{"id":13184,"date":"2019-05-06T14:00:13","date_gmt":"2019-05-06T13:00:13","guid":{"rendered":"http:\/\/ilcircolaccio.it\/?p=13184"},"modified":"2019-05-06T14:00:13","modified_gmt":"2019-05-06T13:00:13","slug":"castelvetrano-e-la-strage-dell-8-maggio-1921-che-pochi-ricordano","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/ilcircolaccio.it\/?p=13184","title":{"rendered":"Castelvetrano e la strage dell&#8217; 8 maggio 1921 che pochi ricordano"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Castelvetrano  e la strage dell 8 maggio 1921 . Una  strage  dimenticata<\/strong>.<\/p>\n\n\n\n<blockquote class=\"wp-block-quote is-style-large is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow\"><p><strong><em>Un popolo che non conosce il proprio passato non ha futuro<\/em><\/strong><\/p><\/blockquote>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><\/p>\n\n\n\n<blockquote class=\"wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow\"><p><strong>L&#8217;8 maggio 1921  durante il comizio di un  candidato socialista , a Castelvetrano ,si spara tra la gente. Il fascismo era alle porte e i latifondisti del trapanese e di Castelvetrano in particolare, temevano il caos, per le forti tensioni operaie. Il conflitto, che si svolse davanti alle Forze dell&#8217;Ordine,secondo alcuni documenti  storici, registr\u00f2  dieci morti e cinquanta feriti.<\/strong><\/p><p><strong> Secondo una attenta  ricostruzione storica si tratt\u00f2 di  una \u201cspedizione punitiva\u201d organizzata da  squadristi fascisti. Un atto di forza del  nascente regime fascista. Regime, che subito dopo,  avrebbe  iniziato un  duro attacco a organizzazioni dei lavoratori,  che aderivano al movimento socialista e comunista . Aggressioni anche a giornali e  movimenti liberali e di ispirazione cattolica.<\/strong><\/p><\/blockquote>\n\n\n\n<blockquote class=\"wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow\"><p><strong>L\u2019eccidio di cui in citt\u00e0 rimane una lapide,  \u00e8 stata oggetto, come ricordato da un comunicato di qualche anno fa,  di Sinistra  per Castelvetrano di studio,  da parte di Giandomenico Coco, Nicola Di Maio  e Antonio Squeo, ricercatori dell\u2019Archivio Storico degli Anarchici  Siciliani ,nonch\u00e8 di un memoriale datato 1957 a firma di Giuseppe  Cacioppo, leader socialista del movimento dei braccianti nelle  occupazioni delle terre del latifondo nel trapanese e nell\u2019agrigentino.<\/strong><\/p><\/blockquote>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Una strage che merterebbe ogni anno una giornata di incontri e iniziative atte a ricordare quel giorno di sangue. Un giorno, dove morirono anche dei  giovani. Le armi vennero usate senza piet\u00e0. I lavoratori di Castelvetrano, nonostante gli avvertimenti anche di soggetti vicini alla mafia del tempo, scesero in piazza&nbsp;senza&nbsp;paura<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong> Pubblichiamo il memoriale di Giuseppe Cacioppo , nella speranza che molti castelvetranesi, sopratutto giovani, abbiano piena conoscenza di quello che ,nel Sistema delle Piazze quasi 100 anni fa, accadde. Una strage che va ricordata<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>massoneria &amp; stragi&nbsp;&#8211;&nbsp;UN MEMORIALE SULLA STRAGE DI CASTELVETRANO DEL 1921<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em><strong>Un elemento certo sull&#8217;Italia delle stragi impunite. <\/strong><\/em><strong><em>A  quasi 100 anni dall&#8217;accaduto, la verit\u00e0 sulla strage di Castelvetrano  dell&#8217;8 Maggio 1921 nel memoriale di Giuseppe Cacioppo, leader  carismatico del movimento dei braccianti nelle occupazioni delle terre  del latifondo nel trapanese. Seguitissimo oratore socialista, al momento  dello scoppio con cui&nbsp;inizi\u00f2 l&#8217;orrendo eccidio parlava dal balcone del  Comune. L&#8217;attento esame delle complicit\u00e0, svelate nel suo  memoriale sulla strage, fa ora luce sul meccanismo delle stragi  successive che fino ad oggi hanno &#8216;misteriosamente&#8217; insanguinato  l&#8217;Italia.<\/em><\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>LA SITUAZIONE<\/strong><\/p>\n\n\n\n<blockquote class=\"wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow\"><p><strong>Vivevo allora a Partanna, dodici  chilometri di buona strada da Castelvetrano che era allora la seconda  sede delle mie lotte per il socialismo. A Partanna una schiera di  audaci, giovani e vecchi, colti ed incolti, contadini ed operai, uomini  pratici della vita, ricercatori della realt\u00e0, lottatori e raccoglitori  di pensiero, fustigatori impenitenti, viveva ed operava in francescana  umilt\u00e0 temprandosi nelle dispute e riforgiandosi nell&#8217;azione. A  Castelvetrano, invece, a similari condizioni di vita e di attesa si  aggiungeva e pressava il disagio ed il disgusto per le mancate  realizzazioni popolari, attese dalla caduta della sovranit\u00e0 trentennale  dei Saporito. Non si era sviluppato, come a Partanna, un deciso reale  distacco del proletariato dalle conventicole elettoralistiche; non si  era costituita la reale forza proletaria indipendente e salda.<\/strong><\/p><\/blockquote>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Fu,  quella, l&#8217;epoca delle missive di Bonagiuso, della affermazione degli  Infranca, della comparsa dei Gentile e, infine, della nascita del  &#8216;Comitato Antibolscevico&#8217; che accomunava e vincitori e vinti in un unico  calderone di riscossa antisocialista e antisociale. La guerra aveva  sconvolto i rapporti, avvicinato gli uomini, moltiplicato i contatti,  strappato antichi veli, mostrato una realt\u00e0 che d\u00e0 vita alla vita, e i  reduci ritornavano con la speranza in cuore e la sete di nuove conquiste  nell&#8217;anima. Aveva contribuito a tanto anche la classe dirigente che,  per vincere la guerra, aveva enunziato lo slogan &#8220;Tornate vittoriosi e  allora la giustizia avr\u00e0 il suo imperio: ai contadini la terra, le  fabbriche agli operai !&#8221;.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>I reduci si videro  straniati nella loro terra, avviliti, delusi, stanchi. Avevano  abbandonato le trincee e ritrovato le loro casette nude e fredde, i  figli seminudi e spauriti in una realt\u00e0 pi\u00f9 grande di essi, le donne  scaltrite, non pi\u00f9 chiuse nel velo o rammendanti accanto alle culle, ma  vive, sveglie, a volte sfacciate. Ma il problema pi\u00f9 grave, pi\u00f9 urgente,  era sempre quello della terra: le strade erano invase da sfaccendati  che assumevano la posa indolente del soldato e cos\u00ec nascondevano l&#8217;ansia  e la pena del padre di famiglia per una possibilit\u00e0 di lavoro, per un  pane, per una occupazione che desse una ragione alla vita. Il padrone  era assente, lontano, viveva e godeva a Roma, a Palermo, sui laghi,  sulla Riviera, non si occupava di terre; si godeva la vita, giocava in  borsa, trattava i grandi affari, avvicinava Montecarlo, curava cavall<\/strong>i e  prostitute di alto rango, finanziava crapule e bagordi.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nelle\n sue campagne imperava l&#8217;Onorata Societ\u00e0. Quella comandava ma non\nlegiferava: imponeva la sua disciplina; non faceva politica nel senso\nvivo della parola, seguiva quella dei padroni in piena consapevolezza e\nla imponeva, era antibolscevica per convinzione, per pratica, per\ninteresse. Fu allora che occupammo le terre del latifondo e poi, dopo\ntre mesi di lotte, all&#8217;arrivo delle piogge le riconsegnammo impotenti\nagli intermediari. Nel frattempo per\u00f2 avevamo conquistato i comuni. Era\nl&#8217;unica realt\u00e0 visibile: a Castelvetrano era sindaco Nino Tommaso, a\nPartanna Giosafat Scaduto, a Paceco Grammatico, a Monte San Giuliano\nBonfiglio, a Mazara D&#8217;Andrea.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>LA CONGIURA<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Tortorici\n era sottosegretario alla marina, era di Partanna. Gi\u00e0 socialista, poi\nriformista, massone ed ora sottoministro, era sostenuto da quanto di pi\u00f9\n losco, antico, antisocialista sopravviveva in Sicilia. Se ne serviva,\nanche se preferiva mantenere le apparenze nella linea della democrazia\nche lo aveva distinto. <\/strong>Gli altri invece pressavano, chiedevano\nla testa del ribelle importuno che propagandava altre idee e Giovannino\nGargano ripeteva: -&#8220;Chiudete quella bocca o quella vi schiaccer\u00e0&#8221;.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La\n plebaglia chiedeva, imponeva, &#8216;carta bianca&#8217;. Scaduto, prudente,\nnegoziava un compromesso. Ottavio Rizzo lo siglava: Cacioppo avrebbe\nrinunziato alla parola a Partanna ma gli si riconosceva il diritto di\npropagandare ovunque meglio credesse. Era la mia la bocca che parlava,\nquella che Gargano avrebbe preferito far chiudere. Il partito mi aveva\nvoluto nella lista socialista ed io avevo dovuto accettare per\nl&#8217;impossibilit\u00e0 in cui ci trovavamo di avere altri uomini liberi ed in\npossesso dei mezzi necessari per la lotta.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Mi ero\nrifugiato all&#8217;albergo Messina e, la mattina dell&#8217;otto maggio, alle\nundici o poco pi\u00f9, don Ciccio Messina mi cerc\u00f2: &#8211; &#8220;Lei si alzer\u00e0 ed alle\n ore dodici si recher\u00e0 alla stazione ad attendervi l&#8217;avvocato Sansone,\nche vi arriver\u00e0 in treno speciale, con i suoi amici. E&#8217; quanto mi \u00e8\nstato detto perch\u00e9 ne riferissi a lei. Da parte mia non so nulla di\nnulla&#8221;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">&#8211; &#8220;Chi mi ha cercato?&#8221;.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">&#8211; &#8220;Nessuno sa che lei \u00e8 qui, soltanto Larosa sa ed \u00e8 venuto&#8221;.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">L&#8217;uomo\n dispone, ma l&#8217;altro ci mette la coda: fattomi sulla porta dell&#8217;albergo\nla solita compagnia delle anime in pena (Forte, Bonagiuso, Agnello,\nMalanca) mi incontr\u00f2. Mi salutarono, poi Bonagiuso (Simone) fece una\nsghignazzata e&#8230;&#8221;Arrivederci a presto&#8221;, grid\u00f2.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Attendevo  il treno e intanto meditavo. Pensieri neri, opprimenti, dominavano. Un  traditore che era stato presente all&#8217;assemblea a palazzo Pignatelli,  dove si erano gettate le basi dell&#8217;associazione antibolscevica, mi aveva  prevenuto della svolta decisa: farla finita con le parole, si  chiedevano fatti. Vi avevano partecipato i due Saporito, Giovanni e  Stefano, due intelligenze, due speranze: l&#8217;uno, Stefano, umanista,  sereno socialisteggiante, l&#8217;altro dinamico, uomo di sinistra e pi\u00f9  pericoloso per ci\u00f2, bella parola, pensiero, cultura. E poi l&#8217;Infranca, i  Calcara, i Caradonna, i Lucentini, i Taormina, gli Emanueli, il  dinamico Liddu Amari, il ragionier Ferrara, alcuni Centonze, i Parrino,  Leone, Liotta. Insomma la cosiddetta nobilt\u00e0, il censo, la finanza, la  terra e gli speculanti della terra e poi campieri, gabellotti,  sovrastanti e clienti, clienti dei clienti, artigiani, la rappresentanza  della societ\u00e0 operaia, quella degli impiegati comunali e poi, ancora, i  Gentile, Rumure, il farmacista Piccione, il dottor Lentini<\/strong>.<\/p>\n\n\n\n<blockquote class=\"wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow\"><p>Amari chiese la parola:<\/p><p>-&#8220;Qui \u00e8 Castelvetrano\u201d, afferm\u00f2, e noi decideremo per un secolo il suo avvenire!&#8221;.<\/p><p>Un applauso lo interruppe. Stefano Saporito comment\u00f2:<\/p><p>&#8211; &#8220;Tutto qui Castelvetrano? Ed il popolo?&#8221;.<\/p><\/blockquote>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">&#8211; &#8220;E&#8217; stato ingannato! Lo costringeremo nei ranghi! Creeremo lo strumento che sa costringere il popolo al suo posto!&#8221;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Fu\n cos\u00ec che in una seduta si costitu\u00ec il Comitato Antibolscevico, del\nquale facevano parte i migliori uomini del paese capitanati dall&#8217;Amari\ncon la collaborazione dei Gentile, Lucentini, Console, Agnello e gli\naltri che la penna non trascrive. Con quel comitato io avrei dovuto aver\n a che fare quel giorno ed io a ci\u00f2 pensavo nell&#8217;attendere il treno da\nMazara che arriv\u00f2 in perfetto orario.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>IL COMIZIO E LA STRAGE<\/strong><\/p>\n\n\n\n<blockquote class=\"wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow\"><p>Il  comizio era fissato per le sedici. Il corteo, deciso, delirante, aveva  attraversato le vie della citt\u00e0 in festa. Una selva di bandiere rosse  precedeva. Seguiva, decisa, la massa di oltre cinquemila cittadini  consapevoli.<\/p><p>Si present\u00f2 una &#8216;persona di rispetto&#8217;, chiese  dell&#8217;avvocato Sansone, presentato che fu, si inchin\u00f2, attese che gli  fosse restituita la stretta di mano che offriva, poi cominci\u00f2:<\/p><\/blockquote>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">&#8211;  <strong>&#8220;Noi le siamo stati sempre e le siamo tanto devoti, avvocato Sansone,  siamo gli amici suoi e siamo amici degli amici suoi ma, perdoni, non  possiamo tollerare e non tollereremo mai che quel coso&#8230; dico quel suo  compagno&#8230; mi capisce lei&#8230; torni a parlare sulle nostre piazze!&#8221;.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">I di lui amici annuirono sorridenti, l&#8217;altro taceva e quello continu\u00f2:<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">&#8211; &#8220;Non si sa mai, avvocato Sansone!&#8230; La fatalit\u00e0 potrebbe&#8230; che so&#8230; potrebbe! Lei mi capisce&#8230;&#8221;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">&#8211; &#8220;Perfettamente&#8221;, rispose l&#8217;altro, &#8220;ma per quest&#8217;oggi, oggi come oggi, il mio compagno parler\u00e0, costi quel che costi.&#8221;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Mi\n intromisi, dissi che avrei preferito tacere, impedire con ci\u00f2 che si\neccitassero di pi\u00f9 gli animi. L&#8217;altro non apr\u00ec pi\u00f9 bocca.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Nella  piazza dell&#8217;appuntamento si era radunata la massa degli uomini in armi  provenienti da tutta la provincia a sostegno del sottoministro  vacillante, grida e minacce scomposte ammorbavano attorno. Le forze  dell&#8217;ordine ci mostrarono l&#8217;impossibilit\u00e0 in cui si trovavano di  sgombrare e consentire il comizio, quelli pressavano con le armi  spianate, i cordoni li contenevano cedendo terreno ed allora, su  proposta di Carlo Cuttone, si decise di parlare da un balcone del  municipio nella piazza accanto, l&#8217;assessore Faciana ci accompagnava.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<blockquote class=\"wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow\"><p>&#8220;Siamo  venuti in molti, oggi, da vicino e da lontano e non attendiamo altro  che dirvi una parola di amore, un impegno di fede! Ed io stesso, che  vivo con voi, carne e cuore del vostro cuore, debbo presentarvi i  candidati al parlamento nazionale per il partito socialista. Sono qui  con me, li vedete, mi circondano e sono vostri! Voi li conoscete: da  tempo essi hanno lottato con voi, hanno combattuto, combatteranno! I  nostri avversari ci giudicano nemici, pressano al riparo della muraglia  umana che li difende dietro gli sbarramenti della piazza. Forze  imponenti, destinate a miglior uso, delimitano il nostro spazio nel  comizio e quelli al di sopra della difesa ci minacciano con armi non  degne. Il tumulto assume quasi il carattere della tempesta e noi non  abbiamo colpa di ci\u00f2.&nbsp; Disturba e si impone il frastuono degli  innumerevoli strumenti disturbatori che quelli usano contro di noi e noi  non sappiamo se la nostra parola arriva a voi o se si perde e si  annulla nel caos della tempesta.Non meritavamo quest&#8217;incontro noi! Siamo  venuti a voi in piena umilt\u00e0 e vi abbiamo parlato di amore, di lavoro,  di pace ed ora non abbiamo altro impegno che quello di esprimervi grazie  del vostro coraggio, dell&#8217;attaccamento alla nostra causa, che \u00e8 la  vostra!&#8230;&#8221;<\/p><\/blockquote>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Uno scoppio terrificante&#8230; uno squillo di\ntromba&#8230; le truppe si inginocchiano in difesa e la fucileria inizia il\ncanto dell&#8217;odio alternato al canto della vendetta. I carabinieri, al\nriparo delle mura della chiesa, sgranano devotamente i loro rosari. Dai\nbalconi prospicenti sventagliate di mitraglia spazzano la piazza, dalla\ntorre delle campane piccole bombe dirompenti lacerano l&#8217;aria con lo\nstridio che le distingue. Da piazza Garibaldi un carretto armato montato\n da facinorosi spezza il cordone e si lancia sulla folla, il cavallo\ncade fulminato dal piombo, Malanca cade crivellato dai colpi. Ad un\ntratto la mischia assunse la figura di quello che era nella realt\u00e0: un\neccidio organizzato. La fucileria fulminava lo spazio ed il popolo\nabbattuto, schiacciato, copriva di feriti e cadaveri la piazza. Un\nululato tremendo fendeva l&#8217;aria e si imponeva terrorizzando. Le grida e\nl&#8217;ansito dei moribondi era commento al commento. Un minuto? Un secolo?\nIl sopravvissuto, che si risolleva e vede sul terreno della gioia il\nterrore della morte, non ha possibilit\u00e0 di misurare il tempo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>DOPO LA STRAGE<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Era  gi\u00e0 notte e nella casa di Pasquale Clemente in via Rossini, dopo  l&#8217;orto, un uomo bussava alla porta di strada. Il padrone di casa,  assicuratosi sul nuovo venuto, lanci\u00f2 un ordine:<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">&#8211; &#8220;Uno dei nostri!&#8221;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Venne avanti Derosa, pistola in pugno; aperse uno spiraglio, l&#8217;altro entr\u00f2:<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">&#8211; &#8220;Deponi quell&#8217;arnese Derosa!&#8221;, implor\u00f2, &#8220;Sono Saro Diecidue, parola d&#8217;onore!&#8221;.<\/p>\n\n\n\n<blockquote class=\"wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow\"><p>Poi comment\u00f2 commosso:<\/p><p>&#8211;  &#8220;Che disgrazia! Che sventura!&#8221;Abbass\u00f2 lo sguardo attorno: nella sala vi  erano raccolti tutti gli intrappolati al comune, ed erano vivi ancora!  In un angolo una decina di giovani decisi, muti e pensosi; su di una  cassa armi ammassate, vecchie e nuove, a difesa e, sul tavolo, un  mucchio di munizioni diverse; attorno spranghe, zappe, sbarre di ferro.  Di fazione alla porta Derosa. Nella notte, quasi tutti gli scampati si  erano allontanati. Rimanevo io soltanto e attendevo l&#8217;alba. &#8220;Meglio  andar di giorno incontro al nemico&#8221; aveva sentenziato Clemente. Gli  amici fidati che avevano fatto veglia con noi attendevano. Armi scelte  avevano sostituito quelle della sera.<\/p><\/blockquote>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Venne Larosa:<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">&#8211;\n &#8220;Hanno fatto centinaia di arresti, arresti indiscriminati. Il carcere \u00e8\n gremito e per la strada centinaia di povere donne attendono sui\nmarciapiedi gli assenti. Hanno devastato la camera del lavoro: cercano\narmi, le armi che ci hanno scaricato addosso. Cercano bombe. Pattuglioni\n di forestieri armati, in collaborazione con la forza pubblica,\nscorrazzano per le strade, intimidiscono e maltrattano la gente. Palazzo\n Pignatelli \u00e8 divenuto il centro della mobilitazione della gente del\nFeudo. Nino Tommaso fa il suo dovere, cerca di non far commettere altre\nsoverchierie, presiede le perquisizioni, rincora la povera gente, spesso\n si morde le mani e lacrime gli solcano le guance. Si attendono altre\nforze. Si vuole, ad ogni costo, riversare sugli aggrediti\nl&#8217;aggressione&#8230; E sia: se non ritorner\u00f2, rammentatemi ai miei figli!&#8221;.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">I\n giovani uscirono al sole sorgente. Era rosso come il fuoco il sole\nquella mattina. Arrivarono nove tra cavalli e muli ben bardati. Montai\nuna mula baia piccolina, prescelta per me; gli altri otto saltarono a\ncavallo, altri otto ancora si collocarono loro in groppa: tutti erano\narmati di fucili, di pistole, di munizioni. Io ero disarmato e non\nchiesi armi. Per vie traverse, per i campi, per le mulattiere, ci\navviammo a Mazara. Nessuno ci disturb\u00f2 e Sansone ebbe cos\u00ec il piacere di\n riabbracciarci incolumi.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">firmato <strong>Giuseppe Cacioppo<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Castelvetrano, luglio 1957.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il Circolaccio<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Castelvetrano e la strage dell 8 maggio 1921 . Una strage dimenticata. 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