{"id":13733,"date":"2019-06-08T19:53:48","date_gmt":"2019-06-08T18:53:48","guid":{"rendered":"http:\/\/ilcircolaccio.it\/?p=13733"},"modified":"2019-06-08T19:53:48","modified_gmt":"2019-06-08T18:53:48","slug":"di-lello-io-la-mafia-e-i-miei-colleghi-lo-sfogo-di-un-grande-magistrato-amico-di-falcone","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/ilcircolaccio.it\/?p=13733","title":{"rendered":"Di Lello: \u00abIo, la mafia e i miei colleghi\u00bb lo sfogo di un grande magistrato amico di Falcone"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Ad oltre  trent&#8217;anni dal Maxiprocesso uno dei quattro giudici del pool di Falcone ricorda quei tempi e li paragona al tempo attuale. L&#8217;uscita del film &#8220;Il Traditore&#8221; porta sul grande schermo la ferocia mafiosa di quegli anni e anche i tanti&#8221;sospetti&#8221; di uno Stato complice che ha cercato di fermare Falcone e Buscetta. Di Lello, grande magistrato fedelissimo di Falcone collabor\u00f2 al maxi processo. In un clima molto surriscaldato per la magistratura italiana serve la saggezza dei grandi che ammettono senza peli sulla lingua le debolezze dei suoi colleghi e suggerisce da dove ripartire. L&#8217;intervista rilasciata a Repubblica, non \u00e8 recente ma \u00e8, straordinariamente attuale.Di Lello\u00a0appartiene\u00a0a\u00a0quella\u00a0famiglia\u00a0di\u00a0magistrati\u00a0che\u00a0non\u00a0ha\u00a0mai\u00a0subito\u00a0le\u00a0influenze\u00a0della\u00a0politica\u00a0e\u00a0neanche\u00a0dell&#8217;antimafia\u00a0di\u00a0sistema<\/strong><\/p>\n\n\n\n<blockquote class=\"wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow\"><p> <strong>Ragionando su come stanno ora Cosa Nostra e la magistratur<\/strong>a<\/p><p><\/p><\/blockquote>\n\n\n\n<blockquote class=\"wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow\"><p><strong>Intervista al magistrato Di Lello che la mafia la conosce bene e sa cosa significa colpirla.<\/strong><\/p><\/blockquote>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"> <strong><em>Benvenuti nella guerra civile italiana. Iniziata nel dopoguerra, finita ieri l&#8217;altro, le cui tossine ancora ci avvelenano. Il campo di battaglia fu la Sicilia. Negli anni 80, questa guerra che si chiam\u00f2 \u00ablotta alla mafia\u00bb edific\u00f2 la sua Piramide: il Maxiprocesso a Cosa Nostra, aperto il 10 febbraio dell&#8217;86 in mondovisione. All&#8217;improvviso sfil\u00f2 nei telegiornali del pianeta una galleria di personaggi usciti da vecchie pellicole noir hollywoodiane. Quella fu la prima volta che la mafia venne condannata fino in Cassazione. Si disse cos\u00ec addio all&#8217;impunit\u00e0 dei mafiosi che durava da decenni.<\/em><\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Tutto era iniziato nei Sessanta, quando i primi libri sulla Onorata Societ\u00e0 (Pantaleone, Sciascia) avevano fatto il paio con le prime inchieste giornalistiche (Chilanti e Farinella su\u00a0<\/strong><em><strong>L&#8217;Ora<\/strong><\/em><strong>\u00a0), stanando tra fichidindia e coppole quelle facce cattive che mordevano sigari come Gambadilegno. L&#8217;epopea nera delle cosche, intanto, aveva ipnotizzato l&#8217;immaginario collettivo, grazie al film di Coppola,\u00a0<\/strong><em><strong>Il padrino<\/strong><\/em><strong>: Marlon Brando aveva portato in tutte le case il volto e la parlata di don Vito Corleone, rendendo il fenomeno a tutti familiare. Poi, dopo il Processone, con le stragi del \u201892, un&#8217;epoca si chiuse. Il sipario scese quando il capo del pool antimafia, Antonino Caponnetto, dopo il massacro di via D&#8217;Amelio, alz\u00f2 le braccia davanti alle telecamere e si arrese al dolore: \u00ab\u00c8 tutto finito\u00bb.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><\/p>\n\n\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Dopo la morte di Falcone e Borsellino vennero catturati i grandi e protetti latitanti (Riina e Provenzano in testa) e la Cosa Nostra stragista si autodistrusse tra troppi enigmi e misteri. Da allora \u00e8 iniziata una altalena infinita di processi a imputati ritenuti pi\u00f9 \u00abraffinati\u00bb dei vari capiclan (Andreotti, Contrada, Cuffaro, Dell&#8217;Utri, Mannino, Mori) con dibattimenti e sentenze sempre oscillanti tra condanne e assoluzioni. Fino ai veleni sulla \u00abtrattativa\u00bb Stato-mafia e alla scoperta del depistaggio nell&#8217;inchiesta Borsellino. E ora? Che bilancio si pu\u00f2 tirare?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<blockquote class=\"wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow\"><p><strong>Di ieri paragonato a oggi non aveva mai voluto parlare, Giuseppe Di Lello, uno dei quattro dell&#8217;originario pool antimafia di Palermo (Falcone-Borsellino-Di Lello-Guarnotta), dimessosi dal magico team nel 1987 (\u00abl&#8217;anno della normalizzazione\u00bb lo chiamer\u00e0), proprio quando iniziava la \u00abguerra istituzionale\u00bb contro Falcone. Di Lello abbandon\u00f2 il pool in disaccordo con i tentativi di mediazione dello stesso Falcone (la defin\u00ec \u00abaccettazione a volte acritica delle istituzioni\u00bb) e successivamente sar\u00e0 deputato, senatore e parlamentare europeo per Rifondazione.<\/strong><\/p><\/blockquote>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Ma, alla fine, la mafia ha perso o no?<\/strong><br \/>\u00abC&#8217;\u00e8 uno schema ricorrente nella storia italiana. In certe fasi la mafia alza il tiro, provocando la reazione dello Stato. Viene repressa l&#8217;ala militare e il suo referente politico. Ma non viene mai messo in discussione il sistema. Anche nel caso del Maxiprocesso, \u00e8 stata colpita l&#8217;ala militare e i suoi riferimenti politici. Ma la compenetrazione del sistema non \u00e8 stata messa in discussione\u00bb.<br \/><strong>Insomma, la mafia \u00e8 viva.<\/strong><br \/>\u00abOggi la mafia si \u00e8 resa conto della assoluta impossibilit\u00e0 da parte dello Stato di far finta di nulla. E si \u00e8 acquattata. La strategia degli omicidi non esiste pi\u00f9\u00bb.<br \/><strong>Quando la mafia tace \u00e8 peggio?<\/strong><br \/>\u00abNon \u00e8 di poco conto che non ci siano morti. Fa affari, ma non ci sono morti\u00bb.<br \/><strong>Questo la dice lunga. Eravamo abituati a vivere in una guerra civile&#8230;<\/strong><br \/>\u00abA Palermo non si usciva pi\u00f9 di casa. Personalmente ho contato cinquecento morti. Ero giudice istruttore agli omicidi, in quegli anni. Furono morti alla Pirandello: 250 ammazzati per strada e 250 scomparsi nel nulla, equamente suddivisi\u00bb.<br \/><strong>Cos&#8217;\u00e8 diventata la mafia oggi?<\/strong><br \/>\u00abGli esperti non concordano. Per alcuni ha raggiunto il punto pi\u00f9 basso, si attacca alle riffe di quartiere. Per altri \u00e8 ancora forte. Spesso anche alti organismi gonfiano i dati solo per autolegittimarsi\u00bb.<br \/><strong>Cos\u00ec \u00e8 se vi pare. Ancora Pirandello.<\/strong><br \/>\u00abMa, almeno, la percezione sociale \u00e8 cambiata. Non c&#8217;\u00e8 pi\u00f9 l&#8217;atteggiamento degli anni 70, quando se denunciavi il racket nessuno andava pi\u00f9 al tuo negozio. I pentiti ci sono sempre, e come sempre sono un po&#8217; veri e un po&#8217; falsi. E anche i sequestri dei beni continuano\u00bb.<br \/><strong>Ma sono diventati una piaga.<\/strong><br \/>\u00abSono il punto pi\u00f9 alto del fallimento dello Stato, che non riesce a sostenere le aziende confiscate. Quando c&#8217;era il mafioso, nessun controllo. Appena arriva l&#8217;amministratore giudiziario, bussano alla porta Enel, vigili, fisco. Infine arriva il tribunale fallimentare. Di solito una sentenza fallimentare ci mette vent&#8217;anni. Per le aziende sequestrate, invece, il tribunale \u00e8 fulmineo. Di solito quella stessa ditta ha un maxicredito Iva verso lo Stato. Ma a sua volta aspetta una sentenza. E quando arriva, ed \u00e8 favorevole, la ditta \u00e8 gi\u00e0 stata dichiarata fallita. Un disastro\u00bb.<br \/><strong>Poi c&#8217;\u00e8 il caso Silvana Saguto e lo scandalo delle misure di prevenzione.<\/strong><br \/>\u00abPossibile che nessuno si era accorto di nulla? Oggi tutti fanno finta di non averla conosciuta. Ma in tanti da quella mammella avranno attinto. Non solo: ci sono associazioni che, a proposito dei beni da gestire, fanno la parte del leone a scapito di altre\u00bb.<br \/><strong>Mafia e politica: sono ancora sposi?<\/strong><br \/>\u00abLa mafia ha divorziato, specie in Sicilia. I boss hanno sempre avuto referenti forti. Oggi solo un mafioso di quartiere aiuta un politico\u00bb.<br \/><strong>E le imprese?<\/strong><br \/>\u00abSono il nodo. Nella crisi, la potenza economica della mafia serve moltissimo\u00bb.<br \/><strong>Parla dei capitali del narcotraffico?<\/strong><br \/>\u00abLe estorsioni servono solo per pagare gli stipendi agli affiliati. Molti imprenditori hanno usato la mafia come fonte di finanziamento, per aprire grandi catene di commercio, di distribuzione, supermercati, alberghi. Questo \u00e8 il vero business\u00bb.<br \/><strong>Il denaro di Cosa Nostra non \u00e8 sparito?<\/strong><br \/>\u00abNo. I grandi capitali sporchi del passato si sono fusi nell&#8217;economia reale. I denari dei grandi boss uccisi, soldi che erano stati investiti grazie a prestigiosi prestanome, frutto del traffico di droga e armi, oggi viaggiano dentro i canali normali. Non sono pi\u00f9 rintracciabili\u00bb.<br \/><strong>Corrotti nell&#8217;antimafia: che succede?<\/strong><br \/>\u00abC&#8217;\u00e8 stata una corsa a costruirsi una verginit\u00e0 antimafia, accampando inesistenti amicizie con Falcone e Borsellino. La retorica delle commemorazioni ha impedito di guardare la realt\u00e0. Chiunque si candidava come antimafioso veniva accolto nel club\u00bb.<br \/><strong>Grazie alle derive dell&#8217;antimafia, vecchi volti si riciclano, fanno i maestri&#8230;<\/strong><br \/>\u00abIn Calabria hanno fatto arresti in un salone arredato con le foto di Falcone e Borsellino. Per me questo \u00e8 il simbolo del fallimento di ogni retorica\u00bb.<br \/><strong>Quale fu il contesto delle stragi del \u201892?<\/strong><br \/>\u00abNon vendetta, ma prevenzione. Durante la stagione dei veleni, Falcone ripeteva: non dobbiamo fare polemiche, ci perderemmo solo noi, giochiamoci la partita, andiamo avanti, poi si vedr\u00e0\u00bb.<br \/><strong>Eppure dovette lasciare Palermo.<\/strong><br \/>\u00abLa sua idea rimase questa anche a Roma: non mi possono marginalizzare, se mi danno anche un furto d&#8217;auto, io alla mafia ci arrivo lo stesso. Voleva andare avanti a tutti i costi. E qualcosa prima o poi avrebbe di certo combinato\u00bb.<br \/><strong>Non si sentiva isolato?<\/strong><br \/>\u00abNon lo era. Dove \u00e8 stato ricordato con una statua? A Quantico, Stati Uniti, nella sede del Fbi. Non \u00e8 mai sceso al livello delle beghe italiane. Venne appoggiato dall&#8217;amministrazione Reagan, Bush lo invit\u00f2, unico italiano, all&#8217;ambasciata a Roma. Falcone stava a questi livelli\u00bb.<br \/><strong>Poi sul Maxiprocesso esplose, da Napoli, il caso Tortora.<\/strong><br \/>\u00abFalcone si mangiava le mani. Disse: ma come fanno a credere che Tortora sia membro della camorra? Temeva la delegittimazione dell&#8217;intera magistratura. Come in effetti avvenne\u00bb.<br \/><strong>A Palermo evitaste simili rischi&#8230;&nbsp;<\/strong><br \/>\u00abFalcone era attento a stralciare posizioni che richiedevano approfondimenti. Fu cos\u00ec per Bruno Contrada. Tommaso Buscetta lo aveva nominato tra i primi, ma di sfuggita. Gianni De Gennaro, preoccupato, chiese chiarimenti. Ma Buscetta disse a Falcone che preferiva limitarsi a quello. Cos\u00ec Falcone decise per lo stralcio. Su tutto fummo rigorosi. Buscetta parl\u00f2 per tre mesi in segreto. Falcone lo verbalizzava, poi fotocopiava per una quindicina di persone. Nulla mai trapel\u00f2. La mafia scopr\u00ec che Buscetta stava collaborando perch\u00e9, dopo l&#8217;arresto in Brasile, si rese conto che era sparito nel nulla: non era in nessun carcere, italiano o estero, non era in un ospedale. E allora dov&#8217;era?\u00bb.<br \/><strong>E la trattativa Stato-mafia?&nbsp;<\/strong><br \/>\u00abIl processo non convince. C&#8217;\u00e8 Dell&#8217;Utri, ma non Berlusconi. Non \u00e8 contestato il favoreggiamento in strage. Non c&#8217;\u00e8 la mancata perquisizione al covo di Riina. Infine, se Mannino e il generale Mori sono assolti in altri, analoghi processi ,come condannarli in questo?\u00bb.<br \/><strong>Come sta la magistratura?&nbsp;<\/strong><br \/>\u00abSi \u00e8 arrivati a riesumare la salma del bandito Giuliano. Si pensava forse di trovargli accanto il ministro Scelba?\u00bb.\n\n<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Ad oltre trent&#8217;anni dal Maxiprocesso uno dei quattro giudici del pool di Falcone ricorda quei tempi e li<\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":13734,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[11],"tags":[37,69],"class_list":["post-13733","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-piu-recente","tag-depistaggi","tag-stragi"],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v27.8 - https:\/\/yoast.com\/product\/yoast-seo-wordpress\/ -->\n<title>Di Lello: \u00abIo, la mafia e i miei colleghi\u00bb lo sfogo di un grande magistrato amico di Falcone - ilcircolaccio.it<\/title>\n<meta name=\"robots\" content=\"index, follow, max-snippet:-1, max-image-preview:large, max-video-preview:-1\" \/>\n<link rel=\"canonical\" href=\"https:\/\/ilcircolaccio.it\/?p=13733\" \/>\n<meta property=\"og:locale\" content=\"it_IT\" \/>\n<meta property=\"og:type\" content=\"article\" \/>\n<meta property=\"og:title\" content=\"Di Lello: \u00abIo, la mafia e i miei colleghi\u00bb lo sfogo di un grande magistrato amico di Falcone - 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