Siracusa, Eni, Amara e intrecci infiniti: bufera sulla Procura di Roma

Il Fatto Quotidiano scrive di un presunto conflitto tra l’attività inquirente di due magistrati con quella professionale dei loro fratelli, entrambi avvocati di grido. Repubblica rivela che Perugia indaga sull’ex presidente Anm Palamara per corruzione e rapporti con Centofanti e Amara

Una vera e propria bufera investe la Procura di Roma. Al centro, come accade ormai da oltre un anno, la posizione e le conoscenze dell’avvocato siracusano Piero Amara e la collaborazione dello stesso con Eni.

La Procura di Perugia su Palamara. La Procura perugina, competente per le indagini sui magistrati di Roma, sta indagando per corruzione Luca Palamara, ex consigliere del Consiglio Superiore della Magistratura (Csm, l’organo di autogoverno della magistratura) ed ex presidente dell’Associazione Nazionale Magistrati (Anm). Secondo Repubblica, Palamara è sospettato di aver sviluppato rapporti inopportuni con Fabrizio Centofanti (ex capo delle relazioni istituzionali di Francesco Bellavista Caltagirone) arrestato nel febbraio 2018 per frode fiscale e in affari con Piero Amara, avvocato coinvolto nell’inchiesta della Procura di Roma (oltre che Messina e Milano) per il suo ruolo nelle sentenze “aggiustate” della magistratura amministrativa. L’obiettivo dell’intera operazione, sostiene Repubblica, sarebbe prendere il controllo del Csm, organo responsabile di scegliere il nuovo procuratore di Roma, incarico rimasto vacante l’8 maggio scorso con il pensionamento di Giuseppe Pignatone per raggiunti limiti di età.

Il presunto conflitto tra l’attività inquirente di due magistrati con quella professionale dei loro fratelli, entrambi avvocati di grido, sta spaccando la Procura di Roma. Roberto Pignatone, 61 anni, professore associato di Diritto tributario con studio a Palermo, ha ottenuto nel 2014 un incarico da Piero Amara, poi destinatario di una richiesta di arresto

Esposto del Pm Fava a Roma contro i colleghi. E intanto Il Fatto Quotidiano scrive di un presunto conflitto tra l’attività inquirente di due magistrati con quella professionale dei loro fratelli, entrambi avvocati di grido, che sta spaccando la Procura di Roma.

Il sostituto procuratore di Roma Stefano Rocco Fava, 52 anni, ha scritto al Csm per segnalare il comportamento del suo ex capo Giuseppe Pignatone, da poco andato in pensione, che non si è astenuto. Nell’esposto di Fava è citato anche il caso dell’aggiunto Paolo Ielo, tuttora a capo del pool reati amministrativi della Capitale. Domenico Ielo, 49 anni, titolare di un suo studio associato con sede a Milano, ha fatto (legittimamente) il consulente per l’Eni, società finita nel mirino della Procura perché i Pm hanno scoperto pagamenti per decine di milioni da Eni a una società di nome Napag.

Secondo il pm Fava quella società sarebbe stata riferibile allo stesso Amara ma il titolare di Napag – Francesco Mazzagatti – e Amara negano. All’esposto sono allegate le carte, provenienti da altre indagini di Siracusa, che documentano i rapporti del fratello minore di Pignatone. Fava – si legge sul Fatto – voleva proseguire le indagini su Amara (nonostante il patteggiamento a 3 anni con l’assenso della Procura) convinto che la storia non fosse finita lì e l’aveva puntato per i presunti affari tra Napag ed Eni. Amara è indagato per induzione a non rendere dichiarazioni o a rendere dichiarazioni mendaci all’autorità giudiziaria e per autoriciclaggio perché avrebbe stipulato un “fittizio contratto di compravendita” di 25 milioni di euro tra l’Eni e la Napag, società a lui riconducibile, in cambio del silenzio sul “coinvolgimento dei vertici Eni nell’attività di inquinamento probatorio”.

Fava voleva proseguire su questo filone (poi finito a Milano) ma Pignatone, confortato da Ielo e da altri aggiunti, ha stoppato il sostituto prima negando il suo assenso alle richieste e poi togliendogli il fascicolo. Al centro dell’esposto di Fava c’è una riunione del 5 marzo scorso convocata da Pignatone nel suo ufficio per discutere dell’eventuale sua astensione in ragione dei rapporti professionali del fratello, che riferisce di non aver mai conosciuto Amara, con Eni.

Una storia che continua a evolversi sempre più e che non pare avere una conclusione, piena di intrecci e di personaggi di spicco che lasciano un alone di sospetto su ogni cosa. Una storia infinita, che vede al centro sempre lui: l’avvocato Piero Amara.

I presunti rapporti «illeciti» con l’imprenditore Fabrizio Centofanti portano il pubblico ministero di Roma Luca Palamara, ex presidente dell’Anm, nel registro degli indagati della Procura della Repubblica di Perugia, competente a indagare sui magistrati della Capitale. L’accusa di corruzione è dovuta a una informativa della Guardia di finanza, che ha ricostruito i contatti di Centofanti – arrestato nel febbraio del 2018 – non solo con Palamara ma anche con una serie di soggetti del “potere” giudiziario che con lui erano in contatto. Il procedimento è una costola della più ampia indagine sulla presunta corruzione al Consiglio di Stato.

Le perquisizioni di aprile 2017: il ruolo della Cosmec
L’indagine, coordinata dal procuratore Luigi De Ficchy, come detto nasce da una informativa delle Fiamme gialle contenuta nell’indagine “madre”, che riguardava la presunta corruzione dell’ex presidente di sezione del Consiglio di Stato Riccardo Virgilio. Nel documento sono ricostruiti i collegamenti di Palamara anche dopo l’aprile del 2017, quando la Procura di Roma eseguì delle perquisizioni a carico di Centofanti. Quella perquisizione, all’epoca dei fatti coordinata dai procuratori aggiunti Paolo Ielo, Giuseppe Cascini e Rodolfo Sabelli, portò alla luce una «ramificata» rete di rapporti tra Centofanti e ambienti della magistratura. Il 6 aprile 2017, infatti, gli investigatori trovano degli elenchi con nomi e cognomi di importanti magistrati della Corte di Cassazione, del Consiglio di Stato e delle Commissioni tributarie. È il mondo della magistratura, che svolge il ruolo di comitato scientifico di Cosmec srl e dell’associazione culturale Cosmec controllate da Centofanti. Tra quei nomi c’è anche l’allora presidente dell’Anm Luca Palamara.

FOnte : Siracusa news, Il Sole 24 Ore

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