Confindustria Sicilia , Montante e le proficue relazioni con gli avvocati Amara e Fiumefreddo

 

Anche se non è detto. Anche se non è provato, certa stampa e certa antimafia ha condannato molte persone prima delle sentenze definitive senza alcuna pietà.Tutto casuale?

Carte alla mano, la vicenda Montante, messa in luce dalla Procura di Caltanissetta potrebbe portare in evidenza un sistema parallelo di relazioni e affari particolarmente difficili da districare. Un sistema bene studiato e  in grado di ricattare chiunque. Spetterà ai magistrati fare piena luce su tutto. Montante respinge le accuse

Intanto spuntano frasi strane

“Processi anche con  pochi indizi? Anche, perchè no. Se  questo rompe i coglioni tutto si può fare” .

La mafia uccide, il  sistema degli amici  distrugge la vita e zittisce chi rompe i coglioni con altri metodi

 

Montante dixit 1: “Quello della mafia (il pizzo), lo dico pubblicamente secco, si può pianificare”.

Montante dixit 2: “La mafia ti fa pagare mille euro al mese, diecimila euro al mese. Tu ti organizzi, ce li hai, li metti in un conto economico in nero”.

Montante dixit 3: “Ma il costo della burocrazia e degli imbuti creati ad hoc non sono calcolati, sono quelli che fanno fallire le imprese”.

Lo Bello e Montante che hanno gestito il potere di Confindustria in Sicilia per anni sono sempre stati sostenuti dai potenti politici di turno.

Dossier e depistaggi per condizionare i processi, spiata anche l’inchiesta sulle tangenti Eni

 

Chi è l’avvocato  Piero Amara?

Le relazioni tra Ivan Lo Bello, Montante e l’avvocato Amara aprono il fronte di un intreccio d’interessi economici che partono dalla probvincia di Siracusa dove insistono importanti siti industriali.

l’avvocato Piero Amara (legale di Eni) viene arrestato lo scorso mese di febbraio

Le indagini hanno preso le mosse da distinti input investigativi, convergendo sull’operatività dei due sodalizi criminali, (individuati dagli inquirenti come “mondo Centofanti” e “mondo Amara“, ndr) consentendo altresì la ricostruzione di ipotesi di bancarotta fraudolenta da parte di soggetti non riconducibili alla struttura delle organizzazioni”, ricostruiscono gli inquirenti. Nelle carte dell’inchiesta i pm tratteggiano il ruolo del giudice Longo, il quale “in qualità di pubblico ufficiale svendeva la propria funzione” e “ha dimostrato di possedere una personalità incline al delitto, perpetrato attraverso la strumentalizzazione non solo della funzione ricoperta, ma anche dei rapporti personali e professionali”.

 Giancarlo Longo, ex pm della Procura di Siracusa, finisce nell’inchiesta

In particolare, nella sua veste di pubblico ministero a Siracusa – prima di essere trasferito su sua richiesta al Tribunale civile di Napoli – Longo avrebbe messo a disposizione la sua funzione giudiziale per aiutare i clienti di Amara e Calafiore, dai quali avrebbe intascato 88mila euro, vacanze offerte con la famiglia a Dubai e un capodanno al Grand Hotel Vanvitelli di Caserta. In cambio dei quali si era messo a loro servizio “a partire dal 2013 e sino ai primi mesi del 2017“. Una “mercificazione della funzione giudiziaria” nell’ambito della quale Longo avrebbe aperto procedimenti giudiziari fittizi allo scopo di venire a conoscenza del contenuto di indagini di altri colleghi e di tentare di inquinare importanti inchieste. Tra queste l’indagine aperta presso la Procura di Milano in cui figurava tra gli indagati l’ad di Eni Claudio Descalzi, rinviato a giudizio per una tangente da 1,3 miliardi per lo sfruttamento di un giacimento petrolifero in Nigeria.

Le note stonate di Confindustria Sicilia tra potere economico e potere politico strizzando l’occhio a certi mafiosi

Scaliannu nella cronaca seria esclusa quella partigiana , si collegano nel sistema Montante molte relazioni. sopratutto tra avvocati vicini a Crocetta e forse anche a Lumia. Dall’avvocato Antonio Fiumefreddo,  ex amministratore unico di Riscossione Sicilia, a Fabio Cantarella, che è pure lui avvocato, dal collega Giorgio Antoci.

In anni passati, lontani e – visti i tempi attuali – non sospetti, il vice presidente nazionale di Confindustria Ivan Lo Bello era già la testa più lucida della Sicilia sud orientale. Una capoccia brillante sia di giorno che di notte, che nel giro di qualche anno lo avrebbe fatto emergere anche nel resto della regione, piccole isole comprese, indi proiettandolo a sgriccio oltre lo stretto nel resto d’Italia, incluse le province autonome di Trento e Bolzano.

C’è da dire che ad alimentarne l’ingegno, oltre al quantitativo tutto sommato normale di sale nella zucca, era stata sin dalla più tenera età una dieta altamente fosforica basata sul consumo quotidiano di biscotti prodotti dall’azienda di famiglia, ma di una linea speciale e fuori commercio ideata esclusivamente per lui: i BiscottIvan Fosfovit, poi sostituiti in età adulta dai classici tarallucci e vino.

Spianata la strada del successo, delle consulenze professionali, delle poltrone a go gò nei consigli d’amministrazione, ecc. ecc. circa una decina di anni fa, eletto presidente di Confindustria Sicilia, una notte Ivan Lo Bello fece un sogno. E nel sogno vide se stesso, personalmente in persona guidare la rivolta morale dell’associazione siciliana degli industriali contro il racket delle estorsioni, con tanto di codice etico e un calcio nel culo a chi non ci stava, sbattuto fuori da Confindustria.

Si svegliò sudato. Eppure aveva digerito bene, non aveva bevuto alcolici né sniffato alcunché, a parte i fumi puzzolenti passando con la macchina davanti alle raffinerie dell’area industriale siracusana. Cazzarola! Era tutto vero. Era diventato un simbolo della lotta alla mafia e l’associazione che guidava in Sicilia un esempio per il resto di Confindustria.

Circa 10 anni dopo Ivan Lo Bello fece un sogno. E nel sogno vide un po’ dei confindustriali siciliani “antiracket”, dei sostenitori della sua “svolta rivoluzionaria”, presi con le mani nella marmellata, denunciati, qualcuno già processato e condannato per vicende degne di pagghiazzi traffichini e sautafossi; quando non imputati per reati contigui alla mafia, come il suo successore alla presidenza di Confindustria Sicilia Antonello Montante, l’amico Montante che da Confindustria nazionale aveva ricevuto la delega di responsabile per la legalità grazie ai meriti acquisiti sul campo.

 

 

E in un ricco e assortito campionario d’intercettazioni telefoniche spuntarono aggregazioni di mutua-reciproca assistenza variamente definite clan, cricca, quartierino, combriccola, comitato d’affari; classici reati quali associazione a delinquere e corruzione ma anche la novità del reato di “traffico d’influenze illecite” scaturito da direttive europee e convenzioni internazionali; e poi petrolio, trivelle, cisterne, pontili, barili, stoccaggi, cordate societarie, terreni, concessioni, autorizzazioni, autorità portuali, commissari (rieccoli), ministri, segretari, capi di stato maggiore, ammiragli, ufficiali di marina, uomini o caporali e tanto altro ancora.

Così continuava a sognare il vice presidente di Confindustria, ancorché di tutto e di più, presidente nazionale di Unioncamere con vista. E nella cavalcata onirica ci fu posto anche per l’ex sottosegretario Gino Foti e per Cafeo (l’ex capo di gabinetto del sindaco Garozzo) che dei due non si capiva più chi era il badante dell’altro. Gemelli, il telefonista folle, si era raccomandato pure a loro – il ché è tutto dire – pur di raggiungere i suoi scopi.

Ma il gran finale fu… nel segno di Zorro! Nel senso che da diverse intercettazioni era venuto fuori che Gemelli e qualcun altro degli amici del cosiddetto “quartierino” accennavano a un tizio chiamandolo, chissà perché, con lo pseudonimo di Zorro. Che gli investigatori addetti alle intercettazioni avrebbero nientepopodimeno individuato nell’avvocato Piero Amara, altro augustano doc e autorevolissimo. Il quale, in un sogno del genere non poteva mancare, se pure solo di sfuggita, per una semplice citazione, una piccola apparizione: tipo quelle che nei film vengono definite “amichevoli partecipazioni”. Quel tanto per fare zigzag sul muro e lasciare il segno di Zorro.

Fonte: Il Fatto Qutodiano, La repubblica, Siracusa news

Il Circolaccio

 

 

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