto l\u2019archiviazione\u00a0delle accuse ai cinque il 22 luglio 1992, solo tre giorni dopo la strage di via\u00a0D\u2019Amelio. E il gip firm\u00f2 l\u2019archiviazione il 14 agosto 1992.<\/strong><\/em><\/p>\n<div id=\"gptneltesto-1587399307830\" class=\"gptslot\" data-adunitid=\"2\">\n<div id=\"gpt-slot-9\" class=\"optiload\" data-google-query-id=\"CObvnbmz9-gCFYWJdwod9k4CFw\">\n<div id=\"google_ads_iframe_\/5966054\/Tempi\/Tempi_intext_4__container__\">\u00a0<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<p><strong>L\u2019inchiesta \u00e8 stata alla base di una nuova indagine, svolta con successo in Campania con la camorra.<\/strong><\/p>\n<p><br \/><em><strong>S\u00ec, l\u2019operazione \u201cAvvio\u201d. Un nostro\u00a0uomo, un tenente colonnello dalla \u00abgran\u00a0faccia tosta\u00bb come venne definito, si \u00e8 infiltrato\u00a0tra gli imprenditori che pagavano una percentuale alla camorra sui lavori per la Tav. Guadagn\u00f2 la loro fiducia al punto che\u00a0camorristi e politici ci indicarono tutte le imprese a cui facevano eseguire gli appalti.\u00a0Qualcuno anzi fu cos\u00ec gentile da segnalarci i nomi via fax. E noi ricostruimmo l\u2019intera\u00a0rete. Camorristi e imprenditori al processo sono poi stati condannati. I politici no perch\u00e9,\u00a0si legge nella sentenza, erano stati vittime \u00abdi un\u2019attivit\u00e0 di provocazione\u00bb degli\u00a0investigatori. Eppure avevamo usato gli stessi metodi per gli uni e gli altri.<\/strong><\/em><\/p>\n<p><strong>Una scia di vicende giudiziare coinvolge gli uomini del Ros. L\u2019attuale comandante\u00a0Giampaolo Ganzer \u00e8 stato condannato a Milano, in primo grado,\u00a0proprio per aver \u00abprovocato\u00bb nuove operazioni\u00a0con ci\u00f2 che veniva\u00a0sequestrato dalle vecchie.\u00a0Non \u00e8 che l\u2019ansia di\u00a0ottenere sempre ottimi\u00a0risultati vi ha spinti a\u00a0pressare i vostri uomini\u00a0nella caccia al successo?<\/strong><\/p>\n<p><br \/><em><strong>No. I carabinieri o i\u00a0poliziotti certo sono uomini,\u00a0e come tali possono sbagliare,\u00a0e in quel caso devono rispondere alla legge\u00a0come chiunque. Quanto al modo di operare del Reparto\u00a0so che abbiamo sempre agito con il fine di disarticolare\u00a0la criminalit\u00e0. Se non arresto il piccolo spacciatore\u00a0ma lo seguo, potr\u00f2 assestare, come tante volte\u00a0\u00e8 avvenuto, un durissimo colpo all\u2019intera organizzazione.\u00a0Perch\u00e9 ci\u00f2 funzioni \u00e8 necessario informare\u00a0di ogni passo i magistrati,\u00a0ma anche avere magistrati\u00a0attivi, consapevoli\u00a0che l\u2019iniziativa e la sorpresa\u00a0siano da privilegiare alla\u00a0semplice risposta repressiva, e\u00a0quindi sempre presenti\u00a0nella fase operativa. Moltissimi\u00a0lo hanno capito, e ci hanno appoggiati.\u00a0Giovanni Falcone, Piero Vigna, Rosario\u00a0Priore, Ilda Boccassini.<\/strong><\/em><\/p>\n<div id=\"gptneltesto-1587399307831\" class=\"gptslot\" data-adunitid=\"2\">\u00a0<\/div>\n<p><strong>Insisto. Per arrivare ad un risultato anche condivisibile, come disarticolare un\u00a0grande sodalizio, i vostri uomini si sono spinti a trasgredire la legge?<\/strong><\/p>\n<p><br \/><em><strong>No. E guardi, per rimanere nell\u2019esempio, dal 1990 la legge prevede proprio strumenti\u00a0come il sequestro o l\u2019arresto ritardato, per consentire ci\u00f2 che dicevo prima. E se\u00a0qualcuno ha sbagliato, ne deve rispondere personalmente.<\/strong><\/em><\/p>\n<p><strong>Alla fine del suo libro, lei annota con amarezza che il comando dell\u2019Arma dei\u00a0carabinieri, \u00abun corpo che alla base della sua efficienza ha il ferreo controllo della\u00a0sua struttura, e a cui non pu\u00f2 sfuggire il comportamento deviato\u00bb, non ha mai\u00a0preso posizione in difesa del Ros. Perch\u00e9 secondo lei?<\/strong><br \/><strong>L\u2019ho scritto perch\u00e9 \u00e8 una posizione condivisa da moltissimi dei miei uomini, che\u00a0tante volte me lo hanno chiesto con dispiacere. Non so perch\u00e9, ma escludo motivi di\u00a0opportunismo. Provo amarezza per questo, ritengo che uomini che rischiano continuamente\u00a0la loro vita devono avere la certezza che i loro capi ne conoscano l\u2019attivit\u00e0\u00a0e quando \u00e8 necessario, sappiano difenderne l\u2019onore. Cos\u00ec mi hanno insegnato che si\u00a0comandano i reparti e gli uomini, sin dal mio ingresso nell\u2019Arma.<\/strong><\/p>\n<p><strong>Lei scrive: \u00abDa noi si \u00e8 consolidata l\u2019abitudine di attribuire ai cosiddetti servizi deviati\u00a0la responsabilit\u00e0 di ogni nefandezza\u00a0e trama\u00bb. Questo forse pu\u00f2 estendersi pi\u00f9 in generale alle operazioni di intelligence,\u00a0nel nostro paese. In America, un agente sotto copertura come Donnie\u00a0Brasko, \u00e8 guardato come uno stimato professionista: perch\u00e9 invece da noi dietro\u00a0le operazioni di successo si nasconde sempre un sospetto?<\/strong><\/p>\n<p><br \/><strong>Markus Wolf, il capo della Stasi, sosteneva\u00a0che ogni servizio di intelligence esprime\u00a0la capacit\u00e0 dei suoi governanti. In Italia infatti sono specchio dell\u2019approccio culturale\u00a0della politica all\u2019intelligence: non se ne capisce nulla. Conosco solo due persone\u00a0che ne capissero bene qualcosa: uno \u00e8 Francesco\u00a0Cossiga, perch\u00e9 \u00e8 sempre stato un curioso di queste\u00a0cose. L\u2019altro \u00e8 Marco Minniti, ex viceministro all\u2019Interno.\u00a0E a parte loro non mi viene in mente nessun altro.<\/strong><\/p>\n<\/div>\n<div class=\"heateorSssClear\">\u00a0<\/div>\n<div class=\"heateor_sss_sharing_container heateor_sss_horizontal_sharing\">\n<div class=\"heateor_sss_sharing_title\">\u00a0<\/div>\n<ul class=\"heateor_sss_sharing_ul\">\n<li class=\"heateorSssSharingRound\">\n<p>\u00a0<\/p>\n<\/li>\n<\/ul>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"","protected":false},"author":2,"featured_media":26549,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[11],"tags":[37,49],"class_list":["post-26545","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-piu-recente","tag-depistaggi","tag-matteo-messina-denaro"],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v27.8 - https:\/\/yoast.com\/product\/yoast-seo-wordpress\/ -->\n<title>Il generale Mori e quell&#039;intervista del 2011 sulla mancata cattura di Messina Denaro e dopo le lettere di Svetonio conosciute da Grasso - 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