{"id":12135,"date":"2019-03-11T21:11:13","date_gmt":"2019-03-11T20:11:13","guid":{"rendered":"http:\/\/ilcircolaccio.it\/?p=12135"},"modified":"2019-03-11T21:11:13","modified_gmt":"2019-03-11T20:11:13","slug":"la-saiseb-castelvetrano-siino-la-mafia-e-i-tanti-misteri-rimasti-nel-cassetto","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/ilcircolaccio.it\/?p=12135","title":{"rendered":"La Saiseb , Castelvetrano, Siino , la mafia e i tanti misteri  rimasti nel cassetto"},"content":{"rendered":"\n<h1 class=\"wp-block-heading\">La mafia del Belice: i sequestri, gli omicidi eccellenti e  la passione per i soldi facili<\/h1>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Angelo Siino nacque a San Giuseppe Jato (Palermo) il&nbsp; 25 marzo 1944. Pentito, a suo tempo mafioso. Mafioso da parte di madre, figlia del boss Giuseppe Celeste (ucciso nel 1921). Consigliere comunale della Dc a San Giuseppe Jato, poi imprenditore (la ditta di famiglia), infine massone, cooptato da Stefano Bontate nella loggia Camea, col grado 33. Ma non affiliato alla mafia (\u00absono stato legato a Cosa Nostra da un lungo sodalizio, ma non sono un uomo d\u2019onore. Pungiuta, giuramento, patto di sangue\u2026 non mi hanno mai affascinato\u00bb). Amico anche di Giovanni Brusca. Per la mafia teneva i contatti con i politici, specialmente con Salvo Lima. In provincia di Trapani era amico di tanti potenti. Da trapani a Castelvetrano trovava sempre un accordo per fare soldi con gli appalti.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Passano gli anni, passano le inchieste e i processi ma  le vicende di questo territorio portano sempre al solito mix . Cambiano i protagonisti, cambiano le occasioni, ma il gioco \u00e8 sempre uguale. Pochi furbi si arricchiscono e gli atri la prendono in quel posto<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>&nbsp;Ritorniamo a parlare di Saiseb e di mafia. Due parole che indicano un sistema che nel Belice ha lasciato il segno  attraverso vicende tutte da comprendere. La&nbsp;Saiseb&nbsp;\u00e8&nbsp;costata&nbsp;ai&nbsp;castelvetranesi&nbsp;milioni&nbsp;di Euro&nbsp;e&nbsp;con&nbsp;fognature&nbsp;pessime&nbsp;e&nbsp;un&nbsp;depuratore&nbsp;sul&nbsp;mare&nbsp;di Selinunte. Molti&nbsp;protagonisti&nbsp;dell&#8217;epoca&nbsp;Sasiseb&nbsp;hanno&nbsp;fatto&nbsp;finta&nbsp;di&nbsp;dimenticare<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong><em>I collegamenti tra il colonnello Russo, gli appalti sulla Diga Garcia, La Saiseb, la mafia di Coreleone,&nbsp; secondo la ricostruzione di Mario Francese eroico giornalista del Giornale di Sicilia<\/em><\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Castelvetrano protagonista di strani intrecci. Intrecci che forse, hanno ancora un seguito. Nel\u00a0periodo\u00a0in\u00a0cui\u00a0la\u00a0Saiseb\u00a0si\u00a0aggiudicava\u00a0i\u00a0lavori\u00a0delle\u00a0fognature\u00a0con\u00a0una\u00a0strana\u00a0lievitazione\u00a0di\u00a0costi,\u00a0a Castelvetrano,\u00a0qualcuno\u00a0faceva\u00a0riunioni\u00a0per\u00a0le\u00a0stragi\u00a0alla\u00a0presenza\u00a0di\u00a0politici\u00a0e\u00a0della\u00a0famiglia\u00a0Messina Denaro<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Il sequestro pi\u00f9 \u00absiciliano\u00bb di tutti, il pi\u00f9 crudele (anche per i rapitori, come vedremo) e il pi\u00f9 famoso \u00e8 stato quello di Luigi Corleo, suocero del vicer\u00e8 di Sicilia Nino Salvo, un \u00abintoccabile\u00bb che qualcuno os\u00f2 sfidare.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Siino:  <em>&#8220;L&#8217;ex procuratore di Sciacca Messana mi disse che il maresciallo Giuliano Guazzelli (ucciso dalla mafia, ndr) era molto amico di Mannino e faceva da tramite tra Mannino e Subranni&#8221;. <\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong> Il vecchio Corleo faceva l&#8217; esattore e il 7 luglio del 1975 fu rapito. Chiamarono subito la famiglia, chiesero 20 miliardi. In quei giorni non si sapeva ancora che dietro il sequestro c&#8217; erano i soliti Corleonesi, volevano fare uno \u00absgarro\u00bb ai Salvo che erano legati mani e piedi a quell&#8217; aristocrazia mafiosa palermitana mal sopportata dai \u00abcontadini\u00bb di Tot\u00f2 Riina. Il corpo di Luigi Corleo non fu mai restituito, per\u00f2 si verificarono fatti \u00abmisteriosi\u00bb in fondo alla Valle del Belice nei mesi seguenti. Ci furono diciassette omicidi. I diciassette uomini che per un verso o per l&#8217; altro avevano preso parte al sequestro dell&#8217; esattore, tutti sventurati manovali del crimine assoldati per una cosa che non avrebbero mai dovuto fare. Tutto il resto \u00e8 \u00absolo\u00bb cronaca nera e cronaca giudiziaria del passato pi\u00f9 recente.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Il macabro ritrovamento della fossa di Roccamena<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Il cimitero di mafia nella zona di Roccamena, venuto alla luce solo due anni fa, porta con s\u00e8 segreti e misteri, ma anche una fetta di storia, che racconta le origini di Cosa Nostra. Da tre anni quella diga \u00e8 intitolata a Mario Francese, il giornalista libero ucciso nel 79, lo stesso che ha portato alle cronache la faccia sanguinaria della Sicilia. I magistrati della Procura di Palermo lavora da tempo, cercando di dare un\u2019identit\u00e0 agli uomini e la donna seppelliti nella caverna.&nbsp;Potrebbero essere i resti di chi si ribell\u00f2 alla costruzione della diga Garcia che sorge vicino.Qualcuno che aveva scoperto gli affari loschi nella Sicilia degli anni 70.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Le inchieste del giornalista Mario Francese<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Il contenuto di alcuni appunti di Russo, trovati sulla sua auto, nella sua abitazione palermitana e negli uffici della Legione, imprimono immediatamente alle indagini un indirizzo preciso: la diga Garcia.<\/strong><br \/><strong>&nbsp;Fu \u00abquesta la pista dei carabinieri, che si ritrovarono davanti alla formula: mafia-Garcia-sequestro Corleo\u00bb, scrisse Francese. \u00abSquadra mobile e Criminalpol indagarono, invece, sulle sue amicizie. Soprattutto una, quella dell\u2019imprenditore di Montevago, Rosario Cascio.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Poi: il progetto di un\u2019industria da realizzare in Liberia, alcuni suoi viaggi a Roma con Cascio, la sua partecipazione in una societ\u00e0, la Rudesci\u00bb, aggiunse il giornalista. Infine, per\u00f2, sia la polizia che i carabinieri concordarono su un punto: \u00abRusso \u00e8 caduto per aver cercato di ripristinare l\u2019ordine ed evitare soprusi nella corsa dei gruppi mafiosi verso i remunerativi subappalti ruotanti intorno ai lavori per la costruzione della diga Garcia (costo: 350 miliardi&nbsp; d lire circa una cifra spaventosa per l&#8217;epoca)\u00bb.Il giornalista Francese aveva un intuito davvero superiore. Sul colonnello Russo scrive:&#8221; da settimane in convalescenza, aveva gi\u00e0 deciso di lasciare L&#8217;Arma dei Carabinieri, ma nel frattempo continuava ad indagare sul sequestro Corleo, l&#8217;atto di forza , con cui la mafia di Riina ha sfidato la vecchia mafia di Bontande.&#8221; Il colonnello Russo, secondo quanto scritto da Francese, incontra&nbsp; Nino Salvo&nbsp; al, quale era molto legato. Allo stesso tempo, Russo inizia un&#8217;attivit\u00e0 di consulenza per la societ\u00e0 Saiseb di Roma sulla quale lo stesso ufficiale aveva indagato La Saiseb conosciuta a Castelvetrano per il famoso contenzioso di oltre 3 milioni di Euro con il comune, gioca un ruolo importante nella ricostruzione del Belice, facendo lavori per vari miliardi di lire, giocando molto sulle perizie di variante, facendo molto lievitare i costi degli appalti. Francese si chiede come mai un pregevole colonnello dei Carabinieri, volesse andare, dopo aver lasciato, l&#8217;Arma a collaborare con questa grossa societ\u00e0. Francese \u00e8 certo che l&#8217;omicidio Russo \u00e8 collegato con la guerra di mafia che scoppia per il giro di miliardi legato alla Diga Garcia<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>In sostanza,&nbsp; secondo la ricostruzione del giornalista ucciso nel 1979, l\u2019ufficiale dell\u2019Arma \u00abavrebbe tentato di non far perdere al suo amico Rosario Cascio il lavoro che si era legittimamente conquistato nella diga Garcia, da dove alcuni gruppi di mafia lo avevano cacciato con una serie di violenze. Il tentativo di Russo non \u00e8 stato per\u00f2 gradito dalla mafia, che intravide nella sua intromissione un serio pericolo per la realizzazione dei programmi iniziati nel \u201974 con alcuni sequestri dimostrativi, finalizzati al predominio assoluto nella zona di Garcia e nella valle del Belice. Un pericolo non infondato, perch\u00e9 i gruppi di mafia in fermento avevano gi\u00e0 avuto modo di conoscere la tenacia di Russo, soprattutto nella lotta all\u2019 Anonima Sequestri\u00bb.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Infatti, la Lodigiani, colosso imprenditoriale del Nord, che si era aggiudicato l\u2019appalto plurimiliardario della diga Garcia, aveva estromesso da alcuni lavori la ditta Cascio, affidandoli alla \u00abINCO\u00bb, una societ\u00e0 dell\u2019imprenditore Francesco La Barbera di Monreale, Giovanni Lanfranca di Camporeale e il cognato Giuseppe Modesto.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00ab<strong>Ma l\u2019offerta della INCO \u00e8 spuntata dopo la morte di Russo e non posso neanche escludere che si tratti di un\u2019offerta perfezionata in un secondo momento e, comunque, dopo i fatti di Ficuzza, magari per togliere da ogni imbarazzo i Lodigiani e i suoi tecnici\u00bb, dichiar\u00f2 Rosario Cascio.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00ab<strong>Alla luce di queste parole appare verosimile che Russo chiedesse il rispetto della legalit\u00e0 a chi della legalit\u00e0 \u00e8 irriducibile nemico, il rispetto della giustizia per Cascio a chi nell\u2019ingiustizia prolifera\u00bb. Ma perch\u00e9 i killer della mafia uccisero anche Costa? Forse perch\u00e9 temevano che Russo gli avesse parlato dell\u2019affare \u00abdiga Garcia. Ammesso che Russo non avesse rivelato nulla a Costa, chi avrebbe potuto convincere gli assassini?\u00bb, fu la conclusione di Francese.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Come se non bastasse l\u2019assassinio Russo era stato preceduto da tre sequestri e da una agghiacciante serie di delitti. A Roccamena, l\u20198 settembre 1974, fu rapito il giovane enologo monrealese Franco Madonia, rilasciato il 15 aprile 1975, dopo il pagamento di un riscatto da un miliardo di lire da parte dello zio \u201cdon\u201d Peppino Garda. Il 1\u00b0 luglio 1975 fu sequestrato il docente universitario Nicola Campisi, che sarebbe stato rilasciato l\u20198 agosto, dopo il pagamento di 700 milioni di riscatto. Infine, il 17 luglio, la \u201cmadre\u201d di tutti i sequestri: quello di Luigi Corleo, il re delle esattorie, che fu misteriosamente soppresso.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>La potente Saiseb si aggiudica anche i lavori delle fognature di Castelvetrano<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Tre milioni e 200.000 euro<\/strong>. E\u2019 questa la cifra che il Comune pagher\u00e0 , per un contenzioso partito nel 1994, alla Saiseb<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Soldi tolti alla comunit\u00e0 castelvetranese per un appalto definito nel&nbsp;90<\/strong><br \/>Tutto ha inizio alla fine degli anni Ottanta, quando Selinunte non aveva ancora le fognature .L&#8217;amministrazione a guida democristiana&nbsp; e sostenuta dal partito comunista ,sindaco&nbsp;<strong>Vito Li Causi<\/strong>&nbsp;gestisce l&#8217;affidamento&nbsp; dei lavori alla Saiseb, per 8 miliardi delle vecchie lire. Una serie di interminabili vicende burocratiche e giudiziarie gestite dal sindaco Beppe Bongiorno e  successivamente da Gianni Pompeo ,portarono al contenzioso&nbsp; conclusosi con il pagamento della somma stabilita dalla sentenza definitiva con Errante gi\u00e0 sindaco<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Da vari documenti investigativi risulta&nbsp;un nome che lega i lavori per le reti fognarie di Marinella di Selinunte&nbsp;agli appalti per la superstrada Palermo \u2013 Sciacca, alle fognature di Petrosino e alla galleria paramassi di Sclafani Bagni e probabilmente anche ai lavori di ricostruzione nel Belice post terremoto  e anche alla Diga Garcia.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Il nome \u00e8&#8217;&nbsp; quello di&nbsp;Angelo Siino, il &#8221; ministro dei lavori pubblici&#8221; della mafia di Corleone. Siin\u00f2&nbsp;che&nbsp;ammetter\u00e0&nbsp;di&nbsp;avere&nbsp;avuto&nbsp;ottime&nbsp;relazioni&nbsp;con&nbsp;politici&nbsp;e&nbsp;funzionari&nbsp;comunali&nbsp;di Castelvetrano.&nbsp;Siino&nbsp;sceglieva&nbsp;anche&nbsp;i&nbsp;tecnici&nbsp;che&nbsp;dovevano&nbsp;lavorare<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Il \u201cmetodo Siino\u201d, era&nbsp; quello che cercava di accontentare&nbsp; tutti : dirigenti pubblici, impiegati , politici . La sua arma erano  le tangenti. Una specie di corruzione mirata&nbsp;con&nbsp;l&#8217;ok&nbsp;mafioso<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>La vicenda delle fognature Saiseb non \u00e8 di poco conto<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">&nbsp;<strong>Nei primi anni 90  a Castelvetrano, scoppia un&#8217;inchiesta che tocca i colletti bianchi. Vengono arrestati anche l\u2019ingegnere&nbsp;Attilio Bandiera, progettista dei lavori della rete fognaria di Selinunte e&nbsp;Gaspare Rizzo, funzionario del comune di Castelvetrano. Secondo l\u2019accusa, tra il \u201891 e il \u201992, Bandiera avrebbe intascato assieme ad altri funzionari del Comune,&nbsp;una tangente di 113 milioni di lire&nbsp;per pilotare la gara d\u2019appalto. Mentre Gaspare Rizzo avrebbe provveduto, in cambio di&nbsp;tre milioni&nbsp;a velocizzare l\u2019emissione dei mandati di pagamento.<\/strong><br \/>In quel periodo a gestire la&nbsp; citt\u00e0 c\u2019era il commissario&nbsp;<strong>Amindore Ambrosetti, arrivato a Castelvetrano, per l&#8217;ennesimo scioglimento per motivi politici del comune.Secondo alcune fonti , Ambrosetti venne minacciato e picchiato per aver tentato di limitare certe pratiche. Le lesioni personali&nbsp; al commissario sarebbero state causate da un certo&nbsp;<\/strong>&nbsp;<strong>Pino Capo<\/strong>, di Gibellina. Un&nbsp; \u201clavoro\u201d ordinato dall&#8217;emergente Matteo Messina denaro su ordine dei corleonesi non avrebbe avuto giusta attenzione.<br \/>&nbsp;<strong>Secondo Angelo Siino&nbsp; , lo stesso&nbsp;Matteo Messina Denaro,&nbsp; &nbsp;uccise&nbsp; Pino Capo con due colpi di pistola alla testa. Il picciotto di Gibellina sapeva troppo.Cosa&nbsp;sapeva&nbsp;e&nbsp;cosa&nbsp;aveva&nbsp;capito?&nbsp;Le&nbsp;indagini&nbsp;non&nbsp;lo&nbsp;chiariranno.&nbsp;Nello&nbsp;stesso&nbsp;periodo&nbsp;<\/strong><\/p>\n\n\n\n<h1 class=\"wp-block-heading\">Siino, c&#8217;erano due versioni del rapporto mafia-appalti<\/h1>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"> Le due &#8216;versioni&#8217; del rapporto mafia-appalti del &#8217;91, i rapporti con l&#8217;ex ministro Calogero Mannino e con il generale Antonio Subranni, ma anche l&#8217;omicidio del colonnello dei carabinieri Russo sono stati al centro di alcune  deposizione del pentito di mafia Angelo Siino al processo per la trattativa tra Stato e mafia . Alla seconda udienza dedicata alla sua deposizione, Angelo Siino, collegato in videoconferenza da un luogo segreto, ha ripercorso gli anni in cui era ritenuto il &#8216;ministro dei lavori pubblici&#8217; di cosa nostra, tra la fine degli anni &#8217;80 e gli inizi degli anni &#8217;90.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"javascript:\"><\/a><a href=\"javascript:\"><\/a><a href=\"\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\"><\/a><a href=\"javascript:\"><\/a><a href=\"javascript:\"><\/a><\/p>\n\n\n\n<figure><iframe><\/iframe><\/figure>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Fonte: Gli Insabbiati di Luciano Mirrone; Repubblica; Blog La pazienza \u00e8 finita, Mario Francese<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il Circolaccio<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La mafia del Belice: i sequestri, gli omicidi eccellenti e la passione per i soldi facili Angelo Siino<\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":12136,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[11],"tags":[49,69],"class_list":["post-12135","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-piu-recente","tag-matteo-messina-denaro","tag-stragi"],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v27.8 - 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