La legalità degli “amici” : quando Alfano e Montante firmarono l’atto per la legalità

Alfano e Montante  per garantire l’antimafia e la legalità firmarono  l’atto aggiuntivo |al “Protocollo di legalità tra Ministero dell’Interno e Confindustria” correva l’anno 2014

La firma di oggi – aveva  evidenziato Montante nel 2014 – va nella direzione di garantire la massima trasparenza a tutela delle imprese e assicurare maggiore celerità alla procedura di rilascio delle certificazioni antimafia

L’ira di Montante contro il pm che indagava su di lui: «L’avissuru scannatu»

La maschera dell’antimafia: cassaforte per rafforzare potere e corruzione.

Montante e Alfano erano molto vicini da tempo

l’asse Crocetta, Alfano, Lumia sosteneva Montante

l’ allora  ministro dell’Interno, Angelino Alfano, e il Delegato di Confindustria per la legalità, Antonello Montante,  sottoscrivevano al Viminale l’Atto aggiuntivo al “Protocollo di legalità tra Ministero dell’Interno e Confindustria”, finalizzato a rafforzare ulteriormente la collaborazione nell’attività di prevenzione e contrasto delle infiltrazioni criminali nel settore dei contratti di lavori, servizi e forniture, sia pubblici che privati.

Oggi, quell’atto, sa di provocazione e fa torcere le viscere a tanti siciliani

Alfano andrebbe indagato per capire quali fossero le relazioni con Montante

Con l’Atto aggiuntivo viene prevista la possibilità, per le imprese che hanno aderito al Protocollo, di ottenere le comunicazione antimafia dalla prefettura competente per territorio per il tramite dell’articolazione territoriale di Confindustria, che assume a suo carico l’onere di formalizzare la richiesta nell’interesse dell’impresa.

L’Atto aggiuntivo al Protocollo di legalità con Confindustria – sottolineava il capo di gabinetto Luciana Lamorgese – conferma l’impegno costante del Ministero dell’Interno nella promozione di nuove iniziative per potenziare la prevenzione delle infiltrazioni di interessi criminali nell’esercizio della libera attività imprenditoriale e si pone l’obiettivo di realizzare, nelle more della prossima attivazione della Banca dati nazionale unica antimafia, un’ulteriore sinergia su base provinciale per il potenziamento dei presìdi antimafia a tutela dell’economia legale.

Montante registrava tutto ed era amico di potenti

Ci sono i colloqui con l’ex ministro Paola Severino, con Tano Grasso, a capo dell’antiracket nazionale, con l’avvocato Roberto Pignatone, fratello del procuratore di Roma, l’intero direttivo di Confindustria Sicilia e persino il suo avvocato, Nino Caleca: per gli investigatori Antonello Montante registrava le sue conversazioni e chiedeva ai suoi fedelissimi di fare altrettanto. Si evince ‘’con assoluta certezza’’, scrivono i magistrati, da un’annotazione di tre lettere, “Aud”, accanto ai nomi di ministri e capi dei Servizi, dirigenti dei Polizia e ufficiali dei Carabinieri e della Finanza, giornalisti, avvocati e dirigenti regionali segnati nel file Excel con tanto di data. Registrazioni fatte in proprio ma affidate, secondo l’inchiesta, anche a fedelissimi che poi gli consegnavano il file audio.

Sono quelle, ad esempio, riportate nelle date del 10 settembre 2015 (“Diego per Morvillo (Aud)”), del 21 settembre 2015 (“ore 17.00 telefonata di Carmelo Turco ad Anna (Aud)”) e del 26 settembre 2015 (“ore 09, 10 Linda incontra Ferrara Alessandro (Aud) (vedi appunti)” e in quest’ultimo caso è l’ex assessore siciliano Linda Vancheri “a essersi prestata a registrare una conversazione intercorsa con Alessandro Ferrara’’.

Montante aveva una vera e propria ossessione per le registrazioni come nel film La conversazione di Coppola: si rammarica con Silvio Ontario che era andato a parlare con Marco Venturi per sapere che cosa aveva detto ai magistrati (“forse dovevi registrare’’) e prima di ricevere il dirigente del Pd (e del Cepfas di Caltanissetta) Angelo Lo Maglio si chiude in auto con il suo registratore per annotare a voce captata dalle microspie: “Due settembre 2015, mi sta raggiungendo a casa questo Angelo Lo Maglio’’. “Residuano davvero pochi dubbi – scrivono i magistrati – sul fatto che l’imprenditore di Serradifalco, nell’occasione, abbia registrato la conversazione avuta col Lo Maglio all’interno della sua abitazione di contrada Altarello’’. E a casa sua, a Serradifalco, la polizia ha sequestrato il manuale d’istruzione di un dispositivo audio-video camuffato da pen drive.

Nella serie Tv di Pif La mafia uccide solo d’estate, Fra’ Giacinto, amico dei mafiosi, ripete: “La raccomandazione è grazia di Dio”.

Potere assoluto su polizie magistratura e politica”

Ci sono i nomi del direttore dell’Aisi Arturo Esposito,(fratello dell’ex questore di Trapano Carmine Esposito)  dei direttori della Dia De Felice e D’Alfonso, ma anche le segnalazioni del generale Leonardo Gallitelli, già comandante generale dei carabinieri, del generale Emanuele Saltalamacchia ex comandante della Legione Toscana e oggi al ministero degli Esteri, di alcuni esponenti della Polizia di Stato (Antonio Manganelli e Francesco Cirillo, già capo e vicecapo), così come quelle del generale della Guardia di finanza Michele Adinolfi. Con quest’ultimo, che fu indagato e poi archiviato nell’inchiesta sulla P4, Montante intratteneva “stretti rapporti” e si incontrava a Roma alla presenza di Emma Marcegaglia, all’epoca a capo di Confindustria, e dell’allora ministro della Giustizia, Angelino Alfano. Una combriccola così eccellente che Nazario Saccia, ex comandante del Gico a Caltanissetta, e oggi security manager dell’Eni, commentava che “Antonello… era il potere assoluto”, perché concentrava su di sé “il potere sulle forze dell’ordine”, quello sulla “politica” e “sulla magistratura”.

Fonte: L’inkiesta

Il Circolaccio

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